Nove milioni di euro per l’Etiopia da parte della Cooperazione italiana

Il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale italiano ha approvato quattro iniziative in favore dell'Etiopia, per un totale di nove milioni di euro. Per rispondere al problema della siccità, che ha provocato una condizione di insicurezza alimentare acuta per 50 milioni di persone nel Corno d’Africa, la Cooperazione italiana metterà a disposizione delle organizzazioni della società civile tre milioni per realizzare progetti nelle regioni meridionali del Paese. Altri due milioni di euro andranno a sostenere gli interventi del Programma alimentare mondiale (Pam), per favorire una risposta efficace alla riabilitazione nutrizionale e prevenire la mortalità infantile. Il programma sarà realizzato nelle regioni Tigray, appena possibile, Amara e Afar, le più fragili in termini di bisogni.

Nel nord del Paese il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), per ridurre le disuguaglianze e contrastare lo sfruttamento e gli abusi sessuali, agirà in favore della protezione di quasi 50mila donne e ragazze, in particolare di sfollati interni e di ritorno nel nord dell’Etiopia, attraverso un contributo di due milioni di euro. L’Etiopia beneficerà poi di altri due milioni di euro, destinati alle regioni di Gambella e Benishangul-Gumuz, per dare supporto alle persone costrette a fuggire dalla situazione di conflitto.

Etiopia agricoltrice

Il direttore di Aics Maestripieri racconta i progetti di tutela del patrimonio culturale al Festival della Letteratura di Viaggio

La cultura è un ambito importante di intervento della Cooperazione italiana. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, rappresentano validi strumenti di sviluppo socioeconomico delle comunità locali, anche nell’ottica di un turismo sostenibile. Lo ha ricordato il direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), Luca Maestripieri, intervenuto in un panel dal titolo “Incontro Viaggio, cooperazione, diplomazia culturale”, all’interno del Festival della Letteratura di Viaggio che si è tenuto a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2022.

All'evento hanno partecipato anche Paolo Sabbatini, della Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Azedine Beschaouch, epigrafista, archeologo e storico tunisino, responsabile del progetto di restauro di Angkor Wat, in collegamento, e l’esperta di cooperazione e autrice Paola Boncompagni.

Fino dalla sua apertura, l’Agenzia ha investito nel settore culturale erogando in totale 70 milioni di euro, ha ricordato Maestripieri durante la tavola rotonda, per poi passare a raccontare alcuni tra i progetti di tutela del patrimonio culturale che Aics ha finanziato in questi anni. In Libano, per esempio, sono state restaurate le pitture murali che ricoprono la Tomba di Tiro, presso il museo nazionale di Beirut e il Tempio di Giove, così come è restaurato e riqualificato l’antico di serraglio di Baalbek. In Egitto l'Agenzia ha finanziato la creazione di aree protette e l'istituzione di un museo dei Fossili, mentre  in Vietnam ha contribuito a restaurare e valorizzare i monumenti del sito di My Son e in Myanmar ha sostenuto la candidatura della valle dei templi di Bagan a patrimonio Unesco. L'Aics è attiva anche nella tutela del sito di Petra e della città di Jerash, in Giordania, e ha in corso due importanti iniziative simili in Albania: la prima per il sito archeologico di Antigonea e l'antico villaggio di Benje, la seconda per il nuovo parco archeologico di Bylis.

Più in generale Maestripieri ha evidenziato la forte presenza in tutto il mondo dell’Agenzia che dirige, con le sue 18 sedi estere. Il direttore ha poi parlato in particolare degli interventi dell’Aics nei paesi prioritari per la cooperazione. Interventi guidati, ha ribadito il direttore, dai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che fissano un traguardo difficile quanto ambizioso.

Il direttore Luca Maestripieri al Festival della Letteratura di Viaggio 2022
Il panel al quale ha partecipato il direttore Luca Maestripieri durante il Festival della Letteratura di Viaggio 2022

Il direttore Aics Maestripieri all’apertura della prima conferenza sul clima nel Mediterraneo

 


"L’area del Mediterrano rappresenta un’area strategica in fatto di emergenze umanitarie e insorgenze ambientali a cui dare risposte. Davanti al cambiamento climatico però non esistono Paesi ricchi e Paesi poveri, attorno al Mediterraneo i Paesi hanno problemi analoghi da affrontare insieme".

È intervenuto così Luca Maestripieri, direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), all'evento inaugurale di Mare Climaticum Nostrum, l’iniziativa sul climate change e le sue conseguenze nel bacino del Mediterraneo co-promossa da Aics, Protezione civile, Fondazione Ewa e dal Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) in corso a Firenze dal 5 all'8 ottobre.

"La sfida ai cambiamenti climatici è un elemento centrale della nostra azione ed è coerente con il lavoro che stiamo portando avanti in tanti Paesi del mondo sul piano della cooperazione allo sviluppo” ha osservato il direttore di Aics. "Come agenzia pubblica vogliamo lavorare con le altre istituzioni e le eccellenze nazionali per rispondere a questa sfida in tutti i Paesi dove operiamo" ha aggiunto.

Il climate change "non è più un lontano grido di allarme ma è diventato acqua che scarseggia, la desertificazione che avanza nelle regioni meridionali, eventi atmosferici catastrofici, il peggioramento della sicurezza alimentare per milioni di persone" ha scritto invece Emilio Ciarlo, responsabile dei rapporti istituzionali e della comunicazione per l’Aics, in apertura del Rapporto scientifico sugli impatti climatici a breve e a lunga scadenza nell’area Mediterranea, curato dal Centro euromediterraneo di Lecce e presentato a Firenze.

"Per qualche anno abbiamo pensato che la difesa dei mari significasse la tutela degli oceani, la preoccupazione per le isole del Pacifico minacciate dall’innalzarsi del livello dell’acqua o i pericoli per la barriera corallina. Pericoli, reali e gravissimi ma che ora sono molto più vicini" ha aggiunto Emilio Ciarlo, "Il Mediterraneo è uno dei mari che più soffrirà per i cambiamenti climatici e le popolazioni lungo le sue sponde devono rapidamente iniziare a reagire. Insieme".

Il direttore Maestripieri ha spiegato poi che l’esperienza italiana nel monitoraggio ambientale può essere messa a servizio della cooperazione allo sviluppo ma allo stesso modo "le esperienze di successo della nostra cooperazione possono fungere da lezioni apprese per la pianificazione ambientale ed ecologica sul nostro territorio” ha detto. Dopo aver ricordato l'azione dell'Agenzia nei Paesi del bacino del Mediterraneo e i progetti in corso, Maestripieri ha anche posto l'accento sul problema della migrazione dovuta alle mutazioni climatiche, ricordando che Aics è impegnata a fornire alternative economiche a chi fugge da contesti invivibili.

"La geografia della cooperazione deve intersecarsi con la geografia dei cambiamenti climatici. Con azioni puntuali possiamo dare risposte sia in termini di mitigazione che di adattamento" ha concluso il direttore.

Per i saluti istituzionali che hanno aperto la manifestazione sono intervenuti capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, di Antonio Mazzeo, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana,  e di Andrea Clerici, della Banca Europea degli Investimenti. L'evento mattutino è stato moderato da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e il lavori sono stati introdotti, oltre che dal direttore di Aics, da Erasmo D’Angelis, presidente di Ewa Foundation. Il rapporto sui cambiamenti climatici nel Mediterraneo è stato presentato da Antonio Navarra, presidente del Cmcc.

A seguire si è tenuta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Francesco Rutelli, in rappresentanza della Fondazione Centro Futuro Sostenibile, Amel M. Azab, Sdg Climate Facility Project Coordinator per l'Arab Water Council, Laura Lega, a capo del dipartimento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il presidente di Ispra Stefano Laporta, Paolo Esposito, direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale, e Carlo Cacciamani, direttore dell'Agenzia ItaliaMeteo.



Roma, 25 settembre 2022 


Mare Climaticum Nostrum: Prima conferenza mediterranea sugli effetti del clima e azioni di mitigazione e adattamento

“Il Mediterraneo come hot spot dei cambiamenti climatici non ha una sponda nord e una sponda sud. Tutti i Paesi sono accomunati dalle sfide che la cooperazione allo sviluppo dovrà ancor affrontare”

È uno dei messaggi principali che il direttore dell’Agenzia per la Cooperazione ha inteso lanciare nella conferenza di presentazione di “Mare climaticum nostrum”, l’iniziativa sul climate change e le sue conseguenze nel bacino del Mediterraneo co-promossa da Aics, Protezione civile, Fondazione Ewa e dal Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici. I tre giorni di lavoro si aprono a Firenze il 5 ottobre alla Fortezza da Basso con un parterre di esperti, politici, esponenti di governi e organizzazioni internazionali di tutto il Mediterraneo.....continua a leggere 

Mare Climaticum Nostrum - Prima Giornata della Conferenza sul Mediterraneo, Fortezza da Basso, Firenze
Mare Climaticum Nostrum - Prima Giornta dei Lavori, Fortezza da Basso, Firenze
Mare Climaticum Nostrum - Prima Giornata della Conferenza sul Mediterraneo, Fortezza da Basso, Firenze

 

A Procida, capitale della cultura 2022, l’evento conclusivo del “Partenariato per la Conoscenza”

Si è tenuto a Procida, capitale italiana della cultura 2022, l’incontro conclusivo del progetto "Partnership for Knowledge" (Pfk), un'iniziativa di alta formazione universitaria promossa dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Il progetto ha offerto borse di studio di laurea magistrale e dottorati di ricerca in 23 università italiane a studenti provenienti da Paesi prioritari per la nostra cooperazione.

L'evento finale del partenariato si è svolto dal 6 all'8 ottobre presso il Conservatorio delle Orfane sull'isola campana. Qui gli atenei italiani aderenti al partenariato hanno organizzato un momento di riflessione legato alla cultura italiana, attraverso quattro lectio magistralis che hanno riguardato le altrettante piattaforme tematiche al centro del progetto.

Per la prima piattaforma, Sviluppo rurale e gestione del territorio, è intervenuto il professor Bruno Vecchio dell'Università di Firenze con un approfondimento dal titolo "The Italian landscape: an interpretative model". Per la piattaforma 2, sui temi della Sanità e Wash, il professor Gianbattista Parigi (Università di Pavia) ha presentato il suo intervento, "From valetudinariato Cnao: a glimpse over twenty centuries of Medicine in Italy". Domenico Brunetto (Politecnico di Milano) ha invece affrontato il tema "Mathematics for social integration", nell'ambito della terza piattaforma temactica: Energia sostenibile, ambiente e innovazione industriale. Infine, la professoressa Sara Bossi (Università La Sapienza), a proposito del Patrimonio culturale e turismo sostenibile, ha illustrato la propria metodologia "Managing and Sharing Cultural Heritage: the Atlas of Ancient Rome and the Atlas of Ancient Latium".

I borsisti appartenenti alle quattro piattaforme tematiche del programma, hanno inoltre potuto confrontarsi sul loro percorso accademico, sulla loro permanenza in Italia e in particolare su come intendono fare tesoro dell’esperienza offerta dal partenariato per la conoscenza per avere un impatto positivo sul loro paese di provenienza. L’incontro è stato anche un'opportunità per conoscersi meglio e rafforzare la rete di alumni che ha preso parte al progetto.

I borsisti che hanno beneficiato del partenariato per la conoscenza a Procida
Un'istantanea dalla due giorni conclusiva del partenariato per la conoscenza

Aics presenta a Diplomacy gli esisti dell’esperienza dei Cooperation Lab

Al Festival della Diplomazia in corso a Roma l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha dedicato il pomeriggio del 24 ottobre alla presentazione degli esiti della sperimentazione dei suoi Cooperation Lab, un’esperienza multistakeholder per favorire il processo di programmazione partecipativa della Cooperazione italiana. I Cooperation Lab sono nati nel dicembre 2020 all’interno del progetto Sviluppa, finanziato dall’Agenzia per la coesione territoriale, che si pone l’obiettivo di potenziare la capacità organizzativa della cooperazione. Tra gli strumenti in via di implementazione c’è anche la piattaforma Sistake.

Come ha affermato il direttore Aics, Luca Maestripieri, in apertura dell’incontro che si è tenuto alla Centrale Montemartini, “i tavoli tematici dei Cooperation Lab hanno permesso un dialogo strutturato tra i diversi attori per intercettare al meglio le necessità dei Paesi partner. Essi sono uno strumento operativo per favorire una partecipazione multiattoriale alla Cooperazione italiana”. L’obiettivo finale è instaurare un dialogo per individuare meglio le esigenze dei Paesi in cui Aics opera e le risposte da fornire. Queste sono tematiche centrali, ha continuato il direttore, “perché il concetto di partenariato è fondamentale nell’Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile”.

Maestripieri ha poi ricordato che l’Aics e la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) sono entrambe impegnate a coordinare rispettivamente due tavoli indetti dallo stesso ministero degli Esteri su co-progettazione e co-programmazione. “Questo è un punto di partenza non di arrivo”, ha detto.

Al panel, moderato da Emilio Ciarlo, responsabile per le relazioni esterne e la comunicazione di Aics, ha partecipato anche Gianluca Cecchet, coordinatore di Cooperation Lab. Cecchet ha spiegato che il tentativo è stato quello di coinvolgere, tematicamente, tanti attori diversi, tra cui i privati, con il supporto delle sedi estere dell’Agenzia. “Abbiamo cercato di far dialogare questi soggetti e la risposta è stata interessante" ha detto. Questa riposta è poi stata messa a sistema e fornirà ora una base su cui lavorare per perfezionare questo strumento, ha spiegato ancora Cecchet.

Del framework legislativo in cui si possono inserire i Cooperation Lab ha parlato invece l’avvocato Dario De Blasi, consulente dell’Agenzia, esponendo le criticità e le possibili soluzioni individuate. Infine, Antonio Ragonesi, membro del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo e capo dell’Area relazioni internazionali dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) ha parlato dei partenariati territoriali e ha proposto questa esperienza come modello di cooperazione tra soggetti di diversa dimensione.

Tutela del patrimonio culturale e cooperazione, una conferenza a Firenze il 10 e l’11 novembre

Il 10 e l'11 novembre 2022, presso l'Aula magna di Palazzo Fenzi, a Firenze, si terrà la conferenza internazionale Cultural Heritage in Fragile Contexts. Development Cooperation in Afghanistan and Neighboring Contexts, organizzata dall’Università di Firenze (Unifi) con il patrocinio dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e il supporto della sede di Aics di Islamabad e dell’Ufficio III - Opportunità e Sviluppo economico della sede centrale di Roma.

L'evento avrà al centro la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nei contesti fragili dove opera la Cooperazione italiana. Saranno presenti anche molte università italiane e organismi internazionali, tra cui l’Unesco.

Durante i due giorni di lavori, per l'Agenzia interverrà il Vicedirettore tecnico Leonardo Carmenati, oltre ai rappresentanti dell'Uffcio III e a quelli delle sedi estere di Islamabad, Amman e Beirut. Le conclusioni finali saranno affidate, tra gli altri, a Emilio Ciarlo, responsabile per le relazioni esterne e la comunicazione di Aics.

Alla conferenza si potrà partecipare anche da remoto, registrandosi attraverso i link evidenziati qui di seguito alla prima e alla seconda giornata.

-> Scarica il programma.

Mozambico, 45 anni di cooperazione tra l’Italia e l’Università Eduardo Mondlane

Non solo solennità per la cerimonia di celebrazione dei 45 anni di cooperazione università tra l’Università Eduardo Mondlane di Maputo e l’Italia che si è tenuta il 25 novembre 2022 in Mozambico. Durante l'occasione ci sono stati anche momenti di grande umanità soprattutto in ricordo dei molti professori italiani e mozambicani, alcuni dei quali già scomparsi, che durante questi lunghi anni hanno lavorato fianco a fianco per la più antica e prestigiosa università del Paese.

“Una storia di amicizia e di fiducia reciproca”, l’ha definita l’ambasciatore d’Italia a Maputo, Gianni Bardini, sottolineando come l’Italia sia stato il primo Paese della comunità internazionale a cooperare con l’Università Eduardo Mondlane, il giorno dopo l’indipendenza dello Stato africano nel 1975. Era naturale, ha detto l’ambasciatore, anche per i legami di forte amicizia che erano nati tra le persone durante la lotta d’indipendenza. E sono state molte le università italiane che hanno stretto rapporti di cooperazione con la Uem durante questo lungo periodo, ha detto il Magnifico rettore Manuel Guilherme Junior, ricordando gli oltre 70 accordi che la Uem ha siglato con atenei italiani.

Dal 2016, anno della sua creazione, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) ha visto nell’educazione superiore uno dei pilastri fondanti della propria strategia di lotta alla povertà e crescita sostenibile, oggi completamente rispecchiata all’interno dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

“In questo patrimonio di eredità globale, per quanto concerne il Mozambico entra a pieno titolo la partnership con l’Università Eduardo Mondlane”. Queste le parole del direttore di Aics, Luca Maestripieri, nel suo saluto ai partecipanti alla cerimonia, aperta dal ministro della Scienza e Tecnologia e dell’Istruzione Superiore del Mozambico (Mctes), Daniel Daniel Nivagara. Il ministro, dopo aver fatto un’analisi storica delle relazioni di cooperazione, ha passato in rassegna le iniziative di cooperazione operanti nei settori tutelati dal suo ministero e implementati d’intesa con la Uem, come il Programma Rino (Risorse, Innovazione e Sviluppo per le aree di conservazione”; il programma di sostegno alla Uem per la Riforma Accademica, Innovazione Tecnologica e Investigazione Scientifica; e il progetto Ict4Dev che rientra nelle linee progettuali di supporto alla Trasformazione Digitale del Mozambico sviluppate dal Mctes e Aics con i programma Govnet Plus e Digit (Operazionalizzazione dei Poli Tenoclogici di Eccelleza Digitale).

Il titolare di sede presso Aics Maputo, Paolo Enrico Sertoli, ha sottolineato come in termini di prospettive il proseguimento di questo partenariato di lungo corso dovrà continuare ad incentrarsi sull’incremento di processi che riguardano l’efficienza interna e le capacità di coordinamento, indirizzo, controllo e valutazione degli organi centrali dell’Uem; la qualità dell’offerta formativa nelle aree disciplinari e scientifiche; le capacità di ricerca scientifica di livello internazionale applicata allo sviluppo socioeconomico e territoriale del Mozambico.

L’architetto Luís Lage ha ricordato la creazione della Facoltà di Architettura, con il supporto con “il supporto umano, tecnico e materiale” della Università La Sapienza di Roma, attraverso gli architetti Salvatore Dierna, direttore del dipartimento di Architettura e tecnologia, e Mario Docci, direttore del dipartimento post-laurea di Analisi e rilievi di architettura, e di come sia stato “un privilegio” avere circa 30 docenti italiani che, in base alla loro disponibilità in Italia, hanno garantito il regolare funzionamento della Facoltà attraverso un sistema didattico modulare. “La facoltà di Architettura e pianificazione fisica deve essere stata in un certo senso la pioniera della Uem nei progetti di mobilità internazionale per l'insegnamento e l'insegnamento per moduli”, ha ricordato Luís Lage. Come ha sempre detto il grande mentore della Facoltà di Architettura, José Forjaz: “Senza l’Italia non ci sarebbe questa facoltà; senza l’Italia non potrebbe continuare ad esistere...”.

L'intervento del direttore di Aics, Luca Maestripieri.
L'ambasciatore d'Italia Gianni Bardini.
Il titolare di sede di Aics Maputo, Paolo Enrico Sertoli.

Albania, con la “fionda della gentilezza” la cooperazione contrasta la violenza di genere

Il 25 novembre 1960, Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, tre attiviste per i diritti umani, sono state uccise a bastonate e gettate in fondo a un dirupo dalla polizia segreta di Rafael Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana. Dal 1981, gli attivisti per i diritti delle donne hanno osservato il 25 novembre come giornata contro la violenza di genere. Il 20 dicembre 1993, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne con la risoluzione 48/104. Il 7 febbraio 2000, l'Assemblea Generale ha adottato la risoluzione 54/134, che ha designato ufficialmente il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Con questa risoluzione, governi, organizzazioni internazionali e non governative sono state invitate a unirsi per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, ogni anno, in questo giorno.

Ora, seguite le date. 1960, tre brutali omicidi. 1981, la società civile inizia a protestare. 1993, le Nazioni Unite adottano una dichiarazione. 2000, le Nazioni Unite adottano una risoluzione. Il 25 novembre 2022, la comunità internazionale di tutto il mondo celebra una nuova Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Ripensate al 25 novembre 1960. Osservate la data sul vostro cellulare. Andiamo, fa gelare il sangue. Ogni singolo giorno dovrebbe essere dichiarato Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Di cosa disponiamo realmente per eliminare la violenza?

Certamente la magistratura e le forze di polizia hanno un ruolo importante. E il lavoro che stanno svolgendo in molti Paesi – purtroppo non in tutti – è insostituibile, dal primo intervento alla protezione delle vittime. Le leggi sono diventate più severe. Ma tutto questo interviene dopo la violenza. È necessaria la prevenzione, un cambiamento culturale radicale e sostenibile che si basi su un principio molto semplice: le donne non sono il problema, sono gli uomini il problema.

Può la gentilezza sconfiggere la violenza?

Sembra una domanda ingenua, infantile. No? Riuscite a vederlo il sorriso inquietante sul volto di qualche maschio violento? Io sì. Se guardiamo i telegiornali, sembrerebbe impossibile. La violenza è il marchio della globalizzazione. Ogni campagna di sensibilizzazione rischia di essere trasformata dai dati in uno spettacolo inutile.

Si può sconfiggere la violenza senza l'intervento di una forza più grande? No. Anche Davide aveva almeno una fionda contro Golia. Le leggi, le magistrature e le forze di polizia sono un deterrente serio. Eppure, il gigante della violenza è ancora lì. Appena Golia è sconfitto, un nuovo Golia prende il suo posto. Anno dopo anno, la violenza contro le donne continua a essere un'emergenza mondiale.

Allo stesso tempo, la gentilezza è ancora viva. È la gentilezza dei tanti operatori che lavorano ogni giorno per prevenire gli abusi, prendersi cura delle vittime e contribuire incessantemente al reinserimento sociale ed economico delle donne abusate. È un rifugio di speranza invincibile, da cui prendere esempio. La recente iniziativa di tante donne nel mondo di tagliarsi una ciocca di capelli, in protesta pacifica per l'uccisione di Masha Amini, è un sasso gentile contro la violenza dei poliziotti iraniani. Basta questo? No, non basta. Ma è la strada da seguire. Un impegno per tutti i giorni, non per una volta ogni anno.

La sostenibilità della gentilezza dipende dalla scelta individuale di ognuno. Il ragazzo gentile Davide deve crescere, più alto e più forte di Golia. Uno più uno, persona dopo persona, le comunità possono isolare la violenza e affermare il rispetto dei diritti umani, la convivenza e il dialogo fra singoli e fra Paesi. Ogni iniziativa di cooperazione è un investimento in gentilezza. Più siamo, più cresce il numero delle persone che voltano le spalle alla violenza e all'indifferenza, più si avvicinerà il giorno in cui non dovremo celebrare la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Solo quel giorno il sacrificio di Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal non sarà stato vano. Sembra impossibile. Ma non c'è altra strada percorribile. È l'unica vera fionda che abbiamo: la sostenibilità della gentilezza.

 

Questo articolo, a firma di Ernesto Spinelli, responsabile comunicazione dell’Aics nei Balcani Occidentali è stato pubblicato sul quotidiano albanese Albanian Daily News il 25 novembre 2022 per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle Ddnne con il titolo he "Slingshot of kindness".

Locandina parte della campagna "I'll be with you" promossa da Aics nei Balcani Occidentali

Locandina parte della campagna "I'll be with you" lanciata a settembre da Aics nei Balcani Occidentali. La campagna mira a promuovere l’impegno italiano di cooperazione nella lotta alla violenza di genere e l’empowerment femminile in tutti i settori della società. In 15 di anni di attività la Cooperazione italiana ha dato sostegno a 3 rifugi contro i maltrattamenti, con 10.000 donne aiutate e 2.500 reinserite con corsi di formazione, nuovi lavori e microimprese.

Niger, un approccio integrato per combattere la violenza di genere

In Niger, il Paese con il più alto tasso di natalità (6,2 bambini per donna) e di prevalenza di matrimoni precoci al mondo (76% delle ragazze si sposano prima dei 18 anni, e 28% prima dei 15 anni), le violenze basate sul genere (Vbg) sono un fenomeno fin troppo comune. Secondo uno studio del 2021 indetto dal ministero della Promozione della donna e della Protezione dell’infanzia, oltre il 38% delle donne nigerine è sopravvissute alla violenza.

Per affrontare questo problema, la strategia messa in campo dal governo e dai partner di sviluppo combina la protezione delle persone sopravvissute alla violenza, la sensibilizzazione delle comunità – a partire dalle donne stesse – sui diritti delle donne, e l’empowerment socio-economico di queste ultime. Tale approccio è sposato dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo Ssviluppo (Aics) nell’ambito del programma “Iniziativa di emergenza a favore delle popolazioni vulnerabili delle regioni di Tahoua e Tillabéry”. In queste regioni, la gestione delle problematiche legate alla violenza di genere è complicata dall’intensificarsi degli episodi di violenza armata e dall’aumento della popolazione sfollata che ha messo a dura prova il sistema sanitario. Secondo una valutazione dei bisogni condotta dalle Organizzazioni della società civile (Osc) di progetto, esistono pochi servizi specializzati nel trattamento sanitario, nelle cure psicosociali e nell’appoggio giuridico alle sopravvissute alla Vbg; il personale medico non è in possesso degli strumenti (kit Pep e altre forniture mediche), né delle competenze per assistere i casi di violenza di genere. Ciò si aggiunge a problemi preesistenti quale la stigmatizzazione delle Vbg e la normalizzazione (radicata nella superstruttura religioso-tradizionale) dei matrimoni precoci e forzati, l’omertà da parte delle sopravvissute stesse, la prevalenza di sistemi extragiudiziali di risoluzione del problema (spesso incarnata in strutture patriarcali quali il capo villaggio o il consiglio degli anziani). Tutto ciò scoraggia le donne sopravvissute alla Vbg a rivolgersi ai centri di salute per chiedere aiuto.

In questo difficile contesto, l’Osc Intersosinsieme a Cisp e Cbm – interviene attraverso una serie di azioni per rafforzare le capacità degli agenti di salute, assistere ai bisogni delle sopravvissute e sensibilizzare le comunità. Il meccanismo di risposta più efficace si è rivelato essere la riabilitazione di spazi sicuri e conviviali, che permettono alle sopravvissute di accedere con sicurezza all’informazione e di sviluppare una rete di supporto per contrastare i meccanismi di esclusione e stigmatizzazione che spesso fanno seguito alle Vbg. “Grazie al lavoro di sensibilizzazione delle comunità e delle donne sopravvissute alla violenza, vediamo che le donne cominciano a prendere coscienza del problema e denunciare i casi di violenza” spiega l’agente di salute Fati Youra Saga. Si tratta di un importante lavoro di squadra, “insieme possiamo salvare delle vite”.

In parallelo, il progetto “Donne in Azione”, implementato da Acra in partenariato con Cisv Onlus e Mooriben, risponde all’aumentata richiesta di accesso al cibo, rafforzando la ownership delle donne nei processi di produzione alimentare. “L’approccio integrato” spiega la nutrizionista di progetto “permette di aumentare l’autonomia delle donne e, al contempo, garantire un’adeguata nutrizione al proprio nucleo famigliare”. Tra le attività, il progetto prevede la distribuzione di kit agricoli composti da materiale per la produzione, sementi e bestiame per 400 donne vulnerabili. Come testimonia una beneficiaria anonima di progetto, “grazie ai kit agricoli distribuiti, possiamo godere dei frutti del nostro lavoro in campagna, in particolare durante le stagioni più difficili”.

Attraverso queste iniziative, la Cooperazione italiana sta aiutando le comunità target e oltre 12.000 donne nella prevenzione delle Vbg, l’assistenza diretta a sopravvissute alla violenze ed il supporto all’empowerment socio-economica di donne vulnerabili.

Crediti: Intersos
Campagna di sensibilizzazione. Crediti: Intersos
Distribuzione di kit agricoli. Crediti: Acra

Aics lancia in Kenya un’iniziativa da 1 milione di euro contro la siccità

Nella mattinata del 30 novembre l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e la Contea di West Pokot, in Kenya, hanno dato ufficialmente il via all’iniziativa "Ripristino ambientale nel bacino fluviale del fiume Wei Wei nella torre d’acqua di Cherangani". La cerimonia di lancio si è svolta nel villaggio di Tamkal alla presenza di Giovanni Grandi, titolare della sede Aics di Nairobi, e Robert Komolle, vice governatore della Contea di West Pokot.

Le aree aride e semi aride del Kenya sono profondamente colpite dalla siccità e dagli effetti del cambiamento climatico. La Cooperazione italiana in collaborazione con le autorità nazionali e l’Autorità di sviluppo della Kerio Valley (Kvda) è storicamente impegnata in programmi volti a promuovere l’agricoltura sostenibile e l’irrigazione nell’area semi arida di Sigor: tra il 1986 e il 2019, circa 700 ettari di perimetri irrigui sono stati realizzati attraverso tre diverse iniziative di cooperazione, sia a credito che a dono.

Con un finanziamento di 1 milione di euro, questa nuova iniziativa intende intervenire per il ripristino ambientale delle aree più degradate che si estendono tra il Monte Korellach e il fiume WeiWei attraverso l’introduzione di tecniche di conservazione dei terreni e delle acque, incluse pratiche agricole rigenerative. L’iniziativa è realizzata attraverso Ars Progetti, società di consulenza italiana specializzata nel settore dell’agricoltura, con il supporto del governo della Contea di West Pokot.

Le attività previste includono l’introduzione di strutture di controllo dell’erosione dei suoli, la riabilitazione di calanchi (solchi di erosione), l’introduzione di terrazzamenti e pratiche per la riforestazione. A queste si accompagnano il supporto alle comunità rurali residenti nell’area tramite la promozione di attività generatrici di reddito e il miglioramento dell’accesso all’acqua potabile.

Come ha affermato Giovanni Grandi, titolare di Aics Nairobi, “questa iniziativa rappresenta un passo avanti nella cooperazione tra Italia e Kenya verso la sostenibilità e la resilienza contro il cambiamento climatico. Con oltre 30 anni di esperienza e iniziative nel settore del ripristino ambientale a West Pokot, siamo sicuri che questo contributo migliorerà la situazione socio-economica nella Contea’’.

Da parte sua Robert Komolle, vice Ggvernatore della Contea di West Pokot, ha accolto con entusiasmo la nuova iniziativa, ricordando il rapporto di lunga data con l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e sottolineando che “il governo della Contea di West Pokot continuerà a sostenere gli sforzi di sviluppo della Torre d’Acqua di Cherangani, fondamentali per un futuro sicuro e migliore per le comunità residenti nei pressi del fiume Wei Wei”.

Il titolare di Sede di Aics Nairobi Giovanni Grandi e S.E. Robert Komolle, Deputy Governor of West Pokot County durante l’evento di lancio dell’iniziativa “Ripristino ambientale nel bacino fluviale del fiume Wei Wei nella torre d’acqua di Cherangani” finanziata da Aics © Martina Bolognesi
Il Titolare di Sede di Aics Nairobi Giovanni Grandi e l’On. Litole Lucky Jemutai, West Pokot County Executive Committee Member for Water, Environment, Natural Resources And Climate Change con alcuni membri della comunità di Sigor. © Martina Bolognesi
Uno dei calanchi causati dall’erosione dell’acqua a Sigor, West Pokot. © Martina Bolognesi