{"id":13221,"date":"2021-05-03T15:49:54","date_gmt":"2021-05-03T13:49:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=13221"},"modified":"2021-05-05T12:25:57","modified_gmt":"2021-05-05T10:25:57","slug":"scrittrici-avvocatesse-giornaliste-le-ribelli-africane-lottano-per-un-futuro-alla-pari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/persone\/scrittrici-avvocatesse-giornaliste-le-ribelli-africane-lottano-per-un-futuro-alla-pari\/","title":{"rendered":"Scrittrici, avvocatesse, giornaliste: le ribelli africane lottano per un futuro &#8220;alla pari&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>In mezzo a pregiudizi e rischi, un esercito di donne coraggiose, a volte da sole o riunite in associazioni, hanno moltiplicato iniziative per l&#8217;emancipazione in Africa.<!--more--><\/p>\n<p>In Africa come per altro in tutte le parti del mondo gli anni si susseguono tutti uguali per molte donne, che ancora devono sopravvivere a pratiche e violenze che vorremmo appartenessero a un&#8217;epoca passata. Stupro, violenza fisica e psicologica, matrimoni forzati, combinati o precoci, mutilazioni genitali, negato accesso allo studio. Secondo l\u2019Unicef, nel suo rapporto pubblicato nel 2017, \u201ca meno che i progressi non subiscano una forte accelerazione, ci vorranno oltre 100 anni per porre fine ai matrimoni precoci in Africa occidentale e centrale\u201d, con conseguenze considerevoli e vitali per milioni di spose bambine e un impatto paralizzante sulla prosperit\u00e0 della regione.<br \/>\nLa nuova &#8220;Report Card&#8221; dell\u2019Unicef intitolata &#8220;<a href=\"https:\/\/www.datocms-assets.com\/30196\/1607938370-child-marriage.pdf\">Achieving a future without child marriage: Focus on West and Central Africa<\/a>&#8221; (Raggiungere un futuro senza matrimoni precoci: focus sull\u2019Africa occidentale e centrale), rivela che, come conseguenza della rapida crescita della popolazione e di una crescente diffusione del fenomeno, anche raddoppiando il tasso attuale di riduzione dei matrimoni precoci non sarebbe possibile ridurre il numero assoluto di ragazze che si sposano ogni anno.<\/p>\n<p>Mentre la diffusione dei matrimoni precoci in Africa occidentale e centrale \u00e8 diminuita nei due decenni passati, i progressi non sono stati uniformi, e ancora quattro donne su dieci si sposano prima dei 18 anni. Un terzo di esse, addirittura prima di compierne 15. Nell&#8217;Africa occidentale e centrale si trovano sei dei dieci Stati con la maggiore incidenza di matrimoni precoci nel mondo: Niger, Repubblica Centrafricana, Ciad, Mali, Burkina Faso e Guinea.<\/p>\n<p><strong>I dati sulle violenze in Africa.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nI dati dicono che nel mondo il 35% delle donne ha subito violenze e aggressioni sia domestiche che sociali. Secondo Amref, \u201cin Africa le cifre sono pi\u00f9 elevate, in Kenya, ad esempio, il 43% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subito una forma di violenza. Nelle zone rurali dell&#8217;Etiopia, il 49% delle donne ha subito violenza fisica da parte del partner e le donne che hanno subito abusi sono il 59%. Nelle aree rurali della Tanzania, il 47% delle donne ha subito violenza fisica da parte del partner e il 31% ha subito violenza sessuale. In generale, quasi il 50% delle donne africane ha subito violenza sessuale e di genere in una fase della propria vita\u201d. La violenza di genere \u00e8 uno dei principali rischi per la salute femminile. Spesso \u00e8 causa di malattie, disagio psicologico, invalidit\u00e0 permanente e morte. Le donne che subiscono questi abusi, hanno pi\u00f9 probabilit\u00e0 delle altre di contrarre infezioni all\u2019apparato riproduttivo, di avere gravidanze indesiderate, sono meno propense ad utilizzare i preservativi o altri anticoncezionali e tendono ad avere una vita sessuale pi\u00f9 promiscua. \u201cLa violenza e la paura della violenza limitano gravemente il contributo delle donne allo sviluppo sociale ed economico, ostacolando in tal modo il raggiungimento dei Millennium Development Goals e gli obiettivi nazionali e internazionali di sviluppo\u201d prosegue Amref.<\/p>\n<div id=\"attachment_13223\" style=\"width: 1510px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13223\" class=\"size-full wp-image-13223\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/1500x500.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/1500x500.jpg 1500w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/1500x500-600x200.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/1500x500-1024x341.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/1500x500-768x256.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><p id=\"caption-attachment-13223\" class=\"wp-caption-text\"><em>Dja\u00efli Amadou Amal, da Twitter<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Mutilazioni genitali femminili.<\/strong><\/p>\n<p>Questa pratica viene svolta ancora in diverse zone del mondo. \u00a0\u201cLe mutilazioni sono uno strumento di sottomissione sociale che mina la salute psicofisica delle donne\u201d dichiarano da Amref health Africa. Si stima che le donne che hanno subito mutilazioni genitali nel mondo sono tra i 100 e i 140 milioni. In Africa oltre 91 milioni di donne e ragazze sopra i nove anni convivono con i danni causati da questa pratica e ogni anno, in Africa, tre milioni di donne rischiano di subirla.\u201d Sottolinea l&#8217;ong in una nota pubblicata in occasione della Giornata internazionale della donna, che si celebra ogni anno l&#8217;8 marzo.<\/p>\n<p><strong>Un esercito in rivolta.<\/strong><\/p>\n<p>Unico cambiamento \u00e8 l\u2019emergere in questa situazione di diritti negati di un esercito di donne capaci di denunciare un mondo sempre pi\u00f9 patriarcale. Queste &#8220;ribelli&#8221; si sono poste come scudi, rischiando la vita, per ricordare al mondo, alle istituzioni e alla societ\u00e0 il dovere di proteggere le ragazze e madri e di promuovere l&#8217;emancipazione di donne. In questa edizione <em>Oltremare<\/em> d\u00e0 la parola ad alcune dellefigure pi\u00f9 rilevanti della corrente progessista femminile nel continente. Ritratti e idee di guerriereche rievocano un vecchio detto: &#8220;ci\u00f2 che una donna vuole, dio vuole&#8221;. Il mondo \u00e8 pronto ad ascoltarle?<\/p>\n<p><strong>Africa Centrale &#8211; Dja\u00efli Amadou Amal, Scrittrice<\/strong><\/p>\n<p>Djaili Amadou Amal \u00e8 un&#8217;attivista e scrittrice femminista di lingua francese nata nel 1975 a Maroua, nella regione musulmana del Nord del Camerun. Ha ricevuto il premio Goncourt des Lyc\u00e9ens 2020 per il suo romanzo &#8220;Les Impatientes&#8221;, pubblicato da Emmanuelle Collas. Si tratta del massimo riconoscimento nella letteratura francofona. \u201cHo usato la mia penna come sfogo per uscire psicologicamente da un ciclo di violenze ed essere abbastanza forte da diventare la voce di tutte queste donne che non hanno voce e sono in grado oggi di portare il mio punto di vista sulla mia societ\u00e0 e sulle tradizioni a cui sono ovviamente molto legata. Dobbiamo mettere il dito su tutti questi problemi in modo che possano essere risolti.\u201d, dice ad <em>Oltremare<\/em>. \u201cI miei romanzi si riferiscono sempre a me, ad esempio, ogni volta che sollevo questi argomenti sul matrimonio precoce. \u00c8 vero che, come la maggior parte delle ragazze della regione, ho avuto un matrimonio precoce a 17 anni. Costretta a sposare un uomo che aveva 50 anni e ne ho sofferto.\u201d Questo l\u2019ha spinta a realizzare anche azioni concrete. \u201cDopo i romanzi ho creato un&#8217;associazione per l&#8217;educazione delle ragazze, a supporto della loro educazione e per fare sensibilizzazione a livello scolastico. Per dire loro quanto \u00e8 importante avere una laurea.\u201d. Per Amal la lotta per i diritti delle donne \u00e8 universale. \u201cQuando scrivo penso alle donne in Mali, Italia, America, Cina, Francia, Burkina Faso, Senegal , Camerun, e in tutti i Paesi dove queste vivono nelle stesse condizioni. Musulmane o cristiane. Per me era importante mettere in evidenza questi argomenti. Finch\u00e9 ci sar\u00e0 un&#8217;altra donna sottoposta a matrimonio forzato, finch\u00e9 ci sar\u00e0 una donna picchiata, uccisa o stuprata, l&#8217;argomento non sar\u00e0 mai obsoleto.\u201d<\/p>\n<div id=\"attachment_13224\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13224\" class=\"size-full wp-image-13224\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/W5jdF6GQ.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/W5jdF6GQ.jpg 400w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/W5jdF6GQ-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><p id=\"caption-attachment-13224\" class=\"wp-caption-text\"><em>Hadja Idrissa Bah, da Twitter<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Africa dell\u2019Ovest- Hadja Idrissa Bah, Presidentessa del Club delle ragazze leader della Guinea<\/strong><\/p>\n<p>A soli 20 anni, Hadja Idrissa Bah, che studia attualmente alla Sorbone in Francia grazie ad una borsa di studio dell\u2019Unione Europea, ha gi\u00e0 incontrato tutti i grandi della terra. Si \u00e8 svelata al mondo quando, nel 2017, a soli 17 anni, decise in una Guinea molto tradizionale e musulmana, di guidare una rivolta di ragazze minorenni verso il palazzo del presidente della repubblica, per richiedere una legge che ponesse fine ai matrimoni precoci. La tenacia e il coraggio di fronte a poliziotti mobilitati per bloccarle diventarono virali e la diaspora africana la addotto\u2019 come simbolo. \u201cHo la stessa et\u00e0 della dichiarazione di Pechino, -dice Hadja ad <em>Oltremare<\/em>,- e dico alle autorit\u00e0, avete preso degli impegni, ci sono delle convenzioni che avete ratificato. Al di fuori di Pechino, c&#8217;\u00e8 il Protocollo di Maputo, ma noto che non c&#8217;\u00e8 una reale volont\u00e0 politica nella loro attuazione nelle leggi nazionali . Ci sono progressi in termini di strumenti, ma queste leggi devono essere applicate rigorosamente allo stesso modo di quelle contro la corruzione, il furto, la rapina, ecc.\u201d Dal 2017 Hadja \u00e8 dunque diventata la massima figura giovanile africana per i diritti delle donne del continente. L&#8217;ex presidente francese Francois Hollande la chiam\u00f2 \u201cfutura presidente della Guinea\u201d perch\u00e9 non teme platea alcuna ed \u00e8 una oratrice senza concorrente. Emmanuel Macron, attuale inquilino dell&#8217;Eliseo, l\u2019ha invitata come relatrice davanti a pi\u00f9 di 400 attiviste femministe di tutto il mondo riunitesi il 9 maggio 2020 a Parigi per fornire raccomandazioni ai ministri del G7. Obiettivo di questo terzo vertice internazionale del Movimento Women 7 (W7) \u00e8 stato sollecitare gli Stati del G7, presieduto l\u2019anno scorso dalla Francia, ad adottare misure che costituiscano un progresso concreto verso l&#8217;uguaglianza donna-uomo.<br \/>\n\u201cCombattiamo contro tutta la violenza di genere, compreso il matrimonio infantile. \u00c8 una lotta molto delicata\u201d Racconta Hadja. Per lei, la speranza sta nel fatto che oggi ragazze e donne hanno intrapreso una sorta di rivoluzione. Ovviamente la lotta deve essere sostenuta per una partecipazione efficace. \u201cQuesto era il nostro messaggio al G7: non vogliamo essere strumenti di comunicazione; non partecipiamo all&#8217;attuazione di leggi, programmi, politiche. Ma sul campo, le leggi sono le nostre armi, nessuno \u00e8 al di sopra della legge.\u201d<\/p>\n<p><strong>Nord Africa- Dina Abdel Mooty Darwish, giornalista e attivista egiziana<\/strong><\/p>\n<p>Dina Abdel Mooty Darwish \u00e8 una giornalista egiziana premiata nel 2006 con il \u201cSamir Kassir Award\u201d dell\u2019Unione Europea per il suo articolo \u201cPens Against Biceps\u201d, pubblicato il 10 gennaio 2006 sul settimanale egiziano Al-Ahram Hebdo. Darwish \u00e8 nata nel 1971 al Cairo. Ha pubblicato oltre 600 articoli sui diritti delle Donne. Nel 2005, \u00e8 stata premiata per il secondo miglior articolo dalla Women Development Association (Ong egiziana che lavora per l&#8217;emancipazione delle donne). \u201dPenso che il movimento femminista in Egitto abbia fatto molta strada, dice ad <em>Oltremare<\/em>. Negli ultimi due decenni,dopo un&#8217;aspra lotta, la donna egiziana ha ottenuto il diritto di dare la sua nazionalit\u00e0 alla sua prole,nel 2003\u201d. ricorda l&#8217;attivista.\u201d Oggi il governo egiziano ha circa cinque ministre donne (prima due al massimo) e questo ha creato uno choc positivo cosi che anche a livelli pi\u00f9 bassi, la carriera delle donne ha potuto decollare. \u201dCon me per la prima volta un giornalista occupa il posto di caporedattore in un settimanale e questo in un&#8217;istituzione conservatrice come Al Ahram\u201d dice Darwish..Ma ci sono altre aree in cui il movimento femminista dovrebbe fare grandi sforzi, soprattutto per quanto riguarda lo status personale e la povert\u00e0, la cui prima vittima \u00e8 il sesso debole\u201d. Secondo la cronista \u201cil femminismo in Egitto spesso non \u00e8 apprezzato, dipende dalla natura dell&#8217;attivit\u00e0 di ogni ong\u201d.In questo senso, sottolinea Darwish, \u201cgli sforzi internazionali potrebbero essere utili, ma il contesto socio-culturale di ogni paese deve essere sempre preso in considerazione.<br \/>\n<strong><br \/>\nAfrica \u2013 Diaspora, Olivia Bitoe, Avvocatessa (Parigi)<\/strong><\/p>\n<p>Con il suo dottorato in giurisprudenza, conseguito presso la facolt\u00e0 Aix-in-Provenza, l\u2019Avvocatessa Olivia Bitoe, classe 86, di origine gabonese, \u00e8 una delle voci africane di Women in the West. \u201cIl femminismo secondo me \u2013 afferma Bitoe -\u00e8\u201cincoraggiare e migliorare l&#8217;autonomia e l&#8217;emancipazione delle donne attraverso l&#8217;uguaglianza giuridica. Si tratta di combattere la discriminazione basata sul sesso. SI tratta di una lotta universale Non c&#8217;\u00e8 una vera differenzatra Stati e continenti, altrimenti molti Paesi occidentali non avrebbero pi\u00f9 bisogno di ministeri responsabili di tali questioni\u201d.<br \/>\nSecondo l&#8217;avvocatessa &#8220;siamo in un mondo fallocratico dove le donne combattono ovunque si trovino. Solo che in certi angoli del mondo c&#8217;\u00e8 un&#8217;ipocrisia che porta le persone a credere la condizione delle donne sia compresa meglio, quando in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec\u201d.Bitoe prosegue: \u201dQuello su cui dobbiamo lavorare sono le mentalit\u00e0, che nel continente africano aiutano a mantenere le donne in un vincolo di subordinazione. Secondo la legislazione di alcuni stati, il marito \u00e8 in grado di vietarle di esercitare un&#8217;attivit\u00e0 professionale se ritiene che ci\u00f2 leda gravemente gli interessi della famiglia. \u00c8 ancora considerata un&#8217;adulta incapace sotto la tutela del marito.\u201d Rispetto alla situazione dei diritti delle donne in Africa, l&#8217;avvocattessa dice che \u201csono in continua evoluzione. Diversi Stati del continente hanno deciso di riformare le loro leggi nazionali al fine di garantire l&#8217;uguaglianza di diritto tra uomini e donne.\u201d L&#8217;attivista poi dedica una riflessione al ruolo della comunit\u00e0 internazionale: \u201cDal mio punto di vista le situazioni devono essere analizzate tenendo conto delle specificit\u00e0 del continente. Non si tratta solo di copiare e importare quello che fanno gli altri e soprattutto in Occidente. Le Nazioni Unite a esempiostanno lavorando duramente in questa direzione, attuando programmi specifici in diversi Paesi in stretta collaborazione con i governi , con agenzie come quella dellaCooperazione italiana allo sviluppo e la societ\u00e0 civile.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"box-shadow: 10px 10px 28px 0px rgba(171,171,171,1); padding: 25px;\">La scheda<br \/>\n<strong>L\u2019impegno dell\u2019Aics per l\u2019uguaglianza di genenre e l&#8217;empowerment delle donne africane<\/p>\n<p><\/strong>Eguaglianza di genere, empowerment e promozione dei diritti delle donne, lotta alla violenza di genere, sicurezza alimentare e sostegno alle donne nei contesti rurali, hanno uno spazio particolare nell\u2019azione della Cooperazione Italiana, sempre pi\u00f9 impegnata per l\u2019empowerment delle donne in vari Paesi in via di sviluppo e soprattutto in Africa.<br \/>\nCome anche riconosciuto dalla Peer Review 2019 dell\u2019Ocse Dac, l\u2019Italia ha dimostrato un crescente impegno verso l\u2019uguaglianza di genere, consapevole che per non lasciare indietro nessuno \u00e8 fondamentale rivolgere lo sguardo soprattutto verso le persone pi\u00f9 a rischio e discriminate, come purtroppo spesso accade alle donne fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0.Intervenire per l\u2019empowerment delle donne non \u00e8 semplice: richiede una serie di competenze ed impegni che devono diventare il patrimonio di tutti gli attori di sviluppo, oltre che umanitari. Per questo sono state recentemente adottate da parte dell\u2019Aics, il 16 dicembre 2020, le \u201cLinee guida sull\u2019uguaglianza di genere e l\u2019empowerment delle donne, ragazze e bambine (2020-2024)\u201d, le quali includono indicazioni strategiche e operative per tutti gli attori del Sistema della cooperazione italiana. Il carattere innovativo delle linee guida risiede nella definizione di obiettivi ambiziosi e sistemici per il superamento e l\u2019eliminazione delle discriminazioni legate al genere. In particolare, l\u2019Aics si \u00e8 impegnata a garantire il mainstreaming di genere in ogni iniziativa di cooperazione. Ci\u00f2 significa che ogni intervento finanziato dovr\u00e0 contenere un\u2019analisi che evidenzi i bisogni delle donne, ragazze e bambine e valuti gli impatti \u2013 anche negativi &#8211; che l\u2019azione proposta potrebbe avere su di loro. Contemporaneamente, sar\u00e0 necessario destinare fondi ad hoc per rispondere a tali necessit\u00e0 e prevedere un ruolo attivo delle donne e delle loro associazioni, per far s\u00ec che le donne diventino protagoniste del loro sviluppo, anche e soprattutto le donne pi\u00f9 emarginate come le donne con disabilit\u00e0 e le rifugiate e sfollate.L\u2019Africa, si sa, \u00e8 un\u2019area prioritaria della Cooperazione italiana e le donne africane sono fra le pi\u00f9 discriminate, vivendo spesso in situazioni di estrema violenza legate alla povert\u00e0, alle situazioni di conflitto o crisi, a tradizioni particolarmente dannose per le donne. Nel corso del 2020, la Cooperazione Italiana ha finanziato numerosi progetti rivolti alle donne africane, nei diversi ambiti d\u2019intervento prioritari dell\u2019Agenzia \u2013 quali la lotta alla violenza di genere e i diritti delle donne, la salute riproduttiva e sessuale, l\u2019occupazione femminile, la partecipazione delle donne allo sviluppo rurale, l\u2019istruzione, l\u2019attenzione alle donne coinvolte in crisi umanitarie.<\/p>\n<p>Sono numerosi i Paesi in cui \u2013 nel solo 2020 &#8211; Aics ha avviato nuovi progetti, come ad esempio il Camerun, l\u2019Egitto, l\u2019Etiopia, il Gambia, la Guinea Conacry, il Kenya, il Mali, il Mozambico, il Niger, la Repubblica Centrafricana, la Somalia.<br \/>\nA livello regionale, la Cooperazione Italiana ha finanziato nel 2020 il \u201cGender Equality Trust Fund della Banca Africana di Sviluppo\u201d della Banca Africana di sviluppo \u2013 AfDB (10 milioni di euro per 5 anni), il quale intende contribuire all&#8217;inclusione finanziaria delle donne nel continente Africano, ove oltre il 70% delle donne \u00e8 esclusa dall&#8217;accesso al credito.<\/p>\n<p>Numerosi nuovi interventi umanitari sono stati avviati in collaborazione con le Osc italiane e, talvolta con quelle locali ed internazionali. Nella Repubblica Centrafricana, si interviene per potenziare il sistema sanitario pediatrico e materno-infantile a Bangui e nella Prefettura della Lobaye. In Guinea Conakry, \u00e8 stato avviato un progetto che prevede specifiche attivit\u00e0 di sostegno all\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale delle donne dell\u2019Alta Guinea, le quali vengono anche sensibilizzate sul rischio della migrazione irregolare, inclusa la tratta, la tortura e la violenza di genere. In Somalia, sono in corso progetti volti a ridurre la malnutrizione delle donne nel distretto di Jowhar, a sostenere le sopravvissute ad abusi sessuali nella periferia rurale di Kisimayo, a migliorare la salute e nutrizione materna, neonatale e infantile nello Stato di Galmudug ed in altre aree de Paese \u2013 settore in cui l\u2019Italia collabora anche con le Nazioni Unite (Unfpa).<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 esserci empowerment senza istruzione. Per questo l\u2019Agenzia avviato nuovi progetti in Niger per contribuire a migliorare i principali indicatori di accesso, di mantenimento e di ammissione all\u2019istruzione primaria, e in Mozambico per promuovere scelte di studi superiori e universitari in discipline tecniche (in particolare informatica) per ragazze delle scuole secondarie.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u2013 che \u00e8 parte della Call to Action sulla violenza di genere nei contesti di emergenza fin dal suo avvio nel 2013 &#8211; \u00e8 infine in prima linea per combattere la violenza sessuale e di genere. Progetti nel settore sono attivi ad esempio in Camerun (dove nell&#8217;estremo nord si interviene per proteggere i bambini e le bambine vittime di violenza, inclusa quella sessuale e di genere), in Kenya (dove insieme alle Nazioni Unite (UN Women) \u00e8 stato avviato un percorso per garantire l\u2019l&#8217;accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere e rafforzare i meccanismi preventivi e di risposta) e in Mali (dove si agisce per il rafforzamento del sistema di protezione dei minori e di prevenzione della violenza di genere). Inoltre, l\u2019Italia ha finanziato per la prima volta l\u201cAppello Speciale per la risposta alla violenza sessuale nei conflitti armati e altre situazioni di violenza e detenzione\u201d del Comitato Internazionale della Croce Rossa, che si rivolge in particolare alle sopravvissute alla violenza sessuale nei confitti armati in svariati Paesi \u2013 fra cui numerosi africani come il Mali, la Repubblica Democratica del Congo, il Burundi, l\u2019Etiopia, la Repubblica Centrafricana, la Nigeria ed il Sud Sudan.<\/p>\n<p>Infine, nel 2020 l\u2019Italia ha sostenuto le attivit\u00e0 centrali delle Agenzie delle Nazioni Unite impegnate nella lotta alla violenza e discriminazione di genere, come UnWomen, Unfpa e Unicef e ha sostenuto il progrmma congiunto di queste ultime due sulle mutilazioni dei genitali femminili.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In mezzo a pregiudizi e rischi, un esercito di donne coraggiose, a volte da sole o riunite in associazioni, hanno 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