{"id":6979,"date":"2018-06-27T11:13:08","date_gmt":"2018-06-27T09:13:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=6979"},"modified":"2018-07-31T19:03:21","modified_gmt":"2018-07-31T17:03:21","slug":"gaza-la-speranza-si-chiama-ricostruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pace\/gaza-la-speranza-si-chiama-ricostruzione\/","title":{"rendered":"Gaza, la tragedia della normalit\u00e0 e quell\u2019infanzia negata"},"content":{"rendered":"<p>I bambini di Gaza: ostaggi, vittime, comunque incolpevoli. Cosa significa crescere in una prigione a cielo aperto. Le drammatiche testimonianze e l\u2019impegno italiano.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>I riflettori si sono riaccesi nei \u201cGiorni del sangue\u201d. Sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, nei titoli di testa dei notiziari delle pi\u00f9 grandi reti televisive, Gaza \u00e8 tornata a \u201cfare notizia\u201d. A colpi di morti \u2013 oltre cento \u2013 e di feriti \u2013 oltre 3000 \u2013 tragico bilancio, degli scontri per Israele, dei massacri per la dirigenza palestinese, susseguitisi tra i manifestanti e i soldati di Tsahal, l\u2019esercito israeliano, ai confini fra la Striscia e lo Stato ebraico. Poi, pi\u00f9 nulla, salvo qualche breve \u201cfinestra\u201d informativa tanto per aggiornare su altri \u201cscontri\u201d, su altri morti e feriti. Come sempre. I riflettori si sono spenti di nuovo, attratti da altro sangue, da altri conflitti. E questo \u00e8 male. Perch\u00e9 la vera, grande tragedia di Gaza e della sua gente, \u00e8 la normalit\u00e0. Ed \u00e8 nella \u201cnormalit\u00e0\u201d che Gaza muore. L&#8217;ultimo, documentato grido d&#8217;allarme, \u00e8 stato lanciato da Oxfam. L&#8217;assedio sta privando una popolazione di 1,900 milioni di abitanti, il 56% al di sotto dei 18 anni,\u00a0del bene pi\u00f9 vitale: l&#8217;acqua.<\/p>\n<p>A quasi quattro anni dal sanguinoso conflitto che nel 2014 distrusse buona parte del sistema idrico e fognario di Gaza, il sistema straordinario disegnato dalla comunit\u00e0 internazionale per la ricostruzione post-bellica (il cosiddetto Gaza Reconstruction Mechanism-Grm) non riesce ancora a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti della Striscia \u201cintrappolati\u201d in una delle zone pi\u00f9 densamente popolate del mondo.<\/p>\n<p>Una situazione drammatica, rimarca il report di Oxfam, aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia, di cui le prime vittime sono oltre 1,9 milioni di persone che devono sopravvivere con uno scarsissimo accesso all\u2019acqua e una situazione igienico-sanitaria in continuo peggioramento. Basti pensare che il 95% della popolazione \u2013 anche solo per bere e cucinare \u2013 dipende dall\u2019acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private, semplicemente perch\u00e9 l\u2019acqua fornita dalla rete idrica municipale (che presenta oltre 40% di perdite) non \u00e8 potabile o perch\u00e9 oltre 40mila abitanti non sono allacciati alla rete.<\/p>\n<p>A questo va aggiunto un sistema fognario del tutto inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non \u00e8 connesso al sistema delle acque reflue. Una situazione di carenza idrica di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini, che in molti casi sono costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata e si trovano esposti cos\u00ec al rischio di diarrea, vomito e disidratazione. <strong>I \u201cGiorni del sangue\u201d hanno aggiornato questa tragedia:<\/strong> dieci anni di blocco da parte di Israele \u2013 ricorda sempre Oxfam &#8211; hanno causato il collasso delle infrastrutture e dei servizi di base per\u00a02 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, ormai allo stremo.<\/p>\n<p>Il valico Kerem Shalom, uno dei pochissimi punti di accesso per i beni e gli aiuti in entrata e uscita da Gaza, dopo essere rimasto danneggiato negli scontri di due giorni fa, al momento \u00e8 aperto solo per il passaggio di pochissimi beni essenziali, insufficienti ai bisogni della popolazione.<\/p>\n<p>Quasi la met\u00e0 degli abitanti di Gaza\u00a0non ha cibo a sufficienza, il tasso di disoccupazione \u00e8 arrivato oltre il 40% e circa 23.550 persone sono ancora senza casa dalla guerra del 2014.<br \/>\nGli effetti del blocco israeliano nella vita di tutti i giorni: commercio praticamente inesistente, famiglie divise e persone che non possono muoversi per curarsi, studiare o lavorare.<br \/>\nLe Nazioni Unite annunciano che entro il 2020 sar\u00e0 praticamente impossibile vivere a Gaza per la mancanza di energia elettrica, il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione al mondo e l\u2019impossibilit\u00e0 per la popolazione di accedere anche a beni essenziali come cibo e, per l\u2019appunto, acqua pulita.<\/p>\n<p>Siamo all\u2019annientamento di una popolazione: oltre il 65 per cento degli studenti delle scuole gestite dall\u2019Unrwa (l\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) a Gaza non riescono a trovare lavoro a causa delle dure condizioni di vita, dell\u2019aumento della povert\u00e0 e dei tassi di disoccupazione.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vita a Gaza. E i primi a esserne colpiti sono i pi\u00f9 indifesi: i bambini, ai quali \u00e8 negata la gioia dell\u2019infanzia. Per non dimenticare, dunque. A dieci anni dal blocco aereo, marittimo e terrestre della Striscia, un milione di bambini sono costretti a vivere in condizioni inaccettabili.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di 740 scuole si trovano in grande difficolt\u00e0 per la carenza di energia elettrica, che \u00e8 disponibile per sole 2 ore al giorno.<br \/>\nUna limitazione che provoca gravi conseguenze anche per l\u2019interruzione dei servizi sanitari e di emergenza, per l\u2019aumento delle malattie trasmesse dall&#8217;acqua\u00a0per la sospensione della potabilizzazione e il disastro ambientale a seguito del mancato trattamento delle acque reflue.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6975\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3084-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3084-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3084-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3084-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3084.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se un rapporto delle Nazioni Unite del 2012 dichiarava Gaza a rischio di invivibilit\u00e0 entro il 2020, Save the Children considera Gaza invivibile gi\u00e0 oggi: con le condizioni attuali i bambini non riescono pi\u00f9 a nutrirsi adeguatamente, dormire, studiare o giocare.<\/p>\n<p>Le forniture di energia elettrica dall&#8217;Egitto\u00a0si sono completamente interrotte e l\u2019unica fonte resta Israele nonch\u00e9 l\u2019impianto di generazione interno di Gaza, che funziona a regime ridotto dopo essere stato colpito nel 2009 e lo scorso aprile si \u00e8 dovuto fermare per mancanza di combustibile e di fondi per i rifornimenti.<\/p>\n<p>In un documentato report, Save the Children, l\u2019Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, chiede a Israele di interrompere subito il blocco di Gaza, dove quasi la met\u00e0 della popolazione non ha lavoro e l\u201980% sopravvive solo grazie agli aiuti umanitari, e chiede alle autorit\u00e0 palestinesi e israeliane di fornire i servizi di base indispensabili agli abitanti dell\u2019area.<\/p>\n<p>I 10 anni di isolamento hanno ridotto progressivamente la disponibilit\u00e0 di energia elettrica per le case che ora si limita a due ore al giorno o \u00e8 totalmente assente per troppe persone.<br \/>\nLa mancanza di energia elettrica sta penalizzando un\u2019infrastruttura gi\u00e0 paralizzata dal blocco e dal conflitto, costringendo a frequenti e lunghe sospensioni del trattamento delle acque reflue che hanno causato l\u2019inquinamento e la contaminazione di pi\u00f9 del 96% delle falde acquifere, non sono pi\u00f9 utilizzabili dall\u2019uomo, e del 60% del mare di fronte a Gaza. Ogni giorno si riversano infatti nel mare 108 milioni di litri di acque reflue non trattate, l\u2019equivalente del contenuto di 40 piscine olimpioniche.<\/p>\n<p>\u201cI bambini di Gaza &#8211; rimarca Jennifer Moorehead, Direttore di Save the Children nei Territori Palestinesi Occupati &#8211; sono tristemente prigionieri del conflitto pi\u00f9 politicizzato del mondo e la comunit\u00e0 internazionale non ha saputo reagire adeguatamente alle loro sofferenze. L\u2019occupazione da parte di Israele e le divisioni nella leadership palestinese stanno rendendo la vita impossibile. Se hai 10 anni e vivi a Gaza hai gi\u00e0 subito tre terribili escalation del conflitto. I bambini di Gaza hanno gi\u00e0 sofferto 10 anni di blocco e di minacce continue a causa del conflitto. Vivere senza accesso ai servizi indispensabili come l\u2019elettricit\u00e0 ha conseguenze gravi sulla loro salute mentale e sulle loro famiglie. Stiamo assistendo ogni giorno ad un aumento del livello di ansia e aggressivit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>La mancanza di energia elettrica ha un grave impatto sulla vita dei bambini di Gaza, che non possono avere accesso ad acqua potabile sufficiente o nutrirsi di cibi freschi, essere assistiti dai servizi sanitari e di emergenza quando servono o mantenere un livello minimo di igiene per mancanza di acqua corrente. Non possono dormire sufficientemente durante la notte per il troppo caldo ed essere quindi riposati per studiare a scuola, o fare i compiti o giocare a causa dell\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cQui \u00e8 diverso dagli altri paesi che hanno l\u2019energia elettrica per tutto il giorno, la nostra vita non \u00e8 come la loro. Il mio sogno pi\u00f9 grande \u00e8 poter essere come gli altri bambini che vivono in pace, in sicurezza e hanno l\u2019elettricit\u00e0\u201d, dice agli operatori di Save the Children Rania che ha 13 anni e vive a Gaza.<\/p>\n<p>Rania e i bambini di Gaza hanno conosciuto solo la guerra. E le sue conseguenze che segnano l\u2019esistenza fin dalla pi\u00f9 giovane et\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo dato emerso da uno studio dell\u2019Unicef successivo alla guerra di Gaza dell\u2019estate 2014, indica che il 97% dei minori interpellati aveva visto cadaveri o corpi feriti, e che il 47% di questi aveva assistito direttamente all&#8217;uccisione di persone.<\/p>\n<p>I sintomi rilevati durante lo studio includevano: continui incubi e flashback; paura di uscire in pubblico, di rimanere soli, o di dormire con le finestre chiuse, nonostante il freddo; pi\u00f9 nello specifico, i disturbi fisici pi\u00f9 frequenti erano disturbi del sonno, dolori corporei, digrigno dei denti, alterazioni dell\u2019appetito, pianto continuo, stordimento e stati confusionali; quelli emotivi includevano rabbia, nervosismo eccessivo, difficolt\u00e0 di concentrazione e affaticamento mentale, insicurezza e senso di colpa, paura della morte, della solitudine e dei suoni forti.<\/p>\n<p>La conseguenza pi\u00f9 diffusa era il Disturbo post-traumatico da stress\u00a0(DPTS), ovvero l\u2019insieme dei disagi psicologici che possono essere una possibile risposta dell\u2019individuo a eventi traumatici o violenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6976\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3095-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3095-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3095-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3095-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSCF3095.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si tratta di sintomi frequenti in qualunque territorio martoriato da una guerra ma, nel caso dei bambini di Gaza, la situazione diventa ancora pi\u00f9 insostenibile, sia per l\u2019alta percentuale di minorenni nella Striscia (circa la met\u00e0 della popolazione, in un territorio tra i pi\u00f9 popolati al mondo, con 4.365 persone per chilometro quadrato), sia perch\u00e9 Gaza \u00e8 una striscia di terra, isolata e circondata da Israele e dal mare perennemente sorvegliato\u00a0dalla marina dello Stato ebraico.<\/p>\n<p>Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia ha dichiarato che &#8220;a Gaza esiste un problema di conflitto permanente in un contesto dove \u00e8 difficile intervenire perch\u00e9 \u00e8 come stare in una scatola sigillata da cui non puoi comunque uscire&#8221;.<br \/>\nSecondo Bruce Grant, responsabile Unicef nei Territori Occupati: &#8220;per i bambini un evento del genere mina il senso di sicurezza. Non capiscono cosa stia succedendo e si sentono impotenti. A volte possono persino pensare di essere responsabili del disagio sofferto dalla famiglia&#8221;.<br \/>\nFatima Qortoum nel 2008 aveva 9 anni. Ha visto schizzare il cervello di suo fratello, a causa delle schegge di una bomba e quattro anni pi\u00f9 tardi, nel bombardamento del 2012, l\u2019altro fratello di sei anni \u00e8 rimasto ferito ai polmoni e alla spina dorsale. Ad oggi, Fatima soffre di PTSD.<br \/>\n\u201cNon avevamo paura. Siamo abituati a tutto questo. Mio padre ci disse in casa: Gli israeliani stanno cercando di terrorizzarci, ma noi abbiamo la nostra resistenza che li spaventa\u201d, ha raccontato all\u2019Onu Mohamed Shokri, 12 anni.<\/p>\n<p>L\u2019evento-guerra, ovviamente, \u00e8 il pi\u00f9 traumatico per il bambino. Tutto il sistema sensoriale \u00e8 allertato e colpito profondamente: essere testimoni di massacri, bombardamenti, invasioni militari; vedere soldati, armi, spari, persone uccise; sentire le urla dei feriti, sono tutte sensazioni sensoriali che si imprimono in maniera indelebile nella memoria.<\/p>\n<p>Un anno dopo dall\u2019operazione \u201cPiombo Fuso\u201d, Amal, 10 anni, portava con s\u00e9, ovunque vada, due foto di suo padre e di suo fratello morti durante l\u2019attacco. \u201cVoglio guardarli sempre. La mia casa non \u00e8 bella senza di loro\u201d, spiegava Amal, ferita gravemente alla testa e all\u2019occhio destro.<br \/>\nIl danno fisico non \u00e8 nulla in confronto a quello psicologico.<\/p>\n<p>Fu trovata quattro gironi dopo l\u2019attacco, semisepolta sotto le macerie, disidratata e in stato di shock; era una dei 15 sopravvissuti. Kannan, 13 anni, zoppica per il colpo di pistola ricevuto sulla gamba sinistra. Anche per lui il danno non \u00e8 solo fisico: prima della guerra del 2014, era un appassionato centrocampista ma ora non gioca pi\u00f9 a calcio. Nei mesi successivi alla sparatoria ha avuto ripetutamente degli incubi, si \u00e8 svegliato spesso piangendo, si spaventa molto facilmente e \u201cnon va al bagno da solo\u201d dice Zahawa, sua madre.<\/p>\n<p>Le parole di una animatrice del Ciss (Cooperazione internazionale Sud Sud) descrivono bene i sentimenti dei bambini: \u201cI bambini nei loro racconti, spesso fanno riferimento alla guerra. Dopo che abbiamo fatto il gioco delle sagome, abbiamo notato che i bambini riconoscono i loro occhi e le loro orecchie come punti di debolezza nel loro corpo, spiegando che con gli occhi vedono le distruzioni e con le orecchie sentono il bombardamento.<\/p>\n<p>Invece\u00a0per quanto riguarda i punti di forza, i bambini rispondono, le gambe perch\u00e9 ci aiutano a fuggire e le mani perch\u00e9 ci aiutano a nascondere la faccia\u201d.<br \/>\n\u201cLa prima volta che sono tornato a Gaza dopo la guerra \u2013 racconta Akihiro Seita, il direttore dei programmi di salute dell\u2019Unrwa, l\u2019agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi &#8211; sono rimasto impressionato da quanto madri e bambini soffrissero per la portata dei bombardamenti. Tutte le mamme che ho incontrato nei centri di salute dell\u2019Unrwa hanno messo in evidenza come i loro figli si comportassero in maniera diversa durante e dopo il conflitto: alcuni non dormivano pi\u00f9, altri non mangiavano, altri ancora non riuscivano pi\u00f9 a parlare. E\u2019 straziante ascoltare questi racconti, ancora di pi\u00f9 l\u2019esserne testimone\u201d.<\/p>\n<p>Eyad El Serraj, lo psichiatra che dirige il Gaza Community Mental Health Programme e si occupa dei disordini post-traumatici sui minori dal 1990, dice che per i bambini in cura si va dagli incubi alla difficolt\u00e0 di concentrazione, dal senso di colpa per essere sopravvissuti, fino al senso di insicurezza e impotenza.<\/p>\n<p>Secondo El Serraj, la relazione che questi bambini hanno con i genitori \u00e8 distorta perch\u00e9 si rendono conto fin dalla prima infanzia che non sono in grado di proteggerli, e parla di un trauma collettivo che aggrava il conflitto preparando la strada a nuova violenza, in quanto \u201cil conflitto, da un punto di vista psicologico, d\u00e0 vita a un ciclo di vittimizzazione e aggressione che continua a ripetersi, aggravandosi. I giovani passerebbero attraverso un momento iniziale di totale apatia, in cui si sentono stanchi e impotenti: uno stato d&#8217;animo che conduce spesso a gravi forme di depressione e alla fase di vittimizzazione. Poi il conflitto continua e i giovani cominciano a dare segni di forte ansiet\u00e0 e rabbia. E qui comincia la fase di aggressione che conduce a esplosioni di violenza: un ciclo che continua a ripetersi e ad aggravarsi. E a rendere impronunciabile tra i bambini di Gaza la parola \u201csperanza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I bambini di Gaza: ostaggi, vittime, comunque incolpevoli. Cosa significa crescere in una prigione a cielo aperto. 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