{"id":6746,"date":"2018-05-22T12:55:59","date_gmt":"2018-05-22T10:55:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=6746"},"modified":"2018-05-22T12:55:59","modified_gmt":"2018-05-22T10:55:59","slug":"la-pace-dopo-la-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/rubriche\/maeci\/la-pace-dopo-la-tempesta\/","title":{"rendered":"La pace dopo la tempesta"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 cambiamenti climatici e degrado ambientale causano crisi economiche, squilibri sociali e conflitti.<br \/>\nA colloquio con Grammenos Mastrojeni, Coordinators per l&#8217;Ambiente alla Farnesina<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<blockquote><p>\u201cMadre Natura \u00e8 sufficientemente generosa per provvedere al bisogno di tutti, ma non all\u2019avidit\u00e0 di pochi\u201d<br \/>\n<em>-Mahatma Gandhi<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6846\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/effetto-serra-effetto-guerra-1.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"360\" \/>La tutela dell\u2019uomo e la tutela dell\u2019ambiente sono alla base della pace e l\u2019una non si persegue a discapito dell\u2019altra, bens\u00ec si conseguono insieme in modo armonico. Allo stesso modo, instabilit\u00e0, conflitti e degrado ambientale sono interconnessi, questo in sintesi il pensiero di Grammenos Mastrojeni. Cita spesso Wangari Maathai, ambientalista keniana, che nel 2004 vinse il Nobel per la Pace per il suo contributo \u201c alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace&#8221;. Cosa aveva fatto? Insieme alle donne africane aveva piantato 40 milioni di alberi di acacie in Africa centrale, contrastando deforestazione ed erosione del suolo. Aveva capito la complessit\u00e0 del problema fin dall\u2019inizio, Wangari quando affermava: \u201cSenza quel polmone verde avremo un cambiamento climatico radicale e pericoloso in tutto il pianeta\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_6844\" style=\"width: 635px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6844\" class=\"wp-image-6844 size-full\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Wangari-Maathai.jpg\" alt=\"\" width=\"625\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Wangari-Maathai.jpg 625w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Wangari-Maathai-600x312.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><p id=\"caption-attachment-6844\" class=\"wp-caption-text\">Wangari Maathai<\/p><\/div>\n<p>In passato il nesso fra pace e ambiente non \u00e8 stato per\u00f2 cos\u00ec scontato e non sempre \u00e8 emerso dal dibattito di approccio esclusivamente scientifico. Nelle istituzioni il fenomeno \u00e8 stato affrontato nel suo duplice aspetto alla Direzione generale della cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri dove opera Grammenos Mastrojeni come Coordinatore per l\u2019Ambiente. Da oltre vent\u2019anni lavora allo studio e alla divulgazione di tematiche ambientali attraverso un\u2019attenta analisi scientifica e politica al tempo stesso. I suoi studi sono sintetizzati in diverse pubblicazioni di cui la pi\u00f9 recente, \u201cEffetto serra , effetto guerra\u201d, spiega gi\u00e0 nel titolo l\u2019allarmante urgenza del problema.<\/p>\n<p>Dopo \u201cL\u2019Arca di No\u00e9 \u201d (Chiarelettere, 2014) e rivolto agli addetti ai lavori, \u201cEffetto serra , effetto guerra\u201d (Chiarelettere 2107) si rivolge a cittadini, studenti, insegnanti a lettori \u201ccomuni\u201d che vogliono capire l\u2019origine di nuove guerre, conflitti e fenomeni migratori che potrebbero assumere portata epocale. Fra le cause, una in particolare : il riscaldamento globale.<\/p>\n<div id=\"attachment_6839\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6839\" class=\"size-full wp-image-6839\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Emergenza-Sahel.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Emergenza-Sahel.jpg 620w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Emergenza-Sahel-600x450.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><p id=\"caption-attachment-6839\" class=\"wp-caption-text\">Emergenza Sahel<\/p><\/div>\n<p><strong>Come nasce il suo ultimo saggio \u201cEffetto serra , effetto guerra\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Dalla necessit\u00e0 di far capire a un pubblico pi\u00f9 ampio che il degrado ambientale non riguarda solo l\u2019 ambiente ma che rende tutto il nostro sistema pi\u00f9 imprevedibile. E quando non c\u2019\u00e8 la prevedibilit\u00e0 dei cicli della natura non si riesce a organizzare le attivit\u00e0 produttive, sociali ed economiche. Le societ\u00e0 piu fragili entrano allora in disordine e destabilizzazione con conseguenze gravi. Il degrado ambientale amplifica fenomeni di destabilizzazione, conflitti e terrorismo e rende impossibile raggiungere un clima e un ambiente che rimangano sufficientemente stabili per l\u2019intera comunit\u00e0: crea un circolo vizioso che colpisce i pi\u00f9 poveri per primi ma mette a rischio tutti sul pianeta.<br \/>\nSe i pi\u00f9 colpiti sono i paesi poveri, essi vengono destabilizzati e cos\u00ec non sono pi\u00f9 in grado di curare il loro territorio e ambiente &#8211; a causa dell\u2019emergenza non possono pianificare il domani e sono spinti a predare l\u2019ambiente. Peggiora quindi il degrado ambientale e il cambiamento climatico, e il circolo vizioso ricomincia amplificato a ogni passaggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6747\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/image001.png\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/image001.png 642w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/image001-600x409.png 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/p>\n<p>Tutto questo non riguarda solo quei Paesi, ma mette in pericolo il futuro di tutti perch\u00e9 quantitativamente non \u00e8 possibile restare sotto i 2 gradi se non si mette a contribuzione anche il ruolo dei PVS. Se loro non possono farlo noi non raggiungeremo l\u2019obiettivo di stare sotto i 2 gradi , con gravi ripercussioni.<\/p>\n<p><strong>Per molto tempo si \u00e8 pensato che i danni dei cambiamenti climatici riguardassero solo i paesi lontani, le zone estreme&#8230; Sembrava che l\u2019Europa fosse esente da rischi: cosa \u00e8 successo?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 un \u201ccontinente artificiale\u201d, geograficamente non \u00e8 separata dall\u2019Asia. La sua identit\u00e0 si fonda su una favorevolissima peculiarit\u00e0 climatica: un\u2019area temperata di stabilit\u00e0 ambientale che, in continuit\u00e0 con il\u00f2 bacino mediterraneo, ha creato il contesto favorevole per la rivoluzione agricola che, circa 10.000 anni fa, ha dato avvio all\u2019organizzazione umana che conosciamo. Certo, non perderemo l\u2019identit\u00e0 europea, ma ora entriamo anche in una nuova comunit\u00e0 di interessi: da quando all\u2019 anticiclone delle Azzorre si \u00e8 sostituita l\u2019influenza sull\u2019Europa meridionale dell\u2019 anticiclone tropicale del Sahara stiamo entrando in un \u201cnuovo club\u201d che condivide le dinamiche delle aree a sud del Mediterraneo. Fa un\u2019enorme differenza e gi\u00e0 spiega perch\u00e9 costruire muri \u00e8 come separarsi dal resto della propria famiglia. Sarebbe come mettere un coperchio sulla pentola a pressione che prima o poi esplode. L\u2019instabilit\u00e0 ribolle e rende impraticabili quei mercati e quelle relazioni che per\u00f2 sono il pi\u00f9 naturale asse di condivisione ed espansione della nostra stessa economia, cultura e identit\u00e0: possiamo aspettarci consistenti perdite non solo per l\u2019Italia &#8211; perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 la porta d\u2019ingresso, il ponte sul Mediterraneo \u2013 ma per l\u2019Europa che si frammenterebbe con muri successivi anche al proprio interno. Una stima prudente punta a una perdita di Pil, italiano ed europeo, attorno al 10%.<\/p>\n<p><strong>Wangari Maathi diceva \u201d There are opportunities even in the most difficult moments\u201d. Qual \u00e8 la prima opportunit\u00e0 da cogliere in questo momento?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 il co-sviluppo sostenibile di cui parla l\u2019Agenda 2030 : possiamo costruire meccanismi che creano co- sviluppo, anche attraverso la tutela dell\u2019ambiente che si pu\u00f2 trasformare in fonte di reddito. Funziona cos\u00ec, ad esempio, l\u2019ecoturismo; non solo diamo una ragione concreta per proteggere l\u2019ambiente \u2013 ci rende ricchi \u2013 ma con un\u2019 opportunit\u00e0 di reddito rafforziamo la stabilit\u00e0 di aree in espansione economica , ma ne diventiamo anche partner e costruiamo una comunit\u00e0 di interessi che produce pace invece di illegalit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 perdita di Pil , ma c\u2019\u00e8 una spesa iniziale che viene per\u00f2 recuperata successivamente.<\/p>\n<p>Se facciamo una comparazione abbiamo calcolato che un programma di recupero di tutte le terre degradate del Sahel, accompagnato da sussidi che portino alla scolarizzazione del 50% della popolazione giovane, costerebbe tre miliardi di euro l\u2019anno: tanti, ma si tramuterebbero poi in moltiplicatori del reddito locale e delle nostre possibilit\u00e0 di interagire costruttivamente, con guadagno di tutti e senza assistenzialismi. Invece, se costruiamo i muri, abbiamo potenziali perdite per 110 miliardi di euro. Ad esempio, se operiamo per creare strutture di sostegno alla piccola agricoltura familiare in modo da inserirla anche nel mercato internazionale \u2013 in Italia \u00e8 l\u2019idea di Slow food per esempio &#8211; creiamo legami di stabilit\u00e0 e pace e ci guadagnano tutti. La chiusura \u00e8 una scelta che porta a perdite da entrambe le parti.<\/p>\n<p><strong>Questo potrebbe essere un progetto virtuoso , che indica la via giusta da seguire per il futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Dobbiamo cambiare prospettiva. il riscaldamento globale \u00e8 percepito come un rischio per la sicurezza alimentare dei pi\u00f9 deboli perch\u00e9 rende incerte le stagioni e inaridisce le terre. L\u2019analisi pi\u00f9 diffusa ha contorni inquietanti: dar da mangiare a una popolazione mondiale che si avvia ai nove miliardi e mezzo di abitanti nel 2050 e che \u00e8 sempre pi\u00f9 urbanizzata \u2013 si sente dire \u2013 richiede un aumento della produzione di cibo del 70%, che comporta un ulteriore fabbisogno di energia del 37% e il 55% in pi\u00f9 d\u2019acqua consumata. A questo quadro si aggiungono i cambiamenti climatici che esacerbano la fragilit\u00e0 dei suoli. Si profila quindi anche un\u2019ulteriore disastrosa spinta a occupare con l\u2019agricoltura i pochi ecosistemi rimasti intatti. Questa visione si incentra tuttavia su un\u2019agricoltura industriale e di vasta scala che ha s\u00ec rendimenti elevati, ma che tende a estromettere i poveri dalle loro piccole fattorie familiari, rendendole marginali e non competitive, e favorendo quindi il \u201cland grabbing\u201d, ovvero il moderno latifondo internazionale per cui Stati e imprese dominanti accaparrano distese sempre maggiori di terreno arabile nei paesi poveri. Si tratta inoltre di un tipo di agricoltura che si nutre di fertilizzanti chimici dall\u2019elevato impatto ambientale e responsabile di circa il 20% delle emissioni di gas serra: una contraddizione fra sviluppo e ambiente che abbiamo accettato in nome dell\u2019abbondanza.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, le sacche di fame non dipendono dalla mancata abbondanza: produciamo gi\u00e0 oggi cibo sufficiente a nutrire oltre 10 miliardi di persone. Il problema \u00e8 la distribuzione e abbiamo contribuito a crearlo proprio spodestando i pi\u00f9 deboli dai loro sistemi produttivi, in nome di un\u2019abbondanza che doveva servire anzitutto a loro ma finisce soprattutto a ipernutrire un Occidente gi\u00e0 obeso, cardiopatico e diabetico. Ma non tutta l\u2019agricoltura \u00e8 cos\u00ec. La piccola agricoltura familiare, specie se condotta con metodi tradizionali attualizzati, ha invece la caratteristica di assorbire carbonio dall\u2019atmosfera in maniera molto efficiente. E la stessa agricoltura favorisce anche la biodiversit\u00e0; l\u2019equilibrio idrico; la mitigazione locale del clima (la copertura vegetale diminuisce localmente le temperature); il consolidamento comunitario; la creazione di un surplus agricolo da reinvestire nei mercati locali; la libera responsabilit\u00e0 &#8211; l\u2019empowerment, come si suole chiamarla &#8211; locale, familiare e femminile; l\u2019ancoraggio alle comunit\u00e0 d\u2019origine e un freno alle spinte migratorie. Fornisce inoltre un freno al land grabbing grazie alla riappropriazione delle terre ridivenute produttive, e fa rinascere stili di vita e dimensioni di dignit\u00e0 umana che disinnescano i fanatismi con la nobilitazione e spinta all\u2019ammodernamento dei saperi tradizionali e identitari.<\/p>\n<p>Ogni anno si degradano 12 milioni di ettari di terre. Buona parte \u00e8 nel Sahel, da dove nascono migrazioni, traffici e terrorismo che coinvolgono anche noi. L\u00ec terre semidegradate sono ampiamente disponibili e recuperare un ettaro per restituirlo alla piccola agricoltura familiare nel Sahel costa in media 130\/200 U$: con poche cautele alla portata delle comunit\u00e0 rurali africane si riesce a riattivarne la fertilit\u00e0. Scopriamo allora che la stessa agricoltura pi\u00f9 umana, quella che redistribuisce reddito, sicurezza e dignit\u00e0, \u00e8 anche quella che assorbe i gas serra e non in modo marginale: politiche di questo genere, praticate su vasta scala, potrebbero da sole portare un terzo delle riduzioni di emissioni necessarie per evitare la catastrofe climatica. Basta cambiare prospettiva: con un solo gesto di giustizia, possiamo innescare un ciclo di riequilibrio umano e ambientale che offre a tutti orizzonti pi\u00f9 sicuri. E costerebbe in totale meno di un decimo della spesa annuale in armamenti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo una questione etica: un impegno prioritario in soccorso dei poveri \u00e8 necessario ed \u00e8 nell\u2019interesse di tutti \u2013 conclude Mastrojeni &#8211; La Natura esige giustizia.<\/p>\n\n\t\t<div class=\"aigpl-gallery aigpl-gallery-wrp aigpl-gallery-grid aigpl-clearfix aigpl-design-1 aigpl-popup-gallery \" id=\"aigpl-gallery-1\">\n\n\t\t<div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns aigpl-first\"  data-item-index=\"1\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senegal.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Senegal.jpg\" title=\"Senegal\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tSenegal \u2013 Agrobussines in aree desertiche \u2013 Giada Connestari\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div><div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns\"  data-item-index=\"2\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Sudan-copy-Aics-Khartoum.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Sudan-copy-Aics-Khartoum.jpg\" title=\"Sudan-copy-Aics-Khartoum\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tSudan \u2013 copy Aics Khartoum\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div><div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns\"  data-item-index=\"3\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Nepal.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Nepal.jpg\" title=\"Nepal\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tNepal.jpg Dho Tarap, Nepal, il cambiamento climatico ha cambiato il regime nevoso himalayano \u00a9Giada Connestari\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div><div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns aigpl-first\"  data-item-index=\"4\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mozambico-Zambezia.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Mozambico-Zambezia.jpg\" title=\"Inselberg on the way to Gur\u00fa\u00e8\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tMozambico - Zambezia\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div><div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns\"  data-item-index=\"5\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Bolivia.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Bolivia.jpg\" title=\"Bolivia\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tBolivia\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div><div class=\"aigpl-cnt-wrp aigpl-col-3 aigpl-columns\"  data-item-index=\"6\">\n\t<div class=\"aigpl-inr-wrp\">\n\t\t<div class=\"aigpl-img-wrp\" style=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<a class=\"aigpl-img-link\" href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Africa-Subsahariana-Sahel.jpg\" target=\"_self\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"aigpl-img\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Africa-Subsahariana-Sahel.jpg\" title=\"Africa-Subsahariana-Sahel\" alt=\"\" \/>\n\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"aigpl-img-caption\">\n\t\t\t\tAfrica Subsahariana- Sahel- Letto di un fiume desertico scomparso per l\u2019aridit\u00e0 - Giada Connestari\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\n\t\t\n\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t<\/div>\n\t\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 cambiamenti climatici e degrado ambientale causano crisi economiche, squilibri sociali e conflitti. 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