Rafforzato il contributo italiano al Fondo contro l’AIDS: +30% nel triennio 2017-2019

Nella lotta all’Aids, alla malaria e alla tubercolosi, nulla è più incisivo di ragazze ben istruite e di comunità coinvolte nella loro interezza. Lo ha sottolineato oggi il direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics), Laura Frigenti, intervenendo alla conferenza sul “Contributo del Fondo globale alla salute mondiale nel quadro dell’Agenda 2030”, ospitata a Roma il 27 giugno scorso dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Proprio oggi l’Italia, attraverso il Sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova, ha annunciato un aumento del 30 per cento (da 100 a 130 milioni di euro) del contributo al Fondo globale per la lotta all’Aids, alla malaria e alla tubercolosi per il triennio 2017-2019. Si tratta, secondo Frigenti, di un “segnale importante” che conferma la tendenza positiva nell’aumento delle risorse alla cooperazione allo sviluppo. “Una delle ragioni per cui siamo così contenti del lavoro del fondo – ha spiegato - è l’attenzione alle minoranze e alle fasce più vulnerabili”.

Cinque sono, in particolare, gli aspetti da prendere in considerazione per amplificare la portata degli interventi in questo come in altri settori della cooperazione allo sviluppo. A partire dal fatto che le attività sono tanto più efficaci quanto più s’inquadrano in un sistema sanitario efficiente e funzionante. Fondamentale, anche, è preparare gli interventi con un approccio fortemente orientato all’uguaglianza di genere, così come coinvolgere e sostenere le comunità nella loro interezze. Ancora, in tema di lotta alle pandemie, è importante che le cure (spesso molto costose) si accompagnino a efficaci attività di prevenzione. Ma soprattutto, secondo Laura Frigenti, è necessario investire sull’educazione, perché “non esiste nulla di più incisivo nella lotta all’Aids di ragazze ben istruite”.

All’evento hanno partecipato anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, i Ministri della Salute di Burkina Faso e Sudan e Bill Gates, che con la Fondazione Bill & Melinda Gates è tra i principali sostenitori del Fondo. L’investimento dell’Italia sul Fondo globale (“di cui Roma è uno dei primi 10 contributori a livello mondiale) è “strategico e umanitario”, ha dichiarato il Ministro Lorenzin, secondo cui l a salute “non è solo un bene fondamentale dei popoli”, ma anche un “veicolo di pace”: “contribuendo alla costituzione di sistemi sanitari universali, possiamo aiutare a rafforzare le democrazie”. “Dove arrivano medici e medicine, arriva la speranza”, ha ricordato Lorenzin, secondo cui l’Italia può essere “più incisiva” nella propria azione grazie anche alla legge 125 sulla cooperazione. L’incontro odierno, secondo Lorenzin, è un “segnale importantissimo”.

Il nuovo impegno italiano di 130 milioni di euro sarà formalizzato in occasione della prossima Conferenza di ricostituzione del Fondo Globale, che sarà ospitata a Montreal dal governo canadese il 16 settembre prossimo. Il Fondo Globale è un partenariato innovativo ed efficiente che l’Italia sostiene con convinzione sin dalla sua creazione, avvenuta nell’ambito della Presidenza italiana del G8 nel 2001. In quindici anni di attività del Fondo, la Cooperazione italiana vi ha contribuito per oltre un miliardo di euro. Il Fondo Globale riunisce le energie di tutti quanti possano apportare un contributo per vincere questa grande sfida: dai governi – sia donatori che beneficiari – al settore privato, dalla società civile alle comunità delle persone colpite. Si stima che entro la fine del 2016 si potranno raggiungere 22 milioni di persone salvate attraverso l’intervento del Fondo, che lavora al tempo stesso per costruire sistemi sanitari solidi e sostenibili in grado di garantire la salute globale.

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Firenze – Giornata Mondiale del Rifugiato: “E’ il momento di un passo dall’accoglienza all’integrazione”

Un patto per l’accoglienza tra pubbliche amministrazioni di ogni livello per creare opportunità concrete di integrazione, all’insegna della reciprocità. Ovvero, superare la concezione dell’accoglienza come fornitura unilaterale di servizi essenziali per arrivare a stabilire con i migranti e i rifugiati una relazione virtuosa che produca azioni di pubblica utilità, a partire dall’assistenza sociale e dalla tutela del territorio. E’ la proposta del governatore della Toscana, Enrico Rossi, nel saluto di apertura della tavola rotonda organizzata a Firenze il 20 giugno scorso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. L’iniziativa è tornata a porre l’attenzione sul dramma delle migrazioni forzate che nel 2015 hanno coinvolto 65,3 milioni di persone nel mondo: 40,8 milioni di Internally Displaced People, uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare le proprie case per cercare riparo altrove, all’interno dei confini nazionali; 21,3 milioni di rifugiati in un altro Paese; 3,2 milioni di persone in attesa dell’esito della domanda di asilo in un Paese industrializzato. Nel complesso, una popolazione maggiore di quella residente in Italia. “A livello globale – si legge sul rapporto annuale Global Trends di UNHCR – questi numeri significano che una persona su 113 è oggi un richiedente asilo, sfollato interno o rifugiato.” Circa la metà dei rifugiati sono minori, mentre i Paesi che più spesso danno origine alle migrazioni forzate sono imprigionati in dinamiche di conflitto che si trascinano da tempo: Siria, Afghanistan e Somalia.

In un contesto globale sempre più turbolento, che vede l’Italia tra gli approdi principali sulle rotte migratorie del Mediterraneo, diventa indispensabile inquadrare il fenomeno nelle sue dimensioni effettive per non cedere all’impulso della paura, alla paralisi dello sgomento e alla spinta del rifiuto dell’altro. “L’Italia è sottoposta a una forte pressione migratoria e si trova esposta in prima linea alle tragedie del mare – ha detto Stephane Jaquemet, delegato UNHCR per il sud Europa, – ma i numeri degli arrivi sono ben diversi da quelli che si registrano in Turchia in termini assoluti, in Libano in termini relativi alla popolazione, e anche in Germania in termini di richiedenti asilo.” Il sistema Italia non rischia il collasso, ma si trova di fronte a un passaggio essenziale anche nella prospettiva di mitigare le proprie tensioni sociali: quello dall’accoglienza all’integrazione. In linea con Rossi, Jaquemet ha sottolineato l’importanza di costruire percorsi educativi e lavorativi che possano favorire la diffusione di percezioni nuove rispetto ai migranti come persone e come risorse per le comunità.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Carlotta Sami, portavoce UNHCR per il sud Europa, Domenico Manzione, sottosegretario del Ministero dell’Interno, Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le politiche migratorie del MAECI, Giuseppe Novelli, vicepresidente della Conferenza dei Rettori e Maria Quinto della Comunità di Sant’Egidio. Manzione ha sottolineato che non esistono le condizioni per giustificare allarmismi visto che ad oggi, a livello nazionale, sono direttamente coinvolti in attività di accoglienza circa 800 comuni su 8mila e circa 2mila parrocchie su 22mila. Esiste dunque la possibilità di gestire gli arrivi senza creare tensioni, pianificando la distribuzione dei migranti in maniera appropriata e prestando particolare attenzione al modello “diffuso” sperimentato in Toscana. Vignali ha ricordato che l’Italia è rimasta sola a lungo nell’affrontare la crisi delle migrazioni forzate e ha segnalato che ancora oggi la metà dei migranti in mare viene salvata da navi italiane. Per questo occorre una maggiore presenza dell’Europa, un rafforzamento delle attività di protezione e cooperazione nei Paesi limitrofi a quelli di partenza, e una partecipazione più dinamica del settore privato nella costruzione di percorsi di integrazione in Italia. Sempre guardando alla sfida dell’integrazione, Novelli ha fatto riferimento all’importanza di aprire corridoi educativi per i migranti che permettano di sviluppare competenze utili nei campi più diversi, dall’assistenza alla persona alla scienza veterinaria. Molte università italiane sono già attive in questa direzione e hanno avviato attività formative specifiche, oltre ad attivare corsi di preparazione per i test di accesso e cliniche legali per l’assistenza alla regolarizzazione. A seguire, Maria Quinto ha descritto il progetto dei corridoi umanitari messo in opera dalla Comunità di Sant’Egidio, che organizza percorsi di migrazione in sicurezza verso l’Italia a partire dalla individuazione nei campi rifugiati del Libano di persone e famiglie in condizioni di particolare fragilità, passando per la pianificazione del viaggio e per le pratiche dei visti fino al passo più significativo, creare opportunità di integrazione occupazionale e sociale in Italia. L’obiettivo è quello di coinvolgere in questo percorso un migliaio di rifugiati nell’arco di due anni. Infine Carlotta Sami, portavoce UNHCR, ha presentato due iniziative promosse da Unicoop Firenze e dall’associazione Liberi Nantes che lavora alla periferia di Roma per favorire l’integrazione dei migranti attraverso lo sport. Senza dimenticare che una selezione di rifugiati di tutto il mondo parteciperà alle Olimpiadi di Rio 2016: una iniziativa senza precedenti, sotto la bandiera dell’UNHCR.

La giornata si è conclusa con un grande concerto all’Arena del Visarno, con la partecipazione di numerosi artisti che hanno suonato pezzi di rock alternativo davanti a circa seimila persone, insieme, #withtherefugees.

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Ge.Mai.Sa: una nuova piattaforma per promuovere l’impegno delle donne in ambito rurale

Nell’ambito del programma regionale “Contributo per il Gender Mainstreaming nelle azioni di sviluppo rurale sostenibile e Sicurezza Alimentare – Ge.Mai.Sa” , finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzato dal CIHEAM di Bari,  si è svolto a Tunisi il 14 giugno scorso il seminario di lancio della piattaforma regionale per le donne impegnate in ambito rurale. La piattaforma rappresenta la fonte principale di informazione sulle iniziative del programma nei 3 Paesi coinvolti - Egitto, Libano e Tunisia - ma vuole anche essere strumento di condivisione di conoscenza e buone pratiche a favore dell’ empowerment delle donne nei contesti rurali.

All’evento, organizzato da CIHEAM in collaborazione con uno dei partner  di Ge.Mai.Sa, il “Center of Arab Woman for Training and Research – CAWTAR” , sono intervenute  il Ministro delle Donne, della Famiglia e dell’Infanzia S.E. Samira Merai, il dott. Ali Bouaycha del Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Idriche e della Pesca tunisino, la responsabile delle Relazioni Esterne del CIHEAM Bari dott.sa Rosanna Quagliariello, la presidente del CAWTAR dott.sa  Soukeina Bouraoui e la rappresentante AICS a Tunisi dott.sa Cristina Natoli. Quest’ultima ha ricordato come la Cooperazione Italiana allo Sviluppo si è sempre distinta per il suo impegno verso l’emancipazione economica e politica delle donne, la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la valorizzazione del loro ruolo nel mantenimento della pace e sicurezza.

Oltre cento donne, in rappresentanza di associazioni della società civile, agenzie di cooperazione, organismi internazionali hanno ascoltato gli interventi e partecipato con interesse al dibattito della giornata.

La piattaforma Ge.Mai.Sa è stata protagonista anche nella cornice degli European Development Days 2016 a Bruxelles. Il 16 giugno, l'AICS, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo e il CIHEAM hanno organizzato la tavola rotonda “Achievement and challenges for the economic empowerment of rural women”, dedicata ad approfondire l’approccio all’empowerment delle donne e dell’uguaglianza di genere nei contesti rurali dei Paesi del Mediterraneo.

La sessione, svolta il 16 giugno e moderata da Bianca Pomeranzi, Senior gender advisor della Cooperazione italiana, è stata introdotta dall’Ambasciatore Giampaolo Cantini che ha ricordato il tradizionale impegno dell’ Italia a favore dell’empowerment delle donne attraverso un approccio multidimensionale, in linea con gli SDGs dell'Agenda 2030, che tiene conto non solo dell'empowerment economico e formativo delle donne nei contesti rurali, ma anche  delle loro  condizioni di vita e di lavoro.

Attraverso la testimonianza dell’esperienza concreta del programma regionale "Ge.Mai.Sa" i relatori hanno contribuito ad approfondire la  centralità della Regione MENA e la complessità della situazione delle donne nell'area, mettendo in evidenza la necessità di agire in partenariato con le istituzioni nazionali che sostengano un approccio multidimensionale all'empowerment delle donne anche attraverso il cambiamento delle norme sociali negli specifici contesti locali, specialmente nelle aree maggiormente vulnerabili come quelle rurali.

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Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria: l’Italia rafforza il suo impegno

Roma - Più di 17 milioni di vite salvate, oltre 8 milioni di persone che hanno beneficiato del trattamento antiretrovirale, 13 milioni che hanno ricevuto cure per la tubercolosi e 548 milioni di zanzariere distribuite attraverso i programmi di lotta contro la malaria. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Il Fondo Globale: un’opportunità per l’Italia, una risorsa per le future generazioni”, presentato oggi alla Camera dei Deputati. Il documento, pubblicato nell’ambito del progetto “Increasing Italy’s commitment to the Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria”, coordinato dall’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (Aidos) per l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, ha preso in esame i risultati raggiunti dal 2002 al 2014 nei paesi in cui opera il Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria, il partenariato nato nel 2002 coinvolgendo governi, istituzioni, società civile e donatori privati.

L'Aids, la tubercolosi e la malaria costituiscono "non soltanto un problema sanitario, ma anche un freno allo sviluppo", ha osservato il Vice Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Mario Giro, in un intervento letto nel corso della presentazione. "Ogni anno si registrano oltre due milioni di decessi" a causa di queste tre malattie, ma entro la fine del 2016, grazie all'azione del globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria, "è possibile raggiungere i 22 milioni di vite salvate. L'incidenza delle tre pandemie è stata già ridotta in maniera significativa, ma resta ancora molto lavoro da fare", ha sottolineato Giro. Secondo il viceministro, un approccio medico-scientifico "è essenziale ma non sufficiente", dal momento che occorre costruire reti di sicurezza sociale che aumentino la resilienza delle comunità colpite; promuovere i diritti umani e ridurre le discriminazioni; tutelare la parità di genere; incentivare l'accesso all'istruzione. "Il Fondo globale opera in maniera efficiente e innovativa" e rappresenta "uno strumento ideale per raccogliere le risorse globali verso il grande obiettivo che ci siamo prefissati. L'Italia è tornata fra i maggior donatori, con 100 milioni di euro stanziati nel triennio 2014-2016, di cui quest'anno sarà versata l'ultima tranche di 40 milioni", ha detto Giro, annunciando un rafforzamento dell'impegno italiano in vista del rifinanziamento del Fondo. "Si tratta - ha concluso il Vice Ministro - di una sfida che può essere vinta, ma serve un lavoro di squadra".

Nell’ultimo triennio l’Italia “è rientrata come donatore significativo nel Fondo globale con un pledge di 100 milioni di euro, di cui 60 milioni già erogati”, ha spiegato il Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti, intervenendo alla presentazione. Frigenti ha quindi ricordato che l’azione italiana si focalizza essenzialmente in quattro Paesi prioritari – Afghanistan, Etiopia, Burkina Faso e Sudan – e ha espresso “grande soddisfazione” per l’approvazione, nel 2014, di un Piano d'azione che vincola la lotta alle pandemie alla battaglia contro le discriminazioni di genere. “Si tratta di coniugare insieme due agende per noi storicamente importantissime”, ha aggiunto il Direttore di Aics, che ha poi elencato cinque suggerimenti volti a migliorare e rafforzare il lavoro svolto dal Fondo: assicurare che le iniziative siano poste all'interno di piani di sviluppo dei singoli paesi, “il che consentirebbe ai programmi di essere sostenibili”; elaborare un metodologia basata sul “gender mixing”, attraverso un approccio partecipativo “che noi come Cooperazione italiana abbiamo sempre cercato di promuovere; rafforzare le attività di prevenzione a livello di comunità, attraverso la formazione di operatori pubblici; prendere in considerazione gli strumenti non solo farmacologici; investire in progetti che tutelino l’accesso all’istruzione delle bambine, favorendo una maggiore scolarizzazione della popolazione femminile, il che rappresenta “un elemento determinante nella riduzione dei fattori di contagio delle epidemie”.

Secondo il rapporto, dal 2002 al 2014 il numero di morti correlate all’Aids è sceso del 40 per cento, passando dai due milioni del 2004 agli 1,1 milioni del 2014. Si è raggiunto questo risultato grazie all’accesso ai trattamenti antiretrovirali, passando da una copertura del 4 per cento nel 2005 al 40 per cento nel 2014. Contemporaneamente, anche il numero delle infezioni da Hiv è sceso, fra il 2000 e il 2014, del 36 per cento e i programmi nazionali di prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus hanno raggiunto il 73 per cento della popolazione. Nello stesso periodo il numero di morti causate dalla tubercolosi è diminuito del 29 per cento, mentre attualmente oltre il 56 per cento delle persone a rischio di contrarre la malaria ha la possibilità di dormire sotto una zanzariera, rispetto alla percentuale del 2005 che era solo del 7 per cento.

Istituito nel 2002 per dare una risposta concreta alle epidemie che stavano devastando intere generazioni e affliggendo le popolazioni più povere ed emarginate del mondo, il Fondo globale ha ricevuto dal 2002 al 2015 oltre 33 miliardi di dollari di contributi da donatori di diverso tipo. Nel 2013, alla quarta conferenza di rifinanziamento, l’Italia ha annunciato il rientro fra i donatori internazionali con un impegno, per il triennio 2014-2016, pari a 100 milioni di euro: le prime due quote sono state versate e per la terza è stato avviato l’iter per l’erogazione. Alla fine del 2013 è stato anche firmato un protocollo d’intesa per fornire assistenza tecnica ai programmi in quattro Paesi prioritari per la Cooperazione italiana. Attualmente l’Italia partecipa alla governance del Fondo tramite la delegazione della Commissione europea, che comprende anche Spagna, Belgio e Portogallo.

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Firenze – Buone pratiche per lo sviluppo sostenibile delle filiere agricole: l’esperienza di successo della rete AFFRICO

Si è conclusa con una sessione di verifica delle esperienze accumulate in cinque settimane di attività la Spring School "Building Capacity to Feed the Planet - Sustainable Agro-Food Chains", organizzata dalla sede fiorentina dell'Agenzia dal 30 aprile all'8 giugno 2016. All'iniziativa hanno partecipato 16 tecnici e funzionari che operano nel settore delle filiere agricole, provenienti da 7 Paesi: Etiopia, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Botswana, Lesotho e Malawi.

I partecipanti hanno sperimentato un programma intensivo che ha permesso di conoscere in maniera approfondita il funzionamento di numerose realtà produttive, dalle cooperative di allevatori del Mugello alle aziende specializzate in coltivazioni biologiche, dalla FAO al distretto della cioccolata di Arezzo, dai vivaisti alle cooperative di frutticoltori, dai produttori di pasta agli impianti della grande distribuzione. Nei luoghi di visita, ma anche nelle sessioni di lezione in aula, l'obiettivo è stato quello di analizzare modelli di buone pratiche che permettano di generare non solo reddito e occupazione, ma anche tutela ambientale e consapevolezza culturale dei legami tra comunità e territori. Il programma ha messo in evidenza attività di eccellenza che possano ispirare dinamiche virtuose anche nei Paesi di provenienza dei partecipanti, stimolando il confronto di esperienze e l'apprendimento peer-to-peer.

Nei giorni del 16-17 maggio, la Spring School ha vissuto un momento particolare attraverso la realizzazione uno workshop congiunto con gli studenti del MSc in Natural Resources Management for Tropical Rural Development della Scuola di Agraria dell'Università di Firenze e con i partecipanti alla Spring School "Innovation in the Agro-food sector" organizzata in parallelo dall'Università di Palermo e dal Centro Residenziale Universitario di Bertinoro. Questa iniziativa ha coinvolto oltre 45 partecipanti, tra studenti, tecnici e funzionari del settore, con 17 Paesi rappresentati.

La Spring School, che ha segnato la seconda tappa del percorso avviato ad Addis Abeba nel novembre 2015, ha permesso di consolidare la rete AFFRICO come piattaforma di dialogo, scambio di esperienze, analisi di buone pratiche e costruzione di partenariati nel settore dello sviluppo rurale in Africa sub-sahariana.

 

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Firenze, AFFRICO 2: le filiere alimentari, leve dello sviluppo

Si è svolto nella sede fiorentina dell'AICS, nei giorni 16-17 maggio, uno workshop dedicato all'innovazione nelle filiere agro-alimentari in Africa, settore strategico sia per la sicurezza alimentare che lo sviluppo economico locale. L'iniziativa ha coinvolto oltre 40 partecipanti, tra studenti, tecnici e funzionari del settore. 17 i Paesi rappresentati, accanto all'Italia: Botswana, Etiopia, Lesotho, Malawi, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Kenya, Ghana, Madagascar, Mozambico, Senegal, Burkina Faso, Somalia, Sudan, Niger e Honduras.

Lo workshop ha rappresentato un momento di sintesi e di confronto tra i partecipanti di tre iniziative di alta formazione: il corso di laurea magistrale in "Natural Resources Management for Tropical Rural Development" offerto dalla Scuola di Agraria dell'Università di Firenze in collaborazione con l'Agenzia; la Spring School "Building capacity to feed the planet: sustainable agro-food chains" organizzata a Firenze dall'Agenzia, e la Spring School "Innovation in the Agro-food sector" organizzata dall'Università di Palermo e dal Centro Residenziale Universitario di Bertinoro. Nell'ambito dell'iniziativa i partecipanti hanno analizzato una serie di casi di studio per mettere in evidenza modelli di successo e situazioni di criticità. Il coordinamento dei lavori è stato affidato all'esperto John Baptist Onama.

Lo workshop, che ha segnato la seconda tappa del percorso avviato ad Addis Abeba nel novembre 2016, ha permesso di consolidare la rete AFFRICO come piattaforma di dialogo, scambio di esperienze e costruzione di partenariati nel settore dello sviluppo rurale in Africa sub-sahariana.

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Al Maxxi la mostra “Rinascere dalla bellezza”, fino al 22 maggio

Ricostruire e tutelare il patrimonio culturale iracheno per rafforzare il legame tra i locali e la loro storia e, allo stesso tempo, creare nuove opportunità di sviluppo. Questo uno degli obiettivi che negli anni ha guidato l’operato della Cooperazione italiana a sostegno del patrimonio culturale in Iraq. Un lavoro che, a partire dal 7 e fino al 22 maggio, sarà presentato nella mostra “Rinascere dalla bellezza, la più grande storia mai scritta sulla sabbia”, che testimonia il lavoro di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico iracheno svolto dall’Italia a partire dal 2003 e tuttora in corso. “La Cooperazione italiana aiuta i popoli in difficoltà a rinascere, ricostruendo infrastrutture ma anche riconnettendoli con le loro tradizioni culturali, creando un ambiente che permetta di riprovare l’esperienza della bellezza”, ha detto il Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti, intervenendo nel corso della cerimonia di inaugurazione della mostra, tenuta lo scorso 6 maggio presso il museo Maxxi di Roma. In questo senso l’Italia è un partner privilegiato, perché abbiamo un enorme patrimonio culturale e tanta competenza professionale in quest’area”, ha proseguito Frigenti, sottolineando come oggi più che mai il patrimonio culturale “è esposto a gravi minacce”.

Sui rischi che incombono sul patrimonio archeologico e artistico si è soffermato anche il Vive Ministro degli Esteri Mario Giro. “Tutto ciò che è cultura è estremamente importante e può diventare un'arma contro gli altri. Per questo Daesh attacca i monumenti di Palmira e i mausolei islamici, proponendo un modello culturale-religioso a cui noi opponiamo la bellezza della complessità, perché è nella contaminazione tra culture che prende forma la bellezza”, ha detto Giro, sottolineando che “distruggere l'identità culturale di un popolo equivale a distruggerne il futuro”. In questo senso, ha proseguito il Vice Ministro, si inserisce l'iniziativa dei caschi blu per la cultura. “Crediamo nel concetto di cultura come ponte. L'Italia in questi anni ha investito tanto, al fine di salvare il patrimonio dell'Iraq e mettere la popolazione locale nelle condizioni di lavorare e trovare nuove opportunità, perché anche questa è una forma di aiuto al loro sviluppo”, ha concluso Giro, mettendo l’accento sul contributo che la valorizzazione del patrimonio artistico può fornire allo sviluppo economico di un paese.

Un punto, quest’ultimo, ribadito anche dal Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini. L’approccio dell’Italia in questo settore “è stato caratterizzato da un intervento orientato al restauro dei beni ma anche alla formazione dei giovani curatori di beni culturali. Ci sono attività artigianali in cui l’Italia eccelle. Le piccole e medie imprese italiane possono apportare un grande contributo nel settore”, ha detto Cantini, che ha ricordato gli importanti interventi svolti dalla Cooperazione italiana a favore del patrimonio culturale non solo in Iraq, ma anche in Afghanistan, Libano, Palestina, Giordania e Cina. All'evento era presente anche l'Ambasciatore iracheno in Italia, Saywan Barzani.

Tante le opere in mostra. Tra queste un ologramma a grandezza naturale del vaso di Warka (3200 ac), distrutto nel 2003 durante i bombardamenti subiti dal museo di Baghdad e ricostruito dall’Italia, e una ricostruzione in 3D della casa di Rashid Agha, nell’antica cittadella di Erbil. La mostra è stata organizzata dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, in collaborazione con il Maxxi, che con questa esposizione conferma la sua attenzione verso il patrimonio culturale e artistico del Medio Oriente. Sempre al Maxxi si è infatti da poco conclusa la mostra “Istanbul. Passione, gioia, furore”. Presso il museo sarà inoltre esposta parte della collezione custodita nei sotterranei nel museo di arte contemporanea di Teheran (Tmcoa), grazie a un accordo firmato nella capitale iraniana tra la presidente del Maxxi, Giovanna Melandri, e il suo collega, il direttore del Tmoca di Teheran.

 

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Roma - Aperta al MAXXI la mostra "Rinascere dalla bellezza"

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