{"id":8817,"date":"2019-07-26T18:18:48","date_gmt":"2019-07-26T16:18:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=8817"},"modified":"2019-07-30T15:49:27","modified_gmt":"2019-07-30T13:49:27","slug":"i-deserti-della-disperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pace\/i-deserti-della-disperazione\/","title":{"rendered":"I deserti della disperazione"},"content":{"rendered":"<p>Dal Sinai al Sahara, l\u2019esodo di milioni di disperati che finiscono nelle mani di trafficanti, jihadisti e trib\u00f9. Quei morti \u201cdimenticati\u201d superano nel numero quelli scomparsi nel Mediterraneo. Le angoscianti testimonianze dei sopravvissuti.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il viaggio, nella nostra immaginazione frutto di frequentazioni letterarie o esperienze di vita, \u00e8 legato alla conoscenza, all\u2019avventura, alla scoperta di bellezze naturali o archeologiche che rimarranno impresse nella nostra memoria. Il viaggio come arricchimento interiore, come moltiplicatore di emozioni. Per noi occidentali, o comunque, per noi \u201cfortunati\u201d. Perch\u00e9 per milioni di esseri umani il viaggio \u00e8 altro: \u00e8 fuga disperata dall\u2019inferno di guerre, pulizie etniche, povert\u00e0 assoluta, disastri ambientali, fame, siccit\u00e0&#8230; Il loro \u00e8 un \u201cviaggio nel deserto\u201d. Non una metafora, ma la tragica realt\u00e0. E\u2019 attraverso i deserti, dal Sinai al Sahara, che una moltitudine di persone, come noi abitanti del pianeta, cercano di raggiungere l\u2019Europa, finendo il pi\u00f9 delle volte nelle mani, intrise di sangue, di trafficanti di esseri umani, trib\u00f9 e milizie jihadiste che nei deserti agiscono impunemente, rapiscono, stuprano, uccidono, spesso in combutta con autorit\u00e0 locali corrotte. Non esistono foto di queste persone, delle fosse comuni nelle quali vengono sepolti corpi che non hanno un nome, dimenticati da una comunit\u00e0 internazionale imbelle e da un\u2019opinione pubblica mondiale che si commuove solo di fronte alla foto del corpo senza vita di un bimbo ritrovato sulle rive di una spiaggia, turca, italiana, spagnola, alla fine di un viaggio della morte. E\u2019 una commozione di breve durata, ma almeno c\u2019\u00e8. Per i morti nel deserto neanche una lacrima. Eppure esistono, a centinaia, testimonianze di persone che dalla traversata dei deserti sono riuscite a sopravvivere, potendo cos\u00ec raccontare una tragedia immane. Migranti e rifugiati intervistati da Amnesty International , ad esempio, hanno riferito di essere stati trattati come &#8220;schiavi&#8221; ed &#8220;animali&#8221; dai trafficanti. Uno ha raccontato di essere stato tenuto, insieme a molti altri, in una stanza sporca e sovraffollata, senza servizi igienici, coperte e materassi, con pezzi di pane secco come unico cibo a disposizione. &#8220;\u00c8 un&#8217;attivit\u00e0 commerciale a tutti gli effetti. Ti rapiscono per farti pagare. Se non rispondi alle loro domande, ti picchiano coi tubi di gomma&#8221; &#8211; ha raccontato una delle persone intervistate da Amnesty International. Le donne, soprattutto quelle che viaggiano sole o senza parenti maschi, rischiano pi\u00f9 di ogni altra persona di essere stuprate dai trafficanti o dalle bande criminali. Le donne rapite durante il viaggio e non in grado di pagare il riscatto vengono obbligare a fare sesso in cambio del rilascio o del permesso di proseguire. &#8220;Il trafficante aveva tre donne eritree. Le ha violentate, loro piangevano. \u00c8 successo almeno due volte&#8221; &#8211; ha raccontato una testimone oculare. Un&#8217;altra donna, proveniente dalla Nigeria, ha raccontato di essere stata vittima di uno stupro di massa da parte di 11 uomini appartenenti a un gruppo armato appena arrivata nella citt\u00e0 di Sabha: &#8220;Ci hanno portato fuori citt\u00e0, nel deserto. Hanno legato mio marito ad un palo per le mani e le caviglie e mi hanno stuprato davanti ai suoi occhi. \u00a0Erano in tutto 11&#8221;. \u201cLa Libia sta diventando sempre pi\u00f9 off limits anche per i migranti stessi, in particolare chi proviene dall\u2019Africa occidentale\u201d. A rivelarlo in un colloquio con \u201cVita.it\u201d \u00e8 don Mussie Zerai, sacerdote eritreo candidato al Nobel per la pace 2015 per il suo impegno per i diritti umani e presidente dell\u2019Ong Habeshia \u201cDa ovest, il grande lager a cielo aperto di smistamento illegale rimane il Niger, ma il centro delle rotte di oggi \u00e8 il Sudan, dove arrivano anche le persone da Eritrea e Somalia. Da qui, la nuova meta \u00e8 l\u2019Egitto, nonostante si sappia l\u2019ostilit\u00e0 di quel paese verso i migranti e l\u2019elevata efferatezza dei trafficanti\u201d, sottolinea Zerai. \u201cI migranti cercano di seguire il meno peggio tra gli inferni che sanno di avere davanti a s\u00e9, e vanno verso l\u2019Egitto anche se sono coscienti che la tratta da compiere nel Mar Mediterraneo sar\u00e0 pi\u00f9 lunga\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8917\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto_edit-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto_edit-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto_edit-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto_edit-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto_edit.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Cifre spietate: dal 2009 al 2018, quasi 28mila africani sarebbero stati rapiti nel deserto del Sinai e almeno 4mila sarebbero morti di stenti, violenze e torture. Sudanesi, eritrei e somali in fuga da guerre, pulizie etniche e miseria. Una fuga finita nella tragedia. I migranti che provano a fuggire da guerre, povert\u00e0 assoluta, pulizia etnica, disastri ambientali, regimi sanguinari, mettendo a rischio la loro vita nei viaggi nel deserto, provengono da diverse zone del continente africano: la maggior parte provengono da Sud-Ovest, dalla rotta del Sahel (fascia di territorio africano che comprende Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell\u2019Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sud Sudan e l\u2019Eritrea), ma l\u201980% di questi migranti sceglie di restare in territorio libico. Da Sud-Est, invece, arrivano i flussi provenienti principalmente dal Corno d\u2019Africa, Somalia ed Eritrea, che vengono smistati poi verso la costa del paese e poi verso l\u2019Italia ed il continente europeo. Da Est, invece, arrivano i flussi provenienti dall\u2019Egitto, il secondo punto di snodo dei flussi migratori verso l\u2019Italia. Uno dei pi\u00f9 grandi \u201cproduttori\u201d di rifugiati al mondo \u00e8 il Sud Sudan: questo paese ha distribuito fuggiaschi in tutti i paesi vicini: in Etiopia, in Kenya, soprattutto nel gi\u00e0 martoriato Congo ed anche nel vecchio nemico del nord, il Sudan. In totale, tra quelli in Uganda e quelli negli altri paesi, il Sud Sudan ha prodotto abbondantemente pi\u00f9 di tre milioni di profughi. Ed ora, una parte considerevole di essi cerca di restare in vita sfidando la morte sulle rotte della disperazione. Intorno a questo traffico di esseri umani gira una montagna di denaro che alimenta un&#8217;organizzazione criminale imponente: ci sono almeno 15 centri di smistamento nel deserto del Sinai. Veri e propri lager.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8918\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto2_edit-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto2_edit-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto2_edit-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto2_edit-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/foto2_edit.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Chi tenta la fuga viene raggiunto e fatto fuori. Con una pallottola in testa, o con la gola squarciata. O lasciato morire di fame nel deserto. Questa storia d\u00e0 conto di un&#8217;amara, vergognosa, verit\u00e0 politica: sempre dal 2009 ad oggi si stima che siano stati pagati riscatti per 42mila persone, per un valore di circa 1,3 miliardi di dollari. In molti casi, i predoni si sbarazzano dei prigionieri pi\u00f9 poveri anche rivendendoli ad altre bande. Alcuni migranti, sopravvissuti ad uno dei tre naufragi della scorsa settimana, hanno riferito che gli scafisti avrebbero marchiato con i coltelli la testa di coloro che non obbedivano agli ordini, specie quelli di etnia africana; gli arabi, invece, sarebbero stati picchiati con cinture e gli uomini sposati, con calci e pugni. Il costo del viaggio, dicono i sopravvissuti, va da 1.200 a 1.800 dollari a persona. Per avere un giubbotto di salvataggio si pagherebbe una cifra supplementare che varia da 35 a 70 dinari libici, cio\u00e8 da 25 a 50 euro circa. Le testimonianze dei sopravvissuti descrivono torture, stupri, estorsioni ed uccisioni nella regione desertica del Sinai egiziano. I migranti che tentano di attraversare il Sinai e che l\u00ec cadono nelle mani di una rete organizzata di trafficanti umani provengono dal Sudan e dall\u2019Etiopia, ma in maggioranza sono eritrei. Le mete iniziali per gli eritrei che fuggono dal paese sono l\u2019Etiopia e il Sudan. Da qui, gran parte dei migranti eritrei erano soliti seguire il percorso verso la Libia, per poi tentare di attraversare il Mediterraneo. Per\u00f2, durante gli ultimi anni, in seguito all\u2019accordo bilaterale tra l\u2019Italia e la Libia, anche in seguito agli sconvolgimenti politici in gran parte del nord Africa, questo percorso \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile. Pertanto, in alternativa, parte del flusso di migranti che, attraverso il Sinai, si dirige verso Israele si \u00e8 intensificato. Inizialmente, molti migranti concordano un prezzo con dei trafficanti per attraversare la frontiera o per proseguire il viaggio. Ma spesso, appena attraversato in territorio sudanese, vengono fatti prigionieri e venduti ad altri trafficanti. Oltre a questo, negli ultimi anni si sono intensificati i casi di giovani che vengono rapiti direttamente dai campi profughi nel Sudan, per essere anche loro venduti insieme agli altri. Incatenati ed ammassati su camionette, i profughi vengono trasportati nel Sinai egiziano, dove vengono ancora una volta venduti ad altri trafficanti beduini. Tenuti prigionieri nei campi dei beduini del Sinai e trattati come merce da riscatto, i migranti vengono sottoposti a torture indicibili e le donne vengono stuprate ripetutamente. I familiari dei prigionieri vengono contattati telefonicamente e le torture e stupri vengono effettuati in diretta telefonica, con lo scopo di estorcere ingenti somme per il riscatto.\u00a0 Molti muoiono a causa delle torture e della fame, ma molti corpi di persone decedute nel Sinai sono stati trovati con vari organi asportati. Questo pare confermi che il traffico di esseri umani nel Sinai abbia anche lo scopo di asporto e vendita di organi umani. I migranti che dall\u2019Africa Occidentale cercano di raggiungere l\u2019Europa stanno morendo nel Sahara in un numero molto maggiore rispetto a quanti perdono la vita nel Mediterraneo. Tuttavia, gli sforzi tesi a dissuaderli dal mettersi in viaggio potrebbero causare l\u2019apertura di nuove rotte, stando a quanto riferito dall\u2019Agenzia Onu per le Migrazioni in un report del 20 gennaio 2019. Fino a quella data, in mare avevano perso la vita 2.569 persone \u201cAncora non disponiamo di una stima del numero dei morti nel deserto\u201d ha rivelato Richard Danziger, direttore dell\u2019Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) per l\u2019Africa centro-occidentale. \u201cSupponiamo, come abbiamo gi\u00e0 detto in passato, che i morti siano almeno il doppio di quelli registrati nel Mediterraneo. Tuttavia non siamo in possesso di alcuna evidenza che lo attesti, \u00e8 solo una supposizione. Semplicemente, non lo sappiamo con certezza. Niger, una delle principali rotte, le autorit\u00e0 locali stanno creando continui ostacoli ai trafficanti di esseri umani, il che potrebbe renderli ancora pi\u00f9 inclini ad abbandonare i migranti nel mezzo del deserto\u201d afferma. \u201cMolti migranti hanno raccontato delle morti nel deserto ed alcuni hanno riferito che i trafficanti erano convinti che guidando pi\u00f9 velocemente attraverso i campi minati sarebbero stati al sicuro\u201d afferma Giuseppe Loprete, responsabile dell\u2019OIM per la missione in Niger. Egli riferisce, inoltre, che a seguito della decisa azione del governo &#8211; volta a far chiudere i \u201cghetti\u201d e ad arrestare i trafficanti &#8211; il numero dei migranti che attraversano il Niger \u00e8 diminuito sensibilmente. L\u2019OIM ha cercato inoltre di diffondere lo slogan \u201cTu non vuoi essere catturato in Libia\u201d, afferma Danziger. \u201cCi\u00f2 che accade in Libia, le storie di orrore che racconta chi torna indietro, spaventa le persone molto pi\u00f9 della morte. Molti trafficanti non si considerano criminali. Spesso si tratta di ex-guide del deserto in cerca di denaro. In tanti hanno rinunciato, mentre la criminalit\u00e0 organizzata che ha contatti in Libia continua ad operare\u201d, sostiene Loprete. \u201cIn questo momento stanno cercando di trovare delle rotte alternative, altrettanto pericolose\u201d, aggiunge. \u201cQuando tappi un buco, altri sono destinati ad aprirsi\u201d, afferma Danziger. \u201cDal Niger partono due rotte per la Libia: una pi\u00f9 vicina al Ciad, abitualmente usata dai trafficanti di esseri umani; l\u2019altra, nelle immediate vicinanze del confine algerino, molto pi\u00f9 pericolosa poich\u00e9 battuta da gruppi estremisti ed utilizzata per il traffico di droga ed armi. Un\u2019alternativa \u00e8 costituita da un passaggio nel Mali settentrionale, una regione tormentata da conflitti tribali, tuttavia l\u00ec non sembrano essersi registrati degli aumenti nei flussi migratori\u201d, asserisce Danziger. \u201cLa rotta considerata pi\u00f9 sicura \u00e8 quella che corre lungo la costa occidentale dell\u2019Africa, attraverso Senegal, Mauritania e Marocco, fino allo Stretto di Gibilterra, in cui non a caso il flusso migratorio \u00e8 aumentato\u201d, ha aggiunto. Un esodo biblico, una traversata dei deserti che non possono essere affrontati e risolti solo sul terreno militare, anche perch\u00e9 mettere in sicurezza quell\u2019enorme \u201cterra di nessuno\u201d comporterebbe un impiego di uomini e mezzi oggi impensabile. Ecco allora tornare al centro dell\u2019agire internazionale, come scelta strategica obbligata, l\u2019intervento sulle cause che stanno alla base di questo esodo disperato: cause sociali, ambientali, di lotta alla povert\u00e0, una pace che contempli il rispetto dei diritti umani, civili, sociali, ed un effettivo pluralismo. \u201cAiutarli a casa loro\u201d significa anche questo: scongiurare le \u201ctraversate dei deserti\u201d, i viaggi della morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8821\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/MIGRATION_deserto-bambini--1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/MIGRATION_deserto-bambini--1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/MIGRATION_deserto-bambini--600x338.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/MIGRATION_deserto-bambini--768x432.jpg 768w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/MIGRATION_deserto-bambini-.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=41Ny-B33XBk\"> Migrazione sicura &#8211; progetto UNESCO sostenuto da AICS &#8211; Guarda il Video <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal Sinai al Sahara, l\u2019esodo di milioni di disperati che finiscono nelle mani di trafficanti, jihadisti e trib\u00f9. 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