Una storia per ognuno. Aics riporta in Italia da Kabul 300 collaboratori afghani e le loro famiglie

 

Chi lo ha detto che una Istituzione non ha un’anima? Tutta l’Agenzia vive emozioni fortissime all’arrivo da Kabul dei gruppi di suoi collaboratori, colleghi e delle loro famiglie. Persone che per anni hanno lavorato con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo in progetti di salute, a favore delle donne, per lo sviluppo rurale, per costruire ponti, strade. Lavoravano per il loro Paese che, come sempre accade, diventa anche un po’ il nostro. Alcuni hanno raggiunto Kabul da Herat con mezzi di fortuna, la nostra Sofia, incinta, è già al sicuro nelle strutture sanitarie a Roma. 300 persone portate via dall’Afghanistan grazie al lavoro del console Tommaso Claudi, dell’Esercito e della squadra AICS che da Roma ha seguito le operazioni. A Fiumicino sono andati ad accogliere questi uomini e queste donne, con i loro bambini, il nostro vicedirettore Giuseppe Cerasoli e il Direttore di Kabul, Luigi Grandi, insieme al nostro esperto afghano del settore salute, Arif Oryakhail e la nostra communication officer Chiara Aranci. Pubblichiamo queste foto perché parlano di gioia, sollievo e soprattutto di amicizia.

Non dimentichiamo, però, che non è finita, che alcune famiglie ancora sono da rintracciare e che occorre continuare ad evacuare le persone più esposte, che come queste hanno lavorato per associazioni, ONG, Fondazioni italiane o che semplicemente corrono il rischio di perdere la vita.

Noi siamo già al lavoro: dobbiamo capire quali progetti possono continuare, dobbiamo capire come gestire iniziative umanitarie e di emergenza, come assicurare l’accoglienza dei rifugiati e come portare avanti una sede, quella di Kabul, che l’Aics non ha mai chiuso e che continua ad operare da via Contarini.

Queste foto fanno bene anche a noi, fanno bene all’AICS, al suo impegno, a chi vi lavora, a chi ci crede, all’Italia che sente di avere una missione, alle istituzioni che vogliono avere un’anima.