{"id":6520,"date":"2018-03-23T17:16:39","date_gmt":"2018-03-23T16:16:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=6520"},"modified":"2018-03-26T09:34:50","modified_gmt":"2018-03-26T07:34:50","slug":"farnesina-a-colloquio-con-giorgio-marrapodi-da-gennaio-alla-guida-della-direzione-generale-per-la-cooperazione-allo-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/rubriche\/maeci\/farnesina-a-colloquio-con-giorgio-marrapodi-da-gennaio-alla-guida-della-direzione-generale-per-la-cooperazione-allo-sviluppo\/","title":{"rendered":"Farnesina: a colloquio con Giorgio Marrapodi, da gennaio alla guida della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-6542 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-600x600.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-550x550.jpg 550w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi-1100x1100.jpg 1100w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/foto-per-pezzo-Marrapodi.jpg 1165w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>La riforma della Cooperazione Italiana, attuata con la L. 125 del 2014, assegna al\u00a0 MAECI il ruolo di individuare l\u2019indirizzo politico e strategico della cooperazione allo sviluppo a livello internazionale. Al riguardo quali saranno gli impegni che la attendono nei prossimi mesi nella sua nuova veste di Direttore Generale?<\/strong><\/p>\n<p>Il 2018 si preannuncia un anno denso di impegni: dovremo lavorare per cogliere appieno i frutti dell\u2019eccellente lavoro svolto negli ultimi mesi. Mi riferisco in particolare ai seguiti delle raccomandazioni emerse dalla scorsa Conferenza Nazionale. Dovremo dedicare attenzione al processo di aggiornamento degli indirizzi strategici contenuti nel Documento Triennale e proseguire l\u2019impegno sul piano internazionale. In questo settore la Direzione Generale dovr\u00e0 assicurare un attento monitoraggio della partecipazione italiana ai principali eventi previsti in ambito UE e ONU, un\u2019agenda che si prevede particolarmente fitta di appuntamenti.<br \/>\nVorrei inoltre ricordare il grosso impegno che si profiler\u00e0 verso fine anno, quando avr\u00e0 inizio l\u2019esame del Comitato per l\u2019Aiuto allo Sviluppo dell\u2019OCSE, un processo che implicher\u00e0 notevoli sforzi organizzativi e il cui buon esito dipender\u00e0 anche dalla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti.<\/p>\n<p><strong>Di recente il MAECI ha deciso di intervenire in Libia attraverso la Cooperazione italiana nella realizzazione di interventi di emergenza e stabilizzazione\/ricostruzione erogando oltre 20 milioni di Euro per il biennio 2016-2017. Pu\u00f2 inquadrare la strategia politica che ha portato a questa scelta?<\/strong><\/p>\n<p>I nostri rapporti d\u2019amicizia con la Libia sono ben noti e la Cooperazione Italiana opera in un quadro di antica contiguit\u00e0. Non a caso siamo attualmente l\u2019unico paese europeo ad avere riaperto l\u2019Ambasciata a Tripoli. Tutto ci\u00f2 conferisce estrema credibilit\u00e0 al nostro Paese, anche in un\u2019ottica di sensibilizzazione dei partner europei a Bruxelles sulle difficolt\u00e0 che il nostro vicino sta attraversando.<br \/>\nMa quella in corso in Libia \u00e8 anche una grave crisi umanitaria. I servizi pubblici essenziali, soprattutto in campo sanitario, sono in forte difficolt\u00e0 e migliaia di migranti vivono in condizioni precarie all\u2019interno dei Centri gestiti dalle Autorit\u00e0 libiche. E\u2019 principalmente a loro che si rivolge la nostra azione.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 impegnata a rafforzare la collaborazione con le Autorit\u00e0 libiche per assicurare il rispetto dei diritti umani e migliorare le condizioni di vita dei migranti, attraverso la fornitura di aiuti umanitari di emergenza in collaborazione con le Agenzie ONU (in particolare UNHCR ed OIM) e con le ONG Italiane e libiche. Nel 2017 abbiamo aumentato in misura significativa il nostro contributo umanitario portandolo a 9 Milioni di Euro. Contiamo di fornire assistenza umanitaria anche nell\u2019anno in corso con risorse finanziarie auspicabilmente di pari ammontare. Questa azione \u00e8 accompagnata da un forte sostegno allo sviluppo economico del Paese, con iniziative specifiche e calibrate.<\/p>\n<p><strong>Nella prospettiva del prossimo Documento di programmazione triennale ci sono nuovi paesi che, in futuro, potrebbero attrarre maggiormente l\u2019aiuto del governo italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Certamente continueremo a valorizzare gli ambiti geografici nei quali tradizionalmente la Cooperazione Italiana interviene, anche per non disperdere quel patrimonio di grande esperienza che ci \u00e8 riconosciuto anche su un piano internazionale. Naturalmente dobbiamo continuare ad essere presenti nei paesi di nostra priorit\u00e0 per sostenerne i processi di sviluppo. Ci\u00f2 non esclude che in futuro le nostre priorit\u00e0 e aree di intervento della nostra azione possano adattarsi ai mutati scenari internazionali. E questo in ossequio al principio per cui l\u2019impegno dell\u2019Italia \u00e8 sempre volto ad assicurare la necessaria concentrazione degli aiuti laddove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia partecipa alla definizione della politica di aiuto allo sviluppo dell&#8217;Unione europea, contribuisce al bilancio e ai fondi dell\u2019Unione e armonizza la propria programmazione favorendo la realizzazione di progetti congiunti. Ci fornisce un aggiornamento circa le linee di indirizzo del MAECI riguardo agli strumenti finanziari europei in materia di aiuto allo sviluppo (FES, ENI, DCI) anche alla luce dell\u2019esercizio di \u201cRiesame di medio termine\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>La Cooperazione Italiana ha da sempre svolto un ruolo propulsivo in seno all\u2019Unione Europea per promuovere efficaci politiche di sviluppo e siamo, nel complesso, abbastanza soddisfatti del funzionamento degli attuali strumenti di azione esterna. I meccanismi esistenti hanno dimostrato di sapersi adattare alle nuove sfide attraverso appositi elementi di flessibilit\u00e0, come ad esempio, l\u2019utilizzo dei Fondi fiduciari. Ovviamente c\u2019\u00e8 sempre spazio per migliorare la coerenza tra gli strumenti e per permettere una migliore articolazione e un pi\u00f9 calibrato mix tra le diverse dimensioni di intervento, geografica e tematica, di breve e di lungo periodo. La natura complessa del fenomeno migratorio ha inoltre determinato la necessit\u00e0 di superare la distinzione netta fra intervento geografico e tematico: affrontare il tema comporta misure di emergenza e misure strutturali, attuate con soluzioni di breve periodo accompagnate dall\u2019uso di strumenti e risorse che agiscono nel medio-lungo termine, propria delle politiche di sviluppo. A nostro avviso, il ricorso ai fondi fiduciari ha funzionato bene, anche se sono stati necessari continui rifinanziamenti. Questo \u00e8 certamente un aspetto da tenere presente nell\u2019elaborazione dei nuovi strumenti: vale in generale per le crisi protratte ma vale in modo speciale per la sfida migratoria.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia contribuisce all&#8217;esecuzione di programmi europei di aiuto allo sviluppo, attraverso la gestione indiretta in collaborazione con l\u2019AICS (cooperazione delegata). Qual \u00e8, a suo parere, il valore aggiunto che deriva dalla sottoscrizione di tali accordi? E come potrebbe essere incrementata la collaborazione dell\u2019Italia con la Commissione Europea e con altri Stati Membri per questo tipo di iniziative? \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dal 2012 ad oggi la cooperazione delegata si \u00e8 consolidata fino a rappresentare un elemento imprescindibile della cooperazione italiana. L\u2019operativit\u00e0 del MAECI\/DGCS in questo ambito ha permesso all\u2019Italia di attestarsi nel gruppo di punta dei primi quattro Stati membri esecutori della cooperazione UE, con evidenti ritorni positivi per il sistema Italia in termini di volumi di risorse disponibili per interventi di cooperazione e proporzionale visibilit\u00e0 politica. Ad oggi la DGCS gestisce un portafoglio di 11 programmi dell\u2019UE, per un volume complessivo di oltre 100 milioni di Euro, a cui si sono recentemente aggiunti un progetto in Niger ed una nuova iniziativa, molto importante, a sostegno dello sviluppo socio-economico delle municipalit\u00e0 in Libia.<\/p>\n<p>Molto \u00e8 stato fatto nell\u2019ambito del \u201cFondo fiduciario d&#8217;emergenza dell&#8217;Unione europea per la stabilit\u00e0 e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa\u201d, comunemente conosciuto come Fondo fiduciario della Valletta, con una visione e un uso strategico della cooperazione delegata. Il Fondo \u00e8 stato istituito nel novembre 2015 in occasione del vertice UE-Africa, tenutosi appunto a La Valletta, con l\u2019obiettivo politico di creare uno strumento flessibile, capace di mettere rapidamente in comune fondi di pi\u00f9 donatori sotto un cappello UE, per veicolare il messaggio di un&#8217;azione unitaria fondata su priorit\u00e0 condivise con i paesi partner (\u201cspirito della Valletta\u201d). Con 102 milioni di Euro gi\u00e0 erogati, pi\u00f9 impegni per ulteriori 2 milioni, l\u2019Italia \u00e8 membro fondatore e oggi secondo donatore, dopo la Germania (con 157,5 milioni di Euro). La DGCS ha saputo sfruttare le risorse veicolate dal Fondo ed i suoi obiettivi in linea con le priorit\u00e0 della politica estera italiana per avviare una serie di progetti di aiuto allo sviluppo nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori nell\u2019ambito della cooperazione delegata.<\/p>\n<p><strong>In conclusione, nella prospettiva di migliorare sempre di pi\u00f9 il sistema degli aiuti allo sviluppo, quale auspicio formula per il futuro della Cooperazione italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei innanzitutto sottolineare la solidit\u00e0 del sistema italiano di cooperazione, tradizionalmente strumento cruciale della politica estera del nostro paese.<br \/>\nMolta strada \u00e8 stata fatta dalla costituzione del Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo negli anni \u201980, quando il suo primo Direttore, l\u2019Amb. Giorgio Giacomelli, intu\u00ec la necessit\u00e0 che la Cooperazione si aprisse alle \u201cvarie istanze economico\/produttive e sociali del Paese\u201d e sviluppasse \u201cuna strategia di presenza sul piano internazionale\u201d1<br \/>\nOggi, con la nuova legge, quella visione appare sempre pi\u00f9 reale ed attuale: il processo inclusivo e le forme di partenariato sono parte integrante dalla riforma e dell\u2019architettura della Cooperazione italiana.<br \/>\nI primi due anni di applicazione della Legge 125 sono stati caratterizzati da profondi cambiamenti, con inevitabili ristrutturazioni interne e riorganizzazioni amministrative, necessarie per mettere a sistema un insieme di attori e favorire il lavoro di squadra. Adesso la nuova Cooperazione Italiana comincia ad entrare in una fase di maturit\u00e0. Lo si \u00e8 visto di recente nel corso della Conferenza Nazionale \u201cCOOPERA\u201d, una delle prime occasioni per fare un bilancio del lavoro svolto e dei risultati finora conseguiti. \u201cNovit\u00e0 e futuro\u201d, questo il titolo della Conferenza, un evento che ha avuto un enorme successo di pubblico e che ci ha donato un lascito, il Documento finale, ricco di stimoli preziosi per il futuro.<br \/>\nAbbiamo quindi senz\u2019altro aggiunto un ulteriore tassello al percorso di attuazione della riforma e stiamo progredendo su molti versanti: la cooperazione delegata, il coordinamento rafforzato con altri attori istituzionali qualificati, l\u2019incremento graduale delle risorse finanziarie per finalit\u00e0 di cooperazione, il coinvolgimento del settore privato profit, delle organizzazioni senza scopo di lucro e di Cassa Depositi e Presiti quale Istituzione Finanziaria per la cooperazione allo sviluppo.<br \/>\nEsiste un ambito nel quale occorrer\u00e0 impegnarsi di pi\u00f9 nel prossimo futuro. Mi riferisco al tema delle valutazioni di impatto. Il rafforzamento della gestione basata sui risultati \u00e8 un aspetto cui la Legge 125 attribuisce una particolare rilevanza ed \u00e8 su questo profilo che, nello spirito della Legge, dovremo concentrarci di pi\u00f9. Non si tratta soltanto di rispettare impegni presi sul piano internazionale, ma di rendere un giusto servizio alla straordinaria azione che la Cooperazione Italiana svolge quotidianamente, valorizzando il contributo effettivo del nostro Paese alla lotta alla povert\u00e0 nel mondo e alla realizzazione dell\u2019Agenda 2030.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma della Cooperazione Italiana, attuata con la L. 125 del 2014, assegna al\u00a0 MAECI il ruolo di individuare l\u2019indirizzo politico e strategico della cooperazione allo sviluppo a livello internazionale. 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