magazine n. 11/16 – editoriale

di Emilio Ciarlo

• Trecentottanta milioni in oltre 60 progetti in tutto il mondo investiti per risparmiare acqua, gestire meglio le risorse naturali, promuovere energie rinnovabili, salvare le foreste e tutelare la biodiversità. Questa la carta d'identità della cooperazione allo sviluppo in campo ambientale che la nuova Agenzia per la Cooperazione internazionale ha presentato a Marrakech, in occasione della Cop 22, il vertice internazionale sull'ambiente chiamato, dopo l'accordo di Parigi sul clima, a passare dalle parole all'azione.

La buona notizia per il nostro paese è che le istituzioni iniziano a fare sistema e a collaborare. Almeno nel campo della cooperazione, grazie alla legge di riforma di qualche anno fa. In un evento molto partecipato, nel padiglione Italia, l'Aics e il ministero dell'Ambiente hanno presentato la loro collaborazione istituzionale che consentirà di progettare insieme, eviterà duplicazioni, mettendo insieme le risorse finanziarie e magari attirandole da fondi e grandi istituzioni internazionali. A partire da quel Green climate fund delle Nazioni Unite presso il quale sia l'Agenzia che la Cassa depositi e prestiti stanno accreditandosi quali partner.

Uno dei campi privilegiati del rapporto tra AICS e Ambiente potrebbe essere, si è detto a Marrakech, la nuova "finanza verde" per lo sviluppo, grazie all'accentuato interesse della cooperazione per meccanismi che innestino la "carbon finance" e i "crediti di carbone” all'interno dei progetti di sviluppo più sostenibili. L'Agenzia ha poi sottolineato due aspetti su cui intende concentrarsi nell'immediato futuro. Il primo è la centralità del rapporto tra l'affermazione di un'agricoltura moderna e sostenibile e i cambiamenti climatici. Da una parte, difendere le attività agricole da eventi climatici estremi (desertificazione, siccità, inondazioni) che sempre più spesso le mettono in ginocchio. Dall'altra, apprezzare il ruolo dell'agricoltura quale presidio di territori sani ed in equilibrio.

Infine, il secondo asse di azione privilegiato sarà l'attenzione per il fenomeno dei "migranti climatici o ambientali", popolazioni spinte a spostarsi dalla propria terra a causa delle condizioni climatiche avverse. Parliamo di una categoria ancora dai contorni incerti, con stime sull'impatto per ora imprecise. Ma l'attenzione e la storica preparazione dell'Italia in entrambi questi campi, l'agricoltura e la gestione dei flussi migratori, fa della nuova sfida un campo in cui la Cooperazione italiana può dire la sua, forse ad iniziare dalla presidenza italiana del G7 il prossimo anno a Taormina.