Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria: l’Italia rafforza il suo impegno

Roma - Più di 17 milioni di vite salvate, oltre 8 milioni di persone che hanno beneficiato del trattamento antiretrovirale, 13 milioni che hanno ricevuto cure per la tubercolosi e 548 milioni di zanzariere distribuite attraverso i programmi di lotta contro la malaria. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”, presentato oggi alla Camera dei Deputati. Il documento, pubblicato nell’ambito del progetto “Increasing Italy’s commitment to the Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria”, coordinato dall’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (Aidos) per l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, ha preso in esame i risultati raggiunti dal 2002 al 2014 nei paesi in cui opera il Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria, il partenariato nato nel 2002 coinvolgendo governi, istituzioni, società civile e donatori privati.

L'Aids, la tubercolosi e la malaria costituiscono "non soltanto un problema sanitario, ma anche un freno allo sviluppo", ha osservato il Vice Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Mario Giro, in un intervento letto nel corso della presentazione. "Ogni anno si registrano oltre due milioni di decessi" a causa di queste tre malattie, ma entro la fine del 2016, grazie all'azione del globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria, "è possibile raggiungere i 22 milioni di vite salvate. L'incidenza delle tre pandemie è stata già ridotta in maniera significativa, ma resta ancora molto lavoro da fare", ha sottolineato Giro. Secondo il viceministro, un approccio medico-scientifico "è essenziale ma non sufficiente", dal momento che occorre costruire reti di sicurezza sociale che aumentino la resilienza delle comunità colpite; promuovere i diritti umani e ridurre le discriminazioni; tutelare la parità di genere; incentivare l'accesso all'istruzione. "Il Fondo globale opera in maniera efficiente e innovativa" e rappresenta "uno strumento ideale per raccogliere le risorse globali verso il grande obiettivo che ci siamo prefissati. L'Italia è tornata fra i maggior donatori, con 100 milioni di euro stanziati nel triennio 2014-2016, di cui quest'anno sarà versata l'ultima tranche di 40 milioni", ha detto Giro, annunciando un rafforzamento dell'impegno italiano in vista del rifinanziamento del Fondo. "Si tratta - ha concluso il Vice Ministro - di una sfida che può essere vinta, ma serve un lavoro di squadra".

Nell’ultimo triennio l’Italia “è rientrata come donatore significativo nel Fondo globale con un pledge di 100 milioni di euro, di cui 60 milioni già erogati”, ha spiegato il Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti, intervenendo alla presentazione. Frigenti ha quindi ricordato che l’azione italiana si focalizza essenzialmente in quattro Paesi prioritari – Afghanistan, Etiopia, Burkina Faso e Sudan – e ha espresso “grande soddisfazione” per l’approvazione, nel 2014, di un Piano d'azione che vincola la lotta alle pandemie alla battaglia contro le discriminazioni di genere. “Si tratta di coniugare insieme due agende per noi storicamente importantissime”, ha aggiunto il Direttore di Aics, che ha poi elencato cinque suggerimenti volti a migliorare e rafforzare il lavoro svolto dal Fondo: assicurare che le iniziative siano poste all'interno di piani di sviluppo dei singoli paesi, “il che consentirebbe ai programmi di essere sostenibili”; elaborare un metodologia basata sul “gender mixing”, attraverso un approccio partecipativo “che noi come Cooperazione italiana abbiamo sempre cercato di promuovere; rafforzare le attività di prevenzione a livello di comunità, attraverso la formazione di operatori pubblici; prendere in considerazione gli strumenti non solo farmacologici; investire in progetti che tutelino l’accesso all’istruzione delle bambine, favorendo una maggiore scolarizzazione della popolazione femminile, il che rappresenta “un elemento determinante nella riduzione dei fattori di contagio delle epidemie”.

Secondo il rapporto, dal 2002 al 2014 il numero di morti correlate all’Aids è sceso del 40 per cento, passando dai due milioni del 2004 agli 1,1 milioni del 2014. Si è raggiunto questo risultato grazie all’accesso ai trattamenti antiretrovirali, passando da una copertura del 4 per cento nel 2005 al 40 per cento nel 2014. Contemporaneamente, anche il numero delle infezioni da Hiv è sceso, fra il 2000 e il 2014, del 36 per cento e i programmi nazionali di prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus hanno raggiunto il 73 per cento della popolazione. Nello stesso periodo il numero di morti causate dalla tubercolosi è diminuito del 29 per cento, mentre attualmente oltre il 56 per cento delle persone a rischio di contrarre la malaria ha la possibilità di dormire sotto una zanzariera, rispetto alla percentuale del 2005 che era solo del 7 per cento.

Istituito nel 2002 per dare una risposta concreta alle epidemie che stavano devastando intere generazioni e affliggendo le popolazioni più povere ed emarginate del mondo, il Fondo globale ha ricevuto dal 2002 al 2015 oltre 33 miliardi di dollari di contributi da donatori di diverso tipo. Nel 2013, alla quarta conferenza di rifinanziamento, l’Italia ha annunciato il rientro fra i donatori internazionali con un impegno, per il triennio 2014-2016, pari a 100 milioni di euro: le prime due quote sono state versate e per la terza è stato avviato l’iter per l’erogazione. Alla fine del 2013 è stato anche firmato un protocollo d’intesa per fornire assistenza tecnica ai programmi in quattro Paesi prioritari per la Cooperazione italiana. Attualmente l’Italia partecipa alla governance del Fondo tramite la delegazione della Commissione europea, che comprende anche Spagna, Belgio e Portogallo.

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