Roma, 4 aprile – Il Consiglio dei Ministri ha nominato il nuovo Direttore dell’AICS: il Ministro plenipotenziario Luca Maestripieri

Ieri, 4 aprile 2019, il Consiglio dei Ministri ha deliberato, su proposta del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, il collocamento fuori ruolo del ministro plenipotenziario Luca MAESTRIPIERI presso l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ai fini del conferimento dell’incarico di Direttore dell’Agenzia.

Maestripieri è attualmente Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per le questioni generali e di indirizzo della cooperazione allo sviluppo presso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, dove dal 2012 è stato Coordinatore per le Questioni giuridiche e legislative dei vari uffici e Direttore centrale per gli Affari generali e amministrativi della cooperazione allo sviluppo. In precedenza aveva ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di Console generale a Parigi (2008), Primo consigliere presso la Rappresentanza permanente dell’Onu a New York (2004), Direttore dell’Ufficio Giuridico della Direzione generale del Personale presso il Ministero degli Affari Esteri (2001).

Archeologi dell’Università di Udine sulle tracce di Alessandro Magno, nell’ambito del “Land of Nineveh Archaeological Project”

Roma, 15 aprile 2019 –  Nuove importanti scoperte nel Kurdistan Iracheno, luogo cruciale per la storia nel nord dell’antica Mesopotamia, per decenni inesplorato a causa della complessa situazione politica, meta della missione archeologica dell’Universita di Udine, guidata dal professore Daniele Morandi Bonacossi, nell’ambito del progetto “Land of Nineveh”, sono state presentate in  conferenza stampa - cui sono intervenuti Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Universita di Udine, Ettore Janulardo , Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale , Ahmad A.H. Bamarni Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq in Italia, Alessia Rosolen Assessore Istruzione, Ricerca, Università della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Daniele Morandi Bonacossi , direttore del “Land of Nineveh Archaeological Project”, progetto coordinato dall’Esperto dell’AICS Arch. Rita Gonelli. La missione archeologica, finanziata dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e sostenuta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli, ha portato gli archeologi a una scoperta straordinaria: l’identificazione del sito di Gaugamela con l’attuale Gomel. Le fonti non concordano sul luogo della battaglia, ma, grazie a un mix di storia antica e nuove tecnologie, filologia e GIS, remote sensing e lavoro sul campo, il team diretto dal prof. Morandi Bonacossi ha raccolto evidenze scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui il condottiero macedone trionfa sull’armata persiana. La spedizione archeologica dell’Università di Udine, che coinvolge ogni anno circa 25 specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeo-botanici, palinologi, esperti GIS,…) e diversi studenti, indaga la trasformazione del territorio dal Paleolitico al periodo islamico (da un milione di anni fa ad oggi) grazie ad una concessione di ricerca che copre un’area di 3.000 kmq, una delle piu ampie mai rilasciate in Iraq, che ha consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie alle riprese con droni, a ortofoto, allo studio della ceramica e agli scavi stratigrafici, e stata ricostruita la storia dell’insediamento e della demografia della regione, che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con la più alta densità di siti archeologici (0,7 per chilometro quadrato). Ma le ricerche si sono spinte fino ad arrivare sulle orme di Alessandro Magno e di un evento che segnò la storia e i rapporti tra le civiltà d’oriente e d’occidente: nel 331 a.C., sul campo di battaglia di Gaugamela, le truppe guidate da Alessandro Magno sconfiggono l’esercito del re dei re persiano Dario III; è l’inizio di una nuova era, l’Ellenismo. L’impero di Alessandro Magno si forma e si espande in una regione enorme (che va dalla Macedonia all’Asia centrale e fino alla valle dell’Indo nell’odierno Pakistan), in cui si realizza uno straordinario, fecondissimo momento di incontro culturale tra Oriente e Occidente. «La prova regina è lo studio filologico del toponimo del sito che scaviamo – spiega Morandi Bonacossi - oggi Gomel, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) Gogemal, che a sua volta è una storpiatura del nome greco di Gaugamela. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira Gammagara/Gamgamara, che troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa dell’epoca del re assiro Sennacherib. A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell’arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si sviluppò come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela. Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, “il monte della vittoria”, mentre il secondo rilievo e ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove già i re assiri avevano scolpito i loro volti». Oltre a scavi stratigrafici, sono state utilizzate tecnologie all’avanguardia e fotografie scattate durante operazioni militari e recentemente declassificate dal governo americano: si tratta di immagini aeree e satellitari riprese all’interno di programmi di spionaggio negli anni 60/70, immagini Corona, Hexagon o immagini scattate da aerei spia U-2, che si rivelano di straordinaria utilità perché fotografano il territorio prima dell’era dei grandi cambiamenti e prima che i moderni mezzi di coltivazione con arature profonde e l’espansione urbana di Mosul e Duhok compromettessero i resti archeologici dispersi. Fondamentali per la ricerca anche le nuove strumentazioni, dai droni ad ala fissa ai quadricotteri, che consentono di realizzare modelli tridimensionali e ortofotopiani del territorio e dei siti archeologici a risoluzione altissima. Il progetto e importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la cooperazione internazionale che porta avanti: il Kurdistan, infatti, e una regione dell’Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni, e stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche contribuiscono inoltre al capacity building della regione, cioè alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all’appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geo-archeologia, elaborando anche manuali didattici in curdo, e ha donato un laboratorio di restauro archeologico al Museo Nazionale di Duhok , che, attualmente, e l’unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro. Il Progetto della cooperazione prevede anche la tutela e la valorizzazione del monumentale sistema d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l’acqua a Ninive e irrigare la pianura circostante: una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell’acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l’elaborazione, ad opera dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, di un progetto di parco archeologico e la preparazione di un dossier per il suo inserimento nella tentative list dell’UNESCO al fine di portarlo all’attenzione internazionale.

 

 

 

Prima riunione del comitato tecnico – scientifico del Programma “Il Partenariato della Conoscenza”

Il 15 aprile si è svolta presso la sede fiorentina dell’Agenzia la prima riunione del comitato tecnico – scientifico del Programma “Il Partenariato della Conoscenza”.

Un momento importante che ha visto la partecipazione di 17 università, riunite per affrontare in maniera coordinata l’inizio del prossimo anno accademico, dove si prevede l’arrivo di circa 100 studenti, provenienti da Senegal, Niger, Etiopia, Afghanistan, Sudan, Bolivia, Palestina, Mozambico, Tunisia, Kenya, Cuba, Giordania, El Salvador e Libano, che beneficeranno delle borse di studio finanziate dall’Agenzia.
L’offerta formativa, un totale di 71 borse di laurea magistrale e 27 di dottorato, è articolata su quattro piattaforme: 1) Sviluppo rurale e gestione del territorio, 2) Sanità e Water Sanitation and good Hygiene, 3) Energia Sostenibile, ambiente e innovazione industriale, 4) patrimonio culturale e turismo sostenibile. Per ogni piattaforma l’offerta didattica si declina in singoli corsi di laurea offerti in lingua inglese da differenti università.

La selezione degli studenti delle lauree magistrali si sta concludendo in questi giorni e quindi a breve sarà definitiva la lista dei candidati selezionati che inizieranno il loro percorso di studio a fine settembre. Per le borse di dottorato è ancora aperta la possibilità di fare domanda, che terminerà il 20 maggio.

Oltre a creare opportunità di alta formazione e di ricerca, il Partenariato della Conoscenza ha l’obbiettivo di fornire all’AICS uno strumento per rafforzare il dialogo con il sistema universitario italiano e per riflettere in maniera coordinata e durevole sulle politiche e le azioni di sviluppo più efficaci in funzione dell’Agenda 2030.
L’incontro di ieri è stato sicuramente un punto d’inizio di questo percorso, una grande scommessa verso il futuro investendo su un bene prezioso: il capitale umano. La forte convinzione che la conoscenza possa davvero essere promotrice dello sviluppo.

La Cooperazione italiana sostiene il programma “Minimum Service Package” in Yemen attraverso l’azione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Continua l’emergenza umanitaria in Yemen anche alle luce delle ultime vicende di cronaca. Una situazione talmente tragica che, durante la terza Conferenza dei Donatori sullo Yemen tenutasi a Ginevra il 26 febbraio scorso, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres ha definito la crisi umanitaria in Yemen come la più grave al mondo, con la più alta percentuale di minori tra le vittime.

A cinque anni dall'inizio del conflitto, infatti, su 24 milioni di persone bisognose di urgente assistenza umanitaria, 20 milioni versano in stato di insicurezza alimentare (2 milioni in più rispetto allo scorso anno). A questi si aggiungono circa 10 milioni di persone a rischio di totale indigenza e carestia. Nella maggior parte del territorio si registrano condizioni igienico-sanitarie ad elevato rischio per la popolazione; acuite dalla carenza di strutture medico sanitarie e di approvvigionamento idrico; nelle ultime due settimane 1000 bambini al giorno sono risultati contagiati dal colera.

In questo tragico scenario, la Cooperazione Italiana interviene a favore della popolazione più vulnerabile dello Yemen finanziando 2 milioni di euro all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la prestazione di terapie intensive e cure salva vita a 605.000 persone attraverso la fornitura di quanto previsto nel Minimum Service Package (MSP), ossia un'iniziativa finalizzata a rendere l'assistenza sanitaria nazionale più accessibile alla popolazione yemenita.

Essa definisce l'insieme di servizi indispensabili che dovrebbero essere presenti a tutti i livelli dell'assistenza sanitaria (dall’assistenza primaria a quella terziaria) per affrontare i principali bisogni della popolazione. L'intervento include la fornitura di farmaci essenziali sia per le malattie non trasmissibili sia per quelle trasmissibili, così come le cure d'emergenza (ad esempio l'assistenza ostetrica di emergenza). Grazie al contributo italiano si sosterrà l’adozione del MSP nei tre Governatorati di Al Hudaydah, Amanat Al-Asimah e Hajjah nella parte nord occidentale dello Yemen.

 

Video   WHO supported Health Facility under the framework of the Minimum Service Package

 

Giornate di Primavera del FAI, 2630 visitatori nella sede fiorentina dell’Agenzia

Grande successo delle Giornate FAI a Firenze, in 14 mila nelle 7 meraviglie aperte al pubblico. Lo Stadio comunale Franchi è il primo. A seguire, nella classifica di gradimento ed affluenza registrata, il complesso San Firenze e Museo Zeffirelli con 3130 visitatori. In 2630 hanno preferito varcare le porte dell'elegante e moderno edificio della nostra sede fiorentina.

Entrare in questo luogo, come molti hanno manifestato,  significa immergersi in una bella quanto rara architettura fiorentina del Novecento; scoprire una preziosa collezione botanica; conoscere la storia e l'evoluzione di un'istituzione che ha rappresentato, per oltre un secolo, un ponte per l'"Oltremare", la strepitosa  fototeca e il museo agrario tropicale con la raccolta di attrezzi e strumenti provenienti da vari paesi.

Una bella occasione per frequentare questi bellissimi spazi, luoghi legati ad una identità fortemente sentita dai fiorentini e dalle fiorentine.

Spot nazionale di promozione delle Giornate FAI 2019: spiccano le immagini della Fototeca della sede fiorentina dell'Agenzia

Depliant Giornate del FAI - sabato 23 e domenica 24 Marzo 2019 - Luoghi aperti a cura di Delegazione FAI Firenze

Giornate Fai, Sky TG24, 22 marzo 2019

1st WASAG International Forum su “Water Scarcity in Agriculture”

Dal 19 al 22 Marzo 2019 si terrà a Praia, Capo Verde, il  WASAG International Forum su “Water Scarcity in Agriculture, organizzato congiuntamente da FAO, Governo locale e MiPAAFT - Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Il Forum rappresenta un evento di grande rilievo a livello locale ed internazionale per affrontare un tema, quello della scarsità di risorse idriche in agricoltura, molto attuale per il contesto capoverdiano. L'iniziativa WASAG- WAter Scarcity in AGriculture - coordinata dalla FAO, con particolare riferimento alla Land & Water Division, e a cui hanno già aderito, ad oggi, più di 50 partner internazionali, è finalizzata a promuovere l'attuazione di politiche volte a migliorare l'uso dell'acqua, con l'obiettivo di affrontare la carenza idrica in agricoltura e adattare i sistemi agricoli a condizioni di limitazione.

Il MiPAAFT e, in particolare la sua Direzione Generale dello Sviluppo Rurale,  è il focal point italiano dell'iniziativa, avendo anche il ruolo di componente dello Steering Committee WASAG. Il MiPAAFT, su impulso della Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Agenzie ONU di Roma, ha ritenuto opportuno creare un “Italian Coordination Group”,  a cui partecipa AICS, CNR, CREA, ISPRA e  CIHEAM, che possa fornire il proprio contributo all'iniziativa.

AICS è stata chiamata a fornire il proprio contributo sia nell’ambito del coordinamento, sia all’interno del Working Group sulla tematica “Water and Migration”. Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, nel corso del 2018, è stato svolto un lavoro di ricognizione degli interventi sulla tematica. Successivamente, facendo riferimento alle segnalazioni pervenute dalle Sedi AICS e sulla base di considerazioni di carattere tecnico-agronomico, climatico e sociale, si è cercato di razionalizzare il contributo dell'Agenzia in quei Paesi ed aree geografiche dove WASAG, con la valorizzazione delle  iniziative AICS in essere ma anche di quelle nuove previste dalla programmazione, potrebbe avere un maggiore impatto.

All’evento è prevista la partecipazione di una delegazione AICS Ufficio VI - Sviluppo Rurale e Sicurezza Alimentare- che prenderà parte ad alcune Technical Sessions del Forum, con particolare riferimento a quelle su “Water and Migration” e “Sustainable Agricultre Water Use”.

WASAG, International Forum - Flyer

Photo credit: Laura Salvinelli

Photo credit: Mirko Abbondanza

Kenya – #Threeyearschallenge: chiusura del progetto di assistenza familiare e comunitaria

Nairobi, Kenya – mercoledì 27 Febbraio 2019 presso il Koinonia Mother House Rescue Centre nel quartiere di Riruta, si è tenuto l’incontro conclusivo del progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo “Programma integrato di assistenza familiare e comunitaria a tutela dei diritti di protezione, istruzione e partecipazione delle bambine e dei bambini vulnerabili delle aree suburbane di Nairobi di Kibera e Riruta” (AID 10602), implementato dall’Associazione Amani Onlus insieme alla controparte locale Koinonia Community.

La giornata è iniziata con una mostra fotografica che ha illustrato i risultati principali di questi tre anni di attività progettuale. Grazie al supporto dell’Agenzia e all’impegno delle organizzazioni coinvolte, questo progetto è stato in grado di raggiungere 203 bambini (63 bambine e 140 bambini) e far intraprendere loro un articolato percorso di riabilitazione che spazia dal supporto psicologico, individuale e di gruppo, all’educazione informale e al rafforzamento di competenze relazionali e sociali. Per cercare di affrontare alla radice queste situazioni di forte disagio ed emarginazione sociale, il progetto ha lavorato non solo con i minori, ma anche a stretto contatto con le famiglie. In particolare, sono state supportate 155 nuclei familiari attraverso sessioni di terapia, formazione professionale ed empowerment economico. Tale supporto ha reso possibile la reintegrazione di 142 minori. Infine, grazie al progetto sono stati formati 120 giovani in situazione di particolare vulnerabilità.

All’evento hanno partecipato diversi beneficiari: una trentina di bambini che, durante questi ultimi tre anni, hanno intrapreso il percorso di riabilitazione presso il Mother House Rescue Centre a Riruta o presso il centro di Ndugu Mdogo a Kibera, altri minori delle case di accoglienza Amani/Koinonia di Tone la maji, Casa di Anita, Kivuli Centre; alcuni genitori che durante il progetto sono stati coinvolti in seminari, incontri e corsi di formazioni professionale; giovani vulnerabili, anch’essi beneficiari di corsi di formazione professionale e, infine, insegnanti di alcune scuole della zona con cui il progetto ha collaborato. Erano inoltre presenti un rappresentante della sede AICS di Nairobi e due rappresentanti istituzionali della Contea di Nairobi che si sono congratulati con le organizzazioni per i risultati raggiunti. La giornata è proseguita con danze, canti, rappresentazioni teatrali e acrobatiche. Un vero e proprio giorno di festa e scambio.

Bolivia – Turismo comunitario per lo sviluppo locale con il progetto INCAmino

LA PAZ – Si è concluso venerdì scorso, 22 febbraio il workshop “Pianificazione strategica e partecipativa del turismo comunitario”, promosso dall’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) nell’ambito del progetto “INCAmino - Sviluppo Economico delle comunità rurali dell'area di influenza del Cammino Inca (Qhapaq Ñan, Bolivia) attraverso la valorizzazione e l’uso sostenibile del patrimonio naturale e culturale e l’applicazione di nuove tecnologie nel settore del turismo comunitario”. L’iniziativa, finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con un contributo di 1,5 milioni di euro e realizzato da ICEI in consorzio con Progettomondo MLAL e le reti boliviane TUSOCO (Turismo Solidale Comunitario) e OEPAIC (Organizzazioni economiche di produttori e produttrici con identità culturale), è diretta a promuovere il turismo rurale e culturale in 11 comunità dell’altopiano boliviano,  attraverso azioni dirette al miglioramento dell’economia delle comunità grazie agli introiti generati dalle attività turistiche.

L’incontro, organizzato in collaborazione con il Viceministero di Turismo della Bolivia, ha previsto tre giornate di lavoro, focalizzate sull’analisi delle esperienze di gestione del turismo comunitario sviluppate nel Paese e la programmazione delle attività turistiche secondo una logica partecipata. Il workshop si è svolto a La Paz, con la partecipazione di 11 Imprese Turistiche Comunitarie (ITC) e dei rappresentanti di altrettante amministrazioni comunali, principali attori del progetto sostenuto dalla cooperazione italiana.

I lavori si sono chiusi con un evento al quale hanno preso parte il Viceministro di Turismo Ricardo Cox Aranibar, la Dott.ssa Serena Bernandini della Sede AICS di La Paz, oltre ai rappresentanti di ICEI e ProgettoMondo MLAL assieme ai partner locali impegnati nell’esecuzione dell’iniziativa. Nell’occasione erano presenti anche i responsabili di un altro importante progetto sostenuto dall’Italia nel settore del turismo e patrimonio culturale, il Programma ‘Qhapaq Ñan’, intervento realizzato da UNDP-Bolivia con il quale il progetto INCAmino ha attivato una collaborazione diretta al rafforzamento delle ITC del Paese. Il workshop ha permesso di realizzare una profonda riflessione sullo stato dell’arte del modello di gestione del turismo comunitario in Bolivia, prendendo in considerazione la visione del governo boliviano, l’approccio della Rete TUSOCO (che raggruppa più di 22 ITC nel Paese e che da 18 anni appoggia e collabora al loro sviluppo) e l’idea di sviluppo turistico proposta dalle comunità coinvolte nel progetto. Durante le tre giornate, il personale di INCAmino ha presentato e discusso con i partecipanti le attività previste, coinvolgendoli nel processo di definizione delle modalità di realizzazione delle iniziative stesse. L’obiettivo principale era quello di delineare le tempistiche e organizzare un calendario comune atto a garantire alle comunità la possibilità di portare avanti le azioni previste nell’ambito del progetto senza interferire con le attività produttive, principalmente agricole (produzione di quinoa, patate, fave e grani alto-andini) e di allevamento (camelidi, ovini e bovini). Con l’attiva partecipazione delle amministrazioni locali sono quindi stati presentati e discussi regolamenti, normative e leggi afferenti il ruolo dei comuni quali enti di coordinamento e punti di riferimento sul territorio in materia di politiche per la valorizzazione e protezione del patrimonio culturale e naturale in chiave turistica. Anche in questa situazione, le attività riguardanti le amministrazioni locali sono state programmate grazie al coinvolgimento diretto e con la piena partecipazione delle amministrazioni partner del progetto.

Nel corso dell’ultima giornata si sono uniti al seminario gli esponenti di altre ITC che operano sul territorio boliviano (per un totale di circa 120 partecipanti), i quali hanno collaborato alla realizzazione di un’indagine conoscitiva dei bisogni delle ITC allo scopo di identificare elementi utili alla definizione del nuovo Regolamento di Turismo Comunitario previsto dalla Legge di Turismo approvata nel 2012. Il workshop, realizzato grazie ad un importante sforzo in termini di organizzazione e logistica, in stretto coordinamento con il Ministero di Cultura e Turismo e con gli attori principali di INCAmino, ha così posto le basi per l’avvio delle attività sul territorio, creando le condizioni necessarie a garantire la partecipazione attiva e informata della popolazione, delle amministrazioni locali e del partner nazionale di riferimento, definendo in maniera puntuale gli impegni e le responsabilità per i prossimi due anni e mezzo di lavoro.

 

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Colombia – Legalità, inclusione e convivenza sul territorio con la FAO

Bogotà – Il 19 marzo scorso, presso il Centro di Informazione delle Nazioni Unite (CINU), si è tenuto il lancio del progetto “Legalità, inclusione e convivenza nella nostra terra – Verso la gestione responsabile della terra e la risoluzione dei conflitti”, che sarà realizzato dalla FAO, grazie al finanziamento della Cooperazione italiana attraverso il sistema di contribuzione volontaria, in collaborazione con l’Agenzia Nazionale di Terre colombiana (ANT) e l’entità Parchi Nazionali Naturali della Colombia (PNN).

L’iniziativa, che dispone di un budget di circa 1.000.000 di euro, si propone di contribuire all’avvio delle Direttrici Volontarie della Governance della Terra, la pesca e i boschi (DVGT), favorire la legalità dei diritti di proprietà della terra e promuovere l’inclusione sociale e la convivenza nelle zone rurali in Colombia.  Gli alti livelli d’informalità legati alla proprietà della terra, infatti, impediscono alla popolazione rurale di superare la povertà e ostacolano l’accesso a beni e servizi pubblici, incrementando i conflitti tra istituzioni, settore privato e comunità rurali ed etniche sul territorio.  La grande sfida del progetto è per tanto costituita dal rafforzamento dei territori e le sue istituzioni, per consentire un accesso più rapido ai processi di formalizzazione della terra, e dal potenziamento delle capacità della società civile, per agevolare l’utilizzo di metodi innovativi a livello locale che contribuiscano a una migliore convivenza tra gli attori nei territori.  All’evento ha partecipato il Consigliere dell’Ambasciata di Italia a Bogotá, Cesare Bieller, la Rappresentante Regionale Aggiunta della FAO per l’America Latina e i Caraibi e Rappresentante della FAO in Cile, Eve Crowley, il Rappresentante di FAO in Colombia, Alan Bojanic H., la Direttrice della ANT, Myriam Martínez, e la Vice-Direttrice di PNN, Julia Miranda Lodoño.

 

 

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Conference: “Relief in protracted crises: the Syria case”

Bruxelles, 21 febbraio – presso The European Commission's Directorate-General for International cooperation and Development (DG DEVCO).

In occasione della Conferenza "Relief in protracted crises: the Syria case" coordinata da DG DEVCO, il CIHEAM di Bari presenta il progetto “Agriculture and Livestock Support for the Syrian People”, finanziato dalla Cooperazione Italiana e quella Inglese, DFID, per un importo di 5.5 mil Euro complessivi) nel Nord della Siria (Governatorati di Aleppo, Al Hassakeh e Idleb) e nel Sud (Governatorato di Daara).
All’evento di Bruxelles partecipano, tra gli altri, i Funzionari del DG DEVCO Maria Emanuela CABRAL, Head of Unit B2, Fragility and Resilience, Stefano SIGNORE, Head of Unit B3, Migration and Employment, Hans STAUSBOLL, Head of Unit D2 (for the EU Trust Fund) e PIETRELLI Marzia, Acting Head of Unit E3 (RESPA) e inoltre rappresentanti del Directorate-General for Neighbourhood and Enlargement Negotiations (DG NEAR) e del European Community Humanitarian Aid Office (DG ECHO), della Commissione Europea.

Il Programma “Agriculture and Livestock Support for the Syrian People”, in linea con gli impegni presi dall’Italia nell’ambito della Conferenza di Londra (febbraio 2016) e di Bruxelles (aprile 2017 e 2018), dove la cooperazione italiana ha previsto interventi per complessivi 400 milioni di dollari per il triennio 2016-2018, destinati sia ad attività d’emergenza che ad interventi di resilienza e rilancio economico-sociale in Siria e nei Paesi della regione, è stato realizzato in partenariato con i tecnici e le amministrazioni locali siriane delle aree coinvolte. Nell’ambito dell’iniziativa è stato costituito un fondo rotativo che ha permesso alle associazioni di tecnici create dal progetto di distribuire sementi, fertilizzanti e vaccini a beneficiari individuati nelle summenzionate aree del Nord della Siria, i quali ripagano parte dei costi degli input e dei servizi (70%-80%) al CIHEAM per ricostituire il fondo.
Lo stesso programma ha concretamente supportato ed avviato 3 associazioni di donne per attività generatrici di reddito, delle quali 2 sono già completamente autonome e con bilancio economico positivo (vi lavorano circa 30 donne); ha inoltre supportato la creazione di 2 associazioni di tecnici attualmente funzionanti.
Il CIHEAM ha introdotto, per la realizzazione delle attività del progetto, innovazioni importanti nello scenario siriano, già presentate nell’ambito di un Workshop tecnico tenutosi ad Amman a settembre scorso, nonché in occasione dell’incontro pre-Med di novembre 2018, che riguardano il Revolving Fund/ Cost Recovery Mechanism utilizzato per la distribuzione dei servizi; lo sviluppo delle attività generatrici di reddito per le associazioni di donne e un'assistenza tecnica da remoto a sostegno delle comunità rurali.
Il Programma ha assunto una notevole importanza a livello internazionale soprattutto per la capacità che ha dimostrato di coinvolgere attivamente i tecnici e le amministrazioni locali, contribuendo quindi a garantire la sostenibilità delle azioni. In un tempo in cui è chiara l’impossibilità della comunità internazionale di far fronte alle crisi attraverso la mera azione umanitaria, è fondamentale infatti mettere in campo tutte le risorse disponibili per rafforzare la resilienza delle popolazioni che vivono in aree soggette a catastrofi (naturali e non) e intervenire per potenziare la risposta dei sistemi locali a fronte alle emergenze e creare i presupposti per il “Linking relief to Rehabilitation and Development”.