{"id":14285,"date":"2021-11-18T16:17:03","date_gmt":"2021-11-18T15:17:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=14285"},"modified":"2021-11-19T18:17:58","modified_gmt":"2021-11-19T17:17:58","slug":"glasgow-alla-cop26-il-patto-per-proseguire-la-lotta-climatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pianeta\/glasgow-alla-cop26-il-patto-per-proseguire-la-lotta-climatica\/","title":{"rendered":"Glasgow, alla Cop26 il patto per proseguire la lotta climatica"},"content":{"rendered":"<p>Numerosi passi in avanti e alcune cocenti sconfitte. Il documento firmato alla Cop26 costituisce una base importante su cui proseguire ma serve ora impegno e collaborazione bilaterale e multilaterale.<!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre stampa ed attivisti si sono affrettati a rilasciare giudizi massimalisti, gli esperti stanno analizzando in dettaglio tutte le decisioni (oltre cinquanta) intraprese con il Glasgow Climate Pact, il patto siglato alla Cop26 di Glasgow il 13 novembre per sostenere la lunga sfida della decarbonizzazione dell\u2019economia globale. Come ricorda lo scienziato del Centro comune di ricerca europeo (Jrc), Giacomo Grassi, \u201cnon si pu\u00f2 dire se \u00e8 stato un successo o un fallimento. Questo tipo di domande, riflesse nei titoli di molti giornali, sono fondamentalmente sbagliate. Cop26 non era &#8216;l\u2019ultima occasione per salvare il mondo&#8217;, ma una tappa importante di un processo negoziale lungo e complessa\u201d. Un\u2019interpretazione sposata da molti esperti e anche una parte del mondo della cooperazione allo sviluppo ma rigettata da Ong come Greenpeace o A Sud, che hanno dichiarato il \u201cfallimento\u201d di Cop26.<\/p>\n<p>L\u2019accordo \u00e8 stato trovato nella citt\u00e0 scozzese dopo due settimane di durissimi negoziati, dove migliaia di esperti hanno lavorato in rappresentanza dei propri Paesi per cercare un&#8217;intesa complessiva per rafforzare e far progredire l\u2019Accordo di Parigi, firmato nel 2015. Ancora una volta il negoziato si \u00e8 svolto lungo la linea di demarcazione tra la vecchia definizione pre-Parigi di Paesi sviluppati, con la responsabilit\u00e0 storica delle emissioni (e quindi il dovere di compensare le nazioni colpite dal cambiamento climatico che sono anche i minori emettitori), e i Paesi in via di sviluppo che hanno la necessit\u00e0 di lavorare sul proprio adattamento e mitigazione. Una divisione che per\u00f2 oggi vede al suo interno nuove emergenti potenze industriali, su tutte Cina, India e Brasile, che si trovano di fatto in una posizione intermedia, come anche la Russia. Nonostante tensioni dell\u2019ultimo momento alla fine il patto c\u2019\u00e8 stato, con qualche importante ribasso, rispetto all\u2019ultima bozza presentata. Un risultato che ha scontentato un po\u2019 tutti. Solitamente un buon metro per definire un accordo decente.<\/p>\n<p>La festa \u00e8 stata rovinata dalla brusca frenata da parte dell\u2019India (e la Cina dietro di essa) sull\u2019eliminazione del carbone dal mix energetico. \u201cRidurre\u201d invece che \u201celiminare l\u2019uso del carbone\u201d \u00e8 la richiesta del ministro dell\u2019ambiente indiano, Bhupender Yadav. Confermata invece l\u2019intenzione di eliminare i sussidi alle fonti di combustibili fossili. Una ripicca nata a causa delle insufficienti risorse messe a disposizione dai Paesi industrializzati, che hanno rimandato al 2023 la date entro cui saranno effettivamente raggiunti i 100 miliardi di dollari l\u2019anno fino al 2025 per rendicontazione, capacty building, adattamento e mitigazione nei paesi meno sviluppati. Nonostante questo \u00e8 la prima volta che si menzionava in un documento Onu il carbone e i sussidi alle fonti fossili, perdendo cos\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 per azioni pi\u00f9 efficaci, anche di tipo legale.<\/p>\n<div id=\"attachment_14288\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14288\" class=\"wp-image-14288\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677382804_c6889fb998_c.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677382804_c6889fb998_c.jpg 799w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677382804_c6889fb998_c-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677382804_c6889fb998_c-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><p id=\"caption-attachment-14288\" class=\"wp-caption-text\"><em>Flickr Unfccc<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Obiettivi e Ndc<\/strong><\/p>\n<p>Nella bozza per\u00f2 ci sono vari elementi preziosi: non mancano i risultati importanti come la rafforzata ambizione politica di raggiungere un aumento medio delle temperature entro 1,5 gradi centigradi, con l\u2019obiettivo di medio termine di ridurre del 45% le emissioni di Co2 entro il 2030, rispetto i livelli del 2010. Sebbene non sia definito con rilevanza come l\u2019unico obiettivo, il testo offre chiare indicazioni sul livello di importanza di andare oltre il &#8216;well below 2\u00b0C &#8216;, dell\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n<p>Per questo si ribadisce di aumentare l\u2019ambizione dei piani nazionali di riduzione delle emissioni entro il 2030, noti come contributi determinati a livello nazionale (Ndc), attualmente inadeguati a limitare l&#8217;aumento della temperatura a 1,5\u00b0C e che, secondo le analisi pubblicate durante i colloqui, porterebbero a un disastroso riscaldamento di 2,4\u00b0C. Solo l&#8217;India ha prodotto un nuovo Ndc durante il negoziato. Ora c\u2019\u00e8 tempo fino al 2022 per allineare i contributi. Inizialmente, in base all&#8217;accordo di Parigi del 2015, le nazioni erano tenute a stabilire nuovi Ndc ogni cinque anni, con il nuovo appuntamento nel 2025. La modifica del calendario degli impegni di decarbonizzazione, approvata con il Patto di Glasgow, ha contribuito ad un calendario migliore e due appuntamenti di riallineamento, 2022 in Sharm-el-Sheik, in Egitto e nel 2023 ad Abu Dhabi.<\/p>\n<p><strong>Il libro delle regole dell\u2019Accordo di Parigi: Art.6 e Trasparency<\/strong><\/p>\n<p>Tra le risoluzioni approvate a Glasgow c\u2019\u00e8 la chiusura del libro delle regole dell\u2019Accordo di Parigi, che dunque pu\u00f2 entrare al 100% in funzione come meccanismo. Forse in pochi ricordano che nel 2019 (una vita prima della pandemia) tutta la stampa defin\u00ec Cop25 un fallimento poich\u00e9 non vennero conclusi due articoli dell\u2019accordo di Parigi, l\u2019art.6 sui meccanismi finanziari (carbon market, etc) e quello sulla trasparenza. Oggi che a Glasgow si \u00e8 raggiunto l\u2019obiettivo, tutti sembra se ne siano dimenticati.<\/p>\n<p>Con l\u2019art 6 parte un nuovo mercato globale della CO2 tutto da costruire. Chi riduce o assorbe emissioni potr\u00e0 cedere contratti ad imprese che vogliono compensare le emissioni che non riescono ad abbattere (il settore aereo, ad esempio). Il mercato della CO2 esisteva gi\u00e0, ma era fortemente inficiato da meccanismi di doppio calcolo, assenza di reporting e altri problemi, che ne gonfiavano artificialmente il numero. In questo modo si crea un regime commerciale strutturato tra Paesi, anche se rimangono alcune scappatoie da sistemare. Un potenziale acceleratore di risorse, nel rispetto dei diritti umani e necessario per movimentare risorse per i paesi pi\u00f9 poveri, con meccanismi di prelievo legati al mercato delle emissioni. Importante notare che l\u2019articolo approvato esclude l&#8217;uso dei crediti generati storicamente da \u201cdeforestazione evitata\u201d, nell&#8217;ambito dello schema delle Nazioni Unite noto come Redd+. Questi risparmi di emissioni sono stati spesso \u201csovrastimati\u201d e per questo lo schema \u00e8 stato messo in cantina. Inoltre le controversie sui progetti di compensazione del carbonio saranno soggette a un processo indipendente di reclami, soddisfacendo una richiesta chiave da parte di gruppi nativi e ambientalisti.<\/p>\n<p>Altro punto fondamentale la trasparenza. Mentre tutti si sbracciano a dire che gli impegni non sono sufficientemente ambiziosi, si approvavano i meccanismi per poter rendicontare in maniera chiara e confrontabile le azioni di ogni Paese, tema ostico che fu alla base del fallimento del negoziato di Madrid. A un livello molto elementare, le regole di trasparenza mirano a garantire che i Paesi riportino informazioni sufficienti per determinare se stanno rispettando o meno i loro impegni, se il mondo \u00e8 sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi climatici e, soprattutto, se queste informazioni sono affidabili. Questo \u00e8 ampiamente visto come la chiave del processo di Parigi, che si basa sulle promesse fatte da ciascuno. Senza meccanismo si pu\u00f2 ben proporre di volere raggiungere anche 1\u00b0C ma nessuno pu\u00f2 davvero verificare. Si tratta di complesse tabelle excel, che hanno trovato consenso condiviso tra le parti.<\/p>\n<div id=\"attachment_14286\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14286\" class=\"wp-image-14286\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51675906982_ae88d7785c_c.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51675906982_ae88d7785c_c.jpg 799w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51675906982_ae88d7785c_c-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51675906982_ae88d7785c_c-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><p id=\"caption-attachment-14286\" class=\"wp-caption-text\"><em>Flickr Unfccc<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Adattamento e finanza per il clima<br \/>\n<\/strong><br \/>\nI Paesi ricchi hanno concordato nel 2009 che i Paesi poveri avrebbero ricevuto almeno 100 miliardi di dollari all&#8217;anno a partire dal 2020, da fonti pubbliche e banche multilaterali, per aiutarli a ridurre le emissioni e far fronte agli impatti della crisi climatica. Ma entro il 2019, l&#8217;ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, sono stati raccolti solo 80 miliardi di dollari. Ora il Patto di Glasgow prevede di raggiungere l\u2019obiettivo entro il 2023 ma si impegna anche a raggiungere il totale di 500 miliardi. A Glasgow si sono messe tantissime idee sul tavolo anche per riflettere sugli obiettivi post 2025: impegni da parte della finanza come la Glasgow Financial Alliance for Net Zero, fondi di investimento dedicati, investimenti multilaterali attraverso Banca Mondiale (25 miliardi per i Paesi meno sviluppati) e Fondo Monetario Internazionale e nuovi strumenti finanziari creativi, come i 350 miliardi di green bond emessi ad oggi. Secondo Luca Bergamaschi, analista e fondatore del think thank sul clima Ecco, \u201ca livello internazionale e sotto la guida di Draghi, l\u2019Italia deve portare avanti nel 2022 la sua visione di riformare l\u2019architettura finanziaria globale per il clima. Questa deve passare da un nuovo mandato, nuove regole e nuovi meccanismi delle Banche multilaterali di sviluppo e dall\u2019utilizzo di strumenti innovativi, come i Diritti speciali di prelievo emessi dal Fondo Monetario Internazionale. Fondamentale sar\u00e0 garantire accesso ed evitare condizionalit\u00e0 per i Paesi pi\u00f9 vulnerabili\u00bb. Servir\u00e0 capire bene anche come spendere i 100 miliardi e risorse addizionali del futuro regime post-2025, dato che in questo campo la cooperazione allo sviluppo giocher\u00e0 un ruolo fondamentale per mettere a terra progetti, soprattutto di adattamento come richiesto dai Paesi meno sviluppati e dagli Stati pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n<p>Oggi la maggior parte dei finanziamenti per il clima attualmente disponibili va a finanziare progetti di riduzione delle emissioni, come i programmi di energia rinnovabile nei Paesi a medio reddito che spesso potrebbero essere finanziati facilmente senza aiuto, perch\u00e9 realizzano un profitto. Ma i Paesi pi\u00f9 poveri che hanno bisogno di soldi per adattarsi all&#8217;impatto del clima estremo lottano per ottenere qualsiasi finanziamento.<\/p>\n<p>Per questo un importante risultato del Glasgow Climate Pact \u00e8 stato quello di raddoppiare la percentuale dei finanziamenti per il clima destinata all&#8217;adattamento. Le Nazioni Unite e alcuni Paesi chiedevano una suddivisione del 50\/50 tra finanziamenti per la riduzione delle emissioni e finanziamenti per l&#8217;adattamento. Siamo lontani dall\u2019obiettivo ma c\u2019\u00e8 da scommettere che il tema torner\u00e0 alla Cop in Africa.<\/p>\n<p><strong>Loss&amp;Damage, La grande insoddisfazione dei Paesi vulnerabili<\/strong><\/p>\n<p>Lasciano Glasgow con l\u2019amaro in bocca i Paesi meno sviluppati e quelli vulnerabili, come Tuvalu o Fiji.<br \/>\nSebbene si parli esplicitamente di Loss&amp;Damage, un meccanismo assicurativo per i Paesi pi\u00f9 vulnerabili che compensa le comunit\u00e0 in caso di catastrofi, istituzionalizzando una serie di incontri operativi (ben quattro entro il 2023), il testo di Glasgow non indica n\u00e9 una data per prendere una decisione per istituire una facility, n\u00e9 un processo continuativo, n\u00e9 se ci saranno effettivamente delle risorse economiche mobilitate. Il gruppo dei Paesi in via di sviluppo avrebbe voluto un\u2019entit\u00e0 dedicata, con tanto di finanziamento, ma Usa e Ue sono rimasti freddi sul tema. Mohamed Adow, direttore del thinktank Power Shift Africa con sede a Nairobi, ha dichiarato: \u201cI bisogni delle persone vulnerabili del mondo sono stati sacrificati sull&#8217;altare dell&#8217;egoismo del mondo ricco. Il risultato qui riflette una Cop bloccata dal mondo ricco e il risultato contiene le priorit\u00e0 del mondo ricco\u201d.<\/p>\n<p>\u201cServe ora un forte impegno dell\u2019Europa, mancato a Glasgow, per costruire una larga alleanza a sostegno del Loss and Damage Facility in modo che diventi finalmente realt\u00e0 proprio alla \u201cCop Africana\u201d del prossimo anno in Egitto\u00bb, spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. \u201cL\u2019Italia deve fare la sua parte. Non solo sostenendo l\u2019azione europea per la creazione del Loss and Damage Facility, ma garantendo anche la sua &#8216;giusta quota&#8217; dell\u2019impegno collettivo di 100 miliardi di dollari l\u2019anno per il periodo 2020-2025\u201d, afferma Serena Giacomin. \u201cNoi chiediamo almeno 3 miliardi di euro l\u2019anno da ottenere dal taglio dei sussidi alle fonti fossili promesso dal ministro Cingolani in un\u2019intervista a National Geographic a partire dal 2022\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_14287\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14287\" class=\"wp-image-14287\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677212990_013ec03ec0_c.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677212990_013ec03ec0_c.jpg 799w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677212990_013ec03ec0_c-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/51677212990_013ec03ec0_c-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><p id=\"caption-attachment-14287\" class=\"wp-caption-text\"><em>Flickr Unfccc<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Gli accordi tematici<\/strong><\/p>\n<p>Numerose iniziative hanno preso vita durante i giorni della Cop26. Spesso le iniziative tematiche costituiscono un primo passo di avanzamento dentro il negoziato di tematiche importanti, che riguardano aspetti specifici della lotta al riscaldamento climatico, e stretti non all\u2019unanimit\u00e0 ma tra vari gruppi di Paesi. Sulla deforestazione 100 Paesi hanno promesso di fermare questo fenomeno entro il 2030, e hanno stanziato, tra fondi pubblici e privati, quasi 20 miliardi di dollari per promuovere politiche contro la deforestazione. L\u2019accordo non \u00e8 piaciuto molto agli addetti ai lavori e attivisti per la vaghezza dell\u2019accordo e la presenza di stati come Congo e Brasile, da sempre generosamente finanziati per la riduzione del taglio degli alberi e da sempre restii a fermare davvero la distruzione delle foreste.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 importante l\u2019iniziativa voluta da Usa e Europa, firmata da 108 Paesi, per ridurre del 30% le emissioni di metano entro il 2030. La Russia, il pi\u00f9 grande emettitore di CH4 , \u00e8 rimasta fuori dall\u2019accordo, mentre la Cina che ha firmato un importante accordo di cooperazione sul clima con gli Usa e ha espresso l\u2019intenzione di implementare la misura. Questa decisione potrebbe trovare spazio nel 2023 ad Abu Dhabi, con la benedizione del settore oil&amp;gas che vende le tecnologie per ridurre le fughe di metano in fase di estrazione e trasporto.<\/p>\n<p>Cinquanta paesi hanno firmato un accordo sul carbone, che prevede la dismissione delle centrali a carbone entro il 2030 (per i Paesi pi\u00f9 ricchi) o per il 2040 (per i Paesi pi\u00f9 poveri), e un\u2019interruzione immediata alla costruzione di nuove centrali. L\u2019Italia lo far\u00e0 entro il 2025, ha ribadito Cingolani in un\u2019intervista con l\u2019autore. Infine attenzione sull\u2019accordo firmato tra 22 Paesi prevede che tra il 2035 e il 2040 tutti i nuovi autoveicoli venduti saranno elettrici. &#8216;Niet&#8217; da parte di Volkswagen, Stellantis, BMW, Renault, Nissan, Honda e Hyundai. Sopresa GM e Ford, che invece credono nel mercato dell\u2019elettrico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"box-shadow: 10px 10px 28px 0px rgba(171,171,171,1); padding: 25px;\">\n<p>Biografia<br \/>\n<strong>Emanuele Bompan<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.emanuelebompan.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giornalista ambientale<\/a> e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. E&#8217; Direttore della rivista <a href=\"http:\/\/materiarinnovabile.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Materia Rinnovabile<\/a>, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto <a href=\"https:\/\/www.hoepli.it\/libro\/atlante-geopolitico-dell-acqua\/9788820390433.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l&#8217;Atlante geopolitico dell&#8217;Acqua<\/a> (2019),<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/grabbing-Guerre-nascoste-lacqua-secolo\/dp\/8830724025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Water Grabbing &#8211; le guerre nascoste per l&#8217;acqua nel XXI secolo<\/a> (2018) &#8220;<a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/cosa-economia-circolare-bompan-emanuele\/libro\/9788866271864\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Che cosa \u00e8 l&#8217;economia circolare<\/a>&#8221; (2017). Ha vinto per quattro volte l\u2019European Journalism Center \u00a0IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed \u00e8 stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bompan-bio.png\" \/><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Numerosi passi in avanti e alcune cocenti sconfitte. 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