Il miele del Burkina Faso: fonte di reddito e risorsa per l’ambiente

Paese prioritario per la Cooperazione italiana, il Burkina Faso presenta nette differenze nel suo sviluppo tra le aree saheliane, a nord, e quelle più umide, a sud. Le zone meridionali hanno un clima adatto per la coltivazione del cotone, il prodotto principale di questo Paese privo di sbocchi sul mare. Il Burkina Faso è inoltre interessato da un importante fenomeno di migrazione interna alla Regione Saheliana dell’Africa Occidentale, in particolare verso la Costa d'Avorio, e rappresenta quindi una delle principali zone di transito dell’intera area.

Riconoscendo l'importanza di sostenere lo sviluppo endogeno di uno dei Paesi considerati chiave nel processo di stabilizzazione della Regione Saheliana, nel 2015 la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale ha finanziato il progetto “Valorizzazione dell’apicoltura per la sicurezza alimentare nelle Province di Gna-Gna, Komondjari, Tapoa, Kenedougou, Leraba e Goua – Fase I”. Tale iniziativa, che ha preso avvio il 25 luglio 2015, opera a sostegno della popolazione rurale del Burkina Faso in tre province situate a est del Paese e in altre tre a ovest.

L’apicoltura in Burkina Faso sta attraversando una fase di evoluzione: da attività relegata in secondo piano, quale era una volta, si sta trasformando in occupazione generatrice di reddito fisso per la famiglia rurale. Con una produzione annuale di circa 500 tonnellate di miele - corrispondenti a un reddito lordo di circa 1,5 miliardi di franchi CFA riversati nell'economia nazionale - l'apicoltura tende oggi sempre più a qualificarsi come un’attività in grado di contribuire alla dinamica nazionale di lotta contro l’insicurezza alimentare e la povertà rurale. Rispetto ad altri Paesi africani, la filiera del miele in Burkina è ancora “giovane”, basta considerare che le produzioni annuali in Etiopia e Tanzania si aggirano intorno, rispettivamente, alle 45.000 e 30.000 tonnellate.

Il progetto della Cooperazione Italiana, oggi gestito dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, intende contribuire al processo di transizione verso sistemi più razionali di allevamento delle api tramite la valorizzazione del prodotto miele e dei suoi derivati, intervenendo quindi sugli aspetti quali-quantitativi della produzione mellifera. Il trasferimento di conoscenze agli apicoltori e la fornitura di attrezzature, finalizzate a una più efficace pratica apicola, hanno l’obiettivo di rendere più competitivo a livello continentale il settore nazionale dell’apicoltura.

450 apicoltori beneficiari e 90 agenti del Ministero delle Risorse Animali, controparte del Progetto, sono stati formati in tecniche di allevamento delle api e di produzione del miele e dei suoi sottoprodotti. Nei prossimi mesi, kit completi per la buona conduzione dell’attività apicola saranno distribuiti ai beneficiari. Per incrementare le capacità produttive e commerciali della filiera, il progetto prevede inoltre la costruzione e l’equipaggiamento di due centri di prima trasformazione del miele grezzo e l’accompagnamento tecnico-logistico dell’Unione degli Apicoltori che si incaricherà della gestione delle mielerie.

Sviluppare l’apicoltura significa investire in una filiera che, per sua natura, favorisce la salvaguardia dell’ambiente, data la dipendenza di molte specie vegetali dalla funzione di fecondazione operata dalle api. Tale attività ha ricadute positive non solo sul mantenimento della biodiversità ma anche sulle coltivazioni agricole circostanti, facendo dell’apicoltura una valida risorsa, sia dal punto di vista ecologico che economico.

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