magazine n. 11/16 – “Aumentare l’efficienza non basta, serve una trasformazione radicale”

intervista a Michail Gorbačëv, fondatore di Green Cross International

di Marco Malvestuto

• Per fronteggiare i mutamenti climatici serve “una rivoluzione nel modo in cui sfruttiamo le risorse naturali” e una “trasformazione radicale” dell’economia che includa anche un cambiamento del comportamento di produttori e consumatori. Per riuscirci, la strada giusta consiste nel mettere insieme tutti gli attori coinvolti poiché nessuno può risolvere da solo temi così complessi e articolati. Da questo punto di vista, “l’Italia sembra essere entrata in una nuova fase di dinamismo e la sua influenza può giocare un ruolo di equilibrio importante all’interno della comunità internazionale”. Ne è convinto Michail Gorbačëv, ultimo presidente dell’Unione Sovietica e fondatore, nel 1993, dell’organizzazione non governativa Green Cross International, oggi attiva in quasi 50 Paesi con l’obiettivo di promuovere un futuro equo, sostenibile e sicuro per tutti attraverso progetti di prevenzione delle catastrofi ambientali.

- Presidente Michail Gorbačëv, si è appena conclusa a Marrakech la conferenza Cop22, che ha posto un particolare accento sulle fonti energetiche rinnovabili, con l’annuncio di un nuovo piano di sviluppo del settore nel tentativo di raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 7  “Energia pulita a un costo accessibile”. Giudica sufficienti gli impegni presi a livello globale per lo sviluppo di nuove tecnologie?

Ci sono stati alcuni sviluppi interessanti nel corso di Cop22, ma dobbiamo agire con maggiore determinazione e velocità. Una delle caratteristiche chiave dei sistemi complessi come il clima terrestre è che quando ci sono dei cambiamenti non si tratta di un processo lineare. Si passa da uno stato all'altro così come avviene con i cambiamenti di stato della materia. Se è difficile prevedere quando inizia un cambiamento di stato nei sistemi complessi, è ancora più difficile prevedere quando finisce. Non esiste un elenco dei potenziali impatti dei cambiamenti climatici. Tuttavia, una cosa è certa: se non ci muoviamo in fretta e in modo sistematico, non ci sarà alcun aspetto della vita moderna come la conosciamo che non sarà intaccato.

Ciò che è necessario per andare avanti è niente di meno che una rivoluzione nel modo in cui sfruttiamo le risorse naturali. La nostra economia richiederà una trasformazione radicale nell’arco di una generazione: nell’energia, nell'industria, nell'agricoltura, nella pesca, nei sistemi di trasporto e nel comportamento di produttori e consumatori.

Ed eufemismi intelligenti come “economia verde” o “crescita condivisa sostenibile” non aiutano. Se un sistema è sbagliato alla radice, renderlo più efficiente e responsabile non risolverà il problema. Questo modello condanna il mondo a continue crisi, all'ingiustizia sociale e al pericolo di disastro ambientale. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è dissociare la crescita economica dall'uso dell’energia e delle risorse; con il solo incremento dell’efficienza delle risorse non sarà possibile arrivare dove noi vorremmo essere. Fortunatamente, molte idee buone e funzionali e tecnologie attinenti sono già in cantiere.

- Green Cross è stata fondata sulla base del lavoro avviato dal summit della Terra tenutosi nel 1992 a Rio de Janeiro, in Brasile. Quali progressi sono stati compiuti da allora e quanto resta ancora da fare?

Quando ho fondato Green Cross, più di 20 anni fa, sapevo di avere davanti una lunga battaglia per influenzare un cambiamento dei valori delle persone, delle imprese e dei governi, per trasformare la sostenibilità in un pilastro dello sviluppo. Tutto questo sta prendendo piede, ma molto più lentamente del necessario.

Il mondo è ancora intrappolato all’interno di un percorso di sviluppo agonizzante e insostenibile. La crescita economica, senza alcuna preoccupazione per la salvaguardia delle risorse del pianeta, continua ad essere l’obiettivo superiore e la priorità. A causa di ciò siamo di fronte ad un degrado ambientale inesorabile e senza precedenti, ad un deterioramento e all'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, con incombenti crisi di acqua, cibo ed energia, mentre oltre un miliardo di persone vivono ancora in condizioni di estrema povertà e la disuguaglianza globale è chiaramente in crescita.

Oggi più che mai sono necessarie nuove idee e un rinnovato impegno per rompere la situazione di stallo causata dalla scarsa volontà politica e da un’inadeguata ricerca intellettuale. I leader devono affrontare questa sfida. I responsabili politici devono prendere in considerazione il sistema nel suo complesso, collegando ambiti precedentemente considerati non correlati – come l'energia e l'occupazione, l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’assistenza sanitaria, lo sviluppo rurale e la sicurezza, la governance e lo sviluppo. Qui sta il più grande cambiamento: l'adozione di un approccio realmente olistico, che tenga conto non solo delle ragioni della crescita a breve termine, ma offra anche l'opportunità di uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non farlo ora – di fronte a così tante sfide – significa disonorare il nostro passato e il nostro presente e svalutare il nostro futuro.

- Tra i principi costitutivi di Green Cross c’è anche quello di prevenire e risolvere i conflitti per le risorse naturali e di affrontare le conseguenze ambientali delle guerre e dei conflitti. In che modo s’intrecciano le due questioni?

La filosofia di Green Cross International, basata sul concetto "cooperazione, non scontro", si applica non solo al nostro lavoro di mediazione dei conflitti, ma anche ai nostri partenariati attivi con i governi, con le Nazioni Unite, con le altre organizzazioni non governative, con gli scienziati e gli accademici e con la comunità imprenditoriale. GCI occupa una posizione unica, concentrandosi sulle politiche ambientali globali e la loro attuazione in tutto il mondo.

Oggi Green Cross International è un'organizzazione non governativa globale con sedi in circa 30 paesi e attiva in quasi 50 paesi. Il suo obiettivo è quello di promuovere un futuro equo, sostenibile e sicuro per tutti, e la sua missione peculiare è quella di affrontare le sfide combinate della sicurezza, della povertà e del degrado ambientale attraverso il patrocinio e l’attuazione di progetti "sul campo". Laddove scoppiano i conflitti, noi portiamo assistenza e aiuto alle popolazioni, ma forniamo anche informazioni di prima mano, analisi e proposte alle autorità e alle istituzioni internazionali sulle questioni riguardanti la bonifica ambientale e la profilassi sociale e medica.

La nostra rete ha molto di cui andare orgogliosa per quanto realizzato durante i suoi primi 20 anni di attività. Più di 200 mila persone in Ghana, Senegal, Costa d'Avorio, Bolivia e altrove stanno ricevendo acqua potabile grazie al nostro progetto Smart Water for Green Schools. La nostra “advocacy” è stata determinante nello spingere le grandi potenze, compresi gli Stati Uniti e la Russia, a dismettere le armi chimiche; i valori e gli atteggiamenti dei bambini vengono modellati sulla base di una crescente consapevolezza ambientale in Italia, Giappone, Australia, Corea del Sud e Sri Lanka attraverso la campagna Immagini per la Terra; migliaia di persone nel Sud-est asiatico, in Iraq settentrionale e nelle zone colpite dal disastro nucleare di Chernobyl stanno ricevendo assistenza sanitaria e altre forme di sostegno, grazie alla rete Green Cross.

- L’Italia si è di recente dotata di una nuova legge che riforma il sistema di cooperazione, che introduce la nuova Agenzia italiana e attribuisce un’accresciuta attenzione alla collaborazione fra settore pubblico e privato nelle questioni dello sviluppo, inclusa la lotta ai cambiamenti climatici e alla cosiddetta “povertà ambientale”. È questa la strada giusta da seguire?

Gli amici di Green Cross Italia mi hanno detto che la vostra riforma era molto attesa. Spero possiate attuarla a pieno il prima possibile. Sono anche a conoscenza dell’attenzione che l’Italia riserva al continente africano. Queste questioni sono al centro delle iniziative di Green Cross ed è per questo che ritengo importante la collaborazione avviata con la nostra organizzazione italiana. La strada giusta consiste nel mettere insieme tutti gli attori coinvolti, incluse istituzioni pubbliche, accademie, istituti di ricerca, Ong e settore privato. Nessuno può risolvere da solo temi così complessi e articolati. L’Italia sembra essere entrata in una nuova fase di dinamismo; la sua influenza può giocare un ruolo di equilibrio importante all’interno della comunità internazionale. Siamo inoltre tutti grati all’Italia e agli italiani per avere aperto i loro cuori ai tanti migranti che ogni giorno, disperatamente, attraversano il Mediterraneo. L’operato della società civile e delle istituzioni, incluse le organizzazioni governative e le Ong, dimostra che i valori umanitari dell’Europa sono ancora vivi. Grazie Italia.

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