Roma – Il dividendo demografico africano è un’opportunità, attori della cooperazione a confronto

Roma - Mercoledi 23 maggio, presso la sala Aldo Moro della Farnesina, si è svolto il seminario internazionale "Migrazione e Dividendo Demografico: mobilità dell’Africa Sub-Sahariana” organizzato dal Ministero degli affari esteri e dal fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (UNFPA), con il sostegno dell'Agenzia e la collaborazione dell'Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (AIDOS).

Al seminario hanno partecipato esperti italiani e internazionali che hanno illustrato dati, tendenze e politiche socio-economiche sulle sfide e le opportunità del dividendo demografico nell'Africa subsahariana e sul nesso con le dinamiche migratorie. L’evento è stato aperto dal Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo Giorgio Marrapodi: “L’obiettivo è sbloccare il potenziale socio-economico della più grande percentuale di popolazione giovanile mai esistita prima d’ora nella storia. Diventa un imperativo concentrare la nostra azione, le nostre risorse e il nostro impegno nel mettere questi giovani nelle condizioni di poter esprimere pienamente il loro potenziale umano, sociale ed economico, a beneficio loro e delle loro comunità”.

Nel suo intervento Emilio Ciarlo, responsabile comunicazione dell'AICS, ha fatto riferimento agli obiettivi dell'Agenda 2030 in Africa: "Per raggiungere gli SDGs occorrono cospicui investimenti nel settore della salute e in quello dell’educazione, aree importantissime che consentono ai Paesi in transizione demografica di cogliere a pieno le opportunità offerte dal cosidetto 'dividendo demografico'. La Cooperazione italiana continuerà a sostenere finanziariamente il lavoro delle agenzie internazionali in questi settori. Tuttavia - ha proseguito Ciarlo - la nostra cooperazione ha una taglia media e per rendere più efficace il nostro contributo dobbiamo concentrarci nei settori in cui possiamo effettivamente portare un valore aggiunto. Lo facciamo su temi come la lotta alle malattie non trasmissibili, con il nostro impegno sulla sanità di base e sulla disabilità. Un settore nel quale potremmo assumere una più marcata leadership è quello della raccolta e analisi dei dati statistici, presupposto per disegnare correttamente qualsiasi politica. Con poco più di 300 milioni di euro l’anno daremmo un contributo decisivo per aiutare i Paesi partner in questo settore, una spinta decisiva verso quella data revolution di cui si parla nell’Agenda 2030 e che ha un costo tutto sommato modesto: 340 milioni sono pari al valore di due calciatori come Messi e Neymar!"

E' stato inoltre sottolineato lo sforzo dell’Agenzia nel qualificare le iniziative di cooperazione rispetto alla creazione di posti di lavoro, dal momento che le economie africane soffrono di una “crescita del PIL senza lavoro” - come sottolinea l’ultimo outlook della Banca Africana di sviluppo – in particolare nell'ambito dello sviluppo rurale e nell’agroindustria, settori in cui si esprime una forte vocazione italiana.

"Vista l’altissima percentuale di giovani presenti nella regione – ha affermato Arthur Erken, direttore della Comunicazione e Partenariato Strategico di UNFPA - la maggior parte dei Paesi dell'Africa subsahariana è pronta a valorizzare il proprio dividendo demografico. Ma per fare questo, i giovani africani hanno bisogno di decidere in merito alle proprie politiche di riproduzione. Negli ultimi quattro anni - ha aggiunto Erken - i programmi di UNFPA hanno aiutato oltre 17 milioni adolescenti ad avere accesso ai servizi sanitari sessuali e riproduttivi."

L’inviata Speciale ONU Jayathma Wickramanayake ha concluso che “i giovani di oggi rappresentano la generazione più in movimento della storia, costantemente alla ricerca di posti di lavoro e opportunità che travalicano i confini nazionali. Occorre dare un più forte e convinto riconoscimento al ruolo importante che i giovani giocano nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, e ai loro contributi positivi sia per le comunità di origine che per quelle ospitanti."

Con una popolazione di circa 1,2 miliardi, si stima che la popolazione africana raggiungerà quota 1,7 miliardi nel 2030 e 3 miliardi nel 2063. Il seminario ha evidenziato la necessità di un approccio integrato, multisettoriale e multipartner, per agire sulle cause profonde delle migrazioni forzate e sulle sfide interconnesse, affinchè la regione dell'Africa sub-sahariana trasformi davvero la sfida del dividendo demografico in una opportunità.

 

Roma – Parità di genere, una sfida globale, l’Agenzia porta in piazza la campagna europea

Venerdì 25 maggio la città di Roma ha accolto l’evento della Commissione Europea #HerWorldOurWorld in contemporanea con altre sette città europee.

L’evento italiano ha avuto luogo in piazza del Popolo, dalle 9.00 alle 18.00, organizzato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Testimonial dell’iniziativa è stata Tiziana Ferrario, giornalista Rai, conduttrice e inviata di politica estera.

All’interno dello stand AICS è stato possibile coinvolgere il pubblico in un divertente esperimento in sella alle cyclette. L’obiettivo è stato quello di mostrare che il percorso della vita delle donne è ancora troppo spesso in salita, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma non solo. Perché promuovere i diritti delle donne è responsabilità di tutti, ovunque.

Nel corso della mattinata è stata trasmessa una diretta Facebook da piazza del Popolo.

E' possibile sostenere la campagna #HerWorldOurWorld condividendo i vostri selfie. Grazie a tutti per la numerosa partecipazione... e che non rimanga l'esperienza di un giorno!

 

 

Sudan – Riabilitazione di unità ospedaliere e formazione, si consolida l’impegno nel settore sanitario

Khartoum - Si è svolta il 6 maggio scorso, presso la sede dell’Ospedale Universitario di Ostetricia di Port Sudan, la cerimonia di inaugurazione delle unità di terapia semi intensiva e di nutrizione che sono state riabilitate attraverso un intervento dell'organizzazione AISPO e dell’università di Sassari, in collaborazione con il Ministero sudanese della Salute, con il finanziamento dell'Agenzia. Le azioni di riabilitazione, che hanno rafforzato le capacità operative del più grande ospedale dello stato del Red Sea, sono state effettuate nell’ambito del progetto “Sostegno al Teaching Obstetric Hospital di Port Sudan per fronteggiare la malnutrizione delle donne in stato di gravidanza, delle giovani mamme di bambini sotto i cinque anni e dei loro figli.”

L'iniziativa – della durata di 9 mesi per un ammontare di 350mila euro - ha offerto un percorso di formazione sui temi della nutrizione, del metodo KAP - Knowledge Attitude and Practice, e delle attrezzature per la terapia semi-intensiva coinvolgendo 65 operatori sanitari locali tra ginecologi, infermieri e ostetriche. L'intervento ha visto anche la riabilitazione di due spazi per il ricovero delle pazienti con problemi nutrizionali, che ha permesso un aumento dei posti letto, e il miglioramento di due locali per la terapia semi-intensiva con area filtro, stazione infermieristica di controllo, verande e fognature che garantiranno la riduzione del rischio di infezioni. Sono state inoltre rafforzate le disponibilità di farmaci e presidi terapeutici di prevenzione e cura quali ferro e acido folico, vitamine A e D, K, iodio. Nel suo complesso, il programma ha raggiunto oltre 12mila beneficiari tra donne in stato di gravidanza e neomamme e i loro bambini sotto ai 5 anni di età.

In parallelo all'inaugurazione si è svolta la cerimonia di consegna dei certificati a 20 insegnati dell'Accademia delle Scienze mediche che hanno partecipato ad un corso di formazione IT organizzato da AISPO e università di Sassari e finanziato da AICS, volto a potenziare le capacità attraverso le tecnologie informatiche.

L'intervento di Port Sudan si inserisce nel quadro del più ambio programma di emergenza di AICS 2017-2018 che punta a migliorare le condizioni di vita della popolazione degli stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, con particolare attenzione a profughi e migranti. Allo stesso tempo, l’iniziativa si colloca all’interno dell' Humanitarian Response Plan di UN-OCHA che identifica il quadro generale dei bisogni e delinea le strategie operative a partire da questi elementi: 5,5 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza umanitaria; 3,8 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza alimentare; 1,2 milioni di persone sono rifugiati; 3,3 milioni di persone sono sfollati interni (IDP).

Il programma AICS di emergenza si concentra sulla riduzione dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione delle donne in gravidanza e delle giovani madri attraverso l’implementazione di attività come la formazione del personale sanitario nelle tematiche della prevenzione e del trattamento della malnutrizione; la creazione all’interno delle comunità di focal point e gruppi di sostegno alle madri; la fornitura di farmaci, presidi terapeutici, materiali di laboratorio ed equipaggiamenti sanitari; il sostegno ai servizi che consentono l'accesso all'acqua potabile.

In Sudan l’Agenzia è tra i maggiori donatori nel settore sanitario: nel 2017 il 60% dei finanziamenti hanno riguardato la sanità. Gli interventi nel settore sanitario, in forma bilaterale e multilaterale, approvati e in corso, ammontano a circa 43 milioni di euro.

Guidance book - Nutrition in pregnancy, 2018

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Tunisia – Mediatori culturali e operatori sociali per creare opportunità e alternative alla migrazione

Tunisi - Nell'ambito del progetto “PINSEC - Giovani, donne e migranti: percorsi di inclusione sociale ed economica in Tunisia”, finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il 2 maggio scorso il Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo e l'Unione Tunisina di Solidarietà Sociale hanno aperto i lavori dei primi due corsi di formazione.

Il primo mira alla formazione di operatori e mediatori linguistici interculturali; il secondo invece ha come obiettivo la formazione di animatori tra gli operatori sociali delle organizzazioni della società civile.

Lo scopo dei seminari di mediazione linguistica e interculturale è quello di aggiornare le competenze delle istituzioni e delle associazioni tunisine che si occupano di migrazione, facilitare l’inserimento dei migranti e dei migranti di ritorno nel tessuto sociale tunisino, rafforzare la rete tra le associazioni della società civile tunisina che si occupano di assistenza ai migranti e assistere i mediatori attraverso un percorso di accompagnamento, formazione e orientamento.

Ai corsi di formazione prenderanno parte organismi come l'Osservatorio nazionale sulla migrazione, l'Osservatorio nazionale della gioventù, l'Ufficio nazionale per l'occupazione e il lavoro indipendente e l'Ufficio tunisini all'estero. Inoltre saranno coinvolti nelle attività alcuni organismi internazionali tra cui l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCR) e l'Ufficio Francese per l'Immigrazione e l'Integrazione (OFII), insieme a organizzazioni internazionali come Terre d'Asile.

Il corso sarà guidato da esperti internazionali provenienti da Marocco, Italia, Iraq ed Egitto. In questo modo i partecipanti avranno l’occasione di venire a contatto con esperienze lavorative accumulate in diversi contesti e arricchire così il loro percorso formativo.

Il progetto PINSEC, frutto della collaborazione tra CIES e Agenzia - che lo ha finanziato con un contributo di circa un milione di euro - è stato ufficialmente inaugurato lo scorso febbraio e avrà una durata prevista di tre anni. L’iniziativa si pone degli obiettivi molto precisi: aiutare 200 ragazze e ragazzi tunisini e 100 migranti a trovare un lavoro, migliorare le competenze professionali di 30 operatori delle organizzazioni della società civile e di 10 dipendenti delle istituzioni locali che si occupano di migrazione e, infine, creare un centro, o hub, per fornire servizi di accoglienza, integrazione, inserimento professionale e mediazione linguistico-culturale.

Per l’Agenzia questo progetto riveste un’importanza particolare poiché non solo sarà complementare alle precedenti azioni intraprese nel settore dello sviluppo economico, ma toccherà la tematica della migrazione, entrata a far parte delle priorità della Cooperazione italiana in Tunisia con la firma del “Memorandum d’intesa per la cooperazione allo sviluppo tra il Governo italiano e il Governo tunisino per il periodo 2017-2020” firmato il 9 febbraio 2017.

Il progetto si inscrive dunque all’interno della più ampia strategia portata avanti dal governo italiano in accordo con il governo tunisino che mira al miglioramento delle condizioni socio-economiche del contesto tunisino per contenere la migrazione causata dalla povertà e dare la possibilità ai migranti di ritorno di contribuire allo sviluppo della Tunisia, generando investimenti e ricchezza nel lungo periodo.

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Tunisia – Cibo buono per il corpo e per la mente, la qualità della scuola passa anche dall’alimentazione

Tunisi - "Mangio a scuola con i miei compagni quello che coltiviamo nell’orto scolastico... e mi piace!" dice Fatma, una bimba di dieci anni che vive nel villaggio di Djeradou, nel governatorato di Zaghouan in Tunisia, un piccolo villaggio arroccato sulla cima di una collina dal quale è possibile scorgere in lontananza la città di Hammamet e il mare Mediterraneo. Sua madre e sua sorella di quindici anni hanno anche loro frequentato la scuola elementare diretta dal signor Miled, conosciuto e rispettato in tutta la regione. Anni fa è stato egli stesso uno scolaro nel medesimo istituto, poi ha fatto l’insegnante per vent'anni e ora è direttore da dieci. È molto attaccato alla sua scuola: "Mio padre e mio nonno hanno studiato qui prima di me".

Creata nel 1937 in un villaggio di contadini e pastori a meno di due ore di auto da Tunisi, la scuola elementare è diventata l'orgoglio del paese. L’attività nella scuola non si esaurisce tra i banchi delle classi, ma viene completata con il lavoro costante dei bambini per coltivare l’orto scolastico. La scuola è infatti dotata di un terreno coltivabile nel quale è stata recentemente installata una serra grazie al sostegno del Programma Alimentare Mondiale e dell'AICS.

L’istituto è stato scelto come scuola pilota del programma di alimentazione nelle scuole finanziato dall’Agenzia con un contributo a dono di 2,5 milioni di euro in tre anni e gestito dal Programma Alimentare Mondiale in Tunisia. L’iniziativa ha come beneficiari diretti circa 7000 bambini in 46 scuole tunisine e, in particolare, permetterà la realizzazione di servizi di preparazione e distribuzione di pasti scolastici per 20 scuole in due governatorati tunisini, Zaghouan e Beja.

Questo programma rientra all’interno delle iniziative della Cooperazione italiana a sostegno al sistema dell’istruzione pubblica, in particolare delle scuole elementari, previste dal memorandum d’intesa firmato nel febbraio 2017 tra il governo italiano e il governo tunisino. La strategia condivisa dai governi mira alla lotta contro l’abbandono e l’insuccesso scolastico in Tunisia garantendo un’educazione di qualità e il miglioramento del programma nazionale di alimentazione scolastica che si basa su una strategia volta ad assicurare la sostenibilità delle mense, con un legame verso la produzione agro-alimentare locale.

"Nella mensa mangiamo le nostre verdure e cuciniamo con il nostro olio d'oliva, è delizioso! Così impariamo a rispettare l'ambiente, a piantare e a coltivare." Fatma mostra con orgoglio le enormi zucche che i bambini hanno coltivato e di cui si cibano durante i pasti. Il menù viene stabilito dal direttore con la cuoca e responsabile della mensa per garantire la varietà e l’apporto nutrizionale dei pasti. Inoltre, la mensa della scuola di Djeradou compra altri prodotti da piccoli produttori locali per compensare il fabbisogno nutritivo dei bambini, come legumi e pollame.

La scuola di Fatma è frequentata da 165 bambini dai 5 ai 16 anni, provenienti da tutta la regione, e alcuni di questi sono costretti a percorrere decine di chilometri per raggiungere l’istituto. Nella Tunisia rurale oltre 130mila studenti devono percorrere più di 3 km al giorno e queste difficoltà di trasporto sono molto spesso all'origine dell'abbandono scolastico.
Inoltre, la maggior parte delle scuole pubbliche riesce a fornire solo 120 pasti all’anno a ogni studente, una misura inferiore agli obiettivi prefissati dai Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite. La scuola di Djeradou è quindi un’eccellenza che la Cooperazione italiana intende valorizzare, permettendole di distribuire pasti anche ad altre scuole della zona.

Questa esperienza si propone come modello di successo per le altre scuole che sono coinvolte nel programma finanziato dall'Agenzia e gestito dal PAM. La buona riuscita dell’iniziativa rientra infatti tra le priorità della Cooperazione italiana in Tunisia, in particolare per quanto riguarda il sostegno a un sistema educativo pubblico di qualità e accessibile a tutti.

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Roma – WeWorld Index 2018, è ancora lunga la strada per un’educazione inclusiva, anche in Italia

Roma - “Un bambino, un insegnante e un libro e una penna possono cambiare il mondo”. La frase del premio Nobel per la Pace, Malala, citata dal direttore vicario dell’Agenzia, Leonardo Carmenati non potrebbe spiegare meglio il senso del report, presentato il 18 aprile alla Farnesina da WeWorld onlus.

Molti gli interventi autorevoli che si sono succeduti nel corso del convegno. Il vice ministro agli Affari Esteri e Cooperazione internazionale, Mario Giro, ha fatto riferimento alla crisi siriana, un conflitto che dura da sette anni e che vede proprio le donne e i bambini come principali vittime.

Le problematiche legate al mondo dell’infanzia e l'impellente necessità di investire nell’istruzione per ridurre la povertà, sono state al centro del dibattito e del rapporto presentato da WeWorld. “La classifica che emerge dal WeWorld Index 2018 prende in considerazione tanto i Paesi europei, a noi geograficamente vicini, quanto i Paesi extraeuropei – ha detto Marco Chiesara, presidente WeWorld Onlus. - Ciò rende immediatamente visibili le dimensioni sociali, economiche, ambientali e culturali in cui un intervento a favore dell’inclusione delle fasce di popolazione più a rischio di esclusione va attuato, per la costruzione di società più giuste ed eque”.

In Italia bambine, bambini, adolescenti e donne rischiano più che in tutti gli altri Paesi europei di subire esclusione sociale e di essere maggiormente esposti alla povertà rispetto ai maschi adulti. l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: oggi è 27° su 171 Paesi, mentre era 18° su 167 nel 2015. Anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 Paesi con la performance peggiore.

In cima alla classifica, tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centrafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).

Su 171 Paesi presi in considerazione dal WeWorld Index, sono 100 quelli in cui WeWorld ha rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin, in 143° posizione, e il Kenya in 130°. Si tratta di 100 Paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).

“Il documento presentato oggi – ha dichiarato il direttore vicario dell’AICS, Leonardo Carmenati – rappresenta uno stimolo e un punto di riferimento per il nostro lavoro. Abbiamo molto da fare: non c’è ranking tra le priorità, occorre fare tutto e bisogna farlo entro un determinato tempo e diffusamente, cioè ovunque occorra. WeWorld ha lanciato delle sfide, dal punto di vista umanitario, adesso sta a noi fare sistema. La prima priorità dell’AICS è agire, agire con intelligenza e con coerenza per raggiungere questi obiettivi. ”

La novità del WeWorld Index 2018 è proprio la centralità data alla dimensione educativa. Considerata come elemento fondamentale per l’inclusione di donne, bambine, bambini e adolescenti all’interno della società, l’educazione diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse a donne e uomini indistintamente.

Sono 5 le barriere da eliminare, secondo il WeWorld Index 2018, per assicurare a tutti i bambini e bambine l’accesso a un’educazione inclusiva, elemento primario e fondamentale per la creazione di una società più equa:

1. scarsa nutrizione, che blocca o limita la partecipazione scolastica;
2. migrazione, che interrompe i percorsi d’istruzione;
3. discriminazioni di genere, radicate in norme e consuetudini;
4. violenza nelle relazioni sociali e familiari;
5. povertà educativa che, in combinazione con quella economica, diventa ereditaria.

Per ciascuna delle 5 barriere WeWorld onlus ha individuato 5 Paesi in cui sono particolarmente presenti. Si parte dal Kenya, dove la denutrizione ostacola la partecipazione scolastica dei bambini. Nella contea di Mingori il 26,4% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione cronica e il 9% è sottopeso. Segue l’India, dove il 40% dei migranti sono minori di 18 anni e il 34% dei bambini convolti negli spostamenti abbandona il percorso di studi.

A rappresentare la discriminazione di genere, secondo il WeWorld Index, è il Nepal. Qui al 37% delle bambine è imposto un matrimonio combinato prima dei 18 anni, con conseguente abbandono della scuola, gravidanze precoci ed esclusione sociale. In Brasile la violenza permea le relazioni sociali e famigliari, con conseguenze sul clima scolastico, il rendimento e la frequenza.

Infine è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa. Qui infatti solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.

Dall’analisi di WeWorld Onlus emerge inoltre che la dispersione scolastica nel Mezzogiorno è superiore al 20% e che 1.292.000 di ragazzi under 18 vivono in condizioni di povertà. Inoltre il 9,4% della popolazione studentesca con cittadinanza non italiana è 3 volte più a rischio di dispersione rispetto ai coetanei.

Tanto nei paesi meno sviluppati, Kenya e Nepal, quanto in quelli più sviluppati come Brasile o Italia, ci sono ampi margini di miglioramento. Bisogna quindi ribaltare l’assunto che investendo nello sviluppo economico si esce dalla povertà e si migliorano le condizioni sociali e l’accesso all’istruzione. È infatti vero il contrario: investire nell’educazione e contrastando le 5 barriere con la cooperazione internazionale allo sviluppo si riduce la povertà e si favorisce anche lo sviluppo economico.

 

 

Sudan – Accesso al lavoro e scuola inclusiva, i pilastri dell’impegno AICS nel settore disabilità

Khartoum - Nelle settimane successive al lancio del progetto europeo "Bridging the gap: politiche inclusive e servizi per garantire l’uguaglianza dei diritti delle persone con disabilità", che ha avuto luogo nella capitale sudanese il 28 febbraio scorso, sono state avviate le prime attività volte al rafforzamento delle competenze delle amministrazioni pubbliche in materia di politiche sociali inclusive e al sostegno delle organizzazioni delle persone diversamente abili. Fin dall'inizio, particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di opportunità di lavoro che possano promuovere l'autonomia economica e la realizzazione personale di chi è coinvolto nella disabilità, a partire dalle donne e dalle madri di bambini disabili.

L'iniziativa Bridging the gap - finanziata dall'Unione Europea e cofinanziata da una rete di partner, tra cui l’Agenzia, per un importo complessivo di 7 milioni di euro - intende promuove i diritti e l’inclusione delle persone diversamente abili in cinque Paesi a medio e basso reddito: Paraguay, Ecuador, Burkina Faso, Etiopia e, appunto, Sudan. Qui la sede AICS di Khartoum segue la realizzazione di attività che si concentrano sull’accesso universale al lavoro, in linea con quanto previsto dall’art. 27 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Sullo sfondo di ogni azione, lo slogan "Nothing about us without us" che punta a consolidare la dimensione della disabilità negli interventi di cooperazione internazionale. Tra i prossimi appuntamenti, un training nello Stato di Gedaref per la promozione del lavoro autonomo delle donne e uno studio per lo sviluppo di un database sull’offerta e la richiesta di lavoro che includa le persone con disabilità.

In Sudan le azioni di Bridging the gap si inseriscono in un quadro articolato che vede l’Agenzia impegnata con grande energia nel settore della disabilità. In linea con il Piano d’azione sulla disabilità della Cooperazione italiana e con le Linee Guida sulla disabilità recentemente adottate, a livello bilaterale l’Agenzia è coinvolta in altre due iniziative di rilievo: un progetto dedicato ai minori orfani disabili che prevede interventi in tre orfanotrofi di Khartoum, in partenariato con i ministeri competenti, e il progetto Tadmeen dedicato all'inclusione scolastica e occupazionale delle persone con disabilità.

Queste iniziative sono strettamente sinergiche a quelle finanziate sul canale multilaterale e a quelle realizzate dalle OSC con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’esperienza e le buone pratiche italiane negli interventi orientati alle fasce più vulnerabili della popolazione.

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foto: Laura Salvinelli

 

El Salvador – Quindici campioni di barismo in gara e un solo vincitore, il caffé, risorsa d’eccellenza

San Salvador - Sabato 7 aprile si è concluso l'11° campionato salvadoregno di barismo, organizzato dal Consiglio salvadoregno del Caffè e patrocinato dall’Agenzia. L'iniziativa, che si è tenuta presso l'Hacienda de los Miranda, ha convocato dietro il bancone 15 giovani baristi che rappresentano diverse caffetterie specializzate in tutto il Paese. L’obiettivo del concorso è stato promuovere il marchio "Café de El Salvador" e mettere in evidenza il talento dei giovani baristi a livello nazionale e internazionale.

I concorrenti hanno eseguito una routine comprendente la preparazione di quattro espressi, quattro cappuccini e quattro bevande di propria creazione. I baristi sono stati sottoposti a una rigorosa valutazione da parte di due giudici internazionali e 16 giudici nazionali che, nell'ambito dei protocolli del World Barista Championship, hanno valutato il gusto e la qualità della bevanda, la presentazione, la pulizia, l'ordine e la creatività.

Il campione Jonathan Mendoza ha guadagnato il punteggio più alto e, come ogni anno, il Consiglio salvadoregno del Caffè ha premiato il vincitore con la partecipazione ai campionati del mondo che si terranno il prossimo giugno ad Amsterdam. Inoltre, grazie a un accordo tra il Consiglio salvadoregno del Caffè e l'AICS, al primo classificato sarà garantita la partecipazione a un corso di specializzazione presso la Scuola del Caffé in Italia.

La cerimonia di premiazione è stata presieduta dal Ministro dell'Agricoltura e presidente del Consiglio salvadoregno del caffè, Lic. Oreste Ortez, dall' ambasciatore d'Italia in El Salvador, Umberto Malnati, dal vice ministro dell'Ambiente, Ángel María Ibarra, dal rappresentante del settore privato, Isa Gadala Samour e dal Capo Giudice del WBC, José Arreola.

Il direttore esecutivo del Consiglio salvadoregno del Caffè, Hugo Hernandez, ha ringraziato l’Agenzia per il suo appoggio costante al settore cafetalero salvadoregno e ha espresso "soddisfazione per il livello di prestigio e di competizione che ha raggiunto il campionato, un grande riferimento per il nostro Paese nel mondo."

L'Agenzia ha recentemente approvato un progetto di ampio respiro che inizierà nei prossimi mesi, per un importo di circa 5 milioni di euro, il cui ente esecutore sarà il Centro nazionale per la tecnologia agricola e forestale "Enrique Álvarez Córdova" del Ministero dell'Agricoltura e del bestiame e del Consiglio del caffè salvadoregno. Inoltre, l'AICS ha approvato la terza fase del programma regionale "CaféyCaffè" che sostiene le cooperative di piccoli coltivatori di caffè in El Salvador, Guatemala e Honduras, rafforzando l'intera catena del caffè "dalla pianta, alla tazza".

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Mozambico e Swaziland – Resilienza ai cambiamenti climatici, al via i primi progetti affidati alle OSC

Maputo - Prevenire e rispondere ai cambiamenti climatici: pratiche resilienti di mitigazione degli effetti della siccità in Swaziland e Mozambico: è questo il titolo del progetto affidato alle organizzazioni della società civile Cospe, GVC e Progetto Mondo MLAL con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle comunità rurali nella zona transfrontaliera che include la provincia di Maputo e la regione Lubombo nello Swaziland. L'iniziativa è stata presentata il 4 aprile a Namaacha, nella provincia di Maputo, e il giorno successivo a 5 aprile a Siteki, Swaziland.

L'impatto dei cambiamenti climatici, i processi dello sviluppo nei contesti rurali, la sicurezza alimentare, la promozione della resilienza attraverso le attività agro-zootecniche e l’investimento nelle risorse umane sono state alcune delle tematiche affrontate nel corso dei due giorni. Le attività principali del progetto, finanziato con un importo di 2,5 milioni di euro, includono il sostegno all’agricoltura e all’allevamento e la formazione e l’assistenza tecnica per i produttori e il personale dei servizi tecnici.

Oltre alla presentazione dell'iniziativa da parte del consorzio delle OSC esecutrici, gli incontri pubblici hanno offerto un’occasione preziosa per il confronto tra i partner coinvolti in entrambi i Paesi, chiamati a svolgere un ruolo fondamentale nella gestione delle attività.

Il progetto si inserisce nel programma “Mitigazione degli effetti della siccità causati da El Niño nei paesi dell’Africa Australe per rafforzare la resilienza delle comunità beneficiarie” in corso di realizzazione in Mozambico e Swaziland, con due progetti in affidamento, e in Zimbabwe e Malawi con altri quattro interventi realizzati da altrettante organizzazioni italiane.

Nell'ambito del programma, il secondo progetto dedicato al Mozambico è denominato “Sviluppo rurale e rafforzamento della capacità di resilienza delle comunità nei distretti di Magude, Moamba e Manhiça” ed è affidato a un consorzio di OSC formato da CCS, Istituto Oikos e ASeS.

Queste iniziative costituiscono le prime esperienze di progetti in affidamento da parte della sede AICS di Maputo e rappresentano un passo significativo nella piena attuazione della legge 125/2014 affiancandosi al sistema, da tempo utilizzato, di cofinanziamento dei progetti promossi dalle OSC.

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Vietnam – Restauro del patrimonio archeologico, una risorsa per la cultura e l’economia

Hanoi - Risorse preziose per la memoria e l'identità collettiva, ma anche per l'economia e l'occupazione, quelle del patrimonio archeologico. L'intervento effettuato dal Politecnico di Milano nella provincia di Quang Nam è dedicato a loro, con l'obiettivo di rafforzare le istituzioni vietnamite specializzate nella protezione del patrimonio culturale, oltre che migliorare le condizioni dei siti archeologici locali.

Nelle scorse settimane l'iniziativa ha visto l'apertura di un centro di formazione professionale specializzato nel restauro archeologico e l'attivazione di un laboratorio di restauro dove i tecnici locali hanno già cominciato a sperimentare tecniche di conservazione e a praticare interventi di recupero. Il centro vuole essere il luogo di formazione professionale per giovani laureati, funzionari pubblici, professionisti, lavoratori e insegnanti impegnati nella conservazione del patrimonio culturale, o interessati ad avvicinarsi a questo settore.

Il programma delle attività prevede sessioni di formazione di restauro attraverso attività di learning-by-doing nel sito archeologico di My Son, dove nelle scorse settimane sono stati effettuati i primi rilievi sul campo. All'inaugurazione del centro ha partecipato il titolare della sede AICS di Hanoi, Martino Melli.

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