Firenze – Giornata Mondiale del Rifugiato: “E’ il momento di un passo dall’accoglienza all’integrazione”

Un patto per l’accoglienza tra pubbliche amministrazioni di ogni livello per creare opportunità concrete di integrazione, all’insegna della reciprocità. Ovvero, superare la concezione dell’accoglienza come fornitura unilaterale di servizi essenziali per arrivare a stabilire con i migranti e i rifugiati una relazione virtuosa che produca azioni di pubblica utilità, a partire dall’assistenza sociale e dalla tutela del territorio. E’ la proposta del governatore della Toscana, Enrico Rossi, nel saluto di apertura della tavola rotonda organizzata a Firenze il 20 giugno scorso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. L’iniziativa è tornata a porre l’attenzione sul dramma delle migrazioni forzate che nel 2015 hanno coinvolto 65,3 milioni di persone nel mondo: 40,8 milioni di Internally Displaced People, uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare le proprie case per cercare riparo altrove, all’interno dei confini nazionali; 21,3 milioni di rifugiati in un altro Paese; 3,2 milioni di persone in attesa dell’esito della domanda di asilo in un Paese industrializzato. Nel complesso, una popolazione maggiore di quella residente in Italia. “A livello globale – si legge sul rapporto annuale Global Trends di UNHCR – questi numeri significano che una persona su 113 è oggi un richiedente asilo, sfollato interno o rifugiato.” Circa la metà dei rifugiati sono minori, mentre i Paesi che più spesso danno origine alle migrazioni forzate sono imprigionati in dinamiche di conflitto che si trascinano da tempo: Siria, Afghanistan e Somalia.

In un contesto globale sempre più turbolento, che vede l’Italia tra gli approdi principali sulle rotte migratorie del Mediterraneo, diventa indispensabile inquadrare il fenomeno nelle sue dimensioni effettive per non cedere all’impulso della paura, alla paralisi dello sgomento e alla spinta del rifiuto dell’altro. “L’Italia è sottoposta a una forte pressione migratoria e si trova esposta in prima linea alle tragedie del mare – ha detto Stephane Jaquemet, delegato UNHCR per il sud Europa, – ma i numeri degli arrivi sono ben diversi da quelli che si registrano in Turchia in termini assoluti, in Libano in termini relativi alla popolazione, e anche in Germania in termini di richiedenti asilo.” Il sistema Italia non rischia il collasso, ma si trova di fronte a un passaggio essenziale anche nella prospettiva di mitigare le proprie tensioni sociali: quello dall’accoglienza all’integrazione. In linea con Rossi, Jaquemet ha sottolineato l’importanza di costruire percorsi educativi e lavorativi che possano favorire la diffusione di percezioni nuove rispetto ai migranti come persone e come risorse per le comunità.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Carlotta Sami, portavoce UNHCR per il sud Europa, Domenico Manzione, sottosegretario del Ministero dell’Interno, Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le politiche migratorie del MAECI, Giuseppe Novelli, vicepresidente della Conferenza dei Rettori e Maria Quinto della Comunità di Sant’Egidio. Manzione ha sottolineato che non esistono le condizioni per giustificare allarmismi visto che ad oggi, a livello nazionale, sono direttamente coinvolti in attività di accoglienza circa 800 comuni su 8mila e circa 2mila parrocchie su 22mila. Esiste dunque la possibilità di gestire gli arrivi senza creare tensioni, pianificando la distribuzione dei migranti in maniera appropriata e prestando particolare attenzione al modello “diffuso” sperimentato in Toscana. Vignali ha ricordato che l’Italia è rimasta sola a lungo nell’affrontare la crisi delle migrazioni forzate e ha segnalato che ancora oggi la metà dei migranti in mare viene salvata da navi italiane. Per questo occorre una maggiore presenza dell’Europa, un rafforzamento delle attività di protezione e cooperazione nei Paesi limitrofi a quelli di partenza, e una partecipazione più dinamica del settore privato nella costruzione di percorsi di integrazione in Italia. Sempre guardando alla sfida dell’integrazione, Novelli ha fatto riferimento all’importanza di aprire corridoi educativi per i migranti che permettano di sviluppare competenze utili nei campi più diversi, dall’assistenza alla persona alla scienza veterinaria. Molte università italiane sono già attive in questa direzione e hanno avviato attività formative specifiche, oltre ad attivare corsi di preparazione per i test di accesso e cliniche legali per l’assistenza alla regolarizzazione. A seguire, Maria Quinto ha descritto il progetto dei corridoi umanitari messo in opera dalla Comunità di Sant’Egidio, che organizza percorsi di migrazione in sicurezza verso l’Italia a partire dalla individuazione nei campi rifugiati del Libano di persone e famiglie in condizioni di particolare fragilità, passando per la pianificazione del viaggio e per le pratiche dei visti fino al passo più significativo, creare opportunità di integrazione occupazionale e sociale in Italia. L’obiettivo è quello di coinvolgere in questo percorso un migliaio di rifugiati nell’arco di due anni. Infine Carlotta Sami, portavoce UNHCR, ha presentato due iniziative promosse da Unicoop Firenze e dall’associazione Liberi Nantes che lavora alla periferia di Roma per favorire l’integrazione dei migranti attraverso lo sport. Senza dimenticare che una selezione di rifugiati di tutto il mondo parteciperà alle Olimpiadi di Rio 2016: una iniziativa senza precedenti, sotto la bandiera dell’UNHCR.

La giornata si è conclusa con un grande concerto all’Arena del Visarno, con la partecipazione di numerosi artisti che hanno suonato pezzi di rock alternativo davanti a circa seimila persone, insieme, #withtherefugees.

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