Bolivia – Professione guardaparco, è operativo il nuovo centro di formazione di San Buenaventura

San Buenaventura - Il titolare della sede AICS di La Paz Angelo Benincasa ha partecipato all'inaugurazione del nuovo Centro di formazione per i guardaparco della Bolivia, infrastruttura finanziata dalla Cooperazione italiana nel quadro del programma di formazione dei guardaparco del Sistema Nazionale delle Aree Protette.

Il Centro di formazione è diventato pienamente operativo alla conclusione di un'iniziativa di durata annuale, con un finanziamento di 600mila euro, ed è stato inaugurato alla fine di settembre nella località di San Buenaventura, nel dipartimento di La Paz, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni partner del progetto e di numerosi organi di informazione che hanno dato ampio risalto all’evento.

Accanto alla delegazione della sede AICS di La Paz erano presenti la Viceministra dell’Ambiente, Biodiversità, Cambiamento Climatico e Politiche Forestali, Cynthia Silva, il Direttore del Servizio Nazionale delle Aree Protette, Abel Mamani, la Vicedirettrice per l'Educazione alternativa del Ministero dell'Istruzione, Emma Penalosa, e il Rappresentante FAO in Bolivia Theodor Friedrich.

Nel corso dell'evento sono stati consegnati i certificati di "Tecnico – Livello Base" a 207 guardaparco boliviani, aprendo di fatto le porte al riconoscimento di questa professione nel Paese andino. Grazie all’accordo stipulato tra il ministero dell'Istruzione e il ministero dell'Ambiente - intesa siglata su iniziativa del programma finanziato dall’AICS - oggi la professione del guardaparco è formalmente riconosciuta a livello nazionale in tutta la Bolivia.

Nel suo intervento il titolare della sede AICS ha evidenziato gli importanti risultati raggiunti dalla Cooperazione italiana in Bolivia: con i 196 programmi sostenuti dal 1986 a oggi, la Cooperazione ha contribuito in maniera determinante al rafforzamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.

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Tunisia – I prodotti rurali a marchio ‘Tataoui’ premiati come eccellenze dei gruppi di sviluppo agricolo

Tunisi - Una cooperativa di donne del sud della Tunisia, protagoniste di un progetto finanziato dall’AICS, ha ricevuto il primo premio nazionale per la migliore presentazione dei prodotti del territorio alla fiera della “femme rurale” organizzata a Tunisi dal 13 al 17 ottobre. E' il primo, grande risultato ottenuto dal marchio TATAOUI, nato lo scorso aprile come brand identificativo dei prodotti realizzati da alcune cooperative del governatorato di Tataouine. Si tratta, nello specifico, di cooperative agricole composte principalmente da donne e giovani, create e sostenute grazie all’iniziativa "Ter-re: dal territorio al reddito" realizzata dall'organizzazione italiana ARCS con il finanziamento della Cooperazione italiana. Il lancio del marchio e la partecipazione alle principali fiere nazionali rientrano tra le attività previste per valorizzare le conoscenze tradizionali e i prodotti locali col fine di migliorare la condizione di vita delle donne e dei giovani che abitano una delle zone più svantaggiate del Paese.

Il riconoscimento è stato assegnato al gruppo locale per lo sviluppo agricolo (GDA) del villaggio di Douiret, che ha dovuto competere con altre settanta cooperative agricole presenti alla fiera, con i rispettivi prodotti. Al termine della manifestazione il primo premio è stato quindi assegnato al GDA di Douiret e ai suoi prodotti: tisane, cosmetici a base di argilla locale e piante aromatiche. In rappresentanza di questo GDA è stata la giovane Esma Douiri a ritirare la targa e il diploma del premio dalle mani del Primo ministro tunisino, Youssef Chahed e del Ministro dell’Agricoltura, Samir Taieb. Anche i rappresentanti di Tataouine all’Assemblea Nazionale, il parlamento tunisino, hanno voluto menzionare in aula i risultati raggiunti da questo gruppo di giovani donne.

A conferma del successo che stanno riscontrando i prodotti TATAOUI su scala nazionale, negli ultimi giorni il marchio ha ricevuto un altro importante riconoscimento istituzionale. Lo scorso 29 ottobre, infatti, il governatore di Tataouine ha infatti premiato tre gruppi di sviluppo agricolo provenienti dai villaggi di Douiret, Bir Thalathine e Ras el Oued. In questa occasione, a nome dei tre GDA, il presidente del gruppo di Douiret Khaoula Sabri ha illustrato il percorso che ha portato il progetto "Ter-re" a creare i tre gruppi e il marchio TATAOUI, ringraziando, tra gli altri, il sostegno ricevuto dalla Cooperazione italiana.

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Mozambico – Fermare la trasmissione dell’HIV da madre a figlio si può, l’esperienza dei centri ‘Dream’

Maputo - Zero. Questo è il numero di neonati da madri HIV-positive che, nel 2018, ha contratto il virus per trasmissione verticale, registrato presso il Centro di Salute di Machava. Un risultato eccellente che è stato ottenuto grazie un'azione congiunta di Cooperazione italiana, UNICEF e Comunità di Sant'Egidio per l’implementazione di un progetto orientato al rafforzamento dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) dell’infezione HIV e al trattamento del virus in età pediatrica in Mozambico. Sedi dell’iniziativa, realizzata grazie a un contributo di 1,5 milioni di euro, sono i centri di cura DREAM della Comunità di Sant’Egidio nelle province di Maputo, Gaza e Sofala.

Secondo i dati ufficiali del ministero della Salute, in Mozambico si registrano annualmente 120mila donne in gravidanza  infettate dall’HIV, con un tasso di trasmissione verticale del 14%. Ogni mese il centro DREAM di Machava, a pochi chilometri da Maputo, accoglie oltre quattromila utenti, assistiti da 25 persone tra medici, infermieri, operatori sanitari e personale di supporto.

L'organizzazione della struttura segue un modello "Hub-and-Spoke" ad elevata efficienza. A partire dall’area di accoglienza e attesa, il paziente è indirizzato ai locali dedicati a visite e analisi. La struttura dispone di un’area family riservata a donne incinte o madri accompagnate da bambini. Ogni paziente si rifornisce presso la farmacia interna, che dispensa medicinali per la cura dell’HIV e delle patologie associate - rigorosamente gratuiti, come indicano i numerosi cartelli affissi. Sul retro della clinica c’è poi un magazzino per la conservazione di alimenti, dispensati ai pazienti più vulnerabili con finalità di supporto nutrizionale.

A ogni individuo che accede al Centro viene offerto un pacchetto completo di assistenza, sia in sede che in regime di continuità delle cure. La fondamentale attività di follow-up è affidata a operatori sanitari, detti "attivisti", che si recano regolarmente presso il domicilio dei pazienti per verificare il loro stato di salute e mantenere sempre elevato il livello di attenzione sulla patologia.

Si stima che oltre un terzo dei pazienti HIV dell’Africa sub-sahariana abbandoni la terapia entro il primo anno. Questa cifra sale al 48% se si tratta di adolescenti tra i 15 ed i 24 anni, significativamente più inclini a sospendere l’assunzione di farmaci salvavita. Per questo motivo le porte dei centri DREAM aprono alle 6.30 del mattino: una strategia per favorire l’accesso alle cure dei ragazzi prima del loro ingresso a scuola.

Anche la tecnologia rappresenta un valido aiuto per il monitoraggio dell’aderenza alla terapia. I Centri di Cura, infatti, sono dotati di un software proprietario che segnala delle situazioni di allerta nel caso in cui il paziente non si rifornisca tempestivamente dei farmaci o non si presenti alle visite programmate. Il tema assume grande rilevanza nei casi di trasmissione verticale del virus: quando la madre sieropositiva si attiene scrupolosamente al trattamento durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, il rischio di contagio è molto basso. Vi sono, infine, implicazioni a lungo termine: più precoce è l’insorgenza dell’infezione e l’inizio del trattamento, maggiore è la probabilità di sviluppo di resistenza alla terapia in età adulta.

L'approccio olistico adottato nei centri di cura rappresenta la caratteristica vincente di questa iniziativa, che proprio nell'elevato tasso di aderenza ai trattamenti da parte dei pazienti ha trovato la conferma migliore dell'efficacia degli interventi, sia a livello medico che sociale.

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Sudan – Lotta alla malnutrizione, l’Italia invita i partner del movimento ‘SUN’ al confronto

Khartoum - Il 28 ottobre scorso l’ambasciata d’Italia in Sudan, di concerto con la sede AICS di Khartoum, ha ospitato un incontro di coordinamento dei donatori del movimento SUN - Scaling Up Nutrition nato per affrontare le cause primarie della malnutrizione attraverso l’attività congiunta di organizzazioni della società civile, agenzie delle Nazioni Unite, donatori governativi, settore privato e settore accademico. All’appuntamento hanno preso parte circa 50 invitati, tra capi missione diplomatica e rappresentanti di organismi internazionali in Sudan.

L’emergenza malnutrizione nel Paese africano - 2,5 di milioni di bambini malnutriti e 3,5 milioni a rischio di malnutrizione - è un fenomeno trasversale che richiede una risposta multisettoriale su più livelli. Secondo stime del WFP, circa il 38% dei bambini di età inferiore ai cinque anni soffre di denutrizione o di cattiva nutrizione, mentre la percentuale della popolazione vulnerabile è in aumento, anche a causa della crisi economica nel Paese. Mai come in questo settore si avverte la necessità di creare un legame sostanziale tra aiuto umanitario e sviluppo sostenibile - un nexus - sino a stabilire una piena complementarietà tra i due momenti.

In definitiva, la chiave strategica del futuro che è stata ribadita dalle autorità italiane a Khartoum risiede nella migliore efficacia dell'opera di prevenzione sociale e culturale per incidere a monte sulle cause profonde della malnutrizione, oltre che nell'attuazione degli urgenti interventi già previsti.

La presenza all'incontro del ministro sudanese della Salute Ahmed Abu Zeid ha ulteriorimente avvalorato il significato dell’evento. Il ministro, in un accorato intervento, ha ribadito non solo l’impegno del governo nell'affrontare con maggiore efficacia il fenomeno della malnutrizione, ma anche il suo personale coinvolgimento per concentrare più risorse verso l’eradicazione di questa piaga sociale, facendo della lotta alla malnutrizione la principale missione del suo dicastero.

Come sottolineato dall'ambasciatore italiano a Khartoum, Fabrizio Lobasso, "l’impegno delle istituzioni italiane in Sudan è globale, in considerazione della trasversalità del tema della malnutrizione che, inevitabilmente, tende a invadere tutti i settori della vita sociale, minando il cammino evolutivo e lo sviluppo della comunità sul territorio."

Il movimento SUN è nato nel 2010 per dare impulso alla lotta globale contro la malnutrizone e ispirare i governi, la società civile, le Nazioni Unite, i donatori, il settore privato e il mondo accademico a trovare insieme nuove soluzioni al problema, in linea con in linea con l’obiettivo ZeroHunger 2030. I temi ripresi dal SUN sono il ruolo della buona nutrizione come motore dello sviluppo umano e della crescita economica inclusiva, l’eliminazione della fame e il raggiungimento della sicurezza alimentare. In parallelo, i partner del movimento dedicano attenzione ai problemi del sovrappeso e dell’obesità che, al pari della denutrizione, vanno affrontati con urgenza anche nei Paesi amedio e basso reddito. In Sudan L’Italia svolge il ruolo di SUN Donor Convenor, in piena sintonia con la particolare attenzione dell’Italia verso il tema della sicurezza alimentare.

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El Salvador – Percorsi di educazione inclusiva e innovativa per prevenire la violenza giovanile

Concepción Quezaltepeque - Il 26 ottobre scorso le organizzazioni della società civile Soleterre Onlus ed EducAid, insieme al Collettivo di Donne e Uomini Imprenditori di Chalatenango e in partenariato con il ministero salvadoregno dell’Educazione (MINED), hanno lanciato il progetto "Escuelas y comunidades inclusivas para otra ciudadanía: alleanza comunitaria per l’inclusione sociale e la prevenzione della violenza nel Dipartimento di Chalatenango”.

All'apertura dell'iniziativa hanno partecipato il direttore della Direzione dipartimentale di Chalatenango del MINED José Matías Varela, la direttrice del Centro Educativo di Concepción Quezaltepeque Antonia León, la delegata dell’AICS Martina Stelzig, il rappresentante Paese per Soleterre Onlus Christian Olivieri, la rappresentante Paese per EducAid Elena Modolo e la coordinatrice del progetto per Soleterre Onlus Ana Concepción Castillo.

I partner dell'iniziativa mirano a contribuire a prevenire e ridurre la violenza giovanile attraverso l’attivazione e il rafforzamento di dinamiche partecipative di sviluppo locale con lo scopo di promuovere un sistema educativo integrale e di qualità, capace di includere i gruppi piú vulnerabili della popolazione. In particolare, il progetto ha come obiettivo l’aumento della partecipazione dei giovani ai sistemi educativi formale e informale attraverso la sperimentazione e la misurazione dell’efficacia di pratiche innovative per l’inclusione sociale e la risoluzione pacifica dei conflitti.

Le attività del progetto saranno concentrate nel dipartimento di Chalatenango e si svilupperanno grazie a un finanziamento AICS del valore di 1,6 milioni di euro e al contributo delle controparti di circa 110mila euro. I beneficiari diretti comprendono 10 centri educativi, docenti, direttori scolastici, personale del ministero e circa 400 studenti tra i 7 e i 18 anni.

Attraverso le attività progettuali saranno rafforzate le abilità e le conoscenze di tutti gli attori coinvolti - studenti, insegnanti, famiglie, associazioni locali - con il fine di promuovere pratiche di relazione, convivenza e risoluzione pacifica dei conflitti. Inoltre, i partner di progetto andranno a promuovere l'apertura di spazi di dialogo e di scambio di buone pratiche tra il settore pubblico e quello privato per lo sviluppo di politiche educative e di prevenzione della violenza.

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Napoli – Gli studenti delle scuole portano l’Agenda 2030 sugli schermi della metropolitana

Napoli - "Crescere Sostenibile" è un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale realizzato dall'organizzazione della società civile Laici Terzo Mondo - LTM e cofinanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

L'iniziativa, avviata nel maggio 2017 e in via di conclusione, ha voluto contribuire a incrementare il livello di attenzione della società civile, delle istituzioni e delle scuole verso i temi dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile attraverso attività di formazione, informazione e sensibilizzazione.

In particolare, il progetto ha coinvolto sei scuole secondarie di Napoli, di primo e secondo grado, e diversi attori della società civile in qualità di partner.

Il piano operativo del progetto ha visto la realizzazione di numerose attività: sessioni di formazione per docenti, con la realizzazione di un percorso didattico sui temi e le metodologie tipiche dell’ECG; laboratori dedicati agli studenti delle scuole coinvolte; operazioni di Ricerca-Azione orientate alla raccolta di dati per misurare l’impatto dei contenuti e dei temi ECG nella didattica tradizionale; attivazione di un gruppo di lavoro sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile composto da rappresentanti delle comunità migranti, esponenti delle OSC e altri stakeholders, finalizzato all'elaborazione di proposte rivolte alle istituzioni sui temi chiave dell'Agenda 2030.

Nell'ambito dei laboratori ECG gli studenti sono stati protagonisti della realizzazione di 12 video spot che sono stati inseriti nelle proiezioni delle principali stazioni della metropolitana di Napoli. Ogni classe coinvolta ha scelto di affrontare un determinato obiettivo tra i 17 proposti dall'Agenda 2030. Con l'aiuto di docenti, educatori e rappresentanti delle comunità migranti gli studenti hanno analizzato i temi sottesi all'obiettivo prescelto e hanno elaborato slogan di sensibilizzazione.

I video prodotti nelle scuole sono visibili nella pagina dedicata di LTM: http://www.ltmong.org/spot-di-sensibilizzazione.

Firenze – Un traguardo che è un inizio, il diploma di laurea per due agronomi da Kenya e Mozambico

Firenze - Il 23 ottobre è stato il giorno della corona d'alloro, nell'aula magna della Scuola di Agraria dell'università di Firenze, per due giovani agronomi africani che, grazie al sostegno dell'Agenzia, hanno concluso con la discussione della tesi di laurea il proprio percorso di studi nell'ambito del MSc in Natural Resources Management for Tropical Rural Development.

Nelito Rosario, proveniente dal Mozambico, ha presentato i risultati dell'analisi che ha effettuato nel nord del Paese per valutare l'adeguatezza dei suoli alla coltivazione di due varietà di fagioli molto diffuse tra le comunità locali, mentre Joseph Indo ha orientato la sua indagine verso la savana del Kenya meridionale, dove ha esaminato l'impatto ambientale della deforestazione dovuta alla produzione di carbone. In entrambi i casi sono stati utilizzati strumenti GIS per rilevare una serie di parametri sulle condizioni delle aree selezionate e sui loro mutamenti nel tempo. Presto, al rientro nei propri Paesi, i due agronomi potranno mettere le competenze acquisite nel corso del biennio di laurea specialistica al servizio delle rispettive comunità.

Il corso in gestione delle risorse naturali per lo svluppo rurale in ambiente tropicale rappresenta un'eccellenza nel quadro dell'offerta formativa della Scuola di Agraria che è stata sviluppata in stretta sinergia con la sede di Firenze dell'Agenzia e che, negli scorsi anni, ha visto la partecipazione di circa 35 tecnici, uomini e donne, selezionati tra i candidati di numerosi Paesi dell'Africa sub-sahariana dove è impegnata la Cooperazione italiana: Senegal, Burkina Faso, Niger, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan e Mozambico. La presenza dei borsisti AICS ha contribuito a rafforzare in maniera importante il profilo internazionale del corso di laurea, già offerto in lingua inglese, ed ha arricchito l'esperienza non soltanto degli studenti italiani ed europei, ma anche dei docenti che hanno curato le diverse componenti didattiche.

Ai neolaureati, come di consueto, l'augurio di mettere a frutto nel migliore dei modi l'esperienza vissuta a Firenze, come tecnici competenti negli ambienti professionali di appartenenza, ma anche come persone che hanno avuto la possibilità di conoscere l'Italia da vicino e di creare relazioni di amicizia.

... ad maiora!

 

Business & Cooperazione, alla scoperta delle opportunità per le imprese

Prosegue la serie di incontri pubblici dedicati alla presentazione delle opportunità offerte dall'Agenzia alle imprese che intendono sviluppare iniziative nel settore della cooperazione internazionale.

I prossimi incontri in programma sono a Padova, il 25 ottobre, e a Bologna, l'8 novembre.

Attraverso i seguenti link è possibile manifestare l'interesse a partecipare e procedere alla registrazione, a presto!

Padova, 25 ottobre
Bologna, 8 novembre


AICS - Area profit

Tunisia – Sostegno alle imprese del settore agro-industriale, coi giovani che si mettono in gioco

Tunisi - Cinque giovani imprenditori agricoli, selezionati tra i 200 partecipanti al corso in creazione e gestione d’impresa realizzato nell’ambito di un progetto di supporto al settore agro-industriale realizzato dalla Osc Elis e finanziato dalla Cooperazione italiana, hanno ricevuto un contributo di 10mila euro per potenziare le proprie attività.

La cerimonia di consegna si è svolta il 12 ottobre scorso al Salon des Investissements Agricole et de la Technologie (SIAT) alla presenza del ministro dell’Agricoltura Samir Taieb, dell’ambasciatore d’Italia a Tunisi Lorenzo Fanara e del titolare della sede AICS Flavio Lovisolo.

“La collaborazione tra l’Italia e la Tunisia poggia su un legame di amicizia storico e imprescindibile - ha detto l’ambasciatore Fanara, - il successo di questi ragazzi e la loro voglia di fare è il risultato tangibile di questo legame positivo tra i nostri due Paesi."

“L’impegno della Cooperazione italiana per lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro - ha aggiunto Lovisolo - è confermato anche dai risultati di questo progetto che interviene proprio a rafforzare le capacità di quel settore agricolo che sarà presto oggetto di una specifica linea di credito della Cooperazione italiana in Tunisia.”

La consegna del contributo ha segnato una delle attività previste dal progetto “Agriculture compétitive: supporto al settore agro-industriale tunisino attraverso la creazione e il consolidamento di imprese agricole, la promozione di tecniche irrigue sostenibili e la meccanizzazione agricola, sull’esempio delle best practices italiane delle reti d’impresa." Le attività dell’iniziativa, realizzate nell'arco di tre anni con un finanziamento di 1,5 milioni di euro, interessano 11 governatorati della Tunisia - Jendouba, Beja, Le Kef, Siliana, Bizerte, Ariana, Manouba, Benarous, Zaghouan, Nabeul e Kebili - nei quali Elis si prefigge l’obiettivo di facilitare la ricerca di impiego per circa 200 giovani e migliorare la produttività di oltre 300 agricoltori e di 90 imprese agricole. Le diverse componenti del progetto intendono migliorare la produttività e la qualità dei raccolti, anche attraverso il trasferimento di strumentazione tecnologica per l'agricoltura, e promuovere l'accesso ai mercati nazionali e internazionali.

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Palestina – Sanità, economia e diritti umani, cooperazione a pieno regime in Cisgiordania e a Gaza

Gerusalemme - Nei giorni dell'11 e 12 ottobre scorsi il Direttore vicario dell’Agenzia, Leonardo Carmenati, si è recato nei nei Territori palestinesi allo scopo di visitare una serie di progetti realizzati col sostegno della Cooperazione italiana e partecipare alla firma di un accordo per un nuovo intervento nella Striscia di Gaza con l'Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA.

Accompagnato dalla titolare della sede AICS Cristina Natoli, Carmenati ha raggiunto il sud della Cisgiordania per visitare alcune strutture ospedaliere del governatorato di Hebron, dove si registra una domanda di ospedalizzazione particolarmente elevata. Per questo motivo, attraverso un credito di aiuto di 10 milioni di euro, la Cooperazione italiana è impegnata nella costruzione di due ospedali nelle località di Dura e Halhoul. Quello di Dura si trova in una fase avanzata dei lavori e dovrebbe essere completato entro febbraio 2020.

La visita è proseguita con altri incontri agli ospedali di Hebron e Beit Jala, anch'essi interessati da interventi della Cooperazione italiana, sia sul canale bilaterale che attraverso il lavoro di organizzazioni della società civile. AICS Gerusalemme risulta lead donor per la sanità nel quadro del lavoro di programmazione congiunta dell’Unione Europea e, attualmente, finanzia un programma sanitario per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro.

A Betlemme il Direttore vicario, insieme al Segretario generale del MAECI Elisabetta Belloni e al Direttore generale della DGCS Giorgio Marrapodi, ha visitato la Chiesa della Natività, dove un contributo a dono di un milione di euro consentirà interventi di restauro e attività di formazione. La basilica di Betlemme, uno dei principali siti di interesse della Cisgiordania, richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori e pellegrini da tutto il mondo, con un importante impatto sull'economia del turismo. Questo progetto di restauro, che si aggiunge a quelli effettuati negli anni scorsi, intende sostenere non solo la valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche lo sviluppo economico palestinese. Questo settore riveste un'importanza strategica per la Cooperazione Italiana, impegnata a gestire un pacchetto di progetti per un valore complessivo di oltre 75 milioni di euro.

L’ultima visita sul campo ha riguardato il centro Mehwar di Bet Sahour, una realtà che nel corso degli anni è stata sostenuta con convinzione dalla Cooperazione italiana e che si è affermata quale struttura di eccellenza per il trattamento dei casi di violenza di genere, diventando un riferimento centrale per la costruzione delle politiche nazionali di protezione. Il programma di AICS Gerusalemme per i diritti umani e l’uguaglianza di genere in Palestina comprende dieci iniziative in corso - cinque sul canale bilaterale e cinque su quello multilaterale - per un ammontare complessivo di circa 16 milioni di euro.

La visita del Direttore vicario si è conclusa con la partecipazione alla firma di un nuovo accordo di progetto sul canale multilaterale "SAGA - SAlute rifugiati GAza" volto alla fornitura di servizi sanitari di base per i rifugiati della Striscia di Gaza, in partnership con UNRWA. Questa iniziativa, per un valore di 2 milioni di euro, consentirà la fornitura di prestazioni sanitarie nei centri medici UNRWA e di cure primarie basate sulla medicina di famiglia nei campi rifugiati della Striscia. A siglare il documento, alla presenza del Console Generale d’Italia a Gerusalemme Fabio Sokolowicz e della titolare di sede Cristina Natoli, sono stati il Commissario Generale di UNRWA Pierre Krähenbühl e il Segretario generale del MAECI Elisabetta Belloni.

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