magazine n. 8/17 – Patrimonio culturale, un campo cruciale per lo sviluppo sostenibile

di Emilio Cabasino, AICS

Gli studi messi a punto da autorevoli organismi internazionali cercano di analizzare il binomio fra economia e cultura, mettendo in luce il nesso con lo sviluppo. Le Linee guida della Cooperazione italiana vanno in questa direzione e delineano le priorità tematiche del nostro aiuto pubblico allo sviluppo. Alle Linee guida si ispirano iniziative della Cooperazione italiana, quali il riallestimento del nuovo spazio del Museo nazionale di Beirut o il progetto di assistenza tecnica attualmente in corso in Bolivia. La Cooperazione italiana dovrà mantenere alta la tradizione consolidata in materia di conservazione e gestione del patrimonio culturale e individuare nuove possibili forme di aiuto in questo campo.

• Nell’opinione pubblica, orientata anche dai mezzi di informazione e di comunicazione di massa, è sempre più diffusa la consapevolezza del legame esistente tra patrimonio e attività culturali ed economia, così come negli ultimi trent’anni si sono diffusi studi, pubblicazioni, convegni e corsi di formazione dedicati espressamente all’economia della cultura. Se la fondatezza del binomio fra economia e cultura è ragionevolmente condivisibile, meno facile è documentarne, con dati e serie statistiche consolidate, le reali dimensioni per estensione, qualità e profondità dei fenomeni osservati. In altre parole, un conto è dire che un’area archeologica, una basilica, un concerto di musica classica o uno spettacolo teatrale producono o possono produrre ricchezza e un valore aggiunto, un altro è dimostrarlo con cifre alla mano. Tanto più se si considerano gli ingenti costi fissi che ciascuno degli esempi appena evocati ha, per essere conservato o prodotto e la difficile misurazione dei benefici che generano o che possono generare: si tratta, infatti, di benefici materiali o intangibili destinati alla comunità residente, ai fornitori di servizi e ai visitatori (locali e stranieri).

Lo spettro degli ambiti di riferimento e della platea dei beneficiari reali e potenziali si amplia a dismisura, poi, se nella categoria includiamo il patrimonio culturale immateriale, come tradizioni, feste e saperi artigianali o le industrie culturali e creative, come la letteratura e l’editoria, la musica dal vivo e riprodotta, il cinema e l’audiovisivo, il design e la produzione artigianale di qualità. Il fatto che il fenomeno presenti difficoltà di misurazione non vuol dire che la misurazione stessa non sia possibile, prova ne siano le metodologie e gli studi messi a punto da autorevoli organismi internazionali (quali Unesco, Banca mondiale, Ocse) che cercano di analizzarlo anche sotto il profilo del contributo che beni e attività culturali possono fornire allo sviluppo sostenibile. A tale filone di ricerca e indagine è riconducibile il ragionamento sulle finalità e sull’efficacia delle iniziative di cooperazione che intervengono su questi ambiti, così come sul loro ruolo nelle relazioni diplomatiche tra singoli stati, o tra organismi sovranazionali e singoli stati o aree di intervento regionali, come ad esempio è il caso dell’Unione europea e del suo Servizio per l’azione esterna con il documento “Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali”.

Ad altro, autorevole, livello si possono ricondurre la risoluzione dell’Onu adottata il 20 dicembre del 2013 sulla funzione della cultura per lo sviluppo sostenibile, il documento ad essa collegata, pubblicato dall’Unesco, “Culture for Sustainable Development” e i rapporti presentati sempre dall’Unesco nel 2015 e nel 2017, quest’ultimo in preparazione, dal titolo "Re-Shaping Cultural Policies”.

Coerentemente con gli orientamenti evocati, gli uffici dell’attuale Aics, quando erano ancora incardinati nella Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci, hanno elaborato, in collaborazione con un gruppo di ricerca della Scuola superiore di Sant’Anna di Pisa e altri autorevoli revisori, le Linee guida della Cooperazione italiana su patrimonio culturale e sviluppo, dalle quali emergono le seguenti priorità tematiche dell’aiuto pubblico allo sviluppo: la promozione della diversità culturale, del dialogo interculturale e dell’accesso alla cultura; la cultura intesa come leva per la crescita economica, la creatività e l’innovazione; la protezione e la tutela del patrimonio culturale mediante la condivisione di saperi, competenze, tecnologie e metodologie innovative; la formulazione di politiche e quadri istituzionali di protezione e valorizzazione del patrimonio culturale e della cultura.

A queste linee si ispirano, pertanto, le iniziative della Cooperazione italiana nel settore quali, ad esempio, gli interventi che hanno recentemente permesso il riallestimento del nuovo spazio del Museo nazionale di Beirut, inaugurato nell’ottobre del 2016, o il progetto di assistenza tecnica attualmente in corso in Bolivia, finalizzata a sostenere il locale ministero delle Culture e del turismo nella ridefinizione di strumenti di programma e operativi, per la migliore conservazione e gestione sostenibile del patrimonio culturale e delle aree naturali protette, in stretto collegamento con la loro valorizzazione, anche turistica.

Alla luce delle variabili appena descritte e del complesso quadro mondiale attuale, nel quale si sta tornando ad evocare lo “scontro di civiltà” prefigurato nel saggio di ventun anni fa di Samuel P. Huntington, la Cooperazione italiana dovrà, da un lato, mantenere alta la tradizione consolidata, affermatasi grazie alla capacità sperimentata di trasferire le elevate competenze dei nostri tecnici in materia di conservazione e gestione del patrimonio culturale, materiale e immateriale; dall’altro, individuare nuove possibili forme di aiuto in questo campo. Tenendo presente, tra l’altro, il modo in cui la cultura gioca un ruolo essenziale nelle sfide della biodiversità e nella relazione tra produzione agricola e tradizioni culturali e senza dimenticare quanto i paesi in via di sviluppo possono produrre e offrirci in tema di industrie culturali e creative, prime fra tutte le arti rappresentate, l’audiovisivo e l’artigianato di qualità.

 

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