Perù – Servizi sanitari meglio presidiati e distribuiti sul territorio, presentato il documento strategico 2018-2030 elaborato col sostegno della Cooperazione italiana

Lima – Il 12 e 13 giugno scorsi si è tenuto a Lima un evento nazionale sulle politiche per le risorse umane del settore salute che ha riunito più di cento funzionari regionali, oltre a numerosi rappresentanti di istituzioni operanti nel settore sanitario. L’evento è stato organizzato Ministero della Salute peruviano in collaborazione con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Nei due giorni di attività è stato presentato il documento “Politiche nazionali delle risorse umane del settore salute 2018-2030” elaborato con il prezioso contributo degli esperti della Cooperazione italiana nel quadro del programma di assistenza tecnica al ministero della Salute, iniziativa che dal 2011 accompagna il governo peruviano con azioni dirette al rafforzamento delle capacità di governance e programmazione settoriale.

Il documento strategico, formulato in collaborazine con i funzionari della Direzione generale del Personale e previamente condiviso con gli organi pubblici e privati del settore, mette l’accento sulla necessità di un maggior numero di professionisti della salute, soprattutto medici, e di una loro più equa distribuzione sul territorio nazionale. Uno degli aspetti di maggior rilievo è legato all’importanza della formazione accademica del personale sanitario, soprattutto in materia di cure primarie e salute familiare-comunitaria, temi centrali nell’ambito della stessa riforma sanitaria nazionale.

Il sistema sanitario del Perù mostra, infatti, gravi lacune sul piano della disponibilità di personale medico e infermieristico, con soli 12,8 professionisti per 10.000 abitanti a livello nazionale – la media OCSE è di circa 33 medici ogni 10.000 abitanti. Vi è poi una forte disuguaglianza in termini di distribuzione geografica, laddove in alcune regioni i dati parlano di 6 medici ogni 10.000 abitanti e il quintile più povero della popolazione dispone di un minor numero di medici (11% del totale) . Tali circostanze causano forti difficoltà al funzionamento dell’intero sistema di assistenza sanitaria, oltre al riacutizzarsi di problemi che colpiscono soprattutto bambini e anziani, quali le infezioni respiratorie, tubercolosi, anemia, patologie nelle quali si riscontra una forte componente legata ai determinanti sociali della salute.

Per questi motivi la ministra della Salute Silvia Pessah ha attirato l’attenzione sul miglioramento della qualità dei servizi sanitari, raggiungibile attraverso il funzionamento di reti integrate di ambulatori e ospedali e, altresì, di soluzioni quali gli incentivi per una migliore distribuzione del personale, in modo da coprire anche le località più isolate in ambito rurale e periferico.

Per l’Italia è intervenuto l’ambasciatore in Perù Mauro Marsili, che ha richiamato la Dichiarazione di Alma Ata (1978), evidenziando l’importanza delle cure primarie in salute, laddove “la salute è uno dei pilastri dello Stato di diritto” e “la promozione e protezione della salute è indispensabile per lo sviluppo economico e sociale”. L’Ambasciatore Marsili ha così rimarcato la necessità di garantire un sistema sanitario più vicino ai cittadini e alle persone bisognose.

In linea con queste indicazioni, il programma di assistenza tecnica della Cooperazione italiana ha ripubblicato nel 2017 il documento “Programma di formazione in salute familiare e comunitaria (PROFAM)”, diretto al personale delle equipe di base (medici, infermieri e ostetrici) e che ha permesso a 35.000 professionisti di specializzarsi (nella sua versione virtuale). Nel 2018, in modalità semipresenziale, il documento costituirà il materiale di riferimento per la formazione di altri 135 professionisti della regione amazzonica di Loreto.

Il programma finanziato dall’AICS continuerà a sostenere il ministero della Salute nella formulazione di strategie efficaci (incentivi economici e non economici, elaborazione di adeguati profili per le principali professioni sanitarie) per contribuire alla riduzione del gap ragionale e raggiungere una maggiore uniformità in termini di assistenza sanitaria e distribuzione del personale sanitario sul territorio nazionale.
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