Kenya – Competenze tecniche, ma anche culturali, davanti alle sfide sanitarie di un territorio complesso

Nairobi - Lo scorso 24 agosto a Isiolo, nel Kenya centrale, si è tenuto il workshop finale di un importante intervento dedicato al miglioramento dell'accesso all’acqua pulita, dei servizi igienici e dei servizi di salute primaria nella contea di Isiolo.

Il progetto è iniziato il 2 maggio 2014 e si è concluso il 31 luglio 2017. Finanziato dalla Cooperazione italiana con un contributo di 1,1 milioni di euro, ha visto il coinvolgimento di due Ong italiane, LVIA - Associazione Internazionale Volontari Laici e CCM - Comitato Collaborazione Medica, mentre i partner locali sono stati l'Isiolo County Public Health Department e la Water Resources Management Authority.

Nel corso dello workshop sono state presentate le attività svolte e i risultati ottenuti negli anni di implementazione e, in chiusura, è stato dato spazio alla condivisione delle esperienze e delle idee per creare una base comune nell’ottica di interventi futuri.

I risultati principali sono stati i seguenti: 55.242 persone hanno ottenuto accesso all’acqua pulita; 88.181 persone sono state sensibilizzate su buone pratiche sanitarie e sull’utilizzo dell’acqua; l’accesso delle donne e dei bambini all’assistenza sanitaria di base è aumentato del 40% dall’inizio del progetto (2014); l’assistenza sanitaria da parte di personale qualificato a bambini, sia maschi che femmine, è aumentata del 19%; la percentuale di adulti assistiti da personale sanitario qualificato è aumentata del 72%; la percentuale di donne assistite durante la gravidanza da personale ostetrico competente è aumentata del 15%; la percentuale di donne assistite durante il parto da personale sanitario qualificato è aumentata del 56%. Infine, 1.459 bambini sono stati vaccinati.

Nello specifico, le attività portate a termine hanno visto la riabilitazione di 21 fonti d’acqua per consumo umano e animale, tra pozzi, condotti idrici, dighe di sabbia e bacini d’acqua; l'assistenza tecnica a cinque associazioni che gestiscono alcune delle fonti idriche (Water Resources User Associations); la riabilitazione di 28 sistemi di raccolta d’acqua piovana, 15 nelle scuole e 15 nei centri di salute primaria; la distribuzione di 240mila sacchetti di polvere Pur per purificare l’acqua e la sensibilizzazione sul loro corretto utilizzo a duemila nuclei familiari; la costruzione di 40 blocchi di latrine a due porte e punti per l'igiene personale in 15 scuole e 15 centri di salute primaria; la formazione di 15 Health School Clubs (HSC) e l'organizzazione di incontri di sensibilizzazione con gli studenti e gli insegnanti sul corretto uso delle latrine, la loro pulizia, corrette norme igienico-sanitarie e prevenzione delle malattie trasmissibili; la distribuzione di 30 kit sanitari per la pulizia dei locali; la creazione e formazione di 15 Comitati di Salute di villaggio e la formazione di 15 promotori di salute su prevenzione e trattamento di malattie trasmissibili legate all’acqua. I centri di salute primaria sono stati dotati di attrezzature mediche di base, mentre il personale sanitario è stato aggiornato sul trattamento delle malattie infantili secondo i protocolli del Ministero della Salute e sulla cura pre e post natale e sul parto sicuro assistito.

Il progetto è stato implementato nella Contea di Isiolo, classificata come ASAL (Arid and Semi-Arid Land) e da sempre afflitta dalla siccità e dall’emarginazione socio-economica per motivi politici, economici e culturali. Prima del progetto le infrastrutture e i servizi nella Contea di Isiolo erano minimi: le famiglie prossime ad un pozzo erano il 43,5%, mentre quelle che consumavano acqua potabile erano solo il 18%, con il 10,3% della mortalità infantile dovuta a diarrea causata da comportamenti igienici scorretti, acqua non potabile o contaminazione dei pozzi. La distanza media dalla fonte d’acqua più vicina era di 5 km. Queste condizioni precarie colpivano anche il bestiame. La maggior parte delle scuole non avevano servizi igienici. Gli indicatori sulla salute erano sotto la media nazionale e solo il 43% dei parti era effettuato nelle strutture sanitarie con assistenza qualificata.

Le principali sfide del contesto sono state la siccità persistente che ha causato conflitti, spingendo le comunità pastorali a spostarsi e aggravando le difficoltà nell’aprovvigionamento idrico delle comunità che dipendono dalla raccolta dell’acqua piovana; gli scioperi frequenti dello staff sanitario a livello nazionale, con conseguente chiusura delle strutture sanitarie; difficoltà logistiche nei movimenti, soprattuto nella stagione delle piogge; insicurezza a causa di rivalità etniche e claniche tra lo staff sanitario e le comunità; pratiche culturali che hanno inciso sull’utilizzo dei servizi sanitari e igienici, come nel caso di gruppi che sostenevano la presenza di spiriti malvagi nelle latrine; manutenzione inadeguata delle infrastrutture sanitarie e atti vandalici.

L'intervento, nei suoi diversi aspetti, ha agito sulle competenze tecniche e sulle dinamiche culturali di un territorio difficile, creando le premesse per ulteriori azioni che possano consolidare percorsi di sviluppo nel lungo periodo.

 

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