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Conferenza Italia-Africa, il continente resta prioritario

C’erano praticamente tutti i Paesi africani alla seconda conferenza Italia-Africa che si è svolta ieri alla Farnesina: 54 le delegazioni, la grande maggioranza delle quali rappresentate a livello ministeriale, e 13 organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione Africana, per un totale di 350 delegati.

Da un punto di vista diplomatico e politico, l’operazione condotta dalla Farnesina, con la regia della Direzione generale mondializzazione e della Direzione Africa sub-sahariana, è stata un successo. Molto si è mosso davanti ai microfoni, con panel partecipati, molto si è mosso in incontri bilaterali, incontri a margine, strette di mano.Il primo elemento emerso, è un segnale di forte continuità rispetto al passato: l’Africa resta prioritaria, resta al centro delle attenzioni dell’Italia (che tra l’altro dedicherà il 2019 a una serie di iniziative culturali da tenersi in diversi Paesi africani). Lo ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, lo ha sottolineato nel suo discorso di apertura il capo dello Stato Sergio Mattarella e l’argomento è stato fatto proprio anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenuto in chiusura.

“Esistono oggi, fra noi, sinergie e collaborazioni nuove e sempre più strette, caratterizzate da un partenariato paritario e ampio, risultato dell’evoluzione e maturazione delle nostre relazioni” ha detto Mattarella. “I rapporti con l’Africa sono prioritari nella nostra politica estera – ha aggiunto – penso alle interlocuzioni politiche, agli scambi culturali ed economici, ai numerosi e qualificati consessi che, a vari livelli, ospitiamo e promuoviamo, sull’agricoltura, l’energia, la cooperazione, il ruolo delle diaspore, l’etnografia. Tutti con l’attiva partecipazione dei Governi e delle varie componenti delle società civili”. Partendo dalla consapevolezza che i destini dell’Africa e dell’Europa sono, da sempre, fra loro strettamente connessi, Moavero Milanesi ha sottolineato come l’obiettivo della Conferenza è di individuare soluzioni condivise alle principali sfide in materia di pace, libertà, democrazia e sicurezza; nonché di concordare percorsi di crescita comuni, soprattutto attraverso il coinvolgimento di qualificati esponenti italiani, provenienti dal mondo dell’economia e delle aziende, dell’accademia e delle organizzazioni non governative”.

La visione dell’Italia rispetto all’Africa, ha concluso Moavero Milanesi, si può riassumere in un trittico di azioni: il dialogo politico, evidenziato per esempio dall’estensione della rete diplomatica nel continente e dall’organizzazione di eventi; gli investimenti e il commercio, nel rispetto delle istanze africane e a reciproco vantaggio; l’elemento culturale, per parlare al cuore delle persone prima ancora che pensare al portafoglio e agli stessi investimenti. “E’ necessario cambiare la percezione che si ha dell’Africa – ha sottolineato a sua volta la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re – un continente di grandi risorse e opportunità nelle quali vogliamo investire”. Di spessore la partecipazione africana simbolicamente guidata da Kwesi Quartey, vice presidente della Commissione dell’Unione Africana e da Amani Abou-Zeid, Commissaria per le Infrastrutture e l’Energia dell’Unione Africana. Tra i rappresentanti delle organizzazioni internazionali erano presenti Vera Songwe, segretaria esecutiva dell’Uneca, Joao Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, Gilbert Houngbo, presidente dell’Ifad.

Quartey ha sottolineato come il continente sia a un bivio decisivo della sua storia, ribadendo più volte il seguente concetto: se è vero che l’Africa sta crescendo, è altrettanto vero che le opportunità attuali non sono sufficienti, che occorre avviare un processo di industrializzazione e di creazione di valore aggiunto.Da parte sua Vera Songwe ha sostenuto che uno slancio necessita di una spinta finanziaria che oggi può arrivare soltanto da un paniere di azioni tra cui il ricorso ai bond. Ha poi aggiunto che a suo parere un punto di svolta può essere rappresentato dall’economia digitale e dalle innovazioni che possono dare risposte a tante problematiche, inclusa la necessità di dare un’identità a milioni di migranti che soprattutto in Africa passano da un Paese all’altro.

 

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