Mazara del Vallo – Economia e governance, la cooperazione tra Italia e Tunisia sempre più stretta

05/10/2018 - Accompagnata dal sole di Sicilia che ha permesso al pubblico e agli espositori di Blue Sea Land di animare le strade di Mazara del Vallo, la seconda giornata della manifestazione ha dedicato spazio alla cooperazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia, che negli ultimi anni ha visto una crescita importante delle relazioni economiche, sociali e culturali, fino a individuare l'Italia come primo partner commerciale della Tunisia.

Sul palco del suggestivo teatro Garibaldi ha avuto luogo la presentazione del programma di cooperazione dedicato ai due Paesi nell'ambito della European Neighbourhood Initiative che, attraverso una serie di cicli di durata settennale, punta a sostenere iniziative che producano impatto un mutualmente vantaggioso in termini di occupazione, reddito, ambiente e cultura, con particolare attenzione alle aree della Sicilia e della Tunisia che si affacciano sul mare Mediterraneo.

L'ambasciatore della Repubblica tunisina in Italia, Moez Sinaoui, ha sottolineato l'efficacia del primo ciclo del programma che, nel periodo 2007-2013, ha visto la realizzazione di 31 iniziative, "perché è stato un programma concreto che ha toccato direttamente le città, i territori e la società civile." Le risorse a disposizione per il ciclo attualmente in corso, 2014-2020, ammontano a circa 37 milioni di euro, di cui 33,3 stanziati dall'Unione Europea e 3,6 dai due Paesi coinvolti. Beneficiari prioritari sono piccole e medie imprese, centri di ricerca scientifica e di formazione, operatori del turismo e attori pubblici e privati che si occupano di gestione delle risorse naturali e protezione dell'ambiente.

Accanto ai tecnici del programma ENI è intervenuto il titolare della sede AICS di Tunisi Flavio Lovisolo che ha descritto le linee fondamentali della Cooperazione italiana in Tunisia, attiva nel Paese fin dagli anni '80: "Negli ultimi trent'anni la Cooperazione italiana ha sostenuto occupazione e sviluppo economico, istruzione pubblica, sviluppo regionale e locale, mettendo a disposizione di oltre 600 piccole imprese tunisine una serie di linee di credito per un totale di 200 milioni di euro per acquistare tecnologia italiana, creando diecimila posti di lavoro. Nel prossimo futuro la Cooperazione continuerà, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, a sostenere lo sviluppo del settore agricolo e dell'economia sociale e solidale. Ma l'impegno della Cooperazione italiana non si ferma qui, infatti sta accompagnando anche il processo di decentralizzazione in atto attraverso la creazione di nuove municipalità e il rafforzamento delle capacità nell'erogare i servizi di base per i cittadini." Lovisolo ha accennato anche all'impatto della crisi libica sull'economia tunisina e all'impegno dell'Agenzia nel promuovere iniziative di sviluppo economico, con particolare attenzione alle regioni rurali dell'interno, che siano accompagnate da processi di governance in grado di contribuire alla stabilità e alla coesione territoriale. A questo proposito è stata sottolineata l'importanza di accompagnare le istituzioni tunisine nel processo di decentralizzazione che, anche nella recente tornata elettorale di livello amministrativo, si è dimostrato un elemento essenziale del più ampio percorso di consolidamento democratico in atto.

Al termine della sessione, in piazza Makarta è stato inaugurato lo stand AICS dove è stata attivata la Sharing Box che permette di scattare e stampare un selfie personalizzato dopo aver espresso una parola chiave da associare all'idea di cooperazione internzionale. Tra il pubblico, numerosi ed entusiasti i giovani che si sono avvicinati all'obiettivo della Sharing Box per uno scatto in compagnia, ma anche per avvicinarsi alla Cooperazione italiana e venire a conoscenza dell'Agenzia. Le parole lasciate prima del selfie sono state raccolte in un mosaico di biglietti che intendono completare la frase "Per me la cooperazione allo sviluppo è..."

... sconfiggere la povertà, vita, parità di genere, libertà, lavoro, ambiente pulito, uguaglianza di diritti, fare insieme, pace... e non finisce qui...

• Mazara del Vallo, 04/10/2018 - Mettere a frutto la diversità, la sfida comune della cooperazione e della bioeconomia

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Mazara del Vallo – Mettere a frutto la diversità, la sfida comune della cooperazione e della bioeconomia

4 ottobre 2018 - E' stata inaugurata sotto la pioggia che ha bagnato il centro storico di Mazara del Vallo la settima edizione di Blue Sea Land, rassegna delle filiere agroalimentari del bacino Mediterraneo, ma anche spazio di dialogo e di incontro tra i popoli. L'apertura della manifestazione, sostenuta dal patrocinio dell'Agenzia, ha avuto luogo nella splendida cornice dell'aula consiliare della cittadina siciliana, dove è stata ricordata con commozione la figura di Giovanni Tumbiolo, "ambasciatore del Mediterraneo" scomparso pochi mesi fa che ha concepito e organizzato per anni una manifestazione unica nel suo genere, capace di unire la dimensione del territorio e delle sue realtà locali a quella delle relazioni internazionali tra i Paesi rivieraschi. Anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ha raggiunto la propria città d'origine per intervenire al convegno inaugurale, ha ricordato la capacità del fondatore della rassegna di "vedere oltre il presente, puntando l'attenzione sulla bioeconomia come settore chiave del futuro." Bonafede ha sottolineato come la rassegna di Mazara del Vallo dimostri  che "la globalizzazione non deve essere necessariamente subìta, oppure vissuta come una minaccia rispetto ai confini delle nazioni, poiché può essere governata attraverso forme di incontro e di dialogo che arricchiscono tutti i partecipanti." Il titolare del dicastero che proprio pochi giorni fa ha sottoscritto un protocollo d'intesa con l'Agenzia ha ribadito che giustizia e cooperazione sono due settori in relazione di prossimità, a maggior ragione in un contesto geopolitico che richiede stretta collaborazione tra gli Stati. A questo riguardo, il ministro ha annunciato che nel mese di novembre incontrerà il suo omologo tunisino. E proprio la Tunisia - insieme al Burkina Faso e, allo stesso modo, Paese prioritario della Cooperazione italiana - è Paese partner di questa edizione di Blue Sea Land.

Il convegno, dal titolo "Il dialogo tra i popoli: la bioeconomia, un ponte tra Europa e Africa", è stato aperto dal saluto del sindaco Nicolò Cristaldi che ha ricordato come la città di Mazara del Vallo sia "un luogo d'incontro naturale per gli uomini e le donne che la pensano diversamente." Forte di una solida tradizione cristiana, Mazara ha accolto per secoli comunità di fede musulmana ed ebraica che hanno saputo stabilire relazioni stabili e fruttuose grazie a un valore condiviso, quello del rispetto. "Siamo un po' stanchi dei concetti della tolleranza e dell'integrazione - ha detto Cristaldi, cercando di liberarsi da parole talvolta abusate, oppure prununciate con leggerezza. - Quello che vogliamo è la cultura del rispetto, nel suo senso più profondo. E vogliamo anche che vengano a trovarci artisti e 'trasmettitori di cultura' da altri Paesi per aiutarci a vedere le cose in modo nuovo."

Moderato dall'ambasciatore Umberto Vattani, il convegno è proseguito con gli interventi di Nino Carlino, presidente del Ditretto della Pesca e Crescita Blu, e del deputato dell'assemblea regionale siciliana Girolamo Turano, che si è impegnato a rafforzare il profilo operativo della manifestazione, accanto a quello del dialogo e delle relazioni di partenariato.

L'Agenzia è stata rappresentata dal funzionario tecnico dell'Ufficio VI Paolo Sertoli, che ha messo in evidenza come la bioeconomia e la cooperazione allo sviluppo condividano una caratteristica di fondo, ovvero "la ricerca di un contatto tra settori diversi." Proprio nell'adozione di un approccio integrato risiede la sfida comune di "creare rapporti e mettere in rete esperienze differenti allo scopo di promuovere un uso sostenibile delle risorse, senza compromettere quelle del futuro. Il carattere trasversale della bioeconomia è affine a quello olistico della cooperazione."

Il potenziale della bioeconomia, non solo a livello economico e occupazionale, ma anche socio-culturale, è stato al centro della relazione del prof. Fabio Fava, esponente di spicco del settore, mentre il contributo di Angelico Iadanza di SACE-CdP ha esplorato le opportunità e i rischi connessi agli investimenti nella sponda meridionale del bacino Mediterraneo, con particolare riferimento a Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco.

A seguire, l'ambasciatrice del Burkina Faso in Italia, Josephine Ouedraogo, ha condiviso un'intensa testimonianza sul mare Mediterraneo come spazio di pace e non di morte, dove l'accoglienza e lo scambio possano essere sperimentati e fatti propri da tutti i popoli che vogliano guardare a un futuro comune.

Infine, nell'ambito del convegno è stato firmato un protocollo di collaborazione tra il Distretto della Pesca e la Federazione Internazionale delle Donne Professioniste e Imprenditrici (Fidapa BPW), rappresentata dall'egiziana Amany Asfur.

L'Agenzia partecipa a Blue Sea Land anche con uno stand in piazza Mokarta dove sarà possibile conoscere le attività di cooperazione e, perché no, approfittare di un selfie personalizzato con la Sharing Box allestita per l'occasione. Se poi volesse fare un salto a trovarci anche il sole di Sicilia... sarà il benvenuto!

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Roma – Una sinergia più forte col Dipartimento per la Giustizia Minorile, firmato il protocollo d’intesa

Roma - Mercoledì 3 ottobre il Direttore Vicario Leonardo Carmenati e il Capo Dipartimento Gemma Tuccillo hanno firmato un protocollo d'intesa tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.

L’accordo ha sancito formalmente una collaborazione che sul campo è attiva da anni attraverso la partecipazione di esperti del Dipartimento a progetti di assistenza tecnica, visite di scambio e sessioni di formazione per operatori del settore sia in Italia sia nei Paesi partner di cooperazione. Queste attività trovano eco anche nel Documento triennale di programmazione 2017-2019 della Cooperazione italiana.

Dal momento della firma, l’esistenza di un quadro formale di riferimento per le future collaborazioni consentirà di rafforzare il partenariato e la sinergia tra le azioni dei due organismi, con un ampliamento del ventaglio di attività. L’Agenzia e il Dipartimento si impegnano, infatti, a dare vita a un meccanismo che sia un esempio concreto di quella valorizzazione del sistema Italia che p promossa dalla Legge 125/2014.

La firma del protocollo darà, quindi, un nuovo impulso alla condivisione di competenze e buone prassi e alla programmazione e realizzazione di interventi congiunti per promuovere obiettivi comuni in tema di equo accesso alla giustizia e tutela dei diritti umani, con particolare riguardo ai minori in contatto o conflitto con la legge.

Protocollo d'intesa AICS - DGMC

 

 

Milano – Tecnologie avanzate per lo sviluppo sostenibile, alta formazione per innovatori emergenti

Milano - Africa, innovation e leaders, tre parole che giocano un ruolo molto importante nei processi di sviluppo e che stanno insieme, l'una accanto all'altra - per sottolineare l'importanza di una relazione stretta e virtuosa - nel titolo di un progetto sperimentale di alta formazione concepito dall'Agenzia durante l’anno di presidenza italiana del G7. Si tratta dell'iniziativa Emerging African Innovation Leaders elaborata insieme al Politecnico di Milano e al Politecnico di Torino, due eccellenze italiane nel campo dell’educazione superiore.

Obiettivo principale del progetto è quello di offrire un percorso di formazione intensiva, di alto livello, a un gruppo di giovani professionisti e funzionari pubblici provenienti da Kenya, Etiopia, Mozambico, Tunisia, Niger e Nigeria, con un focus particolare sulle tecnologie utili per procedere su diversi fronti verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Il 25 settembre sono arrivati in Italia i venti partecipanti selezionati per il corso residenziale di cinque settimane che sarà solo l’inizio di un percorso formativo più ampio che andrà a generare processi di trasferimento di competenze anche nei Paesi d'origine. Al Politecnico di Milano, nel pomeriggio, si è svolta la cerimonia di apertura del corso che ha voluto essere un momento di presentazione del progetto, ma anche di riflessione sull’importanza dell’innovazione in Africa e del capitale umano come driver verso lo sviluppo. Accanto ai docenti coinvolti hanno preso parte a questo momento l’ambasciatore Giuseppe Mistretta, il senior advisor all’UNIDO Stefano Bologna e il senior advisor del ministero per lo Sviluppo Economico Andrea Gumina.

Il programma del corso è focalizzato sullo sviluppo delle competenze e delle capacità che, a livello individuale e collettivo, potranno aprire la strada alla cosiddetta New Production Revolution. Quello della New Production Revolution è un concetto chiave che vuole indicare uno spazio d'incontro e di confluenza tra tecnologie avanzate che comprendono digital technologies come la stampa 3D e l'analisi di big data, nuovi materiali come quelli di tipo "bio" o "nano", ma anche l'intelligenza artificiale e la robotica avanzata. Tecnologie come queste stanno cambiando e andranno a cambiare in maniera sempre più intensa le dinamiche di produzione industriale in molteplici settori e, per questo, richiederanno nuove generazioni di manager che siano capaci di sfruttarle al meglio.

Un altro aspetto che può essere evidenziato riguarda la struttura del corso, che appunto comprende le cinque settimane di attività in Italia, poi i corsi online attraverso la piattaforma Cradle, quindi altre due settimane in Italia dove i partecipanti avranno la possibilità di entrare in contatto con diverse realtà imprenditoriali di eccellenza e, infine, la fase della restituzione, cioè il momento in cui i partecipanti saranno chiamati a formare altri colleghi nei rispettivi Paesi. In questa fase saranno elaborate delle proposte progettuali in grado di mettere a frutto le competenze acquisite nelle realtà locali.

L'impianto progettuale elaborato dai Politecnici, insieme al network di competenze e di conoscenze che è stato attivato intorno all'iniziativa, costituiscono risorse di alto livello che potranno contribuire a sviluppare best practices ad ampio raggio, sia a livello geografico che settoriale.

 

Roma – Quando la migrazione è risorsa per lo sviluppo, al via il nuovo Summit delle diaspore

Roma - C’è una migrazione diversa da quella drammatica degli sbarchi e dei rimpatri forzati. Una migrazione fatta di competenze, legami territoriali, creazione di impresa, che genera economia e integrazione. E’ questa visione che il Summit delle Diaspore trasmette, non attraverso discorsi teorici o slogan pubblicitari, ma attraverso l’azione e i progetti. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, vi sono in Italia oltre 2100 associazioni di migranti e un settimo delle imprese sono gestite da imprenditori di nazionalità non italiana. Dati importanti, che configurano un mondo ben diverso da quello delle emergenze raccontate dalla narrazione mainstream. Imprenditori e associazioni espressione delle diaspore, a diverso titolo si occupano di attività economiche, sociali e culturali in tutta Italia e nei paesi di origine. Per questo la legge 125/2014 prevede che questi soggetti possano essere attori della cooperazione e destinatari di fondi per iniziative di sviluppo.

Dopo l'esperienza pilota dello scorso anno, martedi 25 settembre ha avuto luogo nella sala stampa dell'agenzia DIRE la presentazione del secondo capitolo del progetto "Summit Nazionale delle Diaspore" che sarà operativo nel 2018-2019.

“Diaspora vuol dire aver trovato una nuova casa, diaspore vuol dire parlare molti linguaggi diversi. Diaspore vuol dire avere una visione prismatica del mondo, che è la realtà di oggi. Diaspore significa investire sulle seconde generazioni e sui Paesi d’origine perché si possa avere tutti una vita migliore. Perché migrare è una pulsione naturale dell’uomo ma stare a casa propria dovrebbe essere un diritto di tutti. E allora investire con modelli di sviluppo nuovi e vincenti che coinvolgano contemporaneamente le diaspore e i paesi di origine è importantissimo” ha affermato la vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela Claudia del Re. “Questo progetto è un tesoro, un conto in banca, un capitale che nel tempo frutterà importanti interessi sociali, politici economici. È ora di credere che i nostri interlocutori nei Paesi cosiddetti terzi non siano dei beneficiari - ha aggiunto Del Re - ma dei partner costruttivi di un rapporto bidirezionale in cui si cresce entrambi. Le diaspore che ci arricchiscono in Italia devono essere sostenute, non aiutate, in un percorso di sviluppo. Questo capitale, nel tempo, se sapremo trasmetterlo adeguatamente alle nuove generazioni, sarà la nostra ricchezza futura."

Emilio Ciarlo, responsabile Relazioni Esterne e Comunicazione dell'Agenzia, ha spiegato con una bella metafora il perchè di questo progetto: “Il blues è nato in Africa Occidentale, poi ha attraversato il mare ed ha trovato la sua fortuna negli Stati Uniti, ma oggi sta ritornando alle sue origini, in Mali, in Burkina Faso. Perché dico questo? Perché il blues è un esempio di migrazione circolare ed è una musica di tutti, che si è aperta ed è diventata un modello condiviso. Crediamo molto in questo modello e per questo siamo molto orgogliosi, come AICS, di supportare il percorso del Summit. Vogliamo dare la possibilità alle associazioni di diventare attori del cambiamento nei Paesi di origine e di diventare gestori di fondi pubblici. E crediamo che questo sia un modello da diffondere.”

Per accrescere il know-how, creare sinergie e progettualità comuni, ecco allora che il progetto Summit Nazionale delle Diaspore propone incontri con imprenditori e associazioni espressioni delle diaspore in 12 città italiane, moduli di formazione frontale e a distanza, eventi culturali e un sito web di informazione, www.summitdiaspore.org.

Fondamentale, in questo percorso, che si sviluppa a partire da oggi e fino a dicembre 2019, il supporto delle Fondazioni che cofinanziano il progetto. Stefania Mancini, consigliere delegato della Fondazione Charlemagne, ha sottolineato l’importanza delle azioni territoriali, ancora più radicali rispetto al Summit Nazionale. “E’ importante valorizzare le diaspore presenti in tutta Italia, le loro potenzialità e la storia del loro radicamento nel territorio. Sono queste storie che possono fare la differenza e costruire una 'carta d’identità' che ci aiuta a capire chi siamo oggi.” Giorgio Righetti, DG di ACRI/Fondazioni for Africa Burkina Faso, ha aggiunto: "Le Fondazioni sostengono il Summit perchè è un'opportunità di messa in rete delle realtà associative della diaspora, un'opportunità reale di ascolto e di dialogo che consente di migliorare i percorsi di integrazione e contrastare la paura della diversità."

Anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è partner del Summit delle Diaspore. Tatiana Esposito, DG dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione: “Diventiamo tutti attori di questo progetto, non ci sono beneficiari o destinatari. Se costruiamo le politiche di integrazione concentrando l'attenzione sui migranti abbiamo fallito. Questo è il motivo per cui oggi siamo qui e parteciperemo alle attività dei prossimi 18 mesi.”

Comunicato stampa
Agenzia DIRE - Summit delle Diaspore

 

Tunisia – Firmato accordo per interventi di sviluppo nelle regioni di confine al sud del Paese

Tunisi - È stato firmato il 17 settembre scorso l’accordo per il finanziamento, da parte della Cooperazione italiana, di un progetto di sviluppo rurale nel governatorato di Tozeur. La cerimonia di firma si è tenuta presso il Ministero degli Affari Esteri alla presenza dell'ambasciatore d'Italia, Lorenzo Fanara, del segretario di Stato per gli Affari Esteri Sabri Bachtobji e del titolare della sede AICS di Tunisi Flavio Lovisolo.

“Questo accordo dimostra l'impegno italiano nel sostenere gli sforzi della Tunisia per affrontare insieme le sfide dello sviluppo economico e sociale e rafforzare la nuova cooperazione bilaterale all’interno di diverse aree di intervento" ha detto il Segretario di Stato tunisino a margine della firma. Soddisfazione condivisa anche da parte italiana che con questo progetto intende proseguire lungo la strategia d’intervento volta al sostegno delle aree più svantaggiate del Paese. Questa iniziativa triennale infatti, grazie al contributo di circa 5 milioni di euro, intende migliorare le condizioni di vita e il reddito della popolazione residente nelle aree meridionali di confine. In particolare, l’iniziativa prevede il miglioramento e la diversificazione della produzione agricola di 18 perimetri irrigui nelle delegazioni di Hazoua e Tamerza, situate nel governatorato di Tozeur.

Per ottenere il più ampio coinvolgimento possibile, la strategia d’intervento si basa su un approccio partecipativo ed è articolata in cinque assi:

1) miglioramento delle capacità delle cooperative agricole riguardo alla gestione dell’acqua per l’irrigazione dei palmeti da dattero;
2) riduzione del tasso d’insabbiamento dei perimetri irrigui;
3) aumento della produzione dei datteri del 30%;
4) aumento della produzione animale da allevamento del 30% ed allargamento della zona forestale protetta per la produzione dei foraggi;
5) miglioramento dell’alimentazione e della protezione sanitaria del bestiame.

A conferma del ruolo fondamentale conferito alla società civile tunisina, a beneficiare dell’iniziativa saranno soprattutto le associazioni e le organizzazioni degli agricoltori e le istituzioni pubbliche coinvolte, per un totale di circa 800 persone nella delegazione di Hazoua e di circa 200 nella delegazione di Tamerza.

Il progetto intende rafforzare i principi del decentramento e dello sviluppo locale introdotti dalla Costituzione tunisina del 2014, a cui l'Italia contribuisce attraverso il programma di cooperazione definito dal Memorandum d’Intesa 2017-2020.

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Albania – Assegnati i primi marchi ‘Made With Italy’ ai prodotti frutto della Cooperazione italiana

Permet - La Cooperazione italiana nei Balcani Occidentali ha presentato il marchio etico Made With Italy per sostenere la crescita e la stabilità delle comunità rurali albanesi. Il marchio, senza scopo di lucro, intende valorizzare lo sviluppo di prodotti e servizi nati o perfezionati grazie a progetti finanziati o cofinanziati dal Governo italiano. In particlare, il marchio valorizza risorse e tipicità dei territori, in particolar modo delle comunità più povere ma al tempo stesso più ricche di potenzialità, e consolida i processi di sviluppo locale, attraverso la creazione di una rete di piccoli imprenditori.

Nella cerimonia di consegna che si è svolta il 20 settembre a Permet sono stati assegnati i primi 23 marchi ad altrettanti soggetti partner locali. Nuovi marchi saranno assegnati nei prossimi giorni nella regione di Malesi E Madhe. Possono richiedere e ricevere il marchio Made With Italy le istituzioni locali, le ditte individuali, le aziende private e le associazioni albanesi che hanno partecipato a progetti della Cooperazione italiana e che offrano a consumatori e cittadini prodotti e servizi con comprovate caratteristiche di tipicità, genuinità ed eticità.

L’Italia, da sempre in prima linea nelle attività di cooperazione con l'Albania, si fa promotrice di un piano complessivo di cooperazione che mette al centro le persone, orientato ai risultati e all’efficacia degli interventi. Iniziativa dopo iniziativa, la cooperazione promuove buone pratiche, incentiva gli scambi tra sistemi-Paese e condivide le eccellenze italiane riconosciute nel mondo. I dati in crescita del turismo internazionale nelle aree rurali albanesi, per esempio, sono un segno evidente del positivo dinamismo delle comunità locali. Attraverso il marchio Made With Italy la Cooperazione italiana segna una nuova e fondamentale tappa nella lunga storia di amicizia fra i due Paesi.

aicstirana.org/madewithitaly
• Disciplinare Made With Italy

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Bruxelles – Firmato il primo accordo di cooperazione delegata all’AICS: 22 milioni per interventi in Libia

Venerdi 14 settembre a Bruxelles il direttore vicario Leonardo Carmenati, alla presenza del Viceministro Emanuela Del Re, ha firmato con Christian Danielsson, direttore della DG NEAR della Commissione europea, il primo accordo di cooperazione delegata dell’Agenzia, appena accreditata per la gestione dei fondi europei.

L’accordo prevede per AICS la gestione di 22 milioni di euro nell'ambito di un progetto complessivo di 50, destinati a migliorare le condizioni di vita della popolazione in Libia e sostenere la governance locale nelle municipalità libiche più colpite dai flussi migratori. Particolare attenzione sarà riservata alle persone più vulnerabili - migranti, rifugiati, sfollati interni, rimpatriati e comunità ospitanti - con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi di base e sociali.

L'azione sarà condotta in stretto coordinamento con le autorità libiche competenti, a livello nazionale e municipale, e si focalizzerà nei settori della sanità, dell’istruzione, della manutenzione delle infrastrutture, dello smaltimento dei rifiuti e della gestione delle risorse idriche.

Oltre alla componente affidata alla Cooperazione italiana, le agenzie UNDP e UNICEF collaboreranno nella realizzazione di interventi specifici attraverso accordi di delega separati a valere sul Trust Fund.

Le attività della componente delegata alla Cooperazione italiana si inquadrano nella strategia complessiva del Trust Fund europeo incardinata su quattro assi:

• aumento e miglioramento delle competenze professionali dello staff che opera nelle istituzioni partner;

• miglioramento dell'equipaggiamento e della dotazione strumentale delle istituzioni e organizzazioni partner;

• miglioramento generale delle infrastrutture;

• sensibilizzazione pubblica riguardo a tutti gli aspetti legati ai fenomeni migratori.

 

Bari – Accoglienza e sviluppo, i pilastri della Regione Puglia al centro del dibattito alla Fiera del Levante

Bari - Una giornata di informazione, discussione e sensibilizzazione, nel suggestivo scenario della Fiera del Levante, per richiamare l'attenzione pubblica sulla Puglia come luogo che guarda allo sviluppo e alla resilienza dei popoli. E' quella organizzata il 12 settembre scorso dall'amministrazione regionale, in collaborazione con l’Istituto Agronomico Mediterraneo CIHEAM di Bari e la Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite UNHRD di Brindisi, e con la partecipazione del direttore vicario dell'Agenzia Leonardo Carmenati.

L'iniziativa ha visto la condivisione di numerose esperienze e strategie orientate al tema della giornata: "Puglia: terra di accoglienza, motore di sviluppo e di aiuto internazionale - Politiche e pratiche di gestione dei fenomeni migratori, sostegno allo sviluppo e aiuto umanitario." In particolare, a partire dalle realtà di eccellenza che sono presenti sul territorio regionale, sono stati illustrati due fronti di attività, quello interno, dedicato all'accoglienza e all'integrazione dei migranti, e quello esterno, indirizzato allo sviluppo dei Paesi partner, con particolare attenzione al bacino Mediterraneo nel quale la Puglia si propone come punto di riferimento sempre più significativo.

"Fin dai tempi antichi - si legge nel documento elaborato per guidare il dibattito - la Puglia è stata terra di approdo, transito e destinazione per molti popoli del Mediterraneo. Negli ultimi decenni l’intensità di questi movimenti migratori è aumentata, a causa della crescente instabilità politica, sociale ed economica sia dei Paesi delle rive sud ed est del Mediterraneo che di molti Stati africani. Di fronte a un’emergenza che ha sempre più le sembianze di una costante normalità, il territorio pugliese si impegna per offrire aiuto, assistenza solidarietà e soprattutto speranza per un futuro migliore. [...] Consapevole delle radici profonde che sono alla base dei fenomeni migratori, oltre all’accoglienza, la Puglia promuove lo sviluppo nei Paesi terzi, attraverso la Legge Regionale n. 20/2003 "Partenariato per la cooperazione" che mira a rafforzare i partenariati tra comunità locali, la cooperazione internazionale e la cultura dei diritti umani."

Concept e agenda della giornata

 

Roma – Migrazioni e comunicazione, un’indagine IPSOS misura le percezioni degli italiani

Roma - Un'accurata indagine per misurare le articolate percezioni degli italiani in tema di immigrazione, che incrocia su molteplici livelli i settori d'intervento della cooperazione allo sviluppo, è quella presentata da IPSOS, il 10 settembre scorso, nella sede della Scuola Nazionale dell'Amministrazione. I risultati principali dello studio, dal titolo Un’Italia frammentata: atteggiamenti verso identità nazionale, immigrazione e rifugiati in Italia,  sono stati illustrati nel corso dello workshop "Comunicare la migrazione tra percezioni, narrazioni e sentimenti identitari" organizzato dal sottogruppo del Consiglio nazionale per la Cooperazione allo sviluppo che si occupa di comunicazione e narrazione delle migrazioni.

All'iniziativa sono intervenuti la ricercatrice IPSOS Chiara Ferrari, il sociologo ed esperto di migrazioni Ali Baba Faye e lo scrittore Jorge Canifa Alves, accanto ai delegati del sottogruppo e agli ospiti dell'Agenzia. Dalla ricerca è emersa una fotografia dell’Italia estremamente frammentata, con sentimenti ambivalenti sul fenomeno della migrazione e un forte scollamento tra i dati reali e quelli percepiti. In particolare, l'analisi di un campione di duemila residenti in Italia ha permesso di elaborare sette profili che consentono di tracciare una mappa delle diverse percezioni nel Paese. La preoccupazione diffusa nei confronti del fenomeno migratorio non toglie che, si legge nel rapporto, "la maggioranza degli italiani prova sentimenti di solidarietà ed empatia per gli stranieri: l’opinione pubblica italiana spesso è più sfaccettata di quanto si immagini."

L’incontro si è concluso con un dibattito che ha sollecitato i partecipanti a riflettere sulle dinamiche di comunicazione, sempre più rapide e immediate, che incidono sulle percezioni dell'opinione pubblica, un tema destinato a restare al centro dell'attenzione nel prossimo futuro.