Roma – Nuovo piano UE per gli investimenti, sinergie più strette tra imprese e no-profit in Africa

Il 99 per cento delle imprese industriali italiane hanno ancora difficoltà a proiettarsi verso l'Africa e per questo devono essere "facilitate e accompagnate". Lo ha detto il direttore dell’Agenzia, Laura Frigenti, nel corso della presentazione del “Nuovo piano europeo per gli investimenti esterni – L’iniziativa imprenditoriale in Africa e nel Mediteranneo”. Durante la conferenza, svoltasi alla Farnesina il 16 gennaio, anche alla presenza del vice Ministro agli Affari Esteri Mario Giro, sono state approfondite le possibilità di attrazione degli investimenti privati per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile in Africa e nel Mediterraneo, compresi i paesi fragili, con particolare riferimento al nuovo Piano Europeo per gli Investimenti esterni, al relativo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, all’offerta delle Garanzie a copertura del rischio, all’assistenza tecnica, alla promozione di contesti favorevoli agli investimenti e, più in generale, al sostegno finanziario europeo e nazionale nelle diverse forme (blending).

Nei suoi primi due anni di vita – ha spiegato Frigenti - l'Agenzia "ha adottato in pieno il principio che il settore privato è soggetto di cooperazione, propositore". In realtà il dato che l’Italia è diventato il terzo paese per investimenti in Africa è abbastanza fuorviante. “Vediamo infatti – ha aggiunto il direttore dell’Aics - giganti industriali che fanno grandi investimenti, ma il 99 per cento del nostro tessuto industriale è costituito da imprese piccole e medie che fanno fatica ad avere una proiezione internazionale verso l'Africa e il Mediterraneo e che ora deve essere facilitato e accompagnato". Sulla base di questo dato, gli impegni di Aics "devono essere finalizzati a lanciare un ponte verso il settore privato - spiega Frigenti - per far sì che questo modello di Pmi che tanto ci è invidiato sia attratto a investire e a dare modelli organizzativi di business approach e business development in Paesi dove potrebbero essere più organici".

Il direttore dell'Agenzia ha ricordato che nel 2017 l'Aics ha lanciato un bando per il settore privato raccogliendo 25 proposte di progetti, firmati da imprese grandi, piccole e perfino start up. "Con questo modello pilota stiamo valutando i risultati e nel 2018 manderemo un bando più strutturato - sottolinea Frigenti - Crediamo che il modello industriale italiano abbia una marcia in più ma che deve essere aiutato perchè sia possibile replicarlo nei Paesi dove noi vorremmo fosse replicato". La caratteristica chiave dei progetti da sostenere? "Profit e no profit lavorino insieme -  ha concluso il direttore - per un modello di sviluppo inclusivo".

"Le nostre imprese – ha sottolineato invece il vice ministro Giro - devono posizionarsi in Paesi nuovi sempre di più. Gli investimenti italiani in Africa sono cresciuti in termini percentuali permettendoci in tre anni di salire dal 21° posto all'11° e poi nel 2016 addirittura al 3°, dopo la Cina e gli Emirati Arabi Uniti". Secondo Giro, allora, "è necessario far crollare lo steccato ideologico che in passato separava le Ong e le imprese". Il Piano Ue, per il triennio 2018-2020, dovrebbe mettere a disposizione circa quattro miliardi e 100 milioni di euro in finanziamenti e garanzie.

L'interesse nazionale dell'Italia – ha spiegato Giro - è quindi quello di avere "un grande rapporto con l'Africa". Nel suo intervento il viceministro ha anche sottolineato la necessità di essere "presenti" nel continente, citando in particolare l'apertura di quattro nuove ambasciate nell'ultimo anno: Libia, Guinea Conakry, Niger e Burkina Faso. Per il viceministro l'idea del Piano europeo per gli investimenti in Africa e nel Mediterraneo è "di riuscire a portare investimenti in Africa oltre alla cooperazione in senso stretto".

 

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