Roma – Sessant’anni e oltre: la cooperazione allo sviluppo è pilastro della UE, primo donatore al mondo

Da 60 anni l’Unione europea “tende la mano ai paesi oltre i suoi confini”, nella consapevolezza che “in un mondo sempre più interconnesso la prosperità nel resto del mondo sia strettamente collegata alla nostra prosperità”. Con queste parole il Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, ha inaugurato i lavori della conferenza "Sessant'anni e oltre: contribuire alla cooperazione allo sviluppo", promossa il 27 aprile alla Farnesina dalla Cooperazione italiana nell’ambito delle celebrazioni per il 60° anniversario dei Trattati di Roma. Il Direttore dell’Aics, Laura Frigenti, ha moderato la sessione pomeridiana della conferenza, dal titolo “Working together: new partnerships, actors and tools”.

“Le radici della cooperazione allo sviluppo europea affondano nei Trattati di Roma e l’evento di oggi è in sintonia con la visione di un’Ue orgogliosa dei propri valori. La cooperazione europea è il miglior esempio di mix tra valori di solidarietà e protagonismo nel mondo”, ha detto Alfano. La cooperazione è tra le grandi cose di questi 60 anni di Europa, anche se “qualcuno vuole dimenticarlo”, ha poi aggiunto il Ministro. “Quando si danno aiuti si ricevono aiuti: questa è una regola che ha reso grande l’Europa come primo donatore al mondo”, ha ricordato Alfano, il quale si è poi soffermato sul Fondo Africa istituito alla fine dello scorso anno, che “potrà mobilitare 200 milioni di euro per il controllo delle frontiere e anche per intervenire sulla cooperazione”, con “alcuni paesi prioritari e tanti altri beneficiari”.

“Abbiamo già cominciato a utilizzare queste risorse, mi riferisco all’accordo con il Niger”, ha ricordato il capo della diplomazia, aggiungendo che un’altra quota “la useremo per altri paesi che ci danno una mano sul tema del contrasto ai trafficanti di esseri umani”. “Il punto importante – ha evidenziato Alfano – è che la cooperazione è un pezzo fondamentale della politica estera”. Quanto all’Italia, il titolare della Farnesina ha ricordato l’inversione di tendenza attuata negli ultimi anni nel settore dell’aiuto allo sviluppo, aumentato dallo 0,14 per cento del reddito nazionale lordo del 2012 allo 0,26 del 2016. “L’Italia è il quarto donatore tra i paesi G7, a pari merito con il Canada. Questo non deve essere un punto di arrivo ma di partenza”, con l’obiettivo di raggiungere lo 0,3 per cento entro il 2020 e nell’ottica del traguardo dello 0,7 per cento fissato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Alfano ha quindi ribadito che il tema dello sviluppo sarà “uno dei punti al centro della nostra presidenza del G7”, con un focus particolare dedicato a Mediterraneo e Africa. “Lo sviluppo del Mediterraneo e dell’Africa sono la nostra principale sfida del 21mo secolo”, ha osservato il ministro.

Presente all’incontro anche il Commissario europeo per la Cooperazione e lo sviluppo, Neven Mimica, il quale ha ricordato che l’Unione europea è il primo contributore in aiuto allo sviluppo a livello globale, ma intende essere anche il migliore. “Solo un mese fa i leader europei hanno riaffermato l’unità dell’Ue e il valore dei trattati di Roma, che hanno posto le basi della cooperazione allo sviluppo europea. Da allora, tutti i nostri paesi membri hanno potuto crescere sviluppando relazioni con altri paesi. L’Ue oggi è uno degli attori fondamentali della scena mondiale e nel 2016, insieme ai suoi Stati membri, ha stanziato oltre 75 miliardi di euro in aiuti allo sviluppo. Promuoviamo interventi nel settore privato e azioni congiunte con gli Stati membri, mettendo a disposizione tutti gli strumenti possibili”. Una delle caratteristiche principali della cooperazione europea, ha detto Mimica, è la flessibilità, strumento “necessario per adeguarci alle sfide interconnesse e difficili del mondo. La cooperazione allo sviluppo non è un’area isolata, ma una parte fondamentale dell’azione esterna dell’Ue”, ha aggiunto il commissario.

Sulle relazioni tra Africa e Unione europea ha posto l’accento nel suo intervento dal Ministro degli Esteri ivoriano Marcel Amon Tanoh, secondo il quale quella fra i due continenti è una partnership “esemplare”, essendo diventata ormai “globale” e includendo un quadro di cooperazione economica e commerciale e uno di cooperazione allo sviluppo. “Il nuovo consenso europeo offre nuove prospettive in materia di finanziamento ai paesi dell’area Acp - Africa, Caraibi e Pacifico. La Costa d’Avorio, da parte sua, è disposta a collaborare alla realizzazione dell’Agenda 2030, nel quadro del suo programma di sviluppo 2016-2020”. Sul tema delle migrazioni, Tanoh ha riaffermato la necessità di “lavorare insieme per trovare soluzioni durevoli e inclusive, contrastando il traffico di esseri umani”. Ma anche i paesi di origine “devono assumersi le loro responsabilità e la Costa d’Avorio lo sta facendo. Faremo di tutto perché nessuno resti nei campi di accoglienza”, ha aggiunto.

Nelle vesti del principale donatore del mondo, ha sottolineato da parte sua il Vice Ministro Mario Giro a conclusione della giornata, l’Unione europea deve porsi “obiettivi ambiziosi”. “Nel mondo d’oggi ci sono tante sfide: i flussi migratori, la questione ambientale, quella democratica. L’Europa si sta ponendo queste domande: i soldi che noi diamo, come li diamo, e con chi?”, ha detto Giro, rilevando poi i cambiamenti intervenuti nel mondo negli ultimi 60 anni, in particolare nel continente africano. “L’Africa è cambiata, così come cambia il mondo. C’è una giovane generazione più intraprendente, per questo occorre aggiornare la lettura dell’Africa, avere uno sguardo più sofisticato e chiedere a nostri partner africani di spiegarcelo. L’urbanizzazione che noi europei abbiamo già vissuto in un lasso di tempo molto vasto oggi ha raggiunto gli altri continenti cambiando in breve tempo la vita in comune. Di fronte a tutto ciò – ha concluso Giro – bisogna innovare per essere aderenti alle sfide che cambiano”.

Presente all’incontro anche l’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino, che ha insistito sulla necessità di valorizzare il ruolo delle donne per promuovere lo sviluppo. “Non andiamo da nessuna parte se il 50 per cento della popolazione non viene valorizzata e coinvolta nello sviluppo globale dei paesi”, ha ricordato la Bonino.

La conferenza è stata promossa in occasione del 60mo anniversario dei Trattati di Roma con l’obiettivo di fare il punto sui traguardi raggiunti in 60 anni di cooperazione allo sviluppo a livello europeo. La cooperazione con i paesi in via di sviluppo è infatti prevista nel documento che istituisce la Comunità europea, che fornisce la base giuridica della Convenzione relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare e alla creazione del Fondo europeo di sviluppo, ovvero del primo strumento atto a fornire assistenza finanziaria e tecnica ai territori legati da relazioni speciali con alcuni paesi membri.

 

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