Migliorare la qualità dell’azione internazionale è la nostra strada.
L’intervento del Direttore dell’Agenzia al Consiglio Nazionale della Cooperazione

Grazie Vice Ministra.

Ho chiesto di intervenire oggi in questa sede su un punto specifico dedicato all’azione dell’Agenzia nei confronti dei soggetti di cooperazione perché ritengo utile che il CNCS, un organo così rilevante nella struttura istituzionale creata dalla legge 125, sia messo a conoscenza di tutto ciò che la stessa Agenzia ha fatto nei cinque anni dalla sua istituzione e ciò che intende fare per assicurare un sempre più ampio coinvolgimento degli attori italiani, pubblici e privati, nel perseguimento degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo.

Vorrei partire dalle cifre e sono cifre per me molto importanti.

In questi cinque anni di vita dell’Agenzia abbiamo investito un totale di 616 milioni di euro tra progetti promossi dalla società civile, dagli enti locali e dal mondo profit attraverso bandi, progetti affidati e progetti di emergenza.

Limitandoci a quanto fatto dalla Sede centrale in questi anni abbiamo disegnato, lanciato, gestito e portato a compimento oltre quindici bandi delle diverse tipologie, destinati ai vari soggetti della cooperazione, con una media superiore a 3 bandi all’anno.

In particolare, abbiamo deliberato quasi 350 milioni di euro per le varie procedure selettive destinate alla società civile, al netto di iniziative affidate e di emergenza, risorse poi, vorrei sottolineare, che sono state erogate per quasi il 70%, una percentuale altissima considerando la natura pluriennale dei progetti, molti dei quali in corso.

Sono importi molto rilevanti, incomparabili con i volumi di anni precedenti al 2016 e di molto superiori alla percentuale del 10% del valore delle iniziative che il vigente Documento triennale ha assunto quale target da destinare alle partnership operative con la società civile.

Nel difficilissimo 2020, grazie alla forza e al coraggio dei tanti cooperanti delle organizzazioni della società civile non abbiamo interrotto i nostri progetti di cooperazione.

Anzi, nel momento più difficile della pandemia, grazie a un tavolo di coordinamento tecnico presieduto dall’Agenzia abbiamo individuato congiuntamente il modo di sostenere le iniziative più in difficoltà, destinando 13 milioni di euro aggiuntivi a progetti ed azioni che rischiavano di essere interrotte sul campo, perdendo cosí o non raggiungendo gli obiettivi per i quali ci eravamo impegnati, insieme, nei confronti delle comunità e dei partner locali.

Da qualche settimana si è chiusa anche la presentazione delle nuove proposte progettuali, finanziate dal nuovo Bando di iniziative promosse e per minoranze cristiane per oltre 91 Milioni di euro e per il quale abbiamo ricevuto oltre 220 progetti, diversi in ATS.  Un successo anche questo.

Direi che a livello quantitativo l’Agenzia ha ben corrisposto alle aspettative, nonostante alcune questioni di fondo che evoco soltanto ma che sono ben presenti a tutti voi (i concorsi per il rafforzamento dell’organico dell’Agenzia purtroppo ancora in itinere e una sede dell’Agenzia poco funzionale rispetto ai compiti che le sono assegnati).

Le cifre e i risultati quantitativi non bastano, tuttavia, anche perché – come ho spesso evocato con alcuni di voi – la logica dei “bandi”, degli interventi “silos” non basta e, anzi, credo che la nostra futura missione sia quella proprio di superare certe logiche che non agevolano quell’approccio multi-attoriale che spesso viene evocato ma che dobbiamo avere la forza di mettere veramente in atto.

L’AICS sta avviando uno sforzo notevole di rafforzamento della sua natura di hub tecnico del Sistema di cooperazione, di giusto cardine dello stesso, muovendosi verso i tre grandi mondi che compongono il sistema. Quello istituzionale, quello della cooperazione territoriale e quello della società civile, profit e no profit.

Al tempo stesso l’Agenzia sta cercando sempre di più di compiere un salto in avanti per partecipare da protagonista a quei fori di dibattito internazionali dove si disegnano le policy di cooperazione.

In particolare penso al Practioners’ Network che riunisce le agenzie bilaterali europee e in seno al quale stiamo affrontando il tema strategico del rapporto tra Agenzie tecniche e Banche di sviluppo, un fronte su cui dobbiamo sempre maggiormente concentrarci, o l’OCSE DAC, con il quale abbiamo stretto una partnership importante, dalla partecipazione al Development Communication network alla co-presidenza del Community of practice on private finance for sustainable development, il gruppo di lavoro che contribuisce ad elaborare gli standard di impatto per la finanza sostenibile, sulla base degli SDG’s.. Capite tutti quanto questo ci aiuti a rafforzare il nostro disegno sulla promozione di un’azione di cooperazione sempre più di qualità.

In questo anno importante, l’Agenzia è stata pienamente coinvolta, grazia all’ottima collaborazione con la DGCS, nei lavori del G7 e del G20, sotto Presidenza italiana, dove stiamo seguendo il Development working group, attivamente contribuendo alla discussione sulle “intermediary cities” e alla “finanza sostenibile”, in particolare sulle questioni del debito e del “fiscal space” dei Paesi partner.

La nostra dimensione internazionale va crescendo, così come la capacità di intercettare le risorse della cooperazione delegata europea, ormai superiori ai 200 milioni, che ci pongono anche il tema di una presenza più permanente e strutturata di AICS nelle capitali in cui queste politiche sono decise, in particolare Bruxelles e Parigi.

Dal punto di vista delle relazioni istituzionali governative voglio sottolineare gli accordi sottoscritti con l’ICE, con cui lavoreremo per condividere sedi, contatti, missioni e nel processo di inclusione del settore profit, nonchè l’intenso rapporto intessuto con il MITE e con Sogesid, la società in house dello stesso Ministero.

Il progressivo aumento di focalizzazione sui temi ambientali, è testimoniato anche dalla definizione da parte dell’Agenzia, per la prima volta, di una matrice di sostenibilità ambientale che diventerà obbligatoria nel disegno dei nostri futuri progetti di sviluppo.

Lasciatemi anche citare la promozione, da parte di AICS, del tavolo multi-attoriale sulla Educazione alla Cittadinanza Globale per l’elaborazione del Piano nazionale, richiesto anche dalla Peer Review, divenuto parte della Strategia nazionale sulla Sostenibilità, coordinata dal MITE, da declinare poi a livello territoriale.

Non è certo da trascurare poi l’impegno con cui AICS porta avanti un rapporto che vogliamo sempre più sinergico con Cassa Depositi e prestiti, nell’ambito di quel Comitato di coordinamento strategico che insieme abbiamo voluto nella nuova Convenzione trilaterale e che speriamo diventi sempre più il luogo di dialogo reale fra la Banca di Sviluppo del Sistema, il Ministero e l’AICS nel pieno riconoscimento del suo ruolo tecnico che le spetta.

Per passare al rapporto con la cooperazione territoriale, lasciatemi ricordare con soddisfazione l’accoglimento della nostra proposta di rifinanziare il nostro ultimo bando per gli enti territoriali che consentirà di ammettere al finanziamento 12 nuove proposte di progetto che erano inizialmente rimaste escluse dal cofinanziamento solo per carenza di fondi.

Soprattutto, però, sono felice di approfittare dell’occasione per salutare il nuovo coordinamento delle Regioni nel settore della cooperazione, di cui ha preso la guida la Regione Emilia Romagna e di confermare l’entusiasmo con il quale abbiamo accolto la proposta del presidente Enzo Bianco e dell’Anci di promuovere, in autunno, una giornata sulla “cooperazione territoriale”, in cui sancire un protocollo strategico, che noi vediamo aperto a Comuni e Regioni, per il rilancio di questa tradizionale strumento della cooperazione italiana.

Vengo infine al rilancio di un “dialogo per lo sviluppo” che vorremmo coinvolgesse tutti gli attori del sistema a partire da quelli della società civile e delle università.

L’Agenzia crede che un aumento delle risorse del Bilancio dello Stato per la cooperazione, anche in momenti così difficili, sia necessario per aumentare e migliorare il contributo del Paese allo sviluppo internazionale.

Tuttavia la nostra vera sfida va oltre la quantità dell’aiuto, e risiede nel deciso miglioramento della qualità dell’aiuto, della programmazione, della strategia e della partecipazione.

Sono aspetti che vengono incontro alle raccomandazioni della recente Peer review dell’Ocse Dac e che riallineano la nostra cooperazione alle “best practice” internazionali.

In questo quadro voglio sottolineare con forza due iniziative che giudichiamo un vero e proprio punto di svolta per la cooperazione italiana.

Lo sforzo per disegnare, sperimentare e costruire un sistema di “Results Based Management” per la cooperazione italiana vuol dire cambiare il paradigma della nostra azione.

Abbiamo iniziato a testare questo nuovo approccio nell’ultimo bando OsC, condividendo nel tavolo tecnico con la società civile una modulistica nuova, più impegnativa ma più aderente a quello che succede negli altri Paesi, per la valutazione dell’impatto dei progetti e per definire gli indicatori per misurare i risultati.

Si tratta di una prima sperimentazione che richiede a noi tutti responsabilità per adattarsi alle nuove richieste. Una difficoltà che abbiamo tutti nel trovare un equilibrio tra due necessità.

Da una parte quella - chiesta dagli organi di controllo, dal Parlamento, dai cittadini - di assoluta trasparenza nella selezione dei progetti e di attenzione all’effettivo raggiungimento di risultati, di qualità nelle scelte effettuate. Ricordo che da circa un paio di anni è in corso un’indagine conoscitiva della Corte dei Conti sull’Agenzia che ha il suo centro proprio nell’apprezzamento delle misure in atto per salvaguardare l’efficacia dell’aiuto pubblico allo sviluppo.

Dall’altra, l’urgenza di realizzare e di poter andare sul campo per vedere quei progetti realizzati.

Sulla necessità di farsi carico di entrambe queste esigenze, devo richiamare ciascuno alle sue responsabilità, lungo un cammino che abbiamo fatto insieme, in numerose riunioni nei Tavoli di confronto, un percorso giusto, doveroso nei confronti di tutti noi, che deve essere spiegato agli operatori, alle associazioni, che può certamente essere migliorato ma che non possiamo abbandonare alle prime difficoltà.

L’adozione di un RBM (un sistema di valutazione di riferimento dei progetti) per la cooperazione italiana, valido non solo per le iniziative delle OSC ma per tutti i progetti di cooperazione (da quelli bilaterali coi Governi a quelli con le Organizzazioni Internazionali) rimane un obiettivo prioritario per far fare un ulteriore passo al nostro Sistema.

Significherà individuare meglio e insieme nel Documento triennale strategico, i settori su cui puntare, i target di impatto da misurare, rispetto ai quali selezionare i progetti. Significherà, paese per paese, indicare alcuni obiettivi specifici, quelli in cui l’Italia può dare il miglior contributo, e scrivere “Country strategy” condivise con i partner, orientate strettamente a quei risultati individuati nel nostro sistema RBM. Significherà abbandonare progressivamente la logica dei bandi “generici” per progetti promossi e incanalarli verso programmi settoriali finalizzati e obiettivi specifici, maggiormente coerenti con le strategie settoriali e specifiche scelte dalla Cooperazione italiana.

Scelte come e da chi? Vengo qui alla conclusione del mio intervento che dedicherei alla partecipazione o meglio ai percorsi di “progettazione partecipata” che vorremmo disegnare anche in ossequio alle disposizioni recenti che il Governo ha emanato a proposito del nuovo rapporto tra amministrazione pubblica e terzo settore.

Probabilmente si potranno immaginare - accanto al ruolo istituzionale e di rappresentanza generale di questo Consiglio Nazionale - fora, processi e tavoli di confronto che abilitino a un dialogo più serrato e soprattutto tematico, di maggior respiro con gli attori più presenti sul campo (siano università, enti locali, imprese o organizzazioni della società civile) in modo da farli concorrere alle decisioni su priorità di azione, obiettivi comuni da perseguire, modalità più efficaci per costruire partnership di sviluppo.

Avverrà nel rispetto dell’ownership dei Paesi in cui operiamo e nella chiara consapevolezza del ruolo di guida e di ultimo decisore che rimane alle istituzioni pubbliche a partire dal MAECI e dall’Agenzia.

In questo senso, l’importante sperimentazione dei “Cooperation Lab”, portata avanti dall’Agenzia grazie al finanziamento europeo del progetto SviluPpa, sta rappresentando un laboratorio prezioso, ancora in una fase pilota e di sperimentazione, ma che ha coinvolto un numero rilevante di attori e sta lavorando a una metodologia, a un modello per far incontrare, in modo sistematico e scientifico, da un lato i bisogni dei Paesi in cui operiamo e dall’altra le eccellenze, le esperienze e l’offerta di sviluppo e di partnership che il Sistema italiano è in grado di fornire. A partire da questa sperimentazione e utilizzando gli ulteriori strumenti di coinvolgimento, di “Knowledge sharing” e la piattaforma multi-attoriale Sistake che il progetto SviluPpa sta elaborando, entro il 2021 contiamo di avere a disposizioni strumenti di coinvolgimento, “community listening” e valutazione partecipativa veramente innovativi e di certo all’avanguardia nella PA italiana.

Nell’ottica di rafforzare la programmazione della nostra azione e la coerenza dell’azione del sistema stiamo infine mettendo a punto una nostra proposta che ci accingiamo a presentare a DGCS per migliorare il contributo dell’Agenzia al processo di programmazione a livello Paese, in un’ottica che guardi anche alla dimensione regionale, secondo le linee statuite nel documento triennale di programmazione.

Anche in questo ambito, il rafforzamento del dialogo con gli stakeholder, secondo un approccio bottom up e in coerenza con i principi di efficacia dello sviluppo rappresenterà una nuova impostazione, che si rifletterà – è il nostro auspicio - sulle attività condotte dalla sede centrale, anche in relazione ai futuri bandi da lanciare.

Grazie per l’attenzione.