{"id":6680,"date":"2018-04-18T12:55:20","date_gmt":"2018-04-18T10:55:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=6680"},"modified":"2018-04-20T15:46:53","modified_gmt":"2018-04-20T13:46:53","slug":"la-citta-nuova-per-contrastare-la-foresta-moderna-un-luogo-inclusivo-contro-la-proliferazione-di-ghetti-etno-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pace\/la-citta-nuova-per-contrastare-la-foresta-moderna-un-luogo-inclusivo-contro-la-proliferazione-di-ghetti-etno-sociali\/","title":{"rendered":"La \u201cCitt\u00e0 nuova\u201d per contrastare la \u201cForesta moderna\u201d, un luogo inclusivo contro la proliferazione di ghetti etno-sociali."},"content":{"rendered":"<p>La sfida dell\u2019inclusione necessit\u00e0 di un ripensamento sulla citt\u00e0, sul rapporto centro-periferia. L\u2019urbanistica pu\u00f2 aiutare o smantellare la coesione sociale. La \u201ccitt\u00e0 nuova\u201d \u00e8 pensiero, politica, intesa nel senso pi\u00f9 alto e nobile di \u201cpolis\u201d. \u201cCitt\u00e0 nuova\u201d fa i conti con la dimensione quantitativa dell\u2019urbanizzazione, soprattutto nei Paesi dei Sud del mondo.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-6682 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/pace-head-e1524047737430.png\" alt=\"\" width=\"755\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/pace-head-e1524047737430.png 755w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/pace-head-e1524047737430-600x169.png 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 755px) 100vw, 755px\" \/><\/p>\n<blockquote style=\"margin-left: 0;\"><p><em>La meta del cammino umano non \u00e8 ne\u2019 un giardino ne\u2019 la campagna, per quanto fertile ed attraente, ma la citt\u00e0.<\/em><br \/>\n<em> E\u2019 la citt\u00e0 descritta nell\u2019Apocalisse, con dodici porte, lunga e larga dodicimila stadi; una citt\u00e0 dunque in cui sono chiamati ad abitare tutti i popoli della terra. Di giorno le porte non saranno mai chiuse e non ci sar\u00e0 pi\u00f9 notte (Ap 21,25). <\/em><em>Non occorre necessariamente avere davanti agli occhi una citt\u00e0 ideale, ma almeno un ideale di citt\u00e0 (\u2026)\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo Maria Martini<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Leggere la citt\u00e0 e la complessit\u00e0 dei suoi territori, risorse, identit\u00e0, specificit\u00e0, significa dotarsi di un filtro di lettura che &#8211; come un pretesto narrativo \u2013 consenta di raccontarne le storie, identificare alcuni scenari di riferimento, individuare parole-chiave per evocarne strutture, risorse, identit\u00e0 e prospettiva di trasformazione.<\/p>\n<p>In particolare la configurazione spaziale della citt\u00e0, la sua distribuzione geografica si permea di significati storici, culturali, sociali, economici ed urbanistici che evidenziano, a seconda dei filtri di lettura che si utilizzano, prospettive di valorizzazione e sviluppo che non necessariamente rispondono a tradizionali modelli di funzione urbana definibili in senso gerarchico: il centro \u2013 come luogo di rappresentazione dell\u2019identit\u00e0 urbana, economica, sociale e culturale \u2013 e la periferia \u2013 intesa come luogo in cui \u00e8 collocato ci\u00f2 che non pu\u00f2 stare al centro.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, se la contemporaneit\u00e0 \u00e8 meticciato, sociale prima ancora che etnico o culturale, le periferie urbane, oggi, sono spesso i luoghi in cui prende forma, in modo contraddittorio, un nuovo significato di citt\u00e0 ed in cui si esplicitano e precipitano, su scala locale, le contraddizioni ed i conflitti globali. I nuovi cittadini, immigrati di prima e seconda generazione, spesso rappresentano lo specchio nel quale la citt\u00e0 storica si riflette e non si riconosce: l\u2019uso degli spazi pubblici \u2013 le piazze, i giardini, i marciapiedi \u2013 ritornano ad essere i luoghi primari di relazioni sociali e di interazione collettiva, seppur disordinati, rumorosi e conflittuali, ridando funzione pubblica a spazi che la citt\u00e0 contemporanea ha sempre pi\u00f9 privatizzato, regolato, normato.<\/p>\n<p>Ragionare adottando nuovi paradigmi, e provando a ridisegnare la dicotomia centro-periferie, significa riconoscere valore culturale e sociale agli ibridi urbani che nelle periferie si intrecciano e si incontrano. La citt\u00e0 pluricentrica non \u00e8 soltanto una citt\u00e0 capace di distribuire nuove funzioni di scala urbana a tutti i suoi territori: le multisale cinematografiche, i centri di loisir in periferia, il teatro d\u2019opera e i musei in centro. La \u201cnuova citt\u00e0\u201d come sfida epocale per coniugare, a livello planetario, sicurezza e inclusione, Annota Sir Crispin Tickell nella sua introduzione al libro \u201cCitt\u00e0 per un piccolo pianeta di Richard Rogers: \u201cLe citt\u00e0 si comportano come organismi. Inghiottono risorse ed espellono rifiuti. Quanto pi\u00f9 grande \u00e8 la citt\u00e0, tanto pi\u00f9 esse dipendono dalle aree circostanti e tanto pi\u00f9 accresce le loro vulnerabilit\u00e0 ai cambiamenti intorno&#8230;\u201d. E\u2019 cos\u00ec.<\/p>\n<p>La sfida dell\u2019inclusione necessit\u00e0 di un ripensamento sulla citt\u00e0, sul rapporto centro-periferia. L\u2019urbanistica pu\u00f2 aiutare o smantellare la coesione sociale. La \u201c citt\u00e0 nuova\u201d \u00e8 pensiero, politica, intesa nel senso pi\u00f9 alto e nobile di \u201cpolis\u201d. \u201cCitt\u00e0 nuova\u201d fa i conti con la dimensione quantitativa dell\u2019urbanizzazione, soprattutto nei Paesi dei Sud del mondo, Asia, Africa, dove lo spopolamento delle zone rurali ha determinato un maggiore affollamento nelle citt\u00e0-megalopoli, il che significa anche maggiore pressione sull\u2019ambiente. E significa anche un maggior numero di rifugiati. Nel 1978 ve ne erano 6 milioni, nel senso stretto di \u201crifugiati\u201d, in fuga cio\u00e8 da persecuzioni politiche, etniche o religiose; nel 1995 il loro numero era aumentato a oltre 22 milioni, non includendo i rifugiati per cause ambientali, alcuni migrando da paese a paese, altri dentro le loro stesse frontiere, con un aumento complessivo di altri 22 milioni.<\/p>\n<p>Nel 2016, il numero dei rifugiati ha superato la cifra record di 64 milioni. . \u201cL\u2019effetto di questo flusso di esseri umani sar\u00e0 sentito soprattutto nelle citt\u00e0 e nei loro dintorni\u201d. annota Tickell. La citt\u00e0 \u201cnuova\u201d \u00e8 il tentativo, in alcuni casi riuscito, di coniugare idealit\u00e0 e concretezza. Tickel conclude cos\u00ec la sua introduzione: \u201cIl libro di Richard Rogers \u00e8 un messaggio di speranza. Egli mostra come la citt\u00e0 equa ed equilibrata, e soprattutto compatta, debba essere pluralista e integrata, varia e coesiva. Il risultato dovrebbe essere, nelle parole di Richard Rogers, una citt\u00e0 ad alta densit\u00e0 e policentrica, una citt\u00e0 ecologica, una citt\u00e0 che favorisca i contatti umani, una citt\u00e0 di attivit\u00e0 diverse e miste, giusta, aperta e, non ultimo, una citt\u00e0 capace di bellezza, in cui l\u2019arte, l\u2019architettura e il paesaggio possano stimolare e soddisfare lo spirito. Richard Rogers ci mostra come pu\u00f2 essere fatto\u201d.<\/p>\n<p>Nella dicotomia centro-periferia, annota Ilda Curti, tra i pi\u00f9 valenti \u201crigenetori urbani italiani, i centri storici rischiano di assumere sempre pi\u00f9 il volto artificiale di \u2018parchi di divertimento\u201d\u2019 da cui sono escluse o sterilizzate le funzioni per le quali sono nati e si sono sviluppati, e offrono identit\u00e0 reinterpretate e talvolta banalizzate, schiacciandosi intorno ad un\u2019identit\u00e0 storica cristallizzata, immutabile e reiterata nel tempo.<\/p>\n<p>In questa prospettiva le periferie urbane e i quartieri non centrali rischiano, al contrario, di diventare luoghi di servizio, affastellati di funzioni che non hanno spazio nella citt\u00e0 \u2018valorizzata\u2019 luoghi in cui gli sfridi disordinati della citt\u00e0 contemporanea trovano spazio fisico, comodit\u00e0 d\u2019uso, facilit\u00e0 di fruizione, pianificazione urbanistica ma spesso non riescono a produrre progetti di territorio, visioni di sviluppo endogeno capaci di dare valore \u2013 ancorch\u00e9 intangibile e immateriale \u2013 ad una collettivit\u00e0 spazialmente circoscritta\u201d. Spesso, annota sempre Curti, \u201c le periferie urbane sono, pi\u00f9 di altri, luoghi dove si produce e si consuma contemporaneit\u00e0: il mix sociale dei residenti, la multiculturalit\u00e0 e la coabitazione, la difficolt\u00e0 di condividere spazi pubblici e relazioni private le rendono laboratori dove si sperimenta nuova cittadinanza, dove si rimettono continuamente in discussione regole di convivenza e di relazione.<\/p>\n<p>E\u2019 nelle periferie, nei quartieri ai margini delle citt\u00e0 storiche che la contemporaneit\u00e0 si produce in forme plurali e multiformi, spesso dissonanti rispetto ad un\u2019idea di modernit\u00e0 cristallina e patinata. Sono, spesso, laboratori di innovazione sociale perch\u00e9 \u00e8 negli interstizi del loro disordine e dei loro conflitti che si contaminano linguaggi, forme culturali, modalit\u00e0 espressive&#8230;\u201d. Il futuro stesso del pianeta passa attraverso un ripensamento profondo della \u201cCitt\u00e0\u201d. Altri racconteranno esperienze pilota (come quella della rigenerazione delle favelas brasiliane, esperienze che hanno visto la Cooperazione italiana parte attiva e propositiva.<\/p>\n<p>Qui vale rimarcare la fascinazione di questa sfida, Citt\u00e0 versus Foresta urbana. E non trovo parole pi\u00f9 evocative, profonde di quelle usate dal cardinale Carlo Maria Martini nel suo \u201cVerso Gerusalemme\u201d (Feltrinelli): \u201cLa meta del cammino umano non \u00e8 n\u00e9 il giardino n\u00e9 la campagna, per quanto fertile ed attraente, ma la citt\u00e0&#8230; E\u2019 la citt\u00e0 descritta nell\u2019Apocalisse, con dodici porte, lunga e larga dodicimila stadi; una citt\u00e0 dunque in cui sono chiamati ad abitare tutti i popoli della terra. Di giorno le porte non saranno mai chiuse e non ci sar\u00e0 pi\u00f9 notte (Ap 21,25)\u201d. Guardava al futuro, con lo straordinario rigore intellettuale che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, il cardinal Martini, ricordando a tutti noi che \u201cNon occorre necessariamente avere davanti agli occhi una citt\u00e0 ideale ma almeno un ideale di citt\u00e0\u201d.<br \/>\nabitudini e identit\u00e0&#8230;\u201d. La definizione dei caratteri di una \u201cCitt\u00e0 nuova\u201d \u00e8 la pi\u00f9 grande sfida intellettuale dei nostri tempi. Perch\u00e9 costringe a progettare oltre l\u2019emergenza, a intrecciare saperi diversi. \u201cLa citt\u00e0 \u00e8 un discorso, e questo discorso \u00e8 un vero e proprio linguaggi: la citt\u00e0 parla ai suoi abitanti, noi parliamo alla nostra citt\u00e0, la citt\u00e0 in cui ci troviamo, semplicemente abitandola, percorrendola, osservandola\u201d, riflette Roland Barthes, nel suo \u201cSemiologia e urbanistica\u201d. E a volte, l\u2019urbanistica spiega molto di pi\u00f9 dei perch\u00e9 di un conflitto, di quanto sia in grado di fare la geopolitica o la diplomazia. Questo discorso vale per una delle citt\u00e0 che pi\u00f9 ho frequentato per lavoro in medio Oriente: Gerusalemme. Citt\u00e0 santa, Citt\u00e0 contesa, nel cui nome sono state commesse atrocit\u00e0 e \u201cmiracoli\u201d. Per comprendere la Gerusalemme reale, scrive Paola Caridi nel suo bel libro \u201cGerusalemme senza Dio. Ritratto di una citt\u00e0 crudele\u201d (Feltrinelli), \u201cnon servono le normali e infinite guide turistiche, dettagliatissime nel definire ogni singola pietra con un seppur flebile legame religioso. Occorrono cartine, planimetrie e piani regolatori&#8230;\u201d. Perch\u00e9 Gerusalemme \u00e8 un \u201ccorpo separato\u201d. \u201cLinee, confini, muri, un di qua e un di l\u00e0. Da me, e dall\u2019altra parte, dove sono gli \u2018altri\u2019 \u2013 annota Caridi, che a Gerusalemme ha vissuto e che Gerusalemme ha conosciuto come pochi altri -&#8230;.Decidere un piano regolatore a Gerusalemme, vuol dire \u2013 dunque \u2013 entrare con tutt\u2019e due le scarpe dentro il processo di pace. La soluzione a due stati indicata dal processo di Oslo, e cio\u00e8 Israele e Palestina uno accanto all\u2019altra con Gerusalemme come capitale lungo la linea di divisione del 1967, non \u00e8 attuabile. Per la strategia urbanistica, e perch\u00e9 \u2013 di conseguenza la citt\u00e0 ha ora una bilancia demografica diversa, molto diversa, dal 1967. Altri racconteranno esperienze particolari, di rigenerazione virtuosa di luoghi del degrado trasformati in pezzi di \u201cCitt\u00e0 nuova\u201d (esemplare l\u2019esperienza delle favelas o quella di Medellin). Qui vale dar conto della fascinazione di un impegno, del quale la Cooperazione italiana \u00e8 parte attiva e propositiva, dal quale dipende il futuro stesso del pianeta.<\/p>\n<blockquote><p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sfida dell\u2019inclusione necessit\u00e0 di un ripensamento sulla citt\u00e0, sul rapporto centro-periferia. L\u2019urbanistica pu\u00f2 aiutare o smantellare la coesione sociale. 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