Mozambico – Ambiente e risorse naturali, si rinnova l’impegno dei partner SECOSUD per l’area SADC

Nei giorni 22 e 23 giugno, presso l’università Eduardo Mondlane di Maputo (UEM), si è tenuto un seminario di respiro internazionale organizzato nell’ambito del progetto SECOSUD II - Conservazione e uso equo della diversità biologica nella regione SADC (Southern African Development Community), cofinanziato dall’Agenzia e gestito dal Dipartimento di Biologia Ambientale dell’università Sapienza di Roma e dalla stessa UEM.

L’evento, che ha visto la partecipazione di circa 150 addetti ai lavori, puntava al doppio obiettivo di presentare esperienze accademiche e istituzionali dal Mozambico, Sudafrica, Swaziland, Zimbabwe e Italia, volte alla definizione di strumenti in grado di contribuire al raggiungimento di obiettivi sinergici alle tre convenzioni di Rio (biodiversità, lotta alla desertificazione e cambiamento climatico) e, allo stesso tempo, di aggregare i principali partner per impostare al meglio la programmazione futura.

La prima giornata di lavori - introdotta dalla vice rettrice accademica dell’UEM, Amalia Uamusse, e arricchita dagli interventi di Fabio Melloni, titolare della sede AICS di Maputo, e di Sheila Santana Alfonso, Segretaria permanente del Ministero della Terra, Ambiente e Sviluppo Rurale del Mozambico - ha visto la presentazione di 13 esperienze di livello nazionale e locale.

Il progetto SECOSUD II ha presentato alla platea prodotti concreti già ad un buon grado di sviluppo, in particolare la rete di condivisione di dati primari di biodiversità del Mozambico (BioNoMo) e la sua piattaforma online, il monitoraggio su scala nazionale dell’uso del suolo attraverso il software “Collect Earth” e il sistema di gestione integrato di fuochi, risorse idriche e vegetazione per le aree protette che costituiscono la GLTFCA (Great Limpopo Transfrontier Conservazion Area).

Altri partner di livello internazionale, quali il Dipartimento di Affari Ambientali del Ministero sudafricano dell’Ambiente, hanno presentato il loro programma per la gestione delle risorse naturali, considerato dagli addetti ai lavori come miglior esempio a livello continentale di gestione territoriale sostenibile attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Eccellenze accademiche regionali quali l’università dello Swaziland e l’università dello Zimbabwe hanno presentato a loro volta esperienze di grande interesse scientifico e istituzionale per la gestione sostenibile di aree protette e la lotta gli effetti del cambiamento climatico.

Nella seconda giornata si è discusso di aspetti operativi, programmazione e sostenibilità delle azioni, all’insegna del dibattito e della discussione di strategie comuni per la massimizzazione dei risultati che la rete di partner può puntare a di raggiungere.

I prossimi appuntamenti internazionali che il progetto SECOSUD II promuoverà riguarderanno la gestione integrata delle risorse naturali in aree di conservazione a livello SADC e l’applicazione del protocollo di Nagoya per quanto riguarda l'accesso e la condivisione di benefici derivanti dall’uso di risorse di biodiversità (ABS).

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