Egitto – Missione congiunta tra AICS e Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (DGMC) del Ministero della Giustizia per definire una nuova iniziativa dedicata ai minori in conflitto con la legge

Una delegazione composta da due esperti del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia italiano, dalla Desk regionale e dalla Referente tematica di AICS Roma, supportata dagli esperti della Sede locale dell'AICS, ha realizzato una missione congiunta al Cairo, dal 7 al 13 maggio, per la definizione della proposta progettuale “Restorative Juvenile Justice: modelli socio-educativi di reintegrazione sociale e misure alternative alla detenzione”.

La missione fa seguito alla firma, nello scorso Ottobre, di un Protocollo di Intesa tra AICS e DGMC ed è il primo esempio di collaborazione tra i due organismi fin dalla fase di identificazione della proposta di intervento.

Il Dipartimento, infatti, è da tempo coinvolto in programmi sostenuti dalla Cooperazione italiana, a cui contribuisce fornendo assistenza tecnica. La peculiarità dell'iniziativa egiziana consiste nel fatto che il coinvolgimento del Dipartimento non avverrà solo in fase di attuazione (attraverso la formazione degli attori locali e visite di scambio in Italia), ma è già stato attivato nella fase preparatoria, al momento di negoziare con le Autorità e gli attori locali le componenti dell'intervento.

L'iniziativa intende contribuire alla tutela dei diritti di bambini, bambine e adolescenti in conflitto con la legge in Egitto, concorrendo all’applicazione della Convenzione sui diritti del Fanciullo e della Child Law Egiziana in materia di giustizia minorile, con un approccio multidimensionale: a livello dei centri di detenzione minorili, promuovere l'istituzione di programmi educativi e formativi; a livello di decisione ed esecuzione della pena, favorire l'adozione di misure alternative alla detenzione e di depenalizzazione e supportare lo scale up di un progetto pilota virtuoso in cui si sta sperimentando un approccio riparativo; a livello di policy, rafforzare il coordinamento tra le diverse istituzioni coinvolte.

L’esperienza italiana costituisce un faro, una best practice internazionalmente riconosciuta, vantando un sistema tra i più evoluti, basato sulla residualità della custodia in carcere e sulla centralità della persona. A fare dell’Italia un modello contribuiscono, tra l’altro, il dialogo, la fiducia e il coordinamento esistente tra i tribunali e i servizi sociali per i minori in conflitto con la legge; un’importante sinergia con il privato sociale,;l’adozione di un approccio riparativo che promuove la responsabilizzazione dell’autore di reato e una maggiore attenzione alla vittima; l’applicazione di misure coerenti con questo impianto, come la “messa alla prova”.

La missione ha bilanciato incontri istituzionali con i principali attori del sistema di giustizia minorile in Egitto (quali il Ministero della Solidarietà Sociale e la Procura Generale egiziana) e visite sul campo ad alcune delle strutture che ospitano i minori in conflitto con la legge, con momenti di confronto con gli operatori specializzati e i rappresentanti delle due agenzie ONU coinvolte nella realizzazione del progetto (UNODC e UNICEF).

dav