{"id":9947,"date":"2020-03-31T18:44:45","date_gmt":"2020-03-31T16:44:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/?p=9947"},"modified":"2020-04-01T17:08:36","modified_gmt":"2020-04-01T15:08:36","slug":"siria-la-tragedia-ai-tempi-del-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aics.gov.it\/oltremare\/articoli\/pace\/siria-la-tragedia-ai-tempi-del-coronavirus\/","title":{"rendered":"Siria, la tragedia ai tempi del Coronavirus"},"content":{"rendered":"<p>A nove anni dall\u2019inizio della guerra, una tragedia umanitaria rischia di trasformarsi in una catastrofe sanitaria. Ma la cooperazione resta in campo. In Giordania, in Libano&#8230;<!--more--><\/p>\n<p>La sofferenza al tempo del Coronavirus. Una sofferenza indicibile che ha il suo epicentro nella martoriata Siria. E anche al tempo della pandemia, la cooperazione internazionale non va in \u201cquarantena\u201d. L\u2019Aics \u00e8 in campo. A sostegno dei pi\u00f9 indifesi tra gli indifesi. Lo \u00e8, con i suoi programmi e col sostegno alle ong nei campi profughi in Giordania, in Libano, laddove la vita \u00e8 in pericolo. E non solo per l\u2019emergenza sanitaria. A sostegno dei pi\u00f9 indifesi tra gli indifesi: i bambini.<br \/>\nNon hanno ospedali per essere assistiti, n\u00e9 scuole in cui studiare, n\u00e9 case sicure in cui rifugiarsi. Perch\u00e9 ospedali, scuole, case sono stati rasi al suolo in una sporca guerra per procura entrata nel decimo anno. Ed oggi alla tragedia umanitaria si sta per aggiungere una catastrofe sanitaria, dovuta al diffondersi del Coronavirus. E a pagarne il prezzo pi\u00f9 alto sono i pi\u00f9 indifesi tra gli indifesi: i bambini siriani, che oltre a perdere l\u2019infanzia rischiano ora, a migliaia, di perdere il bene pi\u00f9 prezioso: la vita.<br \/>\n<strong><br \/>\nEssere bambini in Siria.<\/strong><br \/>\nSecondo l\u2019UNICEF, 4,8 milioni di bambini sono nati durante la guerra in Siria da quando il conflitto \u00e8 iniziato nove anni fa. Un ulteriore milione di bambini \u00e8 nato come rifugiato nei Paesi vicini. Continuano ad affrontare le devastanti conseguenze di una guerra brutale. I numeri di questa emergenza sono drammatici: 7,5 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto. Di questi 5 milioni si trovano in Siria e 2,5 nei paesi limitrofi. 2,6 milioni di bambini sono sfollati interni e 2,5 milioni di bambini sono registrati come rifugiati nei paesi limitrofi. &#8220;La guerra in Siria segna oggi un&#8217;altra vergognosa pietra miliare&#8221;, ha detto il Direttore generale dell&#8217;Unicef Henrietta Fore, che \u00e8 stata in Siria la scorsa settimana. &#8220;Mentre il conflitto entra nel suo decimo anno, milioni di bambini stanno entrando nel loro secondo decennio di vita circondati dalla guerra, dalla violenza, dalla morte e dallo sfollamento. Il bisogno di pace non \u00e8 mai stato cos\u00ec pressante&#8221;.<br \/>\nSecondo i dati verificati dal 2014 (anno in cui \u00e8 iniziato il monitoraggio ufficiale), fino al 2019: pi\u00f9 di 9.000 bambini sono stati uccisi o feriti nel conflitto; quasi 5.000 bambini &#8211; alcuni anche di sette anni &#8211; sono stati reclutati nei combattimenti; quasi 1.000 strutture scolastiche e mediche sono state attaccate.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 questi sono solo i numeri verificati, il vero impatto di questa guerra sui bambini sar\u00e0 probabilmente pi\u00f9 ampio.<br \/>\nL&#8217;impatto pi\u00f9 ampio di quasi un decennio di conflitto comprende: due scuole su cinque non possono essere utilizzate perch\u00e9 distrutte, danneggiate, per dare rifugio alle famiglie sfollate o per scopi militari; oltre la met\u00e0 di tutte le strutture sanitarie non sono funzionanti; oltre 2,8 milioni di bambini non frequentano la scuola in Siria e nei Paesi vicini. oltre due terzi dei bambini con disabilit\u00e0 fisiche o mentali richiedono servizi specializzati che non sono disponibili nella loro zona; quasi 20mila bambini sotto i 5 anni sono colpiti da malnutrizione acuta grave e in serio pericolo di vita; 1 su 3 di tutte le mamme in stato di gravidanza e allattamento nel nord-ovest della Siria sono anemiche; i prezzi degli articoli di base sono aumentati di 20 volte dall&#8217;inizio della guerra.<br \/>\nNel nord-ovest\u00a0della Siria, l&#8217;escalation del conflitto armato, unita alle dure condizioni invernali e al crollo delle temperature, oltre a una gi\u00e0 disastrosa crisi umanitaria, ha imposto un pesante tributo a centinaia di migliaia di bambini e famiglie. Pi\u00f9 di 960mila persone, tra cui pi\u00f9 di 575mila bambini, sono sfollate dal 1\u00b0 dicembre 2019.<\/p>\n<p>Nel nord-est, almeno 28mila bambini provenienti da pi\u00f9 di 60 Paesi continuano a languire nei campi di sfollamento, privati dei servizi pi\u00f9 elementari. Solo 765 bambini sono stati rimpatriati nei loro Paesi d&#8217;origine a partire dal gennaio di quest&#8217;anno. &#8220;Il contesto in Siria \u00e8 uno dei pi\u00f9 complessi al mondo. La violenza e il conflitto attivo continuano tristemente in diverse parti, anche nel nord-ovest, con gravi conseguenze sui bambini, mentre in altre parti i bambini si stanno riconnettendo con parte della loro infanzia perduta, ricostruendo lentamente le loro vite&#8221;, afferma Ted Chaiban, Direttore regionale dell&#8217;Unicef per Medio Oriente e Nord Africa, che ha accompagnato Fore nella sua missione in Siria. &#8220;\u00c8 evidente, tuttavia, che nove anni di brutali combattimenti hanno portato il Paese sull&#8217;orlo del baratro. Le famiglie ci hanno detto che in casi estremi non avevano altra scelta se non quella di mandare i figli a lavorare o far sposare presto le loro ragazze. Nessun genitore dovrebbe essere costretto a prendere tali decisioni&#8221;.<br \/>\n&#8220;Le parti in guerra e coloro che le sostengono non sono riusciti a porre fine alla carneficina in Siria&#8221;- ha detto Fore &#8211; \u201cIl nostro messaggio \u00e8 chiaro: smettete di colpire scuole e ospedali. Smettete di uccidere e mutilare i bambini. Concedeteci la linea di confine e l&#8217;accesso transfrontaliero di cui abbiamo bisogno per raggiungere chi ne ha bisogno. Troppi bambini hanno sofferto per troppo tempo&#8221;<br \/>\nL&#8217;Unicef ha attualmente bisogno di 682 milioni di dollari per mantenere questi programmi salvavita, ma i finanziamenti sono limitati. &#8220;L&#8217;unica soluzione alla crisi in Siria \u00e8 attraverso la diplomazia&#8221; &#8211; ha detto Chaiban \u2013 \u201cL&#8217;assistenza umanitaria non porr\u00e0 fine alla guerra, ma aiuter\u00e0 a mantenere in vita i bambini. Contiamo sul generoso sostegno dei nostri donatori per continuare a sostenere i bambini siriani, nonostante tutte le altre crisi che si stanno verificando nella regione e nel mondo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Epicentro Idlib<\/strong><br \/>\nA causa dell\u2019escalation del conflitto a Idlib &#8211; citt\u00e0 della Siria occidentale, vicina al confine con la Turchia &#8211;\u00a0quasi 1 milione di persone, di cui pi\u00f9 della met\u00e0 bambini, sono state costrette a fuggire dalle loro case, abbandonando pi\u00f9 del 45% del territorio del governatorato. Aree in cui un terzo delle abitazioni e delle infrastrutture civili sono state distrutte o gravemente danneggiate, rendendo cos\u00ec impossibile, in futuro, il ritorno a casa dei profughi. Intere famiglie, per sfuggire alle violenze, si sono riversate nei campi profughi a Nord di Idlib, che ad oggi risultano pi\u00f9 che raddoppiati rispetto al 2017, in termini di dimensioni e di sovraffollamento. In questi campi, le famiglie vivono in condizioni terribilmente precarie, in aree prima destinate ad attivit\u00e0 agricole. \u00c8 lo scenario devastante e desolante che emerge da una inedita analisi delle immagini satellitari di Idlib, prima e dopo il conflitto, diffusa da\u00a0Save the Children \u2013 l\u2019Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro \u2013 Harvard Humanitarian Iniziative e World Vision; immagini rese pubbliche alla vigilia del nono anniversario dell\u2019inizio del conflitto in Siria, che cade oggi, 15 marzo.<br \/>\nI bambini \u2013 sottolineano nell\u2019analisi le Organizzazioni \u2013 sono le prime vittime dell\u2019escalation\u00a0del conflitto in corso a Idlib, la peggiore crisi umanitaria nella Siria nord-occidentale in questi nove anni. Solo lo scorso gennaio, almeno 77 bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti nel nord-ovest del Paese e poche settimane fa, il 25 febbraio, 10 scuole e asili sono stati bombardati a Idlib provocando la morte di 9 bambini e il ferimento di altre decine. Numeri che raccontano la morte e la distruzione in corso a Idlib e a cui si aggiungono i circa 280mila bambini in et\u00e0 scolare nella zona la cui possibilit\u00e0 di studiare e andare a scuola \u00e8 gravemente pregiudicata\u201c. I bombardamenti implacabili hanno praticamente svuotato gran parte di Idlib nel giro di poche settimane, con conseguenze catastrofiche per centinaia di migliaia di bambini e di donne. Mezzo milione di bambini sono stipati in campi e rifugi di fortuna al confine con la Turchia senza accesso a beni essenziali e alla possibilit\u00e0 di condurre una vita dignitosa: non hanno un luogo caldo dove dormire, n\u00e9 acqua pulita, n\u00e9 cibo nutriente e non possono neanche studiare. Le famiglie sono ormai arrivate al limite e i nostri partner sul campo devono confrontarsi ogni giorno con gli enormi bisogni della popolazione. Senza una vera de-escalation, il decimo anno del conflitto in Siria rischia di essere uno dei pi\u00f9 sanguinosi. Il mondo non pu\u00f2 continuare a restare a guardare e aspettare mentre i bambini vengono uccisi, feriti e sono costretti a fuggire&#8221;, dichiara Sonia Khush, direttrice di Save the Children in Siria.<\/p>\n<p><strong>Tragico bilancio<\/strong><br \/>\nA nove anni dall\u2019inizio del conflitto in Siria, che risale al 15 marzo 2011, la crisi umanitaria &#8211; aggravatasi da dicembre &#8211; rimane pi\u00f9 che mai grave. Dal 1\u00b0 dicembre 2019, pi\u00f9 di 961mila persone sono sfollate nel nord-ovest del Paese, di cui 950mila scappate da Idlib e Aleppo: la maggior parte di loro sono donne e bambini, costretti a dormire all\u2019aperto in bal\u00eca delle temperature rigide perch\u00e9 i campi hanno raggiunto la loro massima capienza. Oggi, quella siriana \u00e8 la popolazione rifugiata di dimensioni pi\u00f9 vaste su scala mondiale. Una situazione su cui l\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) lancia l\u2019allarme, diffondendo anche un appello per le donazioni destinate a supportare le attivit\u00e0 di soccorso della popolazione civile stremata dal conflitto, dagli stenti e dall\u2019inverno. Ad oggi, fa sapere l\u2019Unhcr, l\u2019intervento umanitario \u00e8 stato finanziato solo per il 9%\u0003<br \/>\nOltre un milione di sfollati entro poche settimane \u0003La maggior parte delle persone sfollate nel nord-ovest della Siria, spiega l\u2019Unhcr, si trova ora nei governatorati del nord di Idlib e Aleppo, aggravando una situazione umanitaria gi\u00e0 allo stremo. Infatti i recenti spostamenti di massa superano l\u2019attuale capacit\u00e0 di risposta, e a causa dei combattimenti il numero degli sfollati interni cresce di ora in ora: si calcola che arriver\u00e0 a 1,1 milioni di persone entro poche settimane. I combattimenti stanno avanzando verso aree densamente abitate, aumentando l&#8217;impatto del conflitto sui civili, e rapporti recenti indicano un aumento degli attacchi aerei e bombardamenti che hanno coinvolto scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, causando un alto numero di vittime. Per rispondere attivamente anche ai bisogni dei nuovi sfollati, i partner che fanno parte con Unhcr del cluster di protezione stanno identificando le terre pi\u00f9 adatte ad estendere i campi<\/p>\n<p><strong>I numeri dell\u2019assistenza\u00a0<\/strong><br \/>\nAd aggravare la situazione sono anche le rigide temperature invernali. Al 31 gennaio 2020 l&#8217;Unhcr, insieme ai suoi partner, ha fornito kit per l&#8217;inverno a circa 50mila persone (10mila famiglie). Tra il 24 febbraio e il 1\u00b0 marzo nel governatorato di Idlib sono stati distribuiti kit di emergenza a 5.830 persone. Altre 7.854 persone colpite dal conflitto hanno ricevuto 1.309 tende nei governatorati di Idlib e Aleppo. Inoltre, il 25 e 26 febbraio sono state effettuate due spedizioni tra Turchia e Siria nord- occidentale, trasportando 3.500 kit di emergenza e 900 tende destinate a 22.900 persone di recente sfollate. In totale, 21 camion sono stati utilizzati per effettuare le spedizioni. La situazione dei rifugiati e i Paesi che li accolgono Negli ultimi nove anni, spiega ancora l\u2019Unhcr, i governi e le popolazioni di Turchia, Libano, Giordania, Iraq, Egitto, nonch\u00e9 di alcuni Paesi al di fuori della regione, hanno assicurato ai siriani protezione e sicurezza aprendo loro scuole, ospedali e le proprie case. Nonostante la maggior parte dei rifugiati presenti nei Paesi limitrofi viva al di sotto della soglia di povert\u00e0, fa tutto il possibile per guadagnarsi da vivere, investire in un futuro per s\u00e9 e per le proprie famiglie e contribuire\u00a0alle economie dei Paesi che li accolgono. Allo stesso tempo, in altre aree del Paese, numerose famiglie e comunit\u00e0 cercano di ricostruire le proprie vite e andare avanti, nonostante la diffusa carenza di servizi, la distruzione delle propriet\u00e0 e le difficolt\u00e0 economiche.\u00a0Ma alcune comunit\u00e0 di accoglienza, ad esempio in Libano, devono far fronte a ristrettezze economiche, e la carenza di aiuti e l\u2019accesso limitato a servizi sanitari e istruzione generano un aumento dei costi giornalieri e rischiano di spingere le famiglie rifugiate in una spirale di vulnerabilit\u00e0. Per la disperazione, alcuni rifugiati sono costretti a ritirare i propri figli da scuola per farli lavorare e contribuire al sostegno della famiglia. Altri riducono il numero di pasti giornalieri. Esposti a sfruttamento e abusi, altri ancora si danno alla prostituzione, contraggono matrimoni precoci o cadono vittime di lavoro minorile.<br \/>\nNessuno dica: non sapevamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A nove anni dall\u2019inizio della guerra, una tragedia umanitaria rischia di trasformarsi in una catastrofe sanitaria. Ma la cooperazione resta in campo. 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