{"id":7298,"date":"2018-10-01T15:32:49","date_gmt":"2018-10-01T13:32:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=7298"},"modified":"2018-10-05T16:55:25","modified_gmt":"2018-10-05T14:55:25","slug":"il-clima-impazzito-potrebbe-raddoppiare-le-epidemie-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pianeta\/il-clima-impazzito-potrebbe-raddoppiare-le-epidemie-in-africa\/","title":{"rendered":"Il clima impazzito potrebbe raddoppiare le epidemie in Africa"},"content":{"rendered":"<p>Sylvie Briand, OMS: \u201cServe un coordinamento internazionale per studiare e analizzare gli impatti del cambiamento climatico sulle epidemie\u201d. I dati per\u00f2 scarseggiano e serve maggiore protagonismo della cooperazione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Quando pensiamo agli animali mortali dell\u2019Africa, si tende a pensare ai leoni o ai serpenti. Qualcuno indicher\u00e0 l\u2019ippopotamo, conoscendo la forza di questo possente mammifero. Ma l&#8217;animale pi\u00f9 letale del continente (e al mondo), in termini di persone uccise ogni anno, \u00e8 la zanzara. Con un milione di morti all\u2019anno (gli umani sono secondi, causando 475.000 morti ogni anno) questo piccolo insetto \u00e8 il nostro killer pi\u00f9 spietato. La sola malaria, trasmessa dalla zanzara <em>Anophele<\/em>, uccide 400.000 persone (principalmente bambini) e ne rende inabili altri 200 milioni per giorni. Altre malattie trasmesse dalle zanzare includono la dengue, che causa da 50 milioni di casi all&#8217;anno in Africa, la febbre gialla, che ha un alto tasso di mortalit\u00e0, o il virus Zika, con i suoi effetti neurologici devastanti.<\/p>\n<p>Ora questo devastante portatore di virus potrebbe essere ancora pi\u00f9 difficile da controllare. Secondo <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/profile\/Shlomit_Paz\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Slomit Paz<\/a>, del dipartimento di Geografia dell\u2019Universit\u00e0 Haifa, alle zanzare \u201cpiace caldo ed bagnato\u201d. Pu\u00f2 sembrare sconcio, e di fatto lo \u00e8. Quando la temperatura e l&#8217;umidit\u00e0 sono pi\u00f9 elevate, le zanzare possono non solo nutrirsi pi\u00f9 frequentemente, ma anche riprodursi di pi\u00f9. Si capisce come l\u2019aumento di temperature e di piovosit\u00e0 in alcune aree dell\u2019Africa, dovute al cambiamento climatico siano un segnale allarmante di un possibile aumento della diffusione della zanzara e delle malattie ad essa connesse. Numerose specie, come <em>aedes aegypti<\/em> tendono inoltre a diffondersi nelle aree urbane, dove trovano nutrimento e pochissimi nemici naturali. L\u2019alta densit\u00e0 di zanzare e l\u2019alta densit\u00e0 di abitanti risulta essere un mix esplosivo per il contagio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-7300\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_02-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_02-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_02-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_02-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_02.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma le zanzare non sono l\u2019unico fenomeno che preoccupa gli esperti. Da anni ci si interroga sugli effetti epidemiologici della trasformazione del clima. Numerosi studi hanno accertato che il riscaldamento climatico a lungo termine tende a favorire l&#8217;espansione geografica di diverse malattie infettive (<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/279\/5353\/963.7\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Epstein et al., 1998<\/a>, Ostfeld e Brunner, 2015, <a href=\"https:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10584-013-0744-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rod\u00f3 et al., 2013<\/a>), e che gli eventi meteorologici estremi possono contribuire a creare opportunit\u00e0 per ulteriori epidemie o focolai di malattie in cluster in luoghi e tempi non tradizionali (Epstein, 2000). Complessivamente, le condizioni climatiche condizionano le distribuzioni geografiche e stagionali delle malattie infettive e le condizioni meteorologiche influenzano i tempi e l&#8217;intensit\u00e0 delle epidemie (Kuhn et al., 2005, <a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC4050516\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Wu et al., 2014<\/a>).<\/p>\n<p>\u00abQuando pensiamo alle epidemie in relazione al cambiamento climatico dobbiamo vederle come un sistema complesso di relazioni causali e multifattoriali\u00bb, spiega la dottoressa Sylvie Briand, direttore del programma <a href=\"https:\/\/afro.who.int\/about-us\/programmes-clusters\/IHM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Infectious Hazard Management<\/a> dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, contattata da Oltremare. Non cambia, infatti, solo la geografia delle malattie, come accade con malaria, dengue, chikungunya, ma muta completamente l\u2019esposizione a numerose malattie infettive ed epidemie. Rendendo il potenziale numero di infettati sempre pi\u00f9 elevato.<\/p>\n<p>Una serie di fenomeni complessi, concomitanti e intersecanti possono entrare in gioco. Ci sono cause puntuali, come le inondazioni o le bombe d\u2019acqua che interrompono il normale servizio idrico e favoriscono la diffusione del colera. Oppure gli shock legati ai picchi di temperatura che possono causare stress termico. Sussistono anche cause strutturali, come gli impatti del cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare e sull\u2019approvvigionamento idrico, oppure legate alla fragilit\u00e0 dei territori. \u00abCittadini mal nutriti sono sicuramente pi\u00f9 vulnerabili alle epidemie, e in alcuni casi la malnutrizione \u00e8 conseguenza degli affetti del climate change, come le lunghe siccit\u00e0\u00bb, spiega Briand. Inoltre conseguenze delle manifestazioni meteo pi\u00f9 violente del cambiamento climatico (inondazioni, innalzamento dei mari, dissesto idrogeologico) possono acuire migrazioni e conflitti. I quali a loro volta sono vettori di epidemie, aumentando cos\u00ec la diffusione dei virus anche in aree tipicamente estranee alla penetrazione di certe malattie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-7301\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_08-1024x691.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"691\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_08.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_08-600x405.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_08-768x518.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Difficile sapere quanto impatter\u00e0 complessivamente il clima sulla salute degli africani. Stime esatte non sono ancora state formulate. E\u2019 possibile prevedere, per\u00f2, dove si avranno gli impatti maggiori. \u00abSicuramente le popolazioni gi\u00e0 vulnerabili saranno ancora pi\u00f9 vulnerabili, mentre il numero di comunit\u00e0 esposte ad epidemie crescer\u00e0, in particolar nelle aree peri-urbane, dove non ci sono infrastrutture sanitarie e la densit\u00e0 umana \u00e8 elevatissima\u00bb, continua Briand.<\/p>\n<p>Occorre dunque prepararsi per mitigare gli effetti del clima impazzito e ridurre gli impatti sulla salute in Africa. \u00abServe innanzitutto rafforzare i meccanismi esistenti, come l\u2019<a href=\"http:\/\/www.who.int\/topics\/international_health_regulations\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">International Health Regulations<\/a>, una serie di strumenti legali adottati da 196 stati membri. Ogni stato deve capire che le epidemie possono essere pi\u00f9 impattanti e quindi devono investire per l\u2019adattamento. Inoltre \u00e8 fondamentale un coordinamento sovra-nazionale: i microbi non hanno bisogno di un passaporto per viaggiare\u00bb.<br \/>\nComprendere le relazioni spaziali e temporali del clima e dei fattori ambientali diretti e indiretti della trasmissione delle malattie \u201cportate\u201d da vettori (aria, animali, acqua, persone) \u00e8 importante per indirizzare meglio le attuali attivit\u00e0 di controllo e prevenzione o prevedere sfide future. Secondo <a href=\"https:\/\/idpjournal.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s40249-018-0460-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un articolo di Madaleine Thompson<\/a>, dell\u2019Earth Institute della Columbia University, sulle malattie in Africa, \u00abl&#8217;adattamento ai rischi della malattie trasmessa da vettori legati alla variabilit\u00e0 climatica deve essere una priorit\u00e0 per i governi e la societ\u00e0 civile nei paesi africani. Comprendere le precipitazioni e le variazioni di temperatura e le loro tendenze a pi\u00f9 scale temporali, individuandone una potenziale prevedibilit\u00e0, \u00e8 un primo passo necessario per incorporare le informazioni climatiche pertinenti nel processo decisionale relativo al controllo delle malattie\u00bb.<\/p>\n<p>Tra le sfide pi\u00f9 urgenti per\u00f2 c\u2019\u00e8 quella dei dati. \u00abNoi abbiamo un sacco di dati, ma spesso la qualit\u00e0 non \u00e8 sempre buona. Tanti Stati africani non hanno laboratori o sistemi di raccolta efficienti, quindi l\u2019informazione non \u00e8 di qualit\u00e0\u00bb, spiega Briand. \u00abSe vogliamo fare previsioni accurate \u2013 e l\u2019OMS sta lavorando a <a href=\"http:\/\/www.who.int\/globalchange\/resources\/toolkit\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">numerosi modelli<\/a> in questo senso\u00a0\u2013 serve investire in dati di buona qualit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-7302\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_13-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_13-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_13-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_13-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/acqua_AMREF_13.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 rimane fondamentale la prevenzione. \u00abMalattie come la febbre gialla, per quanto si possano diffondere, possono essere facilmente prevenute con i vaccini. Cos\u00ec come il colera con il controllo dell\u2019acqua\u00bb, aggiunge Briand. \u00abCi sono soluzioni a basso costo che ci possono aiutare a prevenire pandemie\u00bb.<\/p>\n<p>Per tante Ong la sfida \u00e8 lavorare sull\u2019adattamento, in modo da rendere resilienti le comunit\u00e0. Amref ad esempio opera\u00a0in Africa orientale per affrontare, insieme alle popolazioni locali le emergenze idriche e sanitarie. \u00abL\u2019acqua \u00e8 uno dei driver centrali nei piani di adattamento e mitigazione e pu\u00f2 avere un ruolo a prevenire importanti epidemie\u00bb, spiega Roberta Rughetti, di <a href=\"https:\/\/www.amref.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Amref Italia<\/a>. \u00abL\u2019Africa \u00e8 una delle zone del Pianeta pi\u00f9 impattate dai cambiamenti climatici. In Kenya, Uganda, Tanzania, Etiopia, sosteniamo 1,5 milioni di Africani beneficiari di progetti su gestione sostenibile delle risorse idriche, norme igienico-sanitarie corrette e tutela ambientale\u00bb.<\/p>\n<p>Per la cooperazione lavorare in questa direzione sar\u00e0 una priorit\u00e0 sempre pi\u00f9 urgente, sfruttando i modelli prodotti dall\u2019Oms e lavorando su strategie efficaci e <em>cost-effective<\/em> di adattamento. Sar\u00e0 sufficiente? La dottoressa Briand conclude laconicamente: \u00abil cambiamento climatico \u00e8 rapido, non sappiamo se il cambiamento umano \u00e8 altrettanto rapido\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sylvie Briand, OMS: \u201cServe un coordinamento internazionale per studiare e analizzare gli impatti del cambiamento climatico sulle epidemie\u201d. 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