{"id":8253,"date":"2019-05-03T11:54:00","date_gmt":"2019-05-03T09:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=8253"},"modified":"2019-05-03T17:02:40","modified_gmt":"2019-05-03T15:02:40","slug":"palestina-donne-e-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/voci-dal-campo\/palestina-donne-e-lavoro\/","title":{"rendered":"Palestina. Donne e lavoro"},"content":{"rendered":"<h3>L\u2019EMPOWERMENT FEMMINILE IN PALESTINA<\/h3>\n<p>Il rafforzamento economico delle donne palestinesi e la loro capacit\u00e0 di incidere, rendendosi protagoniste, nello scenario dell\u2019imprenditoria in Cisgiordania e Gaza costituisce una delle priorit\u00e0 della cooperazione allo sviluppo italiana in Palestina.<br \/>\nNel corso degli ultimi dieci anni, molteplici iniziative progettuali hanno stimolato e sostenuto piccole e microimprese femminili, rappresentando una costante del Programma italiano per l\u2019uguaglianza di genere, in parallelo e spesso intrecciandosi con la protezione delle donne vittime di violenza di genere.<br \/>\nQuesto viaggio tra alberi d\u2019olivo e avamposti militari, Uffici ministeriali e una fitta rete di associazionismo, citt\u00e0 trafficate e brulicanti di attivit\u00e0, obbligate conversazioni via Skype e storie piene di riscatto individuale, vuole offrire una panoramica dell\u2019impegno italiano per le donne palestinesi e dei risultati conseguiti dall\u2019Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dai diversi partner coinvolti nella realizzazione dei progetti volti al miglioramento della condizione femminile.<br \/>\nUn ringraziamento va dunque, oltre allo staff dell\u2019Ufficio AICS di Gerusalemme, anche e soprattutto alle Rappresentanti di Un Women e Business Women Forum, attori chiave e partner di lunga data, che grazie ai fondi italiani lavorano ogni giorno per il miglioramento delle capacit\u00e0 imprenditoriali femminili in Palestina.<\/p>\n<h3>UNA PROSPETTIVA GENDER PER I DIRITTI DEI LAVORATORI IN PALESTINA<\/h3>\n<p>Le donne palestinesi lavorano nelle scuole, nell\u2019agricoltura, nel mare spesso indefinito del settore terziario. Il tasso di disoccupazione femminile nel 2018 si assesta al 51%, il doppio di quello maschile. Guadagnano meno, anche la met\u00e0 del salario maschile. Spesso devono sobbarcarsi la responsabilit\u00e0 di essere la sola fonte di sostentamento familiare e allo stesso tempo garantire la cura di casa e prole. In casi di sfruttamento estremo arrivano ad essere sottopagate fino a due euro al giorno.<br \/>\nUn quadro allarmante che ripercorriamo con il Viceministro del Lavoro Abdel Kareem Daraghmeh e Iman Assaf, la Responsabile della Gender Unit al Ministero del Lavoro. Tuttavia, si stanno facendo notevoli passi in avanti, grazie alla revisione della Legge sul Lavoro palestinese prevista nel quadro del Programma <em>Decent Work<\/em>, realizzato in partnership da Un Women e ILO e finanziato dalla Cooperazione Italiana.<br \/>\nTra tazzine di caff\u00e8 al cardamomo e sigarette che riportano ad atmosfere ministeriali dell\u2019Italia da Prima Repubblica, scandagliamo il mercato del lavoro femminile in Palestina e i termini della Legge che lo tutela, molto avanzata nel mondo arabo ma resa inefficace dall\u2019occupazione militare israeliana, che ha frammentato il territorio della Cisgiordania e rende, ogni giorno, estremamente problematici gli spostamenti di uomini e merci, in particolare per gli ispettori del Ministero che si muovono tra le varie aziende palestinesi verificando l\u2019applicazione delle Leggi.<br \/>\n<em>\u201cIl progetto italiano ha formato i nostri ispettori, migliorando la logistica dei controlli ed accelerando i sistemi di controllo e sanzione delle imprese; inoltre, ci ha consentito di perfezionare il sistema di denunce a disposizione delle lavoratrici sfruttate\u201d, racconta il Viceministro. \u201cOra \u00e8 possibile sporgere denuncia in forma anonima e avvalersi di un numero verde che presto sar\u00e0<\/em><br \/>\n<em>disponibile giorno e notte\u201d.<br \/>\n<\/em>La paura di perdere il lavoro se autori di una denuncia gela il sangue a chi, uomo o donna che sia, in Palestina sa di avere poche opportunit\u00e0. Denunciare \u00e8 spesso causa di licenziamento, e in un territorio dove le opportunit\u00e0 sono poche, spesso \u00e8 meglio accontentarsi e continuare a testa bassa, ignorando i propri diritti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8259\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-2.jpg\" alt=\"\" width=\"777\" height=\"516\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-2.jpg 777w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-2-600x398.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-2-768x510.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il lavoro congiunto tra Ministero del Lavoro e Sindacato ha prodotto in questo senso importanti risultati: durante le attivit\u00e0 di <em>awareness<\/em> nelle aziende, svolte dal progetto, ben 700 donne hanno capito quanto fosse importante iscriversi al sindacato e lo hanno fatto. Due terzi di loro risiedono e lavorano nella Striscia di Gaza. Scopriamo questa e altre storie dalle Rappresentanti delle Gender Unit al Sindacato Palestinese del Commercio (Palestinian General Federation Trade Union). Sono sei le sindacaliste giunte dai principali governatorati: Nablus, Betlemme, Hebron, Ramallah. Dalle loro parole emergono storie dai risultati altalenanti, in cui costante ricorre la discriminazione subita, la minaccia spesso violenta, la trattenuta di parte dello stipendio, l\u2019insicurezza di appellarsi alle Leggi per migliorare la propria situazione.<\/p>\n<p>In alcuni casi, per\u00f2, il sole della Palestina entra a illuminare volti e parole: imprenditori ignari della legislazione che grazie alle sessioni fornite dal Sindacato hanno deciso di riconoscere alle lavoratrici i loro diritti, una donna incinta licenziata senza giusta causa che \u00e8 stata fatta riassumere, il salario minimo garantito per tutti i lavoratori, in qualche caso particolarmente virtuoso.<br \/>\nTorniamo con la mente all\u2019incontro al Ministero del Lavoro, quando Iman Assaf ci aveva illustrato il lavoro di consultazione e coinvolgimento di societ\u00e0 civile, imprenditoria, sindacati. Questi ultimi avevano giocato un ruolo decisivo nell\u2019orientare il lavoro di revisione della Legge e nella produzione del Position Paper finale. Lo capiamo ora ascoltando l\u2019intensit\u00e0 e l\u2019impegno che queste sindacaliste\u00a0 investono sul campo per migliorare l\u2019accesso ai diritti che sono l\u00ec, nero su bianco, a portata di mano, hanno bisogno solo di essere rispettati: la pensione, la maternit\u00e0, il salario minimo, la sicurezza sociale che da mesi si discute in Palestina con rinnovata partecipazione.<br \/>\nUn lavoro enorme ma indispensabile che punta a colmare la distanza tra il dire e il fare che per molti risulta intollerabile. E il futuro? Lo chiediamo a Aysha Hmouda, alla Gender Unit del Sindacato. Un sorriso emozionato accompagna le sue parole, caricandole di senso e convinzione: <em>\u201cLa sfida \u00e8 continuare cos\u00ec, su questa strada, stimolando la cooperazione tra donne affinch\u00e9 aumenti la consapevolezza nei propri diritti e diminuiscano le diseguaglianze nel mondo del lavoro. Non siamo subalterne, dobbiamo solo diventare protagoniste!\u201d<\/em><\/p>\n<h3>CONVERSAZIONE IN UNA STANZA BUIA<\/h3>\n<h4>Inas e l\u2019arte del ricamo palestinese dentro e fuori la Striscia di Gaza<\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8260 alignleft\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-3.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"490\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-3.jpg 675w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-3-450x600.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/>Non \u00e8 facile ottenere in tempi rapidi il permesso per entrare nella Striscia di Gaza, e quando lo si fa \u00e8 necessario accertarsi che le condizioni di sicurezza siano accettabili. Una situazione fluida di tregue e attacchi da entrambe le parti, che si protrae ormai da troppi anni, impedisce di pianificare l\u2019ingresso. Decidiamo allora di incontrare Inas virtualmente, dagli uffici AICS a Gerusalemme. Grazie all\u2019aiuto di UN Women creiamo il collegamento, come intorno a un fuoco sacro ci stringiamo per entrare nell\u2019inquadratura, ma una volta constatato il solito problema di segnale (maltempo, comunicazioni inefficaci) ci rassegniamo a parlare senza ausilio del video, sforzandoci di immaginare il suo volto e le sue espressioni, la stanza che avremmo osservato alle sue spalle, la storia che ci racconta. Una conversazione al buio, in collegamento con un altro pianeta, ma non per questo meno affascinante.<br \/>\n<em>\u201cOrmai \u00e8 entrato anche nelle nostre teste\u201d<\/em> ci confessa Hadil, la collega di UN Women che traduce dall\u2019arabo all\u2019inglese, <em>\u201cma dobbiamo ricordarcelo ogni giorno e comportarci di conseguenza, lavorando innanzitutto sulle parole: Cisgiordania e Gaza sono una terra sola, la Palestina, non due mondi staccati\u201d<\/em>. Hadil ha ragione, ma la realt\u00e0 dei fatti sembra un\u2019altra.<br \/>\nLe suggestioni prodotte dall\u2019incontro in assenza lasciano spazio alla storia di Inas, 28 anni, single, dopo una laurea in Business Administration decide di coinvolgere alcune amiche e compagne di corso per costituire un\u2019impresa al femminile devota all\u2019<em>embroidery<\/em>, il ricamo di abiti, borse, cuscini e altri oggetti, uno dei pi\u00f9 importanti patrimoni dell\u2019arte popolare palestinese). La sua famiglia da subito la sostiene e in diversi modi: la sorella che vive a Ramallah le organizza la vendita dei prodotti in Cisgiordania, il fratello che possiede una libreria nella Striscia le mette a disposizione il<br \/>\nsuo spazio per coordinare il lavoro con le collaboratrici. La famiglia allargata si pone da subito come il principale bacino di vendita \u2013 parliamo infatti di circa 10,000 persone!<\/p>\n<p>L\u2019aiuto fornito dal fratello, poter incontrarsi in un luogo terzo e neutro, consente ad Inas di superare una barriera sociale che da subito le si pone davanti. I mariti di queste donne, infatti, non permettono una visita in casa sua per lavorare o semplicemente parlarle, sono impensieriti dalla presenza degli uomini della sua famiglia\u2013 fratelli, padri, zii. Il lavoro procede quindi nelle singole case, dove le collaboratrici di Inas si occupano delle rifiniture che vengono loro assegnate, mentre la rete di vendita si avvale di Facebook e della promozione social. Ad oggi, la fan page di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/motarazat.sabaya\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Motarazat Sabaya<\/a> \u00e8 seguita da oltre 12,000 followers.<br \/>\nQuando il Business Women Forum la coinvolge nel progetto sul lavoro dignitoso, Inas non solo pu\u00f2 investire soldi nel marketing online ma anche accedere ad informazioni ed acquisire nozioni di economia aziendale mai ricevute prima: impara a calcolare i costi di produzione e ad abbatterli quando possibile, scopre come il lavoro di networking tra i diversi attori della filiera produttiva cui partecipa sia indispensabile per migliorare produzione e distribuzione. <em>\u201cAdesso non lavoriamo pi\u00f9 in base a cosa sappiamo e vogliamo fare, per realizzare i prodotti che amiamo, ma rispondendo alle esigenze del mercato, pensando alla vendita\u201d<\/em> confessa con una punta di orgoglio, andando direttamente al cuore dell\u2019intervento italiano per l\u2019imprenditoria femminile palestinese.<br \/>\nInas oggi ha 40 collaboratrici, e l\u2019esperienza da imprenditrice le ha aperto gli occhi anche sull\u2019importanza della trasmissione del sapere: vuole diventare formatrice e fare delle sue rinnovate capacit\u00e0 di presentarsi e parlare in pubblico, oltre che della sua consapevolezza da businesswoman, un bagaglio che non pu\u00f2 limitarsi alla propria impresa, ma vuole servire da stimolo per altre donne che aspettano solo di ricevere un po\u2019 di incoraggiamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8261\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-4.jpg\" alt=\"\" width=\"462\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-4.jpg 462w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/img-palestina-4-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><\/h3>\n<h3>LAVORO E GUADAGNO<\/h3>\n<h4>Breve viaggio nei corsi di formazione per donne palestinesi imprenditrici<\/h4>\n<p>Tutta una questione di priorit\u00e0: uscire dalle mura di casa ed esibire i propri prodotti, i cibi che si cucina con maestria, un\u2019arte o una professione che ci identifica, prima ancora che guadagnare i soldi per sfamare la prole (circostanza comunque non infrequente nello scenario del lavoro femminile palestinese e della disoccupazione maschile, specie a Gaza). Esserci e riconoscersi, trovare un business cui dedicarsi anima e corpo \u2013 questo il motore di molte lavoratrici, che grazie ai corsi di formazione realizzati dal progetto italiano hanno potuto inquadrare in modo nuovo la propria attivit\u00e0.<br \/>\nTra le partecipanti, alcune laureate ed altre con bassi livelli di istruzione, da subito le formatrici del Business Women Forum hanno rilevato gravi lacune riguardo i pi\u00f9 elementari strumenti di gestione aziendale: nessuna idea di contabilit\u00e0, nessun registro di entrate ed uscite, nessuna propensione ad analizzare le necessit\u00e0 e gli orientamenti del mercato cui rivolgersi, scarse capacit\u00e0 di\u00a0 presentare il proprio prodotto e capire a che prezzo venderlo, specialmente in un\u2019ottica di guadagno. In quest\u2019ultimo caso si tratta di un\u2019impostazione legata alla consuetudine locale, che vuole le lavoratrici palestinesi invisibili o comunque non retribuite, che ha sedimentato in loro l\u2019idea che il lavoro a guadagno zero sia lavoro a tutti gli effetti.<br \/>\nCon il procedere delle lezioni e degli esercizi pratici, un orizzonte inedito e avvincente si \u00e8 aperto di fronte alle partecipanti, che ne ha re-impostato la mentalit\u00e0 (dall\u2019essere al servizio esclusivo della famiglia al proporsi sul mercato con desiderio di guadagno) e le ha fatte confrontare con situazioni particolarmente impegnative. Parliamo di donne abituata e vivere in casa, che spesso avevano fatica a socializzare e presentarsi ad estranei, a integrarsi nei gruppi e infine a superare le proprie timidezze. Nessuna di loro per\u00f2 ha mollato prematuramente, tutte hanno<br \/>\ncompreso quanto fossero necessarie quelle nozioni per rendere pi\u00f9 efficiente la propria attivit\u00e0.<br \/>\nAl termine del corso, a ciascuna sono stati dati dieci giorni per elaborare un progetto di business, che poi \u00e8 stato analizzato dalle formatrici e restituito alle partecipanti per tradurlo in azioni concrete. Ma l\u2019impegno italiano non si \u00e8 limitato a fornire strumenti: le formatrici hanno anche svolto diversi incontri con le partecipanti dopo il corso, offrendo un sostegno solido e duraturo, che ancora oggi continua a dare importanti frutti.<br \/>\nUn incontro umano e uno scambio di capacit\u00e0 che ha permesso di superare le tante differenze tra le partecipanti, non solamente di estrazione culturale. Attivit\u00e0 imprenditoriali femminili nuove di zecca o avviate da anni, insediate nei villaggi o mosse dai centri nevralgici della Cisgiordania, hanno saputo avvalersi di un linguaggio comune, efficace per ogni persona. Grazie a diversi giochi, volti ad analizzare il rapporto tra qualit\u00e0 e prezzo, a posizionare i prodotti per la vendita, a colpire il centro del bersaglio per focalizzare la concentrazione e raggiungere gli obbiettivi, concetti chiave quali il profitto e la qualit\u00e0 sono divenuti accessibili per tutte le partecipanti, lanciando o rilanciando attivit\u00e0 di impresa altrimenti zoppicanti.<br \/>\nOggi queste donne hanno una nuova consapevolezza, prima che del mercato soprattutto di s\u00e9 stesse: solo attraverso un ruolo sociale paritario e rinnovato potranno davvero diventare protagoniste della vita politica, economica e imprenditoriale del proprio paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019EMPOWERMENT FEMMINILE IN PALESTINA Il rafforzamento economico delle donne palestinesi e la loro capacit\u00e0 di incidere, rendendosi protagoniste, nello scenario dell\u2019imprenditoria in Cisgiordania e Gaza costituisce una delle priorit\u00e0 della cooperazione allo sviluppo italiana in Palestina. 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