magazine n. 8/17 – Myanmar, rinascere con la cultura

di Paola Boncompagni

• Dall’alto dei suoi cento metri, l’abbagliante cupola dorata della magnifica pagoda Shwedagon illumina il grigio cielo monsonico che nel pieno della stagione delle piogge sovrasta Yangon. Con i suoi sei milioni di abitanti, le strade della città brulicano di persone, invase da un traffico incessante che scorre lento verso Downtown, il centro storico dell’ex leggendaria capitale birmana, Rangoon.

E’ bene ricordarlo, oggi il Paese si chiama Myanmar e dal 2005 ha una nuova, asettica capitale amministrativa chiamata Nay Pyi Taw, che sorge 300 chilometri a nord ed è la sede del governo. Nonostante il nuovo nome, Yangon è rimasta dov’era, circondata dalle grandi acque dell’omonimo fiume, conservando il suo fascino e un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore.

Durante i suoi sessant’anni di vita coloniale, dal 1888 al 1948, la capitale birmana è stata uno dei più preziosi gioielli dell’Impero britannico, una città cosmopolita connotata da un mélange di tradizioni locali, indiane, cinesi e inglesi, che in varie epoche ha accolto grandi scrittori, artisti e poeti. A partire dal 1962, per cinque lunghi decenni il Paese è rimasto completamente isolato a causa delle politiche del governo militare, preservando un patrimonio storico artistico di grande pregio, incluso il centro storico di Yangon costellato da pagode, chiese, moschee e sinagoghe, nonché da eleganti edifici e imponenti complessi del periodo coloniale.

A differenza di altre capitali del sud-est asiatico, i cui centri storici sono stati in gran parte demoliti a favore di costruzioni ultramoderne, Yangon ha preservato la sua eredità culturale ed è oggi la capitale commerciale di un Paese in forte espansione economica. Le preziosità architettoniche del centro storico però sono assai fatiscenti e necessitano di massicci interventi di consolidamento, riqualificazione e restauro. L’Italia, attraverso la sua ambasciata e Aics Yangon, è tra i maggiori protagonisti della sua rinascita. “Sosteniamo il governo del Myanmar nel preservare l’intera area di Downtown Yangon, che ha il potenziale per diventare una delle più interessanti capitali del sud-est asiatico dal punto di vista architettonico e culturale”, spiega Giorgio Aliberti, ambasciatore italiano in Myanmar. “Lavoriamo con le istituzioni locali e siamo impegnati nel coinvolgere altri attori e donatori che possano investire in questo grande piano di rinnovamento.”
Le relazioni tra Myanmar e l’Italia sono buone, afferma l’ambasciatore, ricordando il suo recente incontro con la leader de facto del Paese, Aung San Suu Kyi che, in quanto figlia del venerato padre della patria, il generale Aung San, ha una visione forte del passato e tiene molto alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. “Stiamo sostenendo il Yangon Heritage Trust, un centro di eccellenza privato”, continua Aliberti, “per realizzare una mappatura degli edifici storici da restaurare, che saranno circa 600”. L’idea sarebbe poi quella di concentrarsi su un palazzo in particolare, dove poter mantenere un piccolo spazio per realizzare una sorta di Casa Italia, dove potranno aver luogo attività culturali tutte italiane e tenere alto il nostro prestigio nel centro della città.

Nella sede di Aics Yangon, il direttore Maurizio Di Calisto illustra il quadro di riferimento dell’Agenzia in Myanmar, composto da tre aree principali: “La prima è quella della governance, con il nostro sostegno al governo nel coordinamento dei donatori e con il nostro importante ruolo nel processo di pace. La seconda riguarda lo sviluppo rurale, inteso come inclusione sociale e rafforzamento economico delle comunità, per il quale interveniamo in alcune zone selezionate tra le più povere del Paese. La terza area riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale, che sosteniamo con l’assistenza tecnica agli enti preposti, in modo che possano cominciare a gestire questa importante eredità in maniera fruttuosa. Occorre però considerare che siamo in fase di avviamento, poiché il Paese si è aperto solo nel 2013 dopo una lunga fase dittatoriale, anche se devo riconoscere che in pochissimi anni si sono fatti passi da gigante.”

AICS ha come controparti il ministero degli Affari religiosi e della Cultura, e il ministero degli Hotel e del Turismo per alcune attività volte al rafforzamento delle capacità locali per la gestione dei siti d’interesse culturale e la loro destinazione. L’Agenzia collabora inoltre con il Dipartimento di archeologia del ministero degli Affari religiosi e della Cultura, con il quale avvierà alcuni interventi nell’antica capitale del Rakhine, Mrauk-U, sostenendo il suo inserimento, insieme a quello del complesso monumentale di Bagan, nella World Heritage List dell’Unesco.

“Attualmente nel sito di Mrauk-U”, continua Di Calisto “sono stati individuati circa 3 mila templi e pagode. La documentazione ad oggi esistente sul sito però è stata finora custodita in alcune buste di plastica che sono generalmente utilizzate per la conservazione del riso. Il lavoro è complesso e interessante, ma si parte da zero. Inoltre teniamo molto alla riqualificazione del prezioso patrimonio immobiliare di Downtown Yangon, unico nel sud-est asiatico dal punto di vista storico culturale.”

Se è vero che l’incremento del turismo di un Paese si traduce in sviluppo economico e prestigio internazionale, i recenti dati del settore in Myanmar sono promettenti. Secondo il Myanmar Tourism Master Plan 2013/2020, tra il 2011 e il 2012 i visitatori sono aumentati del 29,7 per cento, pari a un milione di persone. Nel 2015 sono stati ben 4,68 milioni i turisti a entrare nel Paese e si prevedono aumenti vertiginosi negli anni a venire. “L’Italia contribuisce in modo decisivo e qualitativo a questo sviluppo e, con un impegno di più di 4 milioni di Euro stanziati nel periodo 2014-2016 sul settore culturale, è oggi in Myanmar il primo partner europeo nel settore della salvaguardia dell’eredità culturale.”