Human-Centred Business Model: un nuovo modello di impresa per rispondere alle sfide dell’Agenda 2030

Creare un nuovo modello d’impresa, economicamente sostenibile e rispettoso dei diritti umani, dell’ambiente e delle comunità locali in sui si inserisce. Questo l’obiettivo del progetto “Human-centred business model” (Hcbm), presentato lo scorso 17 febbraio presso la sede dell’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato (Unidroit), a Roma. Il progetto, presentato dal Global Forum on Law, Justice and Development e sostenuto dalla vicepresidenza legale della Banca mondiale, mira a fornire una risposta concreta a quegli imprenditori desiderosi di esercitare la propria attività economica nel rispetto degli individui, delle comunità e dell’ambiente con cui entrano in contatto, e che non trovano risposta nei modelli di business esistenti. Un modello, dunque, che consenta alle imprese di operare in linea con le sfide poste dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che ha tra i suoi cardini l’elaborazione di modalità  socialmente responsabili di produrre e consumare, così da far coesistere la ricerca di un giusto profitto con la coesione sociale e un ambiente sano.

Un elemento fondamentale per le imprese interessate a cogliere le sfide dell’Agenda 2030, a partire dalla lotta alla povertà, come sottolineato dal direttore dell’Aics, Laura Frigenti. “A partire dalla legge di riforma 125, il settore profit entra di diritto nella cooperazione italiana”, ha affermato. La nostra Agenzia “vuole contribuire allo sviluppo di  un nuovo modello di impresa, per fare in modo che il settore privato colga queste sfide”. Per questo, insieme ad altri partner, “abbiamo iniziato a organizzare incontri di sensibilizzazione sul ruolo del settore privato nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile”. Un’attività di supporto che “si concretizzerà con un bando a favore di idee innovative per lo sviluppo, del valore di 5 milioni di euro”. Una chiamata a raccolta delle idee del settore privato ispirate a questi principi, così Frigenti, che ha definito l’iniziativa un grande passo nell’ambito della cooperazione italiana. I soggetti ammissibili, ha precisato, saranno imprese cooperative e Pmi orientate all’inclusive business, selezionate sulla base di criteri internazionali riconosciuti.

Come sottolineato dal Direttore generale della Dgcs, Pietro Sebastiani, l’Italia può dare un contributo importante alla promozione di modelli d’impresa sostenibili. L’iniziativa odierna, ha affermato Sebastiani, è molto in linea con le tendenze della cooperazione internazionale. Il riconoscimento del ruolo delle imprese nella cooperazione allo sviluppo, ha ricordato il direttore generale, emerge con chiarezza nell’Agenda 2030, che “in una catena ideale unisce in modo trasversale 17 obiettivi di sviluppo”, dimostrando il legame che sussiste tra tutti i settori della vita sociale e umana. L’Ue, ha proseguito il diplomatico, presta molta attenzione al ruolo del settore privato, come anche l’Italia, che ha guardato a questo aspetto attraverso una nuova legge sulla cooperazione; una legge “tra le più moderne in ambito europeo”. In questo senso, l’Italia e la sua tradizione di piccole e medie imprese, “può dare un contributo importante allo sviluppo di un modello di impresa che assicuri una crescita sostenibile e favorisca l’instaurarsi di una società pacifica”, ha detto Sebastiani, citando Olivetti e Mattei quale esempio di imprenditoria in grado di coniugare cultura dell’innovazione e rispetto dei lavoratori”. Un modello “da salvaguardare”.

Il progetto Hcbm desidera coinvolgere attivamente sia gli attori istituzionali che quelli privati, in particolare coloro che hanno già iniziato da tempo a sperimentare nuovi approcci innovativi all’economia, al business e alla vita sociale. Nel dettaglio, il progetto si struttura attorno a sei pilastri: oltre a individuare le strategie per applicare i grandi principi espressi nell’Agenda 2030, il gruppo di lavoro si occuperà di delineare nuove forme giuridiche e di governo delle imprese ed elaborare modalità innovative di finanziamento che possano favorire le imprese che adottano questo modello. È prevista inoltre la proposta di soluzioni fiscali che riconoscano i costi aggiuntivi sostenuti da tali imprese e la presentazione di politiche di impresa e forme agevolate di acquisti pubblici che premino le imprese rispettose della legalità e degli standard ambientali ed etici. Infine, il progetto prevede iniziative formative e sistemi di sostegno tecnico specializzati, facendo ricorso all’assistenza di università, associazioni professionali, manager ed esperti, nell’otica di elaborare un nuovo ecosistema per l’impresa centrato sull’essere umano, in vista di una successiva sperimentazione e applicazione in almeno due paesi.

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