Kenya – Scout e Cooperazione italiana, un incontro per raccontarsi ed esplorare terreni comuni

Nairobi – Nella giornata di venerdì 3 agosto un gruppo di trenta scout provenienti dalle regioni Campania, Marche e Puglia ha incontrato l’ambasciatore d’Italia in Kenya Mauro Massoni e la titolare della sede AICS di Nairobi Teresa Savanella. Nel corso dell’incontro i ragazzi hanno potuto raccontare la propria esperienza nel campo scout organizzato grazie alla collaborazione tra Agesci e Huipalas Onlus, oltre ad approfondire la conoscenza del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo e, in particolare, delle attività dell’Agenzia in Kenya.

Il campo congiunto Agesci-Huipalas ha permesso al gruppo scout, attivo nella zona periferica dell’area metropolitana di Bari e nella città di Modugno, di vivere un’esperienza di grande spessore educativo nelle periferie di Nairobi, insieme al gruppo locale Korogocho Open Troop. Un’esperienza che ha reciprocamente arricchito i partecipanti, permettendo loro di mettersi alla prova e conoscere nuove realtà, persone e culture, per cambiare il modo di vedere il mondo e diventare, in prima persona, agenti consapevoli del cambiamento.

Il gruppo ha trascorso la prima settimana presso il campo scout Kijiji - "piccolo villaggio" in Swahili - inaugurato lo scorso febbraio alla presenza dell’ambasciatore Massoni e della dott.ssa Savanella nell'ambito attività di supporto alle comunità locali e d sensibilizzazione su tematiche ambientali.

L'incontro ha offerto l'occasione per illustrare i caratteri fondamentali del quadro socio-politico del Kenya e del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo, portando a una discussione costruttiva su temi particolarmente importanti come i settori prioritari di intervento, l’efficacia dello sviluppo, il ruolo dei ministeri e della società civile, la sostenibilità ambientale e il supporto alle comunità del territorio. Al termine dell'incontro, il gruppo scout ha raggiunto le aree di Kariobangi e Korogocho per ulteriori attività nelle comunità locali.

Frutto di un impegno condiviso e di una sensibilità comune per il dialogo con la società civile da parte dei titolari dell'ambasciata e della sede AICS, l’iniziativa ha voluto creare un'opportunità di scambio di esperienze e buone pratiche tra attori che sono chiamati a far parte di un sistema di cooperazione plurale, aperto ed efficiente.

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Senegal – Tutte e tutti a scuola: madri, famiglie e comunità coinvolte per la parità genere tra i banchi

Dakar - In Senegal persistono ancora forti discriminazioni che impediscono alle donne di accedere all’istruzione. Gli ostacoli alla scolarizzazione femminile sono molteplici e di varia natura: si intersecano fattori socio-economici, socio-culturali e legati alla domanda e all’offerta dei servizi scolastici.

Nelle zone rurali è diffusa la percezione della poca utilità dell’istruzione per le bambine, considerata più come una spesa che come un guadagno. Il processo di scolarizzazione delle giovani è considerato poco importante relativamente all’immaginario che si ha sul ruolo della donna, tutto incentrato sul lavoro domestico e familiare. Per un’adolescente diventa quindi prioritario nella sua vita trovare marito e dedicarsi alla cura della famiglia.

Nelle zone urbane la percezione dell’educazione delle donne è senz'altro più positiva, ma l'alto tasso di disoccupazione dei giovani istruiti non contribuisce a percepire il servizio scolastico come uno strumento di promozione economica e sociale. Inoltre, lo scarso coinvolgimento delle madri degli alunni all’interno degli organi di gestione delle scuole e la loro scarsa capacità di negoziazione dovuta ad una limitata autonomia socio-economica, non favoriscono l’istruzione delle ragazze. La promozione dell’accesso all’istruzione e del mantenimento a scuola delle bambine e delle adolescenti è pertanto fondamentale per contribuire a rafforzare i processi di empowerment delle donne a livello sociale, economico e politico.

La Cooperazione italiana è impegnata in questo settore attraverso il Progetto d’Appoggio all’Educazione Femminile e all’Empowerment delle donne per uno sviluppo locale inclusivo, PAEF plus. Il progetto contribuisce alla promozione dell’uguaglianza di genere attraverso l’eliminazione delle disparità d’accesso all’educazione primaria e secondaria, sostenendo l’attuazione della politica di genere del programma di miglioramento della qualità, dell’uguaglianza e della trasparenza "PAQUET" elaborato dal governo del Senegal per il settore dell’istruzione e della formazione nel periodo 2013-2025. Si tratta di una strategia che ha già cominciato a favorire l’eliminazione degli ostacoli di genere e che si è basata sulla realizzazione di attività di sensibilizzazione e di formazione, sul coinvolgimento della comunità nelle scelte degli istituti scolastici e, soprattutto, su una politica che ha promosso la permanenza a tempo pieno delle allieve nella scuola creando alternative sostenibili al lavoro domestico e alla dispersione scolastica.

Un aspetto importante del progetto riguarda il sostegno economico alle donne che appartengono alle associazioni delle madri delle allieve (AME) che permette non solo un maggiore interessamento delle famiglie e delle comunità verso l’istruzione delle bambine, ma anche un ampliamento degli spazi di libertà per le donne, che si sentono economicamente più forti.

Lo scorso 19 luglio il ministro dell'Educazione Nazionale in Senegal, Serigne Mbaye Thiam, ha incontrato a Dakar proprio le associazioni AME supportate nell'ambito del PAEF Plus. Sono oltre 13mila le madri sostenute dal progetto in vari percorsi di autonomia economica e sociale attraverso l’organizzazione di formazioni tecniche e funzionali e il finanziamento delle attività economiche. La metà dei benefici prodotti da queste attività è reinvestito nelle scuole coinvolte, permettendo così una sostenibilità nel tempo dell’educazione delle alunne. All'incontro erano presenti la titolare della sede AICS di Dakar Alessandra Piermattei, la direttrice dell'insegnamento secondario senegalese, Fatima Ba Diallo e i principali partner tecnico-finanziari in ambito educativo. L'evento ha offerto un’occasione di confronto diretto con i beneficiari e ha permesso di condividere le differenti esperienze, le difficoltà riscontrate ma anche e soprattutto gli effetti positivi del rafforzamento dell’empowerment femminile sull’educazione dei bambini e delle bambine.

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Tanzania – CUAMM, i primi cinquant’anni di impegno per la salute e la sicurezza alimentare

Dar Es Salaam - La promozione della salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile a livello comunitario ha costituito sin dal 1968 un impegno di grande valenza per il Cuamm in Tanzania, che quest’anno festeggia il cinquantesimo anniversario dall’inizio delle attività in questo Paese. Un lavoro lungo e impegnativo che ebbe inizio a pochi anni dall’indipendenza (1961) con l’invio dei primi medici presso gli ospedali missionari di Ikonda e Tosamaganga e che da allora esprime un contributo di grande rilievo nell’ambito della promozione e tutela della salute.

Il primo programma sanitario realizzato dal Cuamm in Tanzania, con il sostegno della Cooperazione italiana, risale al 1977. Da allora oltre 300 medici sono partiti per la Tanzania con il Cuamm e oggi l’organizzazione è presente nelle regioni di Dodoma, Inringa, Njombe, Morogoro, Ruvuma, Shinyanga e Simiyu con 140 operatori tra medici e cooperanti, sia tanzani che italiani e di altre nazionalità europee.

I festeggiamenti per l’importante anniversario hanno avuto luogo presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia in Tanzania Roberto Mengoni. Hanno partecipato all'evento, insieme al direttore don Dante Carraro, alti funzionari del ministero tanzano della Sanità a livello centrale e regionale, il vescovo di Iringa ed ex presidente della conferenza episcopale della Tanzania, mons. Tarcisius JM Ngalalekumtwa, funzionari UNICEF, operatori espatriati e locali dell’organizzazione in Tanzania, e  una nutrita rappresentanza di volontari di altre Osc italiane che collaborano con Cuamm.

Con oltre 1.200 casi di malnutrizione acuta trattati nell’ultimo anno, il Cuamm è in prima fila tra le organizzazioni italiane impegnate nella lotta alla malnutrizione infantile, anche grazie al sostegno ricevuto dall’AICS per la realizzazione del progetto di “Sostegno integrato per il diritto all’acqua, igiene e nutrizione in Tanzania centrale” che vede l’Osc italiana LVIA nel ruolo di capofila. L’obiettivo specifico del progetto, sostenuto dall'Agenzia con un contributo di 1,2 milioni di euro, è quello di contribuire in modo durevole al miglioramento della qualità e della governance dei servizi idrici, di igiene e di nutrizione, a favore di circa 40mila residenti nelle regioni di Dodoma e Iringa. Tra le attività previste dall'iniziativa rientra la formazione del personale delle strutture ospedaliere e dei Community Health Workers, che sono incaricati della sensibilizzazione a livello di comunità sui comportamenti da adottare per prevenire la malnutrizione, oltre che dell’identificazione e del riferimento dei casi di Severe Acute Malnutrition (SAM) alle strutture sanitarie.

Le attività in ambito nutrizionale promosse dal Cuamm comprendono la formazione di operatori sanitari di villaggio addetti alle attività di screening, la formazione del personale sanitario della regione di Iringa sulla diagnosi e il trattamento della malnutrizione, la fornitura di alimenti terapeutici per l'assistenza dei bambini malnutriti e l'erogazione di servizi specialistici per il trattamento dei casi più complicati.

La struttura di riferimento regionale si trova nell’ospedale di Tosamaganga, che riceve una media di 200 casi di malnutrizione infantile acuta all’anno. Presso il medesimo ospedale, il Cuamm promuove dal 2012 il programma “Prima le mamme e i bambini”  che intende garantire alle donne il diritto al parto assistito, oltre che l’assistenza sanitaria e nutrizionale per tutto il periodo che va dall’inizio della gravidanza ai primi due anni di vita dei bambini. Tra i principali servizi offerti dall’ospedale si annoverano la chirurgia d’urgenza e l’ostetricia. Servizi, dunque, di assistenza medica specialistica che l’ospedale è in grado di erogare anche grazie alla presenza di personale sanitario italiano garantita dal Cuamm.

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Sudan – Equipaggiamento tecnico e ripristino di impianti idrici per migliorare l’accesso all’acqua

Khartoum - Si è tenuta lo scorso 8 luglio, presso la sede della DDR Commission, la cerimonia per la firma del contratto tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la Blue Nile Drinking Water Corporation per la fornitura di attrezzature idrauliche volta a garantire la messa in opera del sistema idrico di El Roseires, nello stato del Blue Nile. All’evento hanno partecipato Vincenzo Racalbuto, titolare della sede AICS di Khartoum, Abdulrahman Mohammed, direttore della Blue Nile Drinking Water Corporation, e Salah Altyaib Awad, commissario generale della DDR, la commissione per il disarmo e riabilitazione degli ex combattenti.

Gli interventi di riabilitazione individuati sono i seguenti:

- fornitura e installazione di 5 pompe elettriche;

- riabilitazione della cisterna cittadina;

- smantellamento e riabilitazione degli impianti idrici nel quartiere di Soba;

- fornitura e installazione di 15 valvole.

La firma del contratto fa parte dell'accordo tecnico firmato lo scorso aprile tra il ministero dei Servizi pubblici - Water and Environmental Sanitation e la DDR Commission con l'obiettivo di assicurare un approvvigionamento funzionale e affidabile di acqua sicura alle comunità di Eddamazin e El Roseries, dove la domanda di acqua è aumentata nell'ultimo anni di quasi 5.000 metri cubi al giorno.

Il commissario generale del DDR ha espresso apprezzamento nei confronti dell'eccellente competenza italiana nel settore, sottolineando che questo progetto andrà a beneficio delle comunità che soffrono di carenza idrica. Il ministro delle Finanze e il ministro delle Infrastrutture hanno ringraziato l'Italia per il suo continuo supporto e rinnovato l'invito a continuare la collaborazione per rispondere alle esigenze del Paese.

Il progetto "Migliorare le condizioni di vita della popolazione degli Stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, in particolare profughi e migranti" è finalizzato al supporto delle popolazioni rifugiate e sfollate, compresa la popolazione più povera residente che ospita un numero ingente di popolazione non residente con ricadute pesanti sulla qualità della vita e sui servizi essenziali di base. I settori principali dell'intervento sono la lotta alla malnutrizione, l'accesso all'acqua e il miglioramento delel condizioni igienico-sanitarie.

Un contributo di circa 1,4 milioni di euro è stato destinato alle attività di tre OSC - Aispo, Emergency e Oxfam Italia - che saranno volte al contenimento del colera, della malnutrizione e dell’insicurezza alimentare delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ulteriori 780mila euro saranno impiegati in attività di emergenza in gestione diretta concordate con le controparti locali e in coordinamento con le maggiori agenzie internazionali che operano nel Paese nel settore dell’aiuto umanitario.

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Kenya – Si accende la tripla elica dello sviluppo: al via le prime 20 iniziative dell’incubatore E4Impact

Nairobi - Venti idee imprenditoriali avranno accesso ai servizi dell’incubatore di impresa E4Impact, frutto di un progetto elaborato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, cofinanziato dall’Agenzia e implementato dalla sede di Nairobi della Fondazione E4Impact. L'iniziativa si configura come un incubatore (start-up) e acceleratore (scaling-up) di impresa per promuovere l’imprenditorialità - in particolare femminile e ad alto impatto sociale/ambientale - per creare opportunità di occupazione giovanile e stimolare l’apertura all’internazionalizzazione delle nuove imprese.

L’incubatore rappresenta un'attuazione dell’approccio cosiddetto “a tripla elica” che mette in relazione i tre attori principali coinvolti nei processi innovativi  - università/enti di ricerca, impresae e istituzioni - e la nuova concezione dello sviluppo dell'Agenda 2030 che attribuisce un ruolo fondamentale al settore privato e alla crescita di una classe imprenditoriale locale. In questa ottica, sono partner dell’iniziativa due soggetti pubblici - Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology (JKUAT) e Micro Enterprise Support Program Trust (MESPT) afferente al Ministero dell’Industria – e due soggetti privati - Tangaza University College (TUC) e Kenyan National Chamber of Commerce and Industry (KNCCI).

Alla cerimonia di presentazione delle 20 idee selezionate, il 13 giugno scorso, hanno partecipato  l'ambasciatore in Kenya Mauro Massoni, la titolare dell'Ufficio AICS di Nairobi Teresa Savanella, il Principal Secretary per il Vocational and Technical Training Kevit Desai, il CEO della Fondazione E4Impact Mario Molteni e il manager E4Impact per l’Africa Orientale David Cheboryot.

Le idee di impresa, operanti principalmente in settori di eccellenza delle imprese italiane quali l’agroalimentare, la pelletteria e la moda, sono state selezionate su oltre 250 candidature attraverso un processo competitivo che ha tenuto conto di elementi quali il modello di business, la competenza del capitale umano, l’impatto del contributo da parte dell'acceleratore e le potenziali opportunità per investimenti futuri. A dimostrazione dell’alta partecipazione da parte della società civile locale e italiana, diverse delle venti imprese selezionate si focalizzano sulle comunità locali, attraverso un approccio partecipativo in grado di coinvolgere le persone e favorire lo sviluppo della dello stesso gruppo comunitario.

L’ambasciatore Massoni ha ricordato come il motivo per cui l’incubatore si concentri sulle aree di eccellenza italiane sia dato dalla volontà di condivisione, con le imprese keniane, di quegli errori commessi e di quei successi ottenuti che hanno permesso alle imprese italiane di essere conosciute a livello globale.

Teresa Savanella ha sottolineato come, in linea con la normativa che regola la Cooperazione italiana, sia prevista la più ampia apertura del sistema italiano nella ricerca di opportunità di collaborazione con diversi attori dello sviluppo quali società civile, università e settore privato – in particolare le imprese sociali. Inoltre, ha augurato che il progetto possa produrre un ambiente di apprendimento favorevole anche grazie alla possibilità per il settore privato italiano di fornire il proprio know-how per sostenere la creazione di posti di lavoro dignitosi.

Durante la fase di realizzazione, le start-up locali saranno collegate con aziende italiane operanti in settori affini al fine di garantire un apprendimento dei modelli di business e condividere le migliori pratiche da poter applicare in Kenya. Inoltre, le imprese avranno accesso a fondi per lo sviluppo delle proprie idee imprenditoriali e l'accesso a servizi di consulenza professionali in marketing, assistenza legale e contabilità. Per l’intero processo di incubazione, le imprese potranno accedere alle strutture dell’incubatore, oltre a ricevere coaching e tutoraggio internazionale e locale.

Tra le idee, particolare nota merita l’incubatore sociale Jikaze Utafulu - Impegnati e avrai successo, presentato dalla ong italiana SVI attraverso il progetto No one out! che si concentra sulla lotta alla criminalità, alla prostituzione e all'uso di droghe attraverso programmi di microfinanza che permettano il potenziamento delle imprese esistenti e l’erogazione di borse di studio per i più bisognosi.

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Roma – Premiati i vincitori di A.MI.CO Award 2018 per promuovere le diaspore e il co-sviluppo

Roma – Si è svolta il 10 luglio scorso, presso la sede italiana dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, la cerimonia di premiazione del premio A.MI.CO. Award 2018 dedicato ad associazioni di migranti basate in Italia, per sostenere la realizzazione di progetti di sviluppo nei loro Paesi di origine.

Il premio è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e si pone a conclusione del percorso di formazione A.MI.CO. –Associazioni Migranti per il CO-sviluppo, implementato dal 2011.

Attraverso il percorso formativo, aperto alla partecipazione di membri delle associazioni migranti presenti sul territorio italiano, si vogliono raggiungere diversi obiettivi: il miglioramento delle competenze delle associazioni in termini di organizzazione, progettazione e sviluppo di attività di cooperazione internazionale allo sviluppo e la possibilità di realizzare partenariati e di fare rete tra le associazioni stesse, in vista della realizzazione di attività di cooperazione.

L’iniziativa A.MI.CO. Award si pone quindi come ulteriore strumento di empowerment al fine di sostenere la crescita e il rafforzamento delle associazioni di migranti in Italia, riconoscendone il loro ruolo di agenti di sviluppo, come previsto dalla legge 125/2014.

La seconda edizione del premio ha visto la selezione delle sei migliori proposte progettuali tra le 16 proposte ricevute. Tutte le associazioni candidate hanno partecipato all’edizione 2018 del Corso di formazione A.MI.CO. Ecco la lista dei progetti premiati:

Associazione Paese Iniziativa
Iparticipate Albania Tale – Teatro sociale come strumento di promozione della partecipazione attiva nella regione di Lezha
Life and Life Bangladesh Pink Project – Nutrizione, salute e sicurezza alimentare per le donne in età fertile
Mondopopoli Senegal Mani in pasta – Formazione alla panificazione per migliorare le condizioni di vita dei giovani a rischio a Dakar
Sonrisas Andinas Perù E.V. A. S. – Ellas Vuelven a Sonar: ricostruiamo infanzie spezzate per il diritto di tornare a sognare nel distretto di Lurìn (Lima)
Sopra i Ponti Marocco Doppia Presenza – Migranti protagonisti con il turismo responsabile
Tetezana Madagascar Sostegno a Distanza – Riabilitazione di un edificio per ospitare i ragazzi del SaD di Alasora

 

 

Tunisia – Inaugurata la nuova sede AICS, più spazi e risorse per affrontare le sfide del Mediterraneo

Tunisi - "Forte di un'esperienza pluridcennale di cooperazione in Tunisia, la sede AICS si rinnova per affrontare al meglio, nella sua dimensione regionale, le sfide contemporanee che riguardano l'intero bacino Mediterraneo." Con queste parole di direttore vicario dell'Agenzia, Leonardo Carmenati, ha salutato l'inaugurazione dei nuovo uffici della sede, il 10 luglio scorso. "Oggi l'Italia concentra la propria azione in Tunisia in settori chiave come lo sviluppo economico, la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo locale e sociale, l'istruzione primaria e questioni relative alla migrazione - ha spiegato il Direttore. - Sono in corso numerose iniziative nei settori dello sviluppo economico a sostegno delle piccole e medie imprese tunisine e dello sviluppo dell'imprenditoria nelle regioni più interne e nelle zone costiere meridionali. La Cooperazione italiana sostiene anche il processo di decentramento che la Tunisia sta attraversando attraverso iniziative di sviluppo regionale. Per quanto riguarda lo sviluppo sociale, diverse iniziative contribuiscono al rafforzamento delle istituzioni pubbliche e della società civile, promuovendo il buon governo, la protezione dell'infanzia, il diritto a un'istruzione di qualità e l'inclusione delle persone con disabilità. La Cooperazione italiana si impegna a migliorare il contesto socio-economico delle regioni svantaggiate, attraverso la creazione di occupazione e anche il coinvolgimento della diaspora tunisina in Italia."

La sede regionale AICS di Tunisi, le cui competenze si estendono anche sulla Libia, sul Marocco e sulla Mauritania, si trova in rue Harroun Errachid, nel distretto di Mutuelville della capitale tunisina.

All'evento inaugurale hanno preso parte l'ambasciatore d'Italia in Tunisia Lorenzo Fanara e il ministro tunisino della cooperazione allo sviluppo, oltre a rappresentanti dei partner locali e delle OSC italiane impegnate in loco. "Per la Tunisia l'Italia è sempre stata un partner di primo livello - ha ricordato l'ambasciatore. - Oggi l'Italia occupa il primo posto come partner economico e commerciale ed è il primo fornitore di investimenti, il quarto mercato turistico e uno dei principali donatori. Ma al di là di queste cifre, certamente significative, i nostri due Paesi condividono ora gli stessi valori di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani."

A partire dal 2011 la Cooperazione italiana ha riaffermato il suo ruolo di partner privilegiato della Tunisia, sostenendo la transizione democratica del Paese e i suoi sforzi verso la realizzazione di un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile. Questo approccio è stato confermato e rafforzato con la firma del nuovo Memorandum d'intesa per la cooperazione allo sviluppo 2017-2020, avvenuta lo scorso 9 febbraio 2017, per un importo di 165,5 milioni di euro, che si aggiungono ai circa 200 milioni di euro per le iniziative già in corso. Il Memorandum, sviluppando e ampliando i risultati di 30 anni di esperienza nel paese, dimostra la volontà di innovare e sostenere la Tunisia in una fase cruciale del suo sviluppo, anche grazie ai nuovi strumenti che la legge 125/2014 è in grado di schierare. L'accordo prevede un aumento dell'impegno finanziario italiano - quasi il 30% in più rispetto al memorandum precedente - e un rinnovato interesse per i settori tradizionali e le aree geografiche ritenute prioritarie per il governo tunisino e la Cooperazione italiana.

Un altro canale importante è quello dei crediti di aiuto dedicati allo sviluppo del settore pubblico e privato. In questo contesto, una linea di credito di 73 milioni di euro è attiva a beneficio delle piccole e medie imprese. Si tratta dell’ottava linea di credito realizzata dalla Cooperazione italiana in Tunisia e questo strumento, utilizzato fin dagli anni '90, ha permesso di distribuire circa 240 milioni di euro, contribuendo alla creazione di più di 10mila posti di lavoro.

La Cooperazione Italiana è impegnata in modo significativo anche nel finanziamento del governo tunisino per l'acquisto di attrezzature e servizi attraverso un credito di 145 milioni.

Un'attenzione particolare è poi rivolta allo sviluppo rurale e alle regioni meridionali del paese, un'area geografica di tradizionale interesse per la Cooperazione italiana che, dalla fine degli anni '90, ha visto la realizzazione di importanti iniziative, tra cui il progetto nella regione desertica di Rjim Maatoug, che ha visto la creazione di duemila ettari di palme da dattero e di sviluppare azioni di inclusione socio-economica.

A marzo 2017 è entrato in vigore l'accordo che disciplina il primo programma di riconversione del debito tunisino, per un importo complessivo di 25 milioni di euro. Esso comprende interventi, attualmente in fase di sviluppo per la costruzione e la riabilitazione di infrastrutture nel settore idrico e servizi igienico-sanitari, la creazione di posti di lavoro, la salute pubblica e di sostegno all’infrastruttura amministrativa tunisina.

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Pakistan – Formazione sulla gestione sostenibile dell’acqua per lo sviluppo rurale e la stabilità sociale

Rawalpindi – Dal 27 al 29 giugno scorsi ha avuto luogo, presso la sede del PMAS - Arid Agriculture University, di Rawalpindi, una conferenza internazionale dal titolo Training and Capacity Building in Sustainable Agricultural Water Management to Address Food Security and Social Instability in Pakistan.

L’evento, organizzato dal PMAS in collaborazione con la Higher Education Commission pachistana e il CNR-IVALSA, ha costituito l’atto conclusivo dell’iniziativa “Formazione nella gestione sostenibile delle risorse idriche nel settore agricolo per combattere l’insicurezza alimentare e l’instabilità sociale”, approvata dal Comitato Direzionale del MAECI/DGCS nel 2011 e, nel gennaio 2016, passata ad AICS. L'Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del CNR, in particolare, ha partecipato in qualità di ente esecutore dell'iniziativa.

L’ambasciatore d’Italia in Pakistan, Stefano Pontecorvo, è intervenuto nella sessione inaugurale presentando l’approccio italiano alla tematica di riferimento. La conferenza ha visto la partecipazione di un centinaio di delegati provenienti da diverse organizzazioni e istituzioni pachistane ed internazionali.

Oltre allo staff dell'Agenzia, rappresentata dal dirigente dell'Ufficio VI Pietro Pipi e dal funzionario tecnico Paolo Enrico Sertoli, del PMAS, con il rettore dell'università Sarwat N. Mirza e il chairman dell'evento Azeem Khalid, e del CNR, con il responsabile dell'intervento Mauro Centritto, hanno partecipato all'evento studenti e ricercatori afferenti a numerose università e centri di ricerca pachistani e internazionali. Tra gli ospiti italiani anche il preside della Scuola di Agraria dell'Università degli Studi di Firenze Francesco Ferrini, il direttore di ricerca del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria (CREA) Guido Bonati, e l'agronomo e consulente dell'Istituto Alcide de Gasperi, partner dell'iniziativa, Nicola Laruccia.

La presenza del personale AICS alla conferenza, che ha visto anche una giornata di visite sul campo, il 28 giugno, ha permesso di fare uno stato dell'arte dell'iniziativa e, attraverso scambi con il personale degli enti esecutori coinvolti nella sua fase di implementazione, valutare il raggiungimento dei risultati attesi.

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Brindisi – Una base operativa di eccellenza per la logistica dell’aiuto umanitario globale

Brindisi - Venerdì 6 luglio il direttore vicario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo Leonardo Carmenati, insieme al responsabile dell'Ufficio Comunicazione Emilio Ciarlo e al referente AICS per gli aiuti umanitari Andrea Senatori, ha preso parte all'evento organizzato in occasione della visita del direttore esecutivo del World Food Programme, David Beasley, alla base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi - UNHRD.

La visita si è aperta con una breve cerimonia di saluto alla presenza di autorità nazionali e locali ed esponenti del corpo diplomatico. Sono intervenuti il direttore esecutivo del WFP, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giorgio Marrapodi, il direttore vicario dell’Agenzia, Leonardo Carmenati, e il comandante del distaccamento aeroportuale di Brindisi, Col. Giambattista Degiuli.

"La base di Brindisi svolge un ruolo determinante.” Con queste parole il Direttore esecutivo del WFP, David Beasley, ha rimarcato l’importanza della base di pronto intervento di Brindisi, chiamata a gestire operazioni di aiuto umanitario alle popolazioni che affrontano situazioni di crisi in ogni angolo del mondo.

Investita di un ruolo fondamentale, per Leonardo Carmenati "la base di Brindisi è un efficace strumento per rispondere alle emergenze", mentre Giorgio Marrapodi ha ricordato che la base di Brindisi “ha ormai una storia di 18 anni, 18 anni di collaborazione tra il governo e le Nazioni Unite per intervenire nei teatri di crisi.”

La visita è proseguita negli spazi espositivi, i magazzini e il laboratorio UNHRD dove vengono revisionate, testate e sviluppate idee innovative per migliorare gli strumenti e i materiali da utilizzare in situazioni di emergenza. I partecipanti hanno assistito anche a una simulazione di montaggio dei prefabbricati utilizzati nelle emergenze.

La Cooperazione italiana ha direttamente contribuito alla creazione della base di Brindisi sin dall’anno 2000, finanziando la copertura delle spese per magazzini e uffici, dapprima ospitati all’interno dell’aeroporto militare Pierozzi e successivamente a San Vito dei Normanni, dove si trova oggi.

L'Agenzia sostiene la base di Brindisi dal 2016 con un contributo annuale medio di 2,3 milioni di euro e corrisponde annualmente contributi destinati sia al PAM/WFP che all’OMS/WHO per l’acquisto, lo stoccaggio e l’invio di beni umanitari e forniture mediche di prima emergenza in risposta a calamità naturali o crisi complesse.

L’importante centro operativo di Brindisi è servito da modello per l’espansione in un più ampio Network di basi posizionate in altre cinque aree strategiche del mondo che includono - oltre a Brindisi - Las Palmas (Spagna), Dubai (Emirati Arabi Uniti), Accra (Ghana), Città di Panama (Panama) e Subang (Malesia). Nel 2017 il Network UNHRD ha effettuato 575 operazioni per l’assistenza umanitaria, di cui 72 operate da Brindisi. Di queste, 29 operazioni sono state realizzate per conto della Cooperazione italiana e delle organizzazioni della società civile, per un peso totale di circa 368 tonnellate, un volume di 1.117 metri cubi ed un valore complessivo pari a un milione di dollari.

In qualità di leader del cluster per la logistica all’interno del sistema onusiano, il PAM/WFP gestisce l’operatività di Brindisi e del Network UNHRD per conto della comunità internazionale. Tra i partner utilizzatori della base di Brindisi vi sono – oltre alla Cooperazione italiana - agenzie Onu, organizzazioni non governative, governi e agenzie internazionali della cooperazione.

Grazie ai servizi offerti dalla base di Brindisi, la Cooperazione Italiana ha potuto rispondere prontamente a emergenze improvvise inviando beni di prima necessità in scenari colpiti da terremoti, come il Kurdistan iracheno e il Messico, e da alluvioni, come i Balcani, ma anche rispondendo a crisi complesse come quelle dei rifugiati sud sudanesi in Uganda o le popolazioni vulnerabili del Niger. Molteplici sono state inoltre le operazioni realizzate per l’invio di materiali gestito da organizzazioni della società civile in Malawi, San Salvador, Perù, Giordania e Repubblica Centrafricana.

UNHRD - Comunicato stampa
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RCA – Assistenza sanitaria accessibile e di qualità, passaggio di consegne al centro pediatrico di Bangui

Bangui - Il 29 giugno scorso, presso il Complexe Pediatrique di Bangui (PCB), si è svolta la cerimonia del passaggio di attività tra le Ong Emergency e Cuamm, che dal 1 luglio è subentrata nel lavoro di gestione tecnica nei reparti del centro pediatrico che opera in uno dei paesi più poveri al mondo, dove la guerra degli ultimi anni ha causato migliaia di morti e oltre 1,2 milioni di rifugiati e sfollati. Una parte dell’equipe di Emergency continuerà ad operare nella clinica pediatrica ora dedicata al trattamento delle malattie croniche, attiva dal 2009, e a supporto del Centro Nazionale delle Trasfusioni.

L’evento, al quale hanno partecipato il ministro della Salute e della Popolazione Pierre Somse, il vice direttore del Field Operations Department di Emergency Emanuele Nannini, il direttore della Cooperazione europea Paolo Curradi e il titolare della sede AICS di Khartoum Vincenzo Racalbuto, ha offerto l’occasione per ricordare che il successo dell’operazione è il risultato di un partenariato che ha visto il contributo, oltre che della Cooperazione italiana, della Commissione Europea, delle Nazioni Unite, di ACF - Action contre la Faim e di fondi privati di Emergency, riuscendo a garantire la completa gratuità delle cure in questi anni. Dal 2013 ad oggi la media mensile registrata dal PCB è stata di 6.000 persone al triage, 250 interventi chirurgici e 1.000 ammissioni pediatriche.

Il titolare della sede AICS ha ribadito che il successo del Centro pediatrico è stato quello di invertire la tendenza, diffusa in Africa, di privatizzare anche le cure primarie, garantendo fino a 200 visite gratuite al giorno a bambini di età inferiore ai 15 anni, interventi di chirurgia pediatrica elettiva e di urgenza, un programma di formazione on the job per operatori locali, la disponibilità di farmaci ed equipaggiamenti biomedicali e la riattivazione del Centro Nazionale delle Trasfusioni. A questo proposito il vice direttore di Emergency ha evidenziato come, grazie alle campagne di sensibilizzazione, è aumentata la disponibilità di sangue alla “Banque du sang” per contribuire a ridurre la mortalità materna e infantile.

L’Italia è sempre stata in prima linea nel sostenere il settore sanitario in RCA e continua a farlo grazie a interventi mirati al rafforzamento del sistema sanitario nazionale per migliorare l’accesso alla salute, formare personale qualificato e fornire cure specialistiche e di qualità. Il direttore della Cooperazione Europea ha affermato che dal 2014 ad oggi i fondi destinati al settore salute in Centrafrica hanno raggiunto la quota di 90 milioni di euro e sono stati erogati attraverso il FED - Fondo Europeo di Sviluppo, il Fondo Fiduciario Bekou e il canale ECHO - European Civil Protection and Humanitarian Aid Operation.

Infine, il ministro della Salute e della Popolazione Pierre Somse ha espresso un sentito riconoscimento all’Italia e alla Cooperazione italiana per il lavoro svolto che "ci rende orgogliosi di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione" e ha ricordato che “cooperazione significa lavorare per, lavorare con, e alla fine lasciar fare. La salute è la priorità e senza salute non c’è sicurezza”. Parole, queste ultime, che hanno un significato colmo e profondo in un paese come il Centrafrica.

Rassegna stampa

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