{"id":8890,"date":"2019-07-26T11:17:55","date_gmt":"2019-07-26T09:17:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=8890"},"modified":"2019-07-30T15:49:40","modified_gmt":"2019-07-30T13:49:40","slug":"cuba-in-colombia-boom-di-coca-e-pace-a-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/voci-dal-campo\/cuba-in-colombia-boom-di-coca-e-pace-a-rischio\/","title":{"rendered":"CUBA. In Colombia boom di coca e pace a rischio"},"content":{"rendered":"<p>Il processo di pace prosegue a fatica, mentre l\u2019abbandono dalle province di confine delle FARC ha aperto nuovi spazi per il narcotraffico e la coltura della coca. Per contribuire a contrastare questa situazione CISP, insieme ad altre associazioni, sta portando avanti un progetto per sostenere campesinos e promuovere il primo punto dell\u2019accordo di pace, la riforma rurale integrale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>The peace process continues with difficulty, while the abandonment from the border provinces of the FARC has opened new spaces for drug trafficking and the cultivation of coca. To help counter this situation CISP together with other associations is carrying out a project to support campesinos and support the first point of the peace agreement, the integral rural reform.<\/p>\n<p>Si attracca lungo l\u2019argine del Rio San Miguel, ingrossato dalle piogge al confine. Il corso demarca il confine tra Colombia ed Ecuador. Scendiamo velocemente, in maniera furtiva. La giungla, impenetrabile, rende nervosi per la sua capacit\u00e0 di occultare ogni cosa. Eppure, ad un passo dall\u2019argine, si entra in un\u2019immensa distesa di piante di coca, protette dalla selva amazzonica. Impossibile da trovare ad altezza d\u2019uomo, visibilissima dal cielo. Troppo vasti i campi per celarli allo sguardo zenitale di un drone.<br \/>\nNico ci saluta calorosamente, machete alla cinta e cappello di paglia. E\u2019 un cocalero, un produttore di coca. Poco lontano c\u2019\u00e8 un laboratorio con solventi, calce e petrolio per produrre la pasta di coca, pronta per la lavorazione e facile da trasportare. La coca \u00e8 necessit\u00e0 economica e sopravvivenza. \u00abLa domanda continua a crescere ed il governo non paga abbastanza per la sostituzione volontaria delle coltivazione di coca\u00bb, racconta mentre un gruppo di bambini passa, urlando, rincorrendo un cane.<\/p>\n<div id=\"attachment_8891\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8891\" class=\"size-large wp-image-8891\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/DSCF6925-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/DSCF6925-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/DSCF6925-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/DSCF6925-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><p id=\"caption-attachment-8891\" class=\"wp-caption-text\">\u00a9CISP-Alessandro Speccher<\/p><\/div>\n<p>Come altre regioni di confine colombiane, il Putumayo \u00e8 stato per anni territorio delle FARC e di scontri tra militari e paramilitari, spesso culminati in stragi di innocenti. L\u2019abbandono della clandestinit\u00e0 nella giungla e il rientro alla vita civile dei guerriglieri FARC, conseguente all\u2019Accordo di Pace, ha aperto spazi per nuovi gruppi di narcotrafficanti che hanno preso il controllo di queste terre remote. \u00abDa queste parti sta penetrando sempre di pi\u00f9 il cartello messicano di Sinaloa\u00bb, spiega Nico indicando la foresta. Si spostano attraverso il confine, usano percorsi rodati. Nel vicino municipio de La Hormiga, il giovane e brillante sindaco Luis Fernando Palacios preferisce non pronunciare il nome del cartello. \u00abLa Colombia ha molte aree lasciate vuote, come questa. Se non vengono pattugliate dallo Stato il narcotraffico se le riprende\u00bb.<\/p>\n<p>La situazione nelle province di confine della Colombia rimane complessa. Innanzitutto, si sta perdendo la guerra contro la coca, fattore determinante per il supporto straniero, specie dagli Stati Uniti. Nel 2012, l\u2019area coperta dalle coltivazioni nel Paese andino era di 78.000 ettari, in grado di produrre 165 tonnellate di prodotto raffinato. Nel 2017 la DEA ha registrato un aumento impressionate in quell&#8217;area: oltre 230.000 ettari, con una produzione di cocaina a 900 tonnellate. Dati provvisori dimostrano che il 2018 potrebbe aver subissato il numero record dell\u2019anno precedente, confermato dallo stesso governo Duque. Uno dei fattori del boom sono state le compensazioni in denaro per chi cessasse di coltivare la coca. Questo ha spinto tanti agricoltori a riconvertire le colture con l\u2019obiettivo di prendere i sussidi. Altri hanno trovato nuovi acquirenti e nessuna alternativa economica reale. \u00abNon c\u2019\u00e8 niente da fare: si guadagna di pi\u00f9 a continuare a coltivarla. Le compensazioni sono troppo basse e il mercato ha richiesta\u00bb, dice Nico. Cos\u00ec l\u2019epidemia di coca continua. Gli americani, che hanno fatto della war on drugs una priorit\u00e0, hanno perso la pazienza. Trump il 29 marzo scorso ha commentato caustico: \u00abArriva sempre pi\u00f9 droga dalla Colombia: Duque non ha fatto nulla per aiutarci [a fermare il narcotraffico]\u00bb.<\/p>\n<p>Il secondo problema \u00e8 quello della giustizia. Decenni di guerra civile, giustizia \u201cfai-da-te\u201d somministrata dai crudeli gruppi paramilitari, spesso incontrollati, hanno lasciato insolute decine di stragi di innocenti, alcune solo in parte compensate. Nel villaggio di El Placer c\u2019\u00e8 un piccolo museo presieduto da un gruppo di militari dall\u2019aria svogliata. All\u2019interno di quella che sembra una scuola abbandonata, una lunga collezione di fotografie delle vittime delle stragi racconta storie di vittime massacrate per il controllo della coca tra varie fazioni politiche. Gente comune uccisa o violentata dai soldati paramilitari o dai guerriglieri. Questa \u00e8 una delle aree dove ebbe inizio il Plan Colombia con le fumigazioni e gli assalti militari e paramilitari per porre fine alle FARC. \u00abNessuno di loro ha mai avuto realmente giustizia ad oggi. Rimangono morti dimenticati dalla storia\u00bb, racconta Jose Elias Benavides, uno dei custodi del museo.<br \/>\nIn tutta la provincia si ripetono queste storie. \u00abHo sofferto sulla mia stessa carne la violenza del conflitto armato. La notte del 9 gennaio 1999 i paramilitari sono entrati qua nel villaggio di El Tigre e ci hanno massacrati\u00bb, racconta Edith La Torre Benavides, una delle \u201cViolette de El Tigre\u201d, il gruppo di donne che furono violentate dai par\u00e0 durante l\u2019assalto e che oggi fanno di tutto per preservarne la memoria. \u00abIl furto del petrolio, la coca, la violenza, la paura quando finir\u00e0?\u00bb, dice Edith. Alcuni di loro hanno ricevuto compensazioni per i danni subiti dall\u2019ufficio preposto per le vittime del conflitto ma nessuno \u00e8 stato imputato per questa strage. Continua Edith: \u00abVogliamo giustizia. Questo dovrebbe portare la pace. Ma dov\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n<p>Si fatica, infatti, a tenere l\u2019accordo di Pace siglato con i guerriglieri FARC, e si \u00e8 bloccato completamente il negoziato di pace con ELN. La bomba del 21 gennaio a Bogot\u00e0 (22 morti) ha segnato un brusco stop all\u2019avanzamento dei negoziati con ELN, l\u2019altro movimento rivoluzionario, oggi ancora attivo e in clandestinit\u00e0. Un pessimo passo indietro sul sentiero della pace.<\/p>\n<p>E\u2019 una giornata piovosa quando arriviamo a La Carmelita, nel comune di Puerto As\u00eds, Putumayo. Il fango si attacca agli stivali e, anche a piedi, si avanza a fatica. Incontriamo William Mac\u00edas Pe\u00f1a, nome in codice \u201cRobinson\u201d, uno dei comandanti FARC locali, responsabile dello Spazio Territoriale di Formazione e Re-incorporazione de La Carmelita. \u00abQua trovano rifugio circa 350 combattenti, un numero in crescita visto l\u2019aumento dei compagni ritornati in questo spazio territoriale\u00bb. La Carmelita \u00e8 uno degli Spazi dove oggi sono concentrati i 13mila guerriglieri. Circa 500 hanno defezionato tornando nella macchia, sfruttando l\u2019appoggio delle organizzazioni criminali. \u00abSono traditori\u00bb, conferma Robinson. \u00abLe FARC hanno dato la loro parola e continueremo a perseguire la pace, a qualsiasi costo, anche contro chi cercher\u00e0 di sabotare l\u2019accordo. Su questo non c\u2019\u00e8 ombra di dubbio\u00bb. Ma quando i microfoni si spengono vari intervistati mostrano pi\u00f9 di un dubbio. Del futuro non c\u2019\u00e8 certezza. Per tanti combattenti non c\u2019\u00e8 lavoro e perdura la paura di essere arrestati e processati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8892\" src=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_8601-1024x768.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_8601-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_8601-600x450.jpeg 600w, https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_8601-768x576.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>\u00a9CISP-Alessandro Speccher<\/p>\n<p>In questo contesto, poco seguito dai media italiani, la cooperazione italiana sta giocando un ruolo importante con vari progetti in particolare in Putumayo. \u00abPer sconfiggere la coca e riaffermare la pace \u00e8 fondamentale sostenere il primo punto dell\u2019accordo di Pace con uno sviluppo rurale integrale\u00bb, spiega Mario Cabal, che con l\u2019ong CISP insieme a Coopermondo e ConfArtigianato di Vicenza, sta implementando il progetto PUEDES (acronimo di Paz \u00danica Esperanza para el Desarrollo Econ\u00f3mico y Social) finanziato dal Fondo per la Pace dell\u2019Unione Europea al quale l\u2019Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ha contribuito nel 2016 con 3 milioni di Euro e che sulla pace e sullo sviluppo sostenibile lavora in Colombia con un impegno in termini di risorse e accompagnamento tecnico cresciuto significativamente negli ultimi due anni. Senza il sostegno ai campesinos e cocaleros si rischia di tornare indietro di vent\u2019anni. Il governo punta sulle fumigazioni con quantit\u00e0 elevate di glifosato, un diserbante tossico. Questo, per\u00f2, rischia di creare una crisi ambientale nei territori interessati, dove molta gente dipende dall\u2019agricoltura. \u00abDobbiamo fare piani di sviluppo dal basso che includano tutti, con partecipazione diretta alle comunit\u00e0 nel processo decisionale. La gestione della terra \u00e8 la chiave. Invece che dare i giovani in pasto ai narcos o alla coca, dobbiamo generare uno sviluppo economico di lungo termine, creando piani di sviluppo territoriale\u00bb, afferma Mario Cabal, direttore del progetto PUEDES. Circa il 28% della popolazione colombiana si trova in una situazione di povert\u00e0, essendo principalmente una popolazione contadina, indigena e afro-discendente. Nelle aree rurali il tasso di insoddisfazione dei bisogni di base \u00e8 del 33% rispetto al 12% nelle aree urbane. Dunque PUEDES punta sul sostegno alle fasce pi\u00f9 deboli innanzitutto attivando la partecipazione delle comunit\u00e0 locali e lo sviluppo locale. Come punto di partenza si sono presi cinque Comuni del Dipartimento. Lo scopo \u00e8 quello di creare sul territorio quanto stabilito di nell&#8217;Accordo di Pace Finale nel punto riferito alla \u201criforma rurale integrale&#8221;. Si formeranno 1.000 funzionari pubblici dei 5 governi municipali prioritari (Puerto As\u00eds, Puerto Leguizamo, Puerto Caicedo, Orito e Valle de Guamez) per migliorare la partecipazione e la capacit\u00e0 di pianificare lo sviluppo economico e territoriale della provincia. Per lo sviluppo imprenditoriale si coinvolgeranno cinquemila produttori locali organizzati o non organizzati, in particolare donne, le associazioni di imprenditori, le camere di commercio e associazioni settoriali presenti nei cinque comuni prioritari. Per la parte di formazione e sostegno, sia professionale, ma anche psico-sociale, si lavorer\u00e0 con migliaia di giovani, tra i 7 ed i 25 anni, in particolare per lavorare sui soggetti con evidenti disturbi di PTSD (post-traumatic stress disorder) e altre patologie tipiche del post-conflitto. \u00abSono molto felice di questo progetto che si sta sviluppando\u00bb dice Carmelina, \u00abci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di organizzarci ed autodeterminarci, portando risorse per il nostro sviluppo economico, in terre spesso dimenticate\u00bb. Secondo i valutatori, il progetto \u2013 che si completer\u00e0 nel 2020 \u2013 pu\u00f2 costituire un interessante caso studio. Lo sviluppo di prodotti lavorati, provenienti da un\u2019agricoltura alternativa alla coca, come cacao, peperoncino, frutta esotica, insieme alla creazione di distretti culturali ed allo sviluppo sociale ed educativo per contadini ed ex-combattenti FARC, sembrano avere un grande potenziale per la cooperazione, qua in Putumayo, nei prossimi tre anni. Nella speranza che si preservi il processo di Pace.<\/p>\n<p>@CISPorg<br \/>\n@JEP_Colombia<br \/>\n@emanuelebompan<\/p>\n<p>#peace4Colombia<br \/>\n#cooperazione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di pace prosegue a fatica, mentre l\u2019abbandono dalle province di confine delle FARC ha aperto nuovi spazi per il narcotraffico e la coltura della coca. 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