{"id":16522,"date":"2023-01-12T11:35:23","date_gmt":"2023-01-12T10:35:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=16522"},"modified":"2023-02-09T17:02:40","modified_gmt":"2023-02-09T16:02:40","slug":"cop15-cosa-significa-il-global-biodiversity-framework-per-la-cooperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pianeta\/cop15-cosa-significa-il-global-biodiversity-framework-per-la-cooperazione\/","title":{"rendered":"Cop15, cosa significa il Global Biodiversity Framework per la cooperazione"},"content":{"rendered":"<p><em>Approvato l\u2019Accordo Kunming-Montreal per tutelare la biodiversit\u00e0. Nuovi impegni nazionali e per la cooperazione allo sviluppo. Trenta miliardi di dollari di aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) entro il 2030 per i Paesi meno sviluppati<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il mondo ha un nuovo obiettivo: <strong>proteggere almeno il 30% delle terre, degli oceani, delle zone costiere e delle acque della Terra<\/strong>, arrestando e invertendo la perdita di biodiversit\u00e0. La posta in gioco? La stabilit\u00e0 economica, politica e sociale del pianeta.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque <strong>un risultato storico quello raggiunto dalla 15a Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversit\u00e0 biologica <\/strong>a Montreal, Canada, lo scorso 18 Dicembre. <strong>Centonovanta Paesi hanno adottato il <a href=\"https:\/\/www.cbd.int\/article\/cop15-final-text-kunming-montreal-gbf-221222\">Quadro globale per la biodiversit\u00e0 Kunming-Montreal<\/a> (Global Biodiversity Framework o Gbf)<\/strong>, il primo accordo globale di amplio respiro per garantire la stabilit\u00e0 dei servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza umana, lo sviluppo economico, la tutela della natura, la lotta contro il cambiamento climatico. Fuori dalla convenzione solo Stati Uniti, Vaticano, Corea del Nord e Yemen.<\/p>\n<p>L\u2019accordo comprende <strong>quattro obiettivi e 23 target da raggiungere entro il 2030<\/strong> per arrestare e invertire la perdita di biodiversit\u00e0, il taglio di 500 miliardi di dollari annuali di sussidi governativi dannosi per la natura, il dimezzamento degli sprechi alimentari, la concessione di maggiori diritti alle comunit\u00e0 indigene per la tutela della natura. E ancora: riduzione del rischio dei fertilizzanti, stop all\u2019inquinamento da plastica, rigenerare almeno il 30% degli ecosistemi degradati e mobilitare risorse pubbliche e private per almeno 200 miliardi l\u2019anno entro il 2030.<\/p>\n<p>Per cercare un compromesso la presidenza cinese di Cop15 ha spinto per un accodo di grande respiro ma con qualche annacquamento sugli impegni e impatti del mondo industriale, su pesticidi e sui meccanismi di verifica, nonostante le proteste di alcuni paesi africani come la Repubblica Democratica del Congo, Camerun e Uganda, oltre che dell\u2019Europa.<\/p>\n<div id=\"attachment_16573\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-16573\" class=\"wp-image-16573 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108950_ec562e9f02_k-1024x709.jpg\" alt=\"La presidenza cinese della Cop 15\" width=\"1024\" height=\"709\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108950_ec562e9f02_k-1024x709.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108950_ec562e9f02_k-600x415.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108950_ec562e9f02_k-768x532.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108950_ec562e9f02_k-1536x1064.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><p id=\"caption-attachment-16573\" class=\"wp-caption-text\">Il mi<span class=\"ILfuVd\" lang=\"it\"><span class=\"hgKElc\">nistro dell&#8217; ambiente Cinese Huang Runqiu, <\/span><\/span>presidente cinese della Cop15. Crediti: UN Biodiversity<\/p><\/div>\n<p>&#8220;Il Global Biodiversity Framework deve essere il trampolino di lancio per l&#8217;azione dei governi, delle imprese e della societ\u00e0 verso la transizione verso un mondo positivo per la natura, a sostegno dell&#8217;azione per il clima e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile&#8221;, ha dichiarato a Oltremare <strong>Marco Lambertini<\/strong>, direttore generale di <a href=\"https:\/\/www.worldwildlife.org\/\">Wwf International<\/a>. Secondo il <strong>presidente di Legambiente Stefano Ciafani<\/strong>, &#8220;l\u2019accordo finale non \u00e8 sufficiente. Per garantirne l\u2019efficacia, serve un\u2019azione forte e decisa da parte dei governi che dovranno attuare l\u2019Accordo a livello nazionale. Dall\u2019Italia, che \u00e8 il Paese europeo con maggiore biodiversit\u00e0, ci aspettiamo un\u2019azione politica seria e decisa in questa direzione&#8221;.<\/p>\n<h4><strong>Risorse per la biodiversit\u00e0 e sussidi dannosi<\/strong><\/h4>\n<p>Con il Global Biodiversity Framework si dovranno <strong>eliminare gradualmente o riformare entro il 2030 i sussidi che danneggiano la biodiversit\u00e0 per un valore di 500 miliardi di dollari all&#8217;anno<\/strong>, aumentando gli incentivi positivi per la conservazione e l&#8217;uso sostenibile della biodiversit\u00e0. Un riferimento molto importante che spiana la strada per un linguaggio simile sui sussidi alle fossili da includere nel prossimo negoziato sul clima, Cop28, che si terr\u00e0 negli Emirati Arabi Uniti e che dovr\u00e0 affrontare una volta per tutte gli obiettivi pi\u00f9 ambiziosi della decarbonizzazione. Per i sussidi dannosi toccher\u00e0 ai singoli stati intervenire per eliminarli nazionalmente e attraverso accordi per il commercio internazionale come il Nafta, ricorrendo a riforme anche all\u2019interno della <a href=\"https:\/\/www.wto.org\/english\/tratop_e\/rulesneg_e\/fish_e\/fish_e.htm\">Wto, l\u2019organizzazione mondiale del commercio, che ha gi\u00e0 eliminato lo scorso anno i sussidi per la pesca indiscriminata (<em>overfishing<\/em>).<\/a><\/p>\n<p>Oltre ai sussidi l\u2019attenzione di tutti i Paesi in via di sviluppo era sulle risorse. Si \u00e8 stabilito di investire almeno 200 miliardi di dollari all&#8217;anno in finanziamenti nazionali e internazionali relativi alla biodiversit\u00e0 provenienti da pubblico e privato. Servir\u00e0 sostenere i Paesi meno sviluppati e gli stati insulari con almeno 20 miliardi di dollari all&#8217;anno entro il 2025 e con 30 miliardi all&#8217;anno entro il 2030 utilizzando un nuovo Fondo per la Biodiversit\u00e0 che dovr\u00e0 essere pronto il prossimo anno all\u2019interno del <a href=\"https:\/\/www.thegef.org\/\">Global Environmental Fund (Gef)<\/a>, un\u2019istituzione che da decenni sostiene investimenti su clima e natura canalizzando risorse dai paesi Ocse.<\/p>\n<div id=\"attachment_16572\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-16572\" class=\"wp-image-16572 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108770_c638d1380b_k-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108770_c638d1380b_k-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108770_c638d1380b_k-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108770_c638d1380b_k-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52573108770_c638d1380b_k-1536x1024.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><p id=\"caption-attachment-16572\" class=\"wp-caption-text\">Crediti: UN Biodiversity<\/p><\/div>\n<p>&#8220;Sono onorato che la Conferenza delle Parti abbia chiesto al Gef di istituire quanto prima un Fondo globale per la biodiversit\u00e0&#8221;, commenta Carlos Manuel Rodriguez, amministratore esecutivo del Gef. &#8220;La decisione include anche una serie di elementi importanti sull&#8217;accesso, l&#8217;adeguatezza, la prevedibilit\u00e0, la governance equa e il finanziamento da una molteplicit\u00e0 di fonti&#8221;. L\u2019Europa ha gi\u00e0 impegnato circa 7 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Germania e Francia tra i principali donatori, non pervenuta l\u2019Italia. Secondo la viceministra all\u2019ambiente Vannia Gava, intervistata dall\u2019autore e presente a Montreal, &#8220;la convenzione sulla biodiversit\u00e0 e l&#8217;annesso Protocollo di Nagoya regolano interessi economici molto importanti che ogni Stato aderente vuole tutelare e legittimamente promuovere. L\u2019Italia far\u00e0 la sua parte in linea con l&#8217;Unione europea nel prevedere le risorse per la biodiversit\u00e0 anche sul fronte nazionale, includendo importanti iniziative per la trasformazione dei sussidi ambientalmente dannosi in un\u2019ottica non ideologica, bens\u00ec pragmatica e finalizzata unicamente all\u2019interesse nazionale&#8221;.<\/p>\n<h4><strong>Gli obiettivi di conservazione<\/strong><\/h4>\n<p>Le risorse economiche messe sul tavolo serviranno per realizzare gli obiettivi di conservazione, rigenerazione e riduzione dell\u2019impronta ambientale a livello globale secondo i 23 target del Global Biodiversity Framework. Nei prossimi sette anni <strong>tutti i Paesi firmatari dovranno impegnarsi, Italia inclusa, per tutelare superfici crescenti fino al 30% entro la fine del decennio<\/strong>. Nuovi parchi e aree marine, ma che includano anche attivit\u00e0 umane bench\u00e9 sostenibili; stop a consumo di suolo per la cementificazione e devastazioni inutili; stop alla deforestazione principale driver congiunto di perdita di biodiversit\u00e0. La tutela della biodiversit\u00e0 e la rigenerazione degli ecosistemi degradati saranno sostenuti anche con nuovi strumenti economici, come <em>green bond<\/em> e <em>biodiversity credits<\/em> e saranno favoriti i progetti che coniugano adattamento e mitigazione climatica.<\/p>\n<p>Sulla rigenerazione degli ecosistemi degradati il testo include un obiettivo importante: bisogner\u00e0 completare o essere sulla strada del ripristino del 30% degli ecosistemi terrestri, acquatici e marini degradati. Un messaggio importantissimo per chi gestisce patrimoni fondiari, come le grandi aziende dell\u2019agribusiness, e patrimoni immobiliari di grandi dimensioni, come il Demanio.<\/p>\n<p><strong>Delusione invece sulla riduzione dell\u2019impronta ambientale del mondo economico<\/strong>. Senza un target specifico, azioni di riduzione dell\u2019impronta ecologica di produzione e consumo \u2013 uno dei principali fattori di degrado ambientale \u2013 dovranno essere adottate a livello nazionale. &#8220;Senza impegni nazionali in questo settore i target dell\u2019accordo non saranno sufficienti a raggiungere l\u2019obiettivo lodevole di arrestare ed invertire la perdita di biodiversit\u00e0 entro il 2030&#8221;, commenta Lambertini. Male anche sul tema della riduzione pesticidi, che invece che essere gradualmente eliminati, si dovr\u00e0 \u201cridurre il rischio complessivo\u201d, riducendo di almeno la met\u00e0 l\u2019uso di sostanze chimiche pericolose. La battaglia per tutelare gli impollinatori rimane aperta.<\/p>\n<p>Confermati invece gli altri obiettivi di conservazione. Si dovr\u00e0 prevenire l&#8217;introduzione di specie esotiche invasive prioritarie e ridurre di almeno la met\u00e0 l&#8217;introduzione e l&#8217;insediamento di altre specie esotiche invasive note o potenziali ed eradicare o controllare le specie esotiche invasive su isole e altri siti prioritari (Target 6); servir\u00e0 porre<strong> attenzione all\u2019uso e commercio per le specie selvatiche, in particolare per la riduzione dello spill-over di patogeni<\/strong>, come ci ha insegnato il Sars-CoV2 (Target 5), aumentare in modo significativo l&#8217;area, la qualit\u00e0 e la connettivit\u00e0, l&#8217;accesso e i benefici degli spazi verdi e blu nelle aree urbane e densamente popolate in modo sostenibile, integrando la conservazione e l&#8217;uso sostenibile della biodiversit\u00e0 e garantire una pianificazione urbana che includa la biodiversit\u00e0 (Target 12).<\/p>\n<h4><strong>Biodiversit\u00e0, largo alle imprese private <\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019Accordo di Montreal-Kunming <strong>pone una nuova pressione sui governi ma anche sul mondo delle imprese<\/strong>. Gli stati infatti (Target 15) dovranno \u201cadottare misure per incoraggiare e consentire che le grandi societ\u00e0 e le istituzioni finanziarie per monitorare, valutare e divulgare regolarmente i loro rischi, le dipendenze e gli impatti sulla biodiversit\u00e0\u201d, oltre che rendere disponibili informazioni sugli impatti per i consumatori e dare informazioni sulle risorse genetiche impiegate.<\/p>\n<div id=\"attachment_16571\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-16571\" class=\"wp-image-16571 size-large\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52572992079_5309a7bbf6_k-1024x676.jpg\" alt=\"La sala congressi di Montreal dove si \u00e8 tenuta la Cop15\" width=\"1024\" height=\"676\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52572992079_5309a7bbf6_k-1024x676.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52572992079_5309a7bbf6_k-600x396.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52572992079_5309a7bbf6_k-768x507.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/52572992079_5309a7bbf6_k-1536x1014.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><p id=\"caption-attachment-16571\" class=\"wp-caption-text\">La sala congressi di Montreal dove si \u00e8 tenuta la Cop15. Crediti: UN Biodiversity<\/p><\/div>\n<p>Sul Target 15, &#8220;i Paesi hanno lanciato un messaggio chiaro alle grandi imprese e alle istituzioni finanziarie: preparatevi a stimare, valutare e divulgare i vostri rischi, dipendenze e impatti sulla biodiversit\u00e0, al pi\u00f9 tardi entro il 2030. Lo status quo, <em>business\u2013as\u2013usual<\/em>, non \u00e8 pi\u00f9 possibile&#8221;, commenta <strong>Stefania Avanzini<\/strong>, direttrice di <a href=\"https:\/\/www.wbcsd.org\/Projects\/OP2B\">OP2B<\/a>, coalizione che raduna quasi trenta multinazionali Europee. Eliminato dal testo il termine &#8220;<em>mandatory&#8221;<\/em>, obbligatorio. Questo avrebbe comportano una svolta sulle<em>disclosure<\/em> obbligatorie sugli impatti ambientali delle aziende, rendendo perfettamente maturo il mercato finanziari.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il vaso di pandora del colonialismo genetico, ovvero lo sfruttamento della ricchezza naturale e diversit\u00e0 genetica di quei paesi meno industrializzati e che hanno grande patrimonio di biodiversit\u00e0 da parte delle multinazionali e dei Paesi industrializzati. Finalmente il Gbf apre un processo su quello che i tecnici chiamano Dsi, <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/environment\/nature\/biodiversity\/international\/abs\/pdf\/Final_Report_technical_aspects_of_DSI.pdf\">Digital Sequencing Information<\/a>: <strong>sar\u00e0 creato un fondo, da finalizzassi entro il prossimo negoziato, Cop16, ad Antalya, nel 2024<\/strong>, che raccolga le risorse derivanti dallo sfruttamento di animali e piante dei Paesi poveri da parte delle multinazionali della genetica, della cosmetica e medicina.<\/p>\n<h4><strong>Come monitorare i progressi?<\/strong><\/h4>\n<p>Il reporting all\u2019interno del Global Biodiversity Framework sar\u00e0 obbligatorio. \u00c8 stato definito un nuovo sistema di raccolta dati, che sar\u00e0 combinato con la ricerca scientifica indipendente, da svolgersi ogni cinque anni o meno. Spetter\u00e0 poi alla Convenzione sulla Biodiversit\u00e0 mettere insieme i report nazionali e analizzare i trend globali in due appuntamenti distinti (<em>stocktake<\/em>): 2026 e 2029, momento della verit\u00e0 per capire se i paesi stanno facendo la loro parte o hanno deciso di ignorare lo storico accordo. A quel punto toccher\u00e0 alla societ\u00e0 civile e alle imprese fare pressione affinch\u00e9 i governi mantengano le promesse.<\/p>\n<h4><strong>Cooperazione &amp; Biodiversit\u00e0<\/strong><\/h4>\n<p>Secondo un analisi dell\u2019autore, dato l\u2019obiettivo di mobilitazione di almeno 30 miliardi di dollari di aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dai paesi Ocse entro il 2030, l\u2019Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), e la cooperazione del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica (Mase),<strong> dovranno allocare complessivamente almeno 600 milioni al 2030<\/strong> (stime proporzionate al Pil Italiano su quello globale), per progetti di cooperazione legati alla biodiversit\u00e0 nei Paesi prioritari, cercando di accelerare il trasferimento di competenze in quei Paesi e fortificando le competenze interne nei propri uffici (su questo i vari ministeri ci stanno lavorando da anni), che si aggiungeranno al miliardo l\u2019anno circa della finanza climatica. Non dovranno essere addizionali, quindi niente doppio conteggio clima\/biodiversit\u00e0, e non dovranno essere risorse private in blending e matching. Serve per\u00f2 che il mondo della cooperazione, in particolare le Osc, si attrezzi per realizzare progetti di conservazione integrati alle popolazioni indigene, sappia collegare strategie di ripristino ambientale collegate alla filosofia One Health, includa in tutti i progetti chiari e misurabili elementi di tutela della biodiversit\u00e0, con un sistema di accounting simile alle <em>disclosure<\/em> del settore privato. Il lavoro della <a href=\"https:\/\/tnfd.global\/\">Tfnd, la Task Force on Nature Disclosure<\/a>, non servir\u00e0 solo alle grandi aziende dell\u2019agrifood, ma potrebbe diventare uno standard di account degli stessi progetti di cooperazione.<\/p>\n<div style=\"box-shadow: 10px 10px 28px 0px rgba(171,171,171,1); padding: 25px;\">Biografia<br \/>\n<strong>Emanuele Bompan<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.emanuelebompan.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giornalista ambientale<\/a> e geografo. Si occupa di economia circolare, cambiamenti climatici, green-economy, politica americana. E&#8217; Direttore della rivista <a href=\"http:\/\/materiarinnovabile.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Materia Rinnovabile<\/a>, collabora con testate come La Stampa, Nuova Ecologia e Oltremare. Ha scritto <a href=\"https:\/\/www.hoepli.it\/libro\/atlante-geopolitico-dell-acqua\/9788820390433.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l&#8217;Atlante geopolitico dell&#8217;Acqua<\/a> (2019),<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/grabbing-Guerre-nascoste-lacqua-secolo\/dp\/8830724025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Water Grabbing &#8211; le guerre nascoste per l&#8217;acqua nel XXI secolo<\/a> (2018) &#8220;<a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/cosa-economia-circolare-bompan-emanuele\/libro\/9788866271864\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Che cosa \u00e8 l&#8217;economia circolare<\/a>&#8221; (2017). Ha vinto per quattro volte l\u2019European Journalism Center IDR Grant, una volta la Middlebury Environmental Journalism Fellowship, una volta la Google DNI Initiative ed \u00e8 stato nominato Giornalista per la Terra nel 2015.<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/bompan-bio.png\" \/><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Approvato l\u2019Accordo Kunming-Montreal per tutelare la biodiversit\u00e0. Nuovi impegni nazionali e per la cooperazione allo sviluppo. 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