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MAPUTO: Rai Italia alla scoperta del Paese e dei progetti di cooperazione

Una troupe di Rai Italia ha trascorso due settimane in Mozambico per produrre un documentario sull’azione dell’AICS nel Paese.

Sono state due settimane speciali per i lavoratori della Sede AICS di Maputo, che per alcuni giorni si sono ritrovati sotto i riflettori di Rai Italia. La proposta di una trasmissione sull’AICS è nata proprio dalla Rai e per il momento sono state individuate due Sedi dove realizzare le prime puntate. Dopo Yangon, in Myanmar, è stato il turno di Maputo.

La troupe, composta dall’autore Andrea Salvadore e dal videomaker Vasile Caplescu è atterrata in Mozambico il 2 giugno e da quel giorno abbiamo trascorso due settimane insieme, viaggiando in lungo e in largo per il Paese. L’idea alla base era di fornire una panoramica completa dell’azione dell’AICS in uno dei paesi prioritari per la Cooperazione italiana, raccontando l’evoluzione vissuta da quando siamo presenti in Mozambico, ovvero dagli anni della guerra di indipendenza contro il regime coloniale portoghese. La Cooperazione Italiana ha una presenza storica nel Paese: i primi volontari e le missioni religiose sono arrivate negli anni ‘70, e sono stati affiancati poi dalle numerose città italiane che attraverso partenariati e gemellaggi hanno dato sostegno alle municipalità mozambicane. C’è stato poi il periodo delle grandi infrastrutture, e successivamente sono nati i programmi per il sostegno istituzionale e lo sviluppo del capitale umano attraverso la formazione. Oggi interveniamo, anche grazie ad una presenza straordinariamente dinamica della società civile italiana, nello sviluppo agricolo e urbano, nell’educazione e nella sanità, appoggiandoci ad una fittissima rete di partner del sistema Italia per dare un supporto integrato allo sviluppo dei servizi, delle infrastrutture e per dare attuazione alle policy del governo. Alla troupe di Rai Italia volevamo raccontare tutto questo.

Così, abbiamo passato i primi giorni a Maputo, visitando alcuni laboratori scientifici con i quali lavoriamo (il Laboratorio di Biotecnologie dell’Università E. Mondlane e il Laboratorio Centrale di Veterinaria), e il Museo di Storia Naturale di Maputo, con il quale collaboriamo attraverso un programma di cooperazione universitaria. Abbiamo visitato la facoltà di Architettura, in larga parte costruita e finanziata dall’Italia negli anni 80. Il giorno dopo abbiamo documentato la riunione del PROSAUDE, la piattaforma multi-donatori alla quale l’Italia partecipa dal 2010 per dare sostegno al settore sanitario, e visitato il quartiere informale Chamanculo C, dove abitano quasi 30.000 persone, e dove stiamo preparando un progetto per la costruzione di nuove infrastrutture e spazi comunitari.

Il terzo giorno, dopo un lungo viaggio in macchina abbiamo raggiunto Inhambane, una delle province più affascinanti del paese e dal forte potenziale turistico. Abbiamo visitato l’Instituto Industrial e Comercial E. Mondlane, che verrà compreso nel vasto programma di sostegno alla formazione professionale (in partenza), e due progetti promossi. Con le ONG SVI e SCAIP, abbiamo scoperto il ciclo produttivo dell’azienda “JOGÓ”, l’unica impresa mozambicana a produrre frutta disidratata al naturale (mango, banana, cocco, e ananas), e un progetto sanitario di Medicus Mundi Italia, che eroga servizi sanitari nei distretti remoti con il sistema delle brigate mobili.

Siamo volati poi a Beira, la città devastata dal ciclone Idai durante il mese di marzo. Qua, alcuni medici del CUAMM ci hanno mostrato il reparto di pediatria dell’ospedale centrale di Beira dove hanno trasferito le loro operazioni, dopo che il ciclone ha completamente distrutto un’ala dell’ospedale. Siamo stati poi accolti dalla Croce Rossa Italiana e dalla Protezione Civile, che intervengono nell’ospedale da campo inviato dall’Italia a Beira in seguito all’emergenza Idai. Rientrata l’emergenza sanitaria, medici e volontari italiani attualmente stanno formando il personale sanitario mozambicano in vista dell’imminente donazione dell’ospedale al governo. Infine, siamo stati al campo di accoglienza italiano per gli sfollati, con le tende e i materiali umanitari inviati dalla DGCS e disposti nel terreno della parrocchia di Padre Giuseppe. Il parroco ci ha accolto nel suo magazzino riadattato a chiesa, per raccontarci delle sfide legate all’accoglienza delle 160 famiglie mozambicane che hanno perso tutto, e che oggi trovano ospitalità sul terreno della parrocchia.

Da Beira abbiamo preso un volo per Quelimane, e dopo 3 ore di macchina siamo arrivati a Caia, nel cuore del Mozambico. “Questa è Africa vera”, ha notato Andrea, osservando le capanne di paglia e fango che scorrevano dietro il finestrino. Effettivamente il contrasto con la capitale e con Beira, che rimane una delle principali città del paese, è stridente. L’”Africa vera” si trovava in una delle province più rilevanti per l’AICS in Mozambico, Sofala, dove siamo storicamente presenti nel settore dello sviluppo agricolo. Siamo stati accolti da CEFA, che ci ha mostrato i campi di sesamo e orticole sulle rive del fiume Zambesi dove lavorano con un’associazione di agricoltori, e da CAM, che ci ha mostrato uno degli asili comunitari da loro costruiti, dove decine di bambini giocavano all’ombra di due baobab centenari. Dopo una visita alla Cassa Finanziaria di Caia, una banca rurale già partner del CAM e dove interverremo con un programma per migliorare i servizi di micro credito, abbiamo fatto volare il nostro drone sul ponte E. Guebuza. Il ponte, la più recente grande infrastruttura finanziata dall’Italia in Mozambico, ha permesso il collegamento da nord a sud nell’unica strada che collega le province mozambicane, ed è stato strategico per lo sviluppo dell’area. Dopo aver assaggiato gli spiedini di coccodrillo e conosciuto i tramonti sullo Zambesi, siamo potuti rientrare a casa.

Gli ultimi giorni a Maputo li abbiamo dedicati alla visita della città e della storica diga di Pequenos Libombos. Il Direttore ha raccontato alla troupe che la diga è stata costruita da imprese italiane grazie ai finanziamenti della Cooperazione Italiana, negli anni in cui la guerra civile dilaniava il Paese (fine anni Settanta). Abbiamo assistito alla cerimonia di lancio della campagna CinemArena, che attraverserà il paese sino a fine luglio regalando lo spettacolo della Coppa d’Africa, mentre l’ultimo giorno abbiamo conosciuto Cacilda Massango, l’attivista che lavora per il centro DREAM di Sant’Egidio a Zimpeto, che ci ha commosso per la determinazione con cui ogni giorno spinge donne e ragazze a continuare la lotta contro l’HIV, che costituisce ancora una piaga terribile per il paese.

Quest’esperienza ci ha fatto riflettere su quanto sia impegnativo presentare e rappresentare il lavoro quotidiano dell’AICS, con le sue sfide e le sue gratificazioni, al grande pubblico, in un paese vasto come il Mozambico, che ha una superficie che equivale a più di due volte e mezzo quella dell’Italia e una varietà di realtà e interventi che coinvolgono moltissimi attori del sistema Italia. Speriamo di esserci riusciti.

                                                                                                                                                                                       * Communication Officer AICS Maputo

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