Milano – La VM Del Re al Summit delle Diaspore: “Che l’Italia sia casa del mondo e nel mondo”

Si è svolta il 15 dicembre scorso a Milano, a Palazzo Reale, la seconda edizione del Summit Nazionale delle Diaspore per la Cooperazione, il più importante evento nazionale dedicato agli incontri e alla condivisione di esperienze e buone pratiche tra i membri della diaspora in Italia, il sistema della cooperazione internazionale, la politica e il mondo economico.

Diverse voci del mondo delle comunità migranti, delle istituzioni e della cultura, si sono confrontate sul ruolo delle diaspore nello sviluppo dei loro paesi d'origine e nell'economia italiana, su come incidere nella creazione di una nuova narrativa sulla mobilità umana e sul ruolo che hanno in questa trasformazione le nuove generazioni e la cooperazione internazionale.

Alla giornata ha partecipato, tra gli altri, la Vice ministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Emanuela Claudia del Re: "C’è un trend internazionale irrevversibile del quale la politica deve tenere conto: la comunità a cui si appartiene non è necessariamente quella di residenza. Il ponte che le diaspore creano tra mondo di origine e mondo di residenza permette un passaggio fluido a livello politico economico e sociale. La politica deve partire dalla risorsa rappresentata dal doppio senso di appartenenza delle comunità diasporiche, che ci aiutano a conoscere meglio la vastità del mondo. Diaspora è casa, lo ho già detto varie volte e lo ripeto. Spero che l’Italia possa essere una casa del mondo e nel mondo."

Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, che ha ospitato l’evento, ha aggiunto: "Dobbiamo scommettere sulla straordinaria risorsa rappresentata dal mondo delle diaspore, valorizzarne le storie, le pratiche e le culture. Discutere oggi di questi temi non è come farlo nell’Italia di qualche anno fa. La cultura dell’emergenza consolida l’insicurezza e non consente di giocare la grande partita tra le persone. Ospitare questa giornata a Palazzo Reale dopo la conferenza di Marrakesh sul Global Compact della scorsa settimana significa chiedersi se quelle sfide abbiano cittadinanza nell’Italia di oggi e fare lobby affinchè queste sfide non vengano messe da parte. Nei prossimi mesi avremo 900 nuovi senza tetto generati dalla cessazione della protezione umanitaria. E’ evidente che la questione delle diaspore è un’altra cosa e va considerata diversamente, ma dobbiamo avere un’unica filosofia di fondo, che valorizzi i percorsi positivi tra le persone, l’incontro e l’apertura. La grande sfida del Summit Nazionale delle Diapsore è che non ci siano più monologhi e narrazioni univoche sulla migrazione, ma dialoghi e incontri tra le persone."

E Tommy Kuti - rapper di origine nigeriana - ha aggiunto: "Sono vent'anni che in tv e sui giornali sento parlare di Migrazione ma non non sento mai parlare un migrante. Per me giornate come oggi sono importantissime per cambiare le cose, ma i ragazzini italiani scettici e con idee diverse non hanno modo di accedere a questo tipo di iniziative. Io provo ad arrivare a loro, con un linguaggio semplice e diretto. La musica è uno dei veicoli più semplici e naturali per portare questi messaggi. Spero che nel tempo ci siano altri ragazzi come me che portano messaggi nuovi e la nostra voce." A questo punto, all'attacco di una base registrata si è alzato ha rappato il suo pezzo più noto, “AfroItaliano”.

Ma la testimonianza più toccante, dal punto di vista emotivo, è stata proprio quella di una ragazza che potrebbe far parte del pubblico di Tommy, Sarah, una studentessa di 14 anni che ha raccontato il suo disagio per come viene percepita a scuola. Pur essendo cresciuta in Italia e conoscendo perfettamente la lingua, per il solo fatto di essere nera molti professori e compagni pensano che lei non parli bene e non sia all’altezza di fare e di capire come i suoi coetanei. Credono che in qualche modo valga di meno, e il rischio è che finisca per crederlo anche lei. Sarah ha chiesto che il Summit delle Diaspore possa entrare nelle scuole e raccontare questo percorso ai giovani, parlare dei nuovi cittadini, perchè si conosca il valore di tutti e nessuno più si senta discriminato.

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