magazine n. 6/17 – Emergenza minori, l’inclusione minorile 
per prevenire le partenze

di Marco Malvestuto

Il rapporto annuale Global Trends 2016, pubblicato dall’Unhcr, 
fotografa un incremento dei casi di minori migranti non accompagnati. 
Per prevenire il fenomeno l’Italia porta avanti diversi progetti nei settori del recupero dei minori e dell’inclusione minorile. Nel 2016 le richieste d’asilo presentate da bambini non accompagnati o separati dai loro genitori sono state 75 mila, più del doppio rispetto al 2014. La Cooperazione italiana è in prima linea nel contrasto a ogni tipo di sfruttamento dei minori, dalla lotta al lavoro minorile in Etiopia al recupero dei bambini di strada in Bolivia, passando per il contrasto alla mendicità minorile in Senegal.

• I minori costituiscono la metà dei rifugiati del mondo e continuano a sopportare sofferenze sproporzionate, soprattutto a causa della loro situazione di maggiore vulnerabilità. È l’allarme lanciato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), nel suo ultimo rapporto Global Trends 2016, pubblicato in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si è celebrata il 20 giugno. In particolare, nel 2016 le richieste d’asilo presentate da bambini non accompagnati o separati dai loro genitori sono state 75 mila (di cui 18.300 hanno meno di 15 anni), un numero che, secondo il rapporto, rappresenta probabilmente una sottostima della situazione reale. Ciò nonostante, si tratta di un dato più che raddoppiato rispetto alle 34.300 domande di minori non accompagnati o separati registrate nel 2014.

Con 35.900 richieste, la Germania è il paese ad aver accolto il maggior numero di minori non accompagnati o separati, più della metà di tutte le domande presentate a livello globale. Come negli anni precedenti, la maggioranza delle richieste è arrivata da minori afgani (26.700), seguiti da minori siriani (circa 12 mila), iracheni (4.800 mila), eritrei (4.700), somali (3.500) e gambiani (2.400). 
I bambini separati dai loro genitori e dalle loro famiglie a causa di conflitti, spostamenti forzati o disastri naturali sono tra le categorie più vulnerabili, esposti come sono a forme più o meno violente di sfruttamento. 


La Cooperazione italiana è da anni in prima linea nel contrasto a ogni tipo di sfruttamento dei minori – dalla lotta alla tratta dei minori in Etiopia al recupero dei bambini di strada in Bolivia, passando per il contrasto alla mendicità minorile in Senegal – con progetti e iniziative a lungo termine volte anche a favorire l’accesso all’istruzione e l’inclusione dei minori nei loro paesi d’origine. 
Nel settore dell’istruzione, ad esempio, la Cooperazione italiana persegue il suo impegno in favore degli obiettivi di “Educazione per tutti” e del quarto Obiettivo di sviluppo sostenibile – Garantire a tutti un'istruzione inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente eque e di qualità – volto a garantire il diritto all’istruzione di base di qualità senza discriminazioni di alcun genere. In questo ambito l’Italia sostiene il ruolo di coordinamento globale affidato all’Unesco e alcune specifiche attività di sviluppo delle capacità istituzionali realizzate dall’organismo in Africa. In linea con le priorità G8, a partire dal 2013 è stato poi avviato lo studio di opportune misure per sostenere la Global Partnership for Education (Gpe), il principale meccanismo finanziario orientato al rafforzamento dei programmi nazionali per l’istruzione nei 53 paesi partner, rafforzando le sinergie tra l’azione in ambito multilaterale e i programmi bilaterali nei paesi prioritari, con particolare riferimento agli obiettivi strategici definiti dalla Gpe per il triennio 2013-2016: il sostegno agli stati fragili e in situazione di conflitto; l’istruzione delle bambine e delle ragazze; la qualità dell’apprendimento; la formazione degli insegnanti. 


Tra le attività della Cooperazione italiana nel settore dell’istruzione figura anche quella avviata in Sud Sudan, con un progetto volto a favorire l’accesso all’educazione primaria nelle contee di Ikotos e Torit. In Repubblica Centrafricana la Cooperazione italiana è intervenuta a favore dei minori coinvolti nei conflitti armati con il progetto “Strengthening Child Protection and Education in Central African Republic”, mentre in Etiopia con il “The reading project”, iniziativa pilota destinata ai minori esclusi dal sistema educativo formale. Sempre in Africa, la Cooperazione italiana è presente in Somalia con l’iniziativa “Istruzione primaria per i bambini nomadi: sostegno al diritto all’educazione”, inserita nel quadro del programma del governo somalo “Go to school”.

Il settore dell’istruzione è centrale anche per le iniziative italiane in Medio Oriente. Tra questi, il progetto E-Plus, volto a rafforzare il sistema universitario palestinese attraverso un programma integrato di alta formazione e aggiornamento per sette Università palestinesi, o ancora, sempre il Palestina, il progetto Edu-Pa-Re, che mira a potenziare servizi educativi e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne nelle aree marginali della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est.


In Libano la Cooperazione è attiva con un programma volto a promuovere un modello operativo pilota di inclusione scolastica dei bambini disabili nelle scuole primarie del paese, mentre in Afghanistan la Cooperazione interviene con l’iniziativa di sostegno al Piano strategico nazionale del ministero dell’Educazione, mirato a rafforzare gli aspetti relativi alla formazione degli insegnanti.

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