{"id":7001,"date":"2018-06-28T19:14:17","date_gmt":"2018-06-28T17:14:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=7001"},"modified":"2018-07-06T09:28:18","modified_gmt":"2018-07-06T07:28:18","slug":"palestina-gaza-la-speranza-si-chiama-ricostruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/voci-dal-campo\/palestina-gaza-la-speranza-si-chiama-ricostruzione\/","title":{"rendered":"Palestina. Gaza, la speranza si chiama ricostruzione"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019impegno sul campo dell\u2019Aics e della Cooperazione italiana per migliorare le condizioni di vita, disastrose, nei Territori palestinesi. La \u201cScuola di gomme\u201d: un simbolo cancellato dalle ruspe.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>La speranza si chiama ricostruzione. La ricostruzione di Gaza. Un impegno, una sfida alle quali l\u2019Italia non si \u00e8 sottratta. A testimoniarlo \u00e8 il lavoro svolto negli anni dell\u2019assedio da Ong e agenzie Onu con le quali il \u201csistema-Italia\u201d, l\u2019Aics, il ministero degli Esteri, si sono relazionati finanziando progetti e promuovendo accordi sia bilaterali che multilaterali.<\/p>\n<p>A confermarlo, \u00e8 lo stanziamento ulteriore di 15 milioni di euro, con delibera del Consiglio dei Ministri n\u00b052\/2018, \u201criallocazione del finanziamento a credito aiuto per la Palestina, contributo al \u2018Piano di ricostruzione di Gaza\u2019. Una riallocazione cos\u00ec ripartita: Ricostruzione edifici distrutti, costo stimato\/speso Euro 4.228,935; Riabilitazione edifici parzialmente danneggiati: 489.450; Moderatamente danneggiati: 1.103.868; Costruzione nuove abitazioni: 4.183 342; Riqualificazione urbanistica: 1.195.840; ricostruzione Palazzo Italia: 3.722.500.<\/p>\n<p>Il conflitto nella Striscia di Gaza del luglio-agosto 2014 ha determinato il pi\u00f9 elevato numero di sfollati dal 1967: ad oggi sono ancora circa 10 mila (al culmine del conflitto il numero degli sfollati era di 485 mila persone, ovvero il 28 per cento della popolazione), mentre il numero delle abitazioni distrutte totalmente o parzialmente \u00e8 pari a 19.075. Circa 150 mila edifici hanno subito danni importanti o minori. Inoltre, sono stati distrutti o danneggiati 46,8 chilometri di condotte idriche di approvvigionamento, 26 pozzi, 16 serbatoi di rilancio, 17,5 chilometri di condotte fognarie, 12 stazioni di pompaggio e impianti di trattamento per le acque reflue di Gaza, Rafah e Bait Lahia, oltre che 50 chilometri di strada asfaltata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6971\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0824-1024x678.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"678\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0824-1024x678.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0824-600x397.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0824-768x509.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0824.jpg 1631w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I danni alla centrale elettrica di Gaza e la mancanza di pezzi di ricambio e di carburante hanno fatto s\u00ec che il 20 per cento della popolazione non disponesse di corrente elettrica e la restante parte ne disponesse solo per alcune ore al giorno. Il conflitto ha quindi drasticamente peggiorato la situazione gi\u00e0 critica della popolazione Gazawi, sottoposta da anni al blocco delle importazione di materiali cosiddetti \u201cdual use\u201d, ovvero che potrebbero essere utilizzati anche per la costruzione di tunnel illegali. Sono da costruire almeno 20 mila abitazioni, non considerando la fisiologica crescita della popolazione di Gaza, pari al tre per cento annuo.<\/p>\n<p>La ricostruzione non \u00e8 solo urbanistico\/abitativa.<br \/>\nLa Cooperazione Italiana ha anche un ruolo di rilievo tra i donatori del settore sanitario in Palestina. Un impegno che, dopo un rallentamento nel corso dell\u2019ultimo decennio, \u00e8 stato di recente riattivato su richiesta della comunit\u00e0 palestinese.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 attualmente \u201clead donor\u201d per la sanit\u00e0 tra i paesi membri dell\u2019Unione europea. Svolge un ruolo propositivo nel Gruppo di lavoro nel settore sanitario per l\u2019efficacia dell\u2019aiuto e attivit\u00e0 di coordinamento tra i donatori, come avvenuto per lo sviluppo del nuovo Piano nazionale strategico 2014- 2016, e ulteriormente implementato per il biennio successivo.<\/p>\n<p>Dal novembre 2013, l\u2019Unit\u00e0 tecnica locale di Gerusalemme, in collaborazione con il ministero della Salute palestinese, porta avanti il progetto Posit (Potenziamento dei servizi di salute di I livello in Palestina), del valore di 5,45 milioni di euro, che ha come obiettivo il rafforzamento del sistema di cure primarie nel quadro della riforma della medicina di famiglia. In particolare, viene data attenzione ai servizi per l\u2019emergenza, alla salute delle donne, alla prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili, ai servizi di salute mentale, alla disabilit\u00e0, all\u2019efficacia dell\u2019aiuto e al coordinamento tra i donatori.<br \/>\nNell\u2019ambito del programma, si \u00e8 svolto un ciclo di conferenze sulla medicina di famiglia per la riorganizzazione del sistema di cure primarie per meglio rispondere ai bisogni delle famiglie palestinesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6972\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0886-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0886-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0886-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0886-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC0886.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Italia sulla ricostruzione di Gaza c\u2019\u00e8. E non da oggi. Con un impegno di 426 milioni di euro a partire dal 1985, la Cooperazione italiana \u00e8 tra i principali donatori della Palestina. Con il Joint Ministerial Committee del 29 giugno 2015, il nostro Paese ha ulteriormente consolidato il proprio impegno finanziario per un totale di 170 milioni di cui 84.4 a dono e 45 a credito di aiuto, per il periodo 2013 \u2013 2016, comprensivi dei <em>pledge <\/em>annunciati alla Conferenza del Cairo dell\u2019ottobre 2014 (ivi inclusi i 16.450 per il programma di ricostruzione del quartiere Al Nada nella Striscia di Gaza).<br \/>\nL\u2019intervento della Cooperazione italiana \u00e8 volto a sostenere gli impegni assunti dalla Palestina in ambito politico, \u00e8 in linea con Piano di Sviluppo nazionale, con i principi del Codice di Condotta in materia di divisione dei compiti nell\u2019ambito della politica di sviluppo dell\u2019UE e si sta progressivamente allineando alla Programmazione Congiunta (Joint Programming) degli SM UE prevista per il 2017.<\/p>\n<p>Il Programma della Cooperazione italiana in corso si focalizza in 3 settori principali: a) Genere e Protezione Sociale (<em>Lead Donor UE<\/em>); b) Salute (<em>Lead Donor UE<\/em>); c) Sviluppo Economico (<em>Active Donor UE<\/em>) ed \u00e8 il frutto del dialogo e del lavoro congiunto con Ministeri dell\u2019ANP competenti, la societ\u00e0 civile palestinese, la Delegazione dell\u2019Unione Europea e Stati Membri, con le principali Agenzie delle Nazioni Unite e Banca Mondiale.<br \/>\nA tali settori di sviluppo si affiancano le Iniziative di Emergenza pari a 9.6 milioni di euro nella Striscia di Gaza, Area C e Gerusalemme Est, per il triennio 2014-16, nei settori Acqua, Salute e Protezione dei rifugiati e degli sfollati, realizzati soprattutto con il concorso delle ONG italiane presenti in Palestina. Sono in corso di realizzazione 15 progetti promossi da ONG per un totale di 15.5 milioni. A questi si aggiunge un finanziamento , sul canale multilaterale, dello Humanitarian Fund gestito da UN OCHA per rispondere a emergenze e crisi improvvise (500Meuro nel 2017 e altrettanti nel 2018, che saranno a breve deliberati).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6974\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/caldendar-13-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/caldendar-13-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/caldendar-13-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/caldendar-13-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/caldendar-13.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le iniziative promosse sono realizzate in tutta la Palestina (West Bank, Area C e Striscia di Gaza), con particolare attenzione nei settori Diversamente Abili, Istruzione, Protezione e Sviluppo Economico (agricoltura). I finanziamenti, infine, sul multilaterale si concentrano su 4 agenzie: UNRWA, UNDP, WHO e WFP per un totale, nell\u2019ultimo triennio, di 28,490 milioni di euro.<br \/>\nLe politiche e l\u2019uguaglianza di genere rivestono carattere di trasversalit\u00e0 nell\u2019ambito di tutte le iniziative programmate dalla Cooperazione italiana. Per il quadriennio 2017 \u2013 2020 l\u2019Italia parteciper\u00e0 al Joint Programming europeo, con un bilancio indicativo di 66 milioni di euro non comprensivo di Contributi volontari a UN e ONG, e con la guida di due settori importanti per la National Policy Agenda palestinese 2017-2022. Dall\u2019emergenza, oltre l\u2019emergenza.<br \/>\nE\u2019 la visione italiana (che si unisce alla trasparenza nella rendicontazione pubblica sui singoli capitoli di spesa) che sottende i tanti progetti sviluppati in questi anni a Gaza e nei Territori palestinesi occupati. Progetti a 360 gradi, che tengono assieme l\u2019emergenza pi\u00f9 stretta e interventi di \u201cinstitution building\u201d: dall\u2019\u201dIniziativa di emergenza a protezione della popolazione palestinese pi\u00f9 vulnerabile di Area C-Gerusalemme Est \u2013 Striscia di Gaza, all\u2019\u201dAbbracciare la diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Programma di educazione inclusiva volto al superamento delle logiche speciali nelle scuole palestinesi\u201d, da \u201cGiovani in Palestina. Nuove opportunit\u00e0 di integrazione e impiego per i giovani vulnerabili, a \u201cDall\u2019acqua ai mercati: una grande sfida per i piccoli allevatori e i gruppi di donne produttrici di latticini della Cisgiordania\u201d.<br \/>\nSono solo alcuni dei progetti realizzati nei Territori dalla cooperazione italiana con il contributo dell\u2019Aics. Ma il deterioramento delle condizioni di vita nella Striscia viaggia a velocit\u00e0 superiore a quella, ancora troppo lenta, degli aiuti internazionali per la ricostruzione: l\u2019Italia, in questo senso, \u00e8 un esempio virtuoso quanto raro.<\/p>\n<p>A dar conto dei ritardi della comunit\u00e0 internazionale nel suo complesso, \u00e8 il nuovo rapporto, \u201cGaza-10 anni dopo\u201d, elaborato dal Il team paese delle Nazioni Unite nei Territori Palestinesi occupati. Il rapporto parte da alcuni indicatori chiave identificati nel 2012 in un report precedente delle Nazioni Unite, che aveva predetto che Gaza sarebbe diventata invivibile nel 2020 a meno che i trend analizzati si fossero invertiti.<br \/>\nIl rapporto sottolinea che la maggior parte delle proiezioni per il 2020, hanno visto un deterioramento pi\u00f9 profondo ed uno sviluppo pi\u00f9 rapido di quello previsto nel 2012. Il PIL reale pro capite \u00e8 diminuito, la fornitura di servizi medici ha continuato a peggiorare, e la domanda di ulteriori cliniche, dottori e letti ospedalieri non ha avuto risposta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6978\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/marcozorzanello-5-1024x682.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/marcozorzanello-5-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/marcozorzanello-5-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/marcozorzanello-5-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/marcozorzanello-5.jpg 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per larga parte grazie ai servizi forniti dall\u2019UNRWA (<em>United Nations Relief and Works Agency for Palestine<\/em>), Gaza ha mantenuto degli alti standard educativi, ma la media delle lezioni scolastiche rimane bassa, ovvero di quattro ore giornaliere.<br \/>\nMentre una proiezione iniziale aveva previsto che le falde acquifere costiere sarebbero state inutilizzabili a partire dal 2016, un aggiornamento prevede che lo saranno dalla fine del 2017; l\u2019unica fonte di acqua \u00e8 previsto che sar\u00e0 irreversibilmente esaurita nel 2020, a meno che immediate azioni mitigatrici vengano intraprese.<\/p>\n<p>Esiste ancora un alto bisogno di ricostruzioni, conseguente alle distruzioni provocate dal conflitto del 2014 che ha innescato un aumento delle importazioni di materiali, soprattutto grazie al Meccanismo di Ricostruzione di Gaza (GRM), ma ad ogni modo l\u2019accesso del materiale necessario all\u2019economia, alle infrastrutture e ai servizi di base di Gaza, rimane fortemente ristretto.<\/p>\n<p>Con una fornitura di corrente elettrica che negli ultimi giorni non supera i 90MW (rispetto ad una domanda di oltre 450MW), l\u2019energia \u00e8 il segno pi\u00f9 visibile del deterioramento delle condizioni di vita a Gaza, ma questo si aggiunge ad una serie di problemi acuti e cronici, che sono diventati parte della \u201cnormale\u201d vita di Gaza. \u201cGaza continua nel suo percorso di de-sviluppo, in molti casi anche pi\u00f9 velocemente di quanto avessimo previsto\u201d rimarca Robert Piper, il Coordinatore dell\u2019Onu per l\u2019Aiuto umanitario e le Azioni di sviluppo. \u201cL\u2019attuale assistenza umanitaria, fornita principalmente dai servizi dell\u2019UNRWA, sta aiutando a rallentare questo crollo, ma la discesa verso il basso rimane evidente\u201d, avverte Piper.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SCUOLA DI GOMME<\/strong><\/p>\n<p>Una discesa che investe anche la \u201cScuola della speranza\u201d. Una scuola realizzata con l\u2019impegno generoso di donne e uomini delle Ong italiane impegnate in Palestina e con il contributo della Farnesina e della nostra cooperazione internazionale.<br \/>\nIn quell\u2019esperienza c\u2019\u00e8 tanto d\u2019Italia. C\u2019\u00e8 il pionierismo dell\u2019Ong Vento di Terra, da cui ha preso il via il progetto della \u201cscuola di gomme\u201d di Khan al Ahmar per i piccoli beduini della comunit\u00e0 Jahalin, realizzato grazie al contributo della Cooperazione italiana, con l\u2019aiuto della rete dei comuni di sud Milano, della Conferenza Episcopale italiana e di numerose altre associazioni.<\/p>\n<p>A ben vedere, c\u2019\u00e8 qualcosa di profondo, e tragico, che unisce le sanguinose vicende di Gaza alla storia di Khan al Ahmar.<br \/>\nCi\u00f2 che colpisce di pi\u00f9, a Betlemme come a Hebron, \u00e8 la sofferenza dei pi\u00f9 deboli e indifesi: i bambini. Privati di tutto. Anche della loro scuola. E\u2019 quello che accade nel deserto d\u2019Israele, nella \u201cScuola di gomme\u201d \u2013 realizzato con muri rafforzati da 2200 pneumatici \u2013 nella quale studiano e si divertono 174 bambini.<br \/>\n\u201cI nostri bambini \u2013 racconta Abu Khamis, rappresentante del villaggio beduino di Khan al Ahmar \u2013 non andavano a scuola, non potevano farlo, perch\u00e9 la scuola pi\u00f9 vicina era a 3-4 chilometri di distanza. Alcuni sono morti uccisi dalle auto attraversando la strada. Abbiamo chiesto un bus per i nostri bambini. Ci \u00e8 stato negato. Da Israele e dall\u2019Autorit\u00e0 palestinese\u201d.<\/p>\n<p>Gli abitanti di Khan al Ahmar non si sono dati per vinti. Abbiamo costruito questa scuola \u2013 racconta ancora Abu Kharmis \u2013 e l\u2019abbiamo finita anche dopo che le autorit\u00e0 israeliani ci avevano ingiunto di non procedere. Sono venuti i soldati, ma noi abbiamo continuato. Per permettere ai bambini di studiare\u201d. Fresca d\u2019estate, calda d\u2019inverno, la scuola \u00e8 un esempio di come abbinare il riciclaggio al confort e alla riduzione dei costi.<br \/>\nLa \u201cScuola di gomme\u201d, ufficialmente sotto l\u2019egida del Ministero dell\u2019Educazione palestinese, \u00e8 supportata da una Ong italiana, \u201cVento di Terra\u201d, grazie anche al finanziamento della Cooperazione italiana, della Cei e dell\u2019Unione Europea. Ho visitato la \u201cScuola di gomme\u201d nella seconda met\u00e0 di settembre. Pochi giorni dopo quella visita, la Corte suprema israeliana era chiamata ad emettere la sentenza definitiva che avrebbe potuto dare, come poi \u00e8 avvenuto, il via libera alle ruspe: quel terreno serve per farci passare una strada che unisce due insediamenti ebraici realizzati nell\u2019area.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6973\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC3812-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC3812-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC3812-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC3812-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC3812.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCi hanno proposto di abbattere la scuola e rimontarla vicino a una discarica di Gerusalemme \u2013 racconta Abu Khamis \u2013 ma qui \u00e8 la nostra vita, non facciamo del male a nessuno, perch\u00e9 devono farlo ai nostri bambini?\u201d. Abu Khamis non si fa illusione sulla sentenza ma, abbracciando una bambina dai grandi occhi scuri, dice salutandoci: \u201cNoi resisteremo a questa ingiustizia. E un nostro diritto\u201d. Ma diritto e giustizia sono beni sempre pi\u00f9 introvabili in Terrasanta. Il 30 di maggio \u00e8 arrivato il sigillo ufficiale. Oggi, quando a Corte suprema israeliana ha dato il via libera alla demolizione del villaggio beduino di Khan al-Ahmar in Cisgiordania, nonostante la campagna di pressione dei governi europei per evitarlo.<\/p>\n<p>Vari governi europei hanno espresso preoccupazione e chiesto a Israele di non procedere alla demolizione del centro abitato da 180 persone, che si trova a nordest di Gerusalemme vicino a varie colonie israeliane. &#8220;Questa sentenza toglie la minima protezione accordata sinora da questo tribunale alla comunit\u00e0 dei beduini&#8221;, ha affermato in una nota Shlomo Lecker, avvocato degli abitanti del villaggio, definendo il verdetto &#8220;una approvazione di crimini contro l&#8217;umanit\u00e0&#8221;.<br \/>\nIl tribunale nella sua decisione ha affermato di non aver trovato &#8220;motivi validi per intervenire nella decisione del ministro della Difesa, che aveva ordinato la demolizione delle strutture illegali a Khan al-Ahmar&#8221;. I giudici hanno ritenuto che il villaggio sia stato creato senza permesso di costruzione, autorizzazioni praticamente impossibili da ottenere dai palestinesi nei settori controllati da Israele nella Cisgiordania occupata. Secondo <em>Haaretz<\/em>, le operazioni di demolizione potranno avere inizio in qualsiasi momento dal mese prossimo. Il giornale sostiene che la sentenza desta preoccupazione fra altre comunit\u00e0 beduine della Cisgiordania &#8211; come quella di Susya &#8211; che temono di essere pure costrette a trasferirsi nelle localit\u00e0 indicate loro dalle autorit\u00e0 israeliane. L&#8217;Ong italiana aveva anche lanciato una petizione su Change.org per chiedere di non abbattere la struttura.<\/p>\n<p>La scuola, spiegava Vento di Terra nel testo, &#8220;\u00e8 divenuta un simbolo del diritto all&#8217;istruzione e di difesa dei diritti delle comunit\u00e0 beduine palestinesi residenti nell&#8217;Area C della Palestina occupata militarmente da Israele. Si tratta di una struttura senza fondamenta realizzata con pneumatici usati, progettata dallo studio Arc\u00f2 di Milano, per fare fronte alla proibizione delle Autorit\u00e0 Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell&#8217;area C e alle specifiche esigenze locali&#8221;.<br \/>\nNell&#8217;area, sottolineava infine la Ong italiana, &#8220;non sono state realizzate strutture a favore della popolazione palestinese, mentre continua a crescere e ad ampliarsi la colonia di Maale Adumin, la cui costruzione ha significato il trasferimento e l&#8217;evacuazione della popolazione beduina che viveva su quel terreno. La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente e un danno notevolissimo alla comunit\u00e0 locale, ponendo le basi per una sua rapida deportazione. Si tratterebbe della seconda demolizione di una struttura realizzata dalla Cooperazione italiana in due anni, dopo lo spianamento del luglio 2014 del Centro per l&#8217;infanzia di Um al Nasser, nella Striscia di Gaza, anch&#8217;esso realizzato dalla Ong Vento di Terra. Azione perpetrata dall&#8217;Esercito israeliano durante l&#8217;occupazione dell&#8217;area, in piena violazione della Quarta Convenzione di Ginevra&#8221;.<\/p>\n<p>La decisione della Corte suprema israeliana \u00e8 stata condannata anche dalla presidenza palestinese, secondo cui &#8220;la politica di pulizia etnica \u00e8 la forma peggiore di discriminazione razziale, che \u00e8 divenuta la caratteristica predominante delle pratiche e delle decisioni del governo israeliano&#8221;. Accuse e controaccuse vanno messe nel conto. Ma, fuori da ogni strumentalizzazione di parte, vi sono alcune verit\u00e0 che non possono essere taciute. Non vi era una, dicasi una, ragione di sicurezza che pu\u00f2 motivare la distruzione di quel villaggio e di quella scuola.<\/p>\n<p>La \u201cScuola di gomme\u201d non era un luogo di formazione di futuri jihadisti, ma luogo di crescita, non solo culturale, per tanti bambini. Era un simbolo di speranza, la \u201cScuola di gomme\u201d, ed \u00e8 proprio questa speranza che si \u00e8 voluta abbattere assieme a quelle aule, a quel villaggio.<\/p>\n<p>Ma quel simbolo continua a vivere e l\u2019iniziativa per bloccare le ruspe continua. E l\u2019Italia non demorde. Il 5 luglio la \u201c sottosegretaria Manuela Del Re \u2013 recita un comunicato della Farnesina &#8211; ha ricevuto i una delegazione dell\u2019Associazione \u201cVento di Terra\u201d e della piattaforma Change.org, le quali hanno presentato una petizione di circa 400.000 firme contro la demolizione della cosiddetta <em>\u201cScuola di Gomme\u201d<\/em> nel villaggio di Khan Al Ahmar in Cisgiordania, finanziata dalla Cooperazione allo Sviluppo italiana e realizzata da Vento di Terra. Nel ricevere la petizione, la Sottosegretaria ha reiterato la forte attenzione e la viva preoccupazione del Governo per tale vicenda, dagli evidenti risvolti umanitari, simbolici e politici. La sottosegretaria ha altres\u00ec dato assicurazioni circa il perdurante impegno dell\u2019Italia sul piano politico-diplomatico, in coordinamento con i principali partner europei. La Scuola rappresenta da anni una risposta concreta a impellenti esigenze, in piena coerenza con i dettami del diritto internazionale umanitario. Costituisce inoltre un esempio di corale collaborazione tra la Cooperazione allo Sviluppo italiana e le Ong\u201d. Quei bambini e i loro genitori, la comunit\u00e0 di cui fanno parte, sanno di non essere stati lasciati soli. E tornano a sperare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019impegno sul campo dell\u2019Aics e della Cooperazione italiana per migliorare le condizioni di vita, disastrose, nei Territori palestinesi. 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