magazine n. 6/17 – editoriale

di Ivana Tamai, Direttore AICS magazine

Leaving no one behind, nessuno sia lasciato indietro. Mai come in questo mese di giugno abbiamo condiviso la grande attualità del messaggio dell’Agenda 2030. Complici le Giornate Mondiali delle Nazioni Unite abbiamo dedicato il dossier di questo numero a rifugiati, disabili e minori, quelle fasce più vulnerabili della popolazione che non devono essere lasciate indietro. Tre le parole chiave : “inclusione” per le persone con disabilità, “accoglienza” per i rifugiati e “protezione” per bambini e minori.

Sulla disabilità presentiamo i due appuntamenti internazionali a cui ha partecipato Aics. A Roma (a margine del Comitato esecutivo di Wfp) si è celebrato il primo anniversario della “Carta sull’inclusione delle persone con disabilità nell’azione umanitaria” che evidenzia come le persone con disabilità, le più esposte ai rischi in caso di catastrofi o crisi umanitarie, vadano incluse nella risposta alle emergenze anche come soggetti attivi e non solo come beneficiari.

A New York, alla Conferenza degli Stati parte della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, è stato lanciato il progetto quadriennale sulle politiche inclusive della Commissione europea, co-finanziato da Aics con iniziative in Burkina Faso e Sudan. L’attenzione al tema della disabilità, su cui l’Italia è da tempo in prima linea, sta dando importanti risultati positivi, come dimostrano le esperienze di inclusione scolastica dei bambini con disabilità in Libano e Albania.

“Nessuno sia lasciato indietro” sembra rammentarci anche la Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno scorso. Sono più di 65 milioni le persone in fuga da guerre, carestie, cambiamenti climatici: in queste pagine parliamo di alcune delle iniziative messe in campo per fare fronte alla crisi, come quella dei corridoi umanitari, e raccontiamo storie dimenticate e fortemente sottovalutate, come il dramma della crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana, in cui due milioni di persone necessitano ancora di aiuti umanitari.

Intanto tra i rifugiati sta crescendo il numero dei minori non accompagnati o separati dai genitori. Secondo il rapporto Global Trend presentato a giugno da Unhcr, nel 2016 sono state 75 mila (ma la cifra pare sottostimata) le richieste di asilo di minori non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto al 2014. Nessun bambino sia lasciato indietro dunque : sono circa 246 milioni nel mondo (secondo l’ Unicef) i bambini obbligati a lavorare nei campi, nei mercati, per le strade, vittime dello sfruttamento sessuale, o nelle miniere aurifere africane, avvelenati dal mercurio come i minatori bambini. Sottoposti ad ogni tipo di rischio e sopruso, privati del periodo più importante e formativo della loro vita: l’infanzia. E proprio alla lotta contro il lavoro minorile, celebrata nella Giornata Mondiale del 12 giugno scorso, è dedicata la seconda parte del nostro dossier che mostra quanto il fenomeno sia complesso e diffuso. La tratta dei minori in Etiopia, il recupero dei bambini di strada in Bolivia, il contrasto alla mendicità in Senegal sono solo alcuni dei terribili contesti in cui opera la Cooperazione italiana. E’ una lotta, quella contro il lavoro minorile, che passa attraverso il rafforzamento dell'accesso all'istruzione. Su questo lavora Aics, in Repubblica Centrafricana per i minori coinvolti nei conflitti armati, in Etiopia per quelli esclusi dal sistema educativo formale, in Somalia per il sostegno all'educazione dei bambini nomadi, in Sud Sudan per l'accesso all'istruzione primaria.

Perché siamo convinti che il miglior posto di lavoro per un bambino, è la scuola.

magazine n. 6/17 – editoriale