{"id":16140,"date":"2022-11-21T17:14:38","date_gmt":"2022-11-21T16:14:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=16140"},"modified":"2022-11-25T00:06:05","modified_gmt":"2022-11-24T23:06:05","slug":"cop27-ecco-cose-successo-in-egitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pianeta\/cop27-ecco-cose-successo-in-egitto\/","title":{"rendered":"Cop27, ecco cos&#8217;\u00e8 successo in Egitto"},"content":{"rendered":"<div>\n<p><em>La conferenza sul clima di Sharm el-Sheikh si chiude con un rilancio della cooperazione, ma scarsi impegni per la decarbonizzazione<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div>\n<p>Non ci si attendeva certo le Tavole della Legge, che Mos\u00e8 ricevette sulle cime del Sinai, ma alle 9:oo del mattino, quando si chiude il ventisettesimo negoziato Onu della Conferenza delle Parti di Sharm-el-Sheikh, uno dei peggiori risultati di sempre in termini temporali, secondo solo alla fallimentare conferenza di Madrid, si capisce che <strong>c\u2019\u00e8<\/strong> <strong>un unico comandamento<\/strong>: accelerare il lavoro sulla mitigazione.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/unfccc.int\/documents\/624444\">Sharm el-Sheikh Implementation Plan<\/a> <strong>\u00e8 un documento povero<\/strong>, con due decisioni importanti, quella dell\u2019<strong>adozione del fondo Loss&amp;Damage<\/strong> (Perdite e Danni) che apre nuovi orizzonti per una cooperazione multilaterale, e quella della riforma del sistema finanziario delle Banche multilaterali e non solo. <strong>Male, invece, sui nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni<\/strong> che avrebbero dovuto spingere ad aumentare l\u2019ambizione negli <a href=\"https:\/\/unfccc.int\/NDCREG?field_party_region_target_id=All&amp;field_document_ca_target_id=All&amp;field_vd_status_target_id=5933&amp;start_date_datepicker=&amp;end_date_datepicker=&amp;page=1&amp;gclid=CjwKCAiAyfybBhBKEiwAgtB7fjVwo-dNm4RMDGM3fFZyBymkjJUkr-gGBf8JI9HxPNDCRym3Zp1rrhoCKDIQAvD_BwE\">Ndc<\/a> (Contributi determinati a livello nazionale) dei Paesi membri. Rimane tutto come a Glasgow, anzi la sensazione \u00e8 quella di andare indietro.<\/p>\n<h4>La geopolitica del clima<\/h4>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti di questa Cop27 sono gli equilibri geopolitici. Abbiamo visto un\u2019Europa pronta ad approvare un fondo per il <a href=\"https:\/\/unfccc.int\/topics\/adaptation-and-resilience\/the-big-picture\/introduction-to-loss-and-damage\">Loss&amp;Damage<\/a> nonostante avesse proposto una soluzione differente (in quanto il fondo avr\u00e0 tempi di approvazione molto lunghi), in cambio di un aumento dell\u2019ambizione sulla mitigazione che non ha ottenuto, ma in ogni modo ha accettato pur di non vedere fallire il negoziato.<\/p>\n<p>Si \u00e8 dimostrato come il ruolo dal basso di attivisti e delegati di piccoli Paesi, se congiunto e ben orchestrato, pu\u00f2 portare a risultati concreti, e ora apre a future importanti collaborazioni politiche e mediatiche sulla finanza climatica e sulla mitigazione. In tanti guardano al <strong>presidente brasiliano Lula<\/strong> come un futuro faro nei negoziati, con il suo Oaese come nuovo leader climatico. Abbiamo assistito infine al lavoro di erosione del negoziato da parte del mondo dell\u2019oil&amp;gas e dei petrostati, che hanno puntato i piedi su ogni decisione.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16321 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507452127_cfc56f2ccc_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507452127_cfc56f2ccc_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507452127_cfc56f2ccc_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507452127_cfc56f2ccc_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507452127_cfc56f2ccc_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/h4>\n<h4>Usa, premio fossile Cop27<\/h4>\n<p>Nota di demerito per gli Stati Uniti e il loro inviato speciale per il clima, John Kerry, in hotel con il Covid proprio durante le ultime ore di lavori negoziali. Sebbene dall\u2019Indonesia il presidente Biden abbia portato a casa un nuovo accordo di cooperazione legato al clima con la Cina,<strong> gli Usa hanno giocato un ruolo attendista<\/strong>, per nulla coraggioso, piatto e spesso spostato sulle posizioni del mondo dell\u2019oil&amp;gas. Un immobilismo inficiato dall\u2019incertezza politica domestica (la conferma della sconfitta alla Camera del Congresso \u00e8 arrivata solo a met\u00e0 della seconda settimana di negoziati) e da uno scenario geopolitico estremamente complicato, peggiorato dal fatto che a livello internazionale Usa e Cina non si sono parlati per due anni e quindi manca un lavoro di posizionamento chiaro. Biden non \u00e8 n\u00e9 Alexandra Ocasio Cortez n\u00e8 Al Gore, e manca sul tema clima di un linguaggio forte e un appeal verso un popolo, quello americano, che ha ancora un numero altissimo di negazionisti del c<em>limate change<\/em>.<\/p>\n<p>Secondo vari intervistati, Biden non ha spinto alcuni suoi temi di battaglia, come il Methane Pledge, sostenendo invece un piano legato ai mercati del carbonio come fonte di finanza climatica che, per\u00f2, ha visto ampia opposizione dai Paesi meno sviluppati e dalla societ\u00e0 civile. C\u2019\u00e8 poi il tema degli impegni economici: nonostante la raffica di \u201caccordini\u201d bilaterali o multilaterali, l\u2019America (che nel 2019 non ha partecipato al rifinanziamento del Green Climate Fund), ha un ammanco di 32,4 miliardi di dollari l\u2019anno. Dei 100 miliardi di dollari l\u2019anno gli Usa dovrebbero sborsarne circa 40, data la responsabilit\u00e0 storica nel cumulato delle emissioni, ma nel 2020 ne hanno stanziati solo 7,6 miliardi, circa il 19% di quanto la responsabilit\u00e0 storica imporrebbe. Il problema \u00e8 che il denaro deve essere stanziato dal Congresso. L\u2019anno scorso l\u2019amministrazione Biden ha richiesto 2,5 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima, ma si \u00e8 assicurata solo 1 miliardo di dollari, quando ancora i Democratici controllavano entrambe le Camere. Con i Repubblicani, che in gran parte si oppongono agli aiuti per il clima, pronti a prendere il controllo della Camera a gennaio, le prospettive che il Congresso aumenti il supporto alla finanza climatica sono minime.<\/p>\n<p>Il grande messaggio che per\u00f2 arriva da Cop \u00e8 <strong>la richiesta dell\u2019Europa di includere la Cina nei Paesi industrializzati<\/strong>, e dunque passare da Stato ricevente a Stato finanziatore della finanza climatica. Storicamente la Cina fa parte dei Paesi in via di sviluppo secondo il principio che, s\u00ec, emette tanto, ma ha iniziato solo recentemente. Siamo vicini al momento in cui il Dragone entrer\u00e0 nel novero delle nazioni sviluppate. La rielezione di Xi Jinping, che aspira a confermare la Cina come super-potenza, e la grande pressione generata a Sharm el-Sheikh, hanno aperto un dibattito che difficilmente potr\u00e0 essere ignorato. Se vogliono essere considerati una superpotenza mondiale, devono condividere oneri ed onori. E questo, nell\u2019ambito climatico dell\u2019Accordo di Parigi, significa pagare per aiutare i Paesi pi\u00f9 poveri e vulnerabili. Affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga servir\u00e0 pressione anche da parte dei Paesi asiatici e africani che ricevono appoggio da Pechino, specie se vogliono vedere potenziata la finanza climatica e gli aiuti tramite il fondo per il Loss&amp;Damage.<\/p>\n<h4>Loss&amp;Damage, un successo per i Paesi pi\u00f9 vulnerabili<\/h4>\n<p>Il risultato pi\u00f9 grande \u00e8 l\u2019accordo su un fondo per le perdite e i danni, cosiddetto meccanismo Loss&amp;Damage. Presentato nel lontano 1992 come opzione da parte dei piccoli stati insulari, fortemente colpiti dall\u2019innalzamento dei livelli del mare, in pochi avevano scommesso che il fondo Loss&amp;Damage sarebbe stato un risultato dei negoziati egiziani. In Italia le associazioni come Italian Climate Network, Wwf e Legambiente avevano lanciato una campagna di comunicazione per fare pressione sulla questione. Ma <strong>in pochi si aspettavano l\u2019adozione di un fondo<\/strong> con cui i Paesi pi\u00f9 vulnerabili potranno ricevere compensazioni per danni e perdite causate dalle rapide e violente trasformazioni climatiche e terrestri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16322 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52508201449_8e35e88fb7_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52508201449_8e35e88fb7_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52508201449_8e35e88fb7_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52508201449_8e35e88fb7_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52508201449_8e35e88fb7_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>\u201cIl fondo per perdite e danni, un sogno alla Cop26 dello scorso anno, \u00e8 sulla buona strada per iniziare a funzionare nel 2023\u201d, ha dichiarato Laurence Toubiana, l\u2019architetta dell\u2019Accordo di Parigi e presidente della Europen Climate Foundation. \u201c<strong>C&#8217;\u00e8 ancora molto lavoro da fare sui dettagli<\/strong>, ma il principio \u00e8 stato approvato e questo \u00e8 un cambiamento di mentalit\u00e0 significativo che ribadisce che viviamo in un mondo in cui gli impatti climatici causano gravi perdite\u201d. Ora serve rendere operativo questo fondo, in modo che gi\u00e0 dal 2025 si possano erogare le risorse. Ma non mancano le difficolt\u00e0 per i negoziatori durante il 2023. Innanzitutto servir\u00e0 definire chi sono i riceventi (\u201ci Paesi pi\u00f9 vulnerabili\u201d) e chi pagher\u00e0 per il fondo, e come sar\u00e0 reso operativo. Questo compito spetter\u00e0 ad una commissione creata ad-hoc che dovr\u00e0 relazionare il prossimo anno. Festeggiano intanto gli stati insulari (rappresentati al negoziato dal gruppo Aosis), i Paesi africani e la societ\u00e0 civile che si intestano il successo come \u201cil rilancio della cooperazione\u201d nord-sud, con alcuni distinguo tra chi accetta il risultato e chi ingenuamente avrebbe voluto il fondo operativo gi\u00e0 dall\u2019inizio del prossimo anno). Per Mohamed Adow, del think tank Power Shift Africa, il \u201cLoss&amp;Damage all\u2019inizio dei negoziati non era nemmeno nell\u2019agenda dei lavori, e ora stiamo facendo la storia. Questo dimostra che il processo Onu pu\u00f2 ottenere vittorie importanti\u201d. Attenzione a un dettaglio: questa versione del Loss&amp;Damage esclude la liability, ovvero la responsabilit\u00e0 dei Paesi che finanzieranno il fondo. Niente super-cause legali in vista.<\/p>\n<h4>La riforma delle Banche di sviluppo multilaterali<\/h4>\n<p>\u00c8 tempo di riformare le Banche di Sviluppo Multilaterali (Mdbss). Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, le banche regionali come Asian Development Bank, African Development Bank, oggi non sono attrezzate con un chiaro mandato per erogare credito agevolato per progetti legati ai cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Hanno dei limiti per sostenere i Paesi meno sviluppati (a causa dell\u2019alto debito o dei procedimenti di default) o non lavorano attivamente in questa direzione, come ad esempio la <a href=\"https:\/\/www.esteri.it\/it\/politica-estera-e-cooperazione-allo-sviluppo\/organizzazioni_internazionali\/fora-organizzazioni-economiche-internazionali\/bancamondiale\/\">Banca Mondiale<\/a> guidata da David Malpasse. Queste Mdbs possono movimentare centinaia di miliardi di dollari per le rinnovabili, l\u2019economia circolare, la resilienza, creando una leva di migliaia di miliardi da parte del settore finanziario privato. Infatti, se investono le grandi MDBs, gli istituti finanziari internazionali privati sono maggiormente interessati poich\u00e9 si riduce il rischio e si offre una maggiore certezza sulla direzione degli investimenti.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16318 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510460319_00bfa1f079_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510460319_00bfa1f079_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510460319_00bfa1f079_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510460319_00bfa1f079_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510460319_00bfa1f079_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/h4>\n<p>Per questo il Sharm el-Sheikh Implementation Plan \u201cinvita gli azionisti delle banche multilaterali di sviluppo e delle istituzioni finanziarie internazionali a riformare le pratiche e le priorit\u00e0 delle Mdbs, allineare e aumentare i finanziamenti, garantire un accesso semplificato e a mobilitare finanziamenti per il clima provenienti da varie fonti. Incoraggia le banche multilaterali di sviluppo a definire una nuova visione e modello operativo, canali e strumenti adeguati allo scopo di affrontare adeguatamente l\u2019emergenza climatica globale, compreso l\u2019utilizzo di una gamma completa di strumenti, dalle sovvenzioni alle garanzie e agli strumenti diversi dal debito, tenendo conto dell\u2019onere del debito e per affrontare la propensione al rischio, al fine di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per il clima\u201d.<\/p>\n<p><strong>La palla si sposta dunque alle riunioni dei consigli di amministrazione delle banche<\/strong> nella primavera 2023, che si prevedono incandescenti. Ma la riforma appare inevitabile e con chiaro mandato dei 196 Paesi Onu. &#8220;Gli incontri finanziari internazionali del prossimo anno diventano quindi critici&#8221;, si legge in una nota stampa del think tank Ecco. &#8220;Importante sar\u00e0 supportare e fare leva sull\u2019iniziativa di Bridgetown delle Barbados, appoggiata ora dalla Francia, che presenta un programma ambizioso di riforma [delle banche e finanza internazionale]. I Paesi del G7 e del G20 sono chiamati all\u2019azione. La Presidenza italiana del G7 nel 2024 sar\u00e0 fondamentale per implementare queste riforme&#8221;.<\/p>\n<p>Senza questa riforma non ci sar\u00e0 una svolta reale nella decarbonizzazione globale. Altro che il gap dei 100 miliardi di dollari. Nel testo si dice esplicitamente che servono come minimo 4 mila miliardi di dollari l\u2019anno, almeno fino al 2030, se si vogliono raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, mentre i Paesi pi\u00f9 poveri hanno bisogno complessivamente di 5,8 mila miliardi di dollari per i propri Ndcs. La riforma finanziaria, i miglioramenti dei carbon credit e l\u2019applicazione della Bridgetown agenda sono la chiave del successo.<\/p>\n<h4>Verso Cop28<\/h4>\n<p>Nei prossimi 12 mesi si dovr\u00e0 spingere di nuovo su obiettivi ambiziosi che contribuiscano a migliorare i nuovi Ndcs degli Stati membri. A Dubai si dovr\u00e0 decidere di raggiungere un picco delle emissioni al 2025 o almeno ben prima del 2030, e infine indicare il phase-out (l\u2019abbandono) dei sussidi alle fonti fossili al 2040 e un nuovo obiettivo sulle fossili (picco al 2025 con graduale phase out con data di scadenza).\u00a0 La Cop27 riconosce che per mantenere <strong>l\u2019obiettivo di 1,5\u00b0C<\/strong> \u00e8 necessaria una riduzione delle emissioni del 43% al 2030 rispetto al 2019. Con gli impegni di decarbonizzazione attuali tuttavia il taglio di emissioni sarebbe solo dello 0,3% al 2030 rispetto al 2019. Per questo gli stati che non hanno ancora aggiornato i loro obiettivi di decarbonizzazione (Ndc) sono invitati a farlo entro il 2023.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16317 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510195996_a8341f2a75_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510195996_a8341f2a75_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510195996_a8341f2a75_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510195996_a8341f2a75_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52510195996_a8341f2a75_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Non tutto \u00e8 dramma, per\u00f2. Le rinnovabili guadagnano un posto al sole ai negoziati e nel Sharm el-Sheikh Implementation Plan. Oltre ad aver avuto di gran lunga maggiore rilievo ai tanti eventi di questa COP27 rispetto alle fonti fossili e al nucleare. Finalmente solare, eolico, etc trovano ampio spazio nel testo finale, che afferma come \u201csi sottolinei l\u2019urgente necessit\u00e0 di riduzioni immediate delle emissioni globali di gas a effetto serra da parte delle parti in tutti i settori applicabili, anche attraverso l\u2019aumento delle energie rinnovabili e a basse emissioni, i partenariati per una transizione energetica (Jetp) giusta e altre azioni di cooperazione\u201d. Hanno suscitato molto interesse le Jet-P, le <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/IP_22_6926\">Just Energy Transition partnership<\/a>, collaborazioni multilaterali per progetti di energie rinnovabili ad impatto sociale \u2013 come quello da 20 miliardi siglato a Jakarta per i prossimi 3-5 anni da Europa e Usa \u2013 sia da garanzie con fondi pubblici che attraverso la finanza privata, facilitata dal Glasgow Financial Alliance for Net Zero (<a href=\"https:\/\/www.gfanzero.com\/\">Gfanz<\/a>) Working Group creato lo scorso anno.<\/p>\n<h4>La Natura ha poco spazio<\/h4>\n<p>Nessuna menzione nel testo finale alla <a href=\"https:\/\/www.cbd.int\/\">Convenzione sulla Biodiversit\u00e0 (Cbd)<\/a> che si terr\u00e0 a dicembre a Montreal e che dovrebbe consegnare un accordo quadro di grande rilevanza sul tema che guider\u00e0 l\u2019azione delle nazioni fino al 2030.\u00a0 Sebbene per la prima volta in un accordo Cop si parli di agricoltura (paragrafo XV del documento) lanciando un piano di implementazione quadriennale per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la sicurezza alimentare, si evita di menzionare il ruolo che l\u2019accordo sulla biodiversit\u00e0 avr\u00e0 per preservare foreste, suolo e oceano (altro debutto importante in un testo Cop) e aiutare nell\u2019assorbimento e stock di CO<sub>2<\/sub>. La piattaforma mediatica di Cop27 avrebbe aiutato ad aumentarne la visibilit\u00e0 e a rilanciare importanti incontri ministeriali di alto livello sul tema. L\u2019unico a riportare l\u2019attenzione sulla Cbd \u00e8 il segretario generale Onu, Guterres, che nel suo discorso di chiusura ribadisce la necessit\u00e0 di un accordo ambizioso sulla biodiversit\u00e0, che contribuir\u00e0 nella sfida globale sul clima. Al momento per\u00f2 non sono attesi capi di stato alla conferenza, segnale che l\u2019attenzione politica sul tema \u00e8 bassa. A Montreal si rischia di ottenere poco o nulla di fatto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16316 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507034152_ee7430b0e8_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507034152_ee7430b0e8_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507034152_ee7430b0e8_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507034152_ee7430b0e8_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/52507034152_ee7430b0e8_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p><em>Articolo realizzato con la collaborazione di <\/em><a href=\"https:\/\/www.italiaclima.org\/\"><em>Italian Climate Network<\/em><\/a><\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"box-shadow: 10px 10px 28px 0px rgba(171,171,171,1); padding: 25px;\">Biografia<br \/>\n<strong>Emanuele Bompan<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.emanuelebompan.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giornalista ambientale<\/a> e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. E&#8217; Direttore della rivista <a href=\"http:\/\/materiarinnovabile.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Materia Rinnovabile<\/a>, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto <a href=\"https:\/\/www.hoepli.it\/libro\/atlante-geopolitico-dell-acqua\/9788820390433.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l&#8217;Atlante geopolitico dell&#8217;Acqua<\/a> (2019),<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/grabbing-Guerre-nascoste-lacqua-secolo\/dp\/8830724025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Water Grabbing &#8211; le guerre nascoste per l&#8217;acqua nel XXI secolo<\/a> (2018) &#8220;<a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/cosa-economia-circolare-bompan-emanuele\/libro\/9788866271864\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Che cosa \u00e8 l&#8217;economia circolare<\/a>&#8221; (2017). Ha vinto per quattro volte l\u2019European Journalism Center IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed \u00e8 stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bompan-bio.png\" \/><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conferenza sul clima di Sharm el-Sheikh si chiude con un rilancio della cooperazione, ma scarsi impegni per la 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