Sudan – Alta formazione per impreditori sociali, al via un MBA tra Khartoum e Milano

Khartoum - Il 29 settembre scorso, presso l’Università sudanese per le scienze mediche e tecnologiche USMT, si è svolta la cerimonia di apertura del primo MBA italo-sudanese in Global Entrepreneurship volto a formare giovani imprenditori africani nell’amministrazione e gestione di impresa, con particolare vocazione allo sviluppo sociale e alla solidarietà.

Accanto all’università sudanese UMST l’iniziativa può contare sul sostegno dell'AICS e della fondazione E4Impact dell’Università Cattolica di Milano ed è cofinanziato da imprese italiane come VueTel, Ascot, Leonardo-Selex, e sudanesi come Capital Radio 91.6.

Relatore principale dell'evento è stato il viceministro sudanese dell’Industria e del Commercio, Abdelrahman Youssif, che ha espresso la sua gratitudine alle istituzioni italiane per una iniziativa unica nel suo genere, mai realizzata in Sudan prima d’ora.

L’obiettivo principale del MBA - che durerà un anno e si svolgerà tra Khartoum e Milano - è sostenere una cultura dell’imprenditorialità in grado di portare sviluppo attraverso un'alleanza mirata a sviluppare servizi di formazione, incubazione d’impresa e coaching per una nuova generazione di imprenditori a forte valenza sociale.

“Cuore delle attività – secondo il direttore del programma Fabio Petroni - è quello di fornire agli studenti sudanesi una educazione che sia orientata ai risultati in tre diverse capacità: trasformare un’idea in business plan, sviluppare le competenze necessarie per gestire una nuova impresa e creare solide partnerships con investitori e comunità locali."

"E’ emozionante – ha detto Fabrizio Lobasso, ambasciatore italiano in Sudan – costatare come, con questa iniziativa, i giovani sudanesi potranno contribuire da protagonisti a un futuro migliore per il proprio Paese, sviluppando idee nuove, promuovendo sviluppo e inclusione sociale delle fasce più vulnerabili.”

Infine, il titolare della sede AICS di Khartoum Vincenzo Racalbuto ha sottolineato la particolare attenzione allo sviluppo dell’imprenditoria femminile sudanese attraverso l’assegnazione di sei borse di studio nel quadro del programma di cooperazione "Tadmeen" che è dedicato alla promozione e l’inclusione sociale delle donne e dei gruppi vulnerabili.

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Sudan – Strategie e governance inclusiva, chiavi essenziali per lo sviluppo in campo sanitario e rurale

Khartoum - Un giorno intenso, il 14 agosto scorso, per la sede AICS della capitale sudanese che ha preso parte a due importanti iniziative in tema di sanità e di sviluppo rurale. La prima ha visto la partecipazione al congresso organizzato dal ministero della Sanità per l’approvazione del primo piano nazionale per la sicurezza sanitaria globale, elaborato sulla base delle indicazioni di un team di valutazione di WHO–EMRO, l'ufficio regionale per il Mediterraneo orientale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il piano nazionale incorpora i principi di sicurezza della salute globale per rispondere puntualmente ai rischi di salute pubblica, indipendentemente dalla loro natura e origine, e ha grande rilevanza per il Sudan, crocevia di flussi migratori provenienti da tutto il Corno d’Africa.

Al congresso, presieduto dal sottosegretario del ministero della Sanità, Isameldin Abdalla, hanno partecipato, oltre ai delegati di WHO, i rappresentanti di tutti i dipartimenti del ministero della Sanità e delle istituzioni preposte ad assicurare standard di sicurezza in diversi ambiti: rischi ambientali, epidemie, gestione di sostanze chimiche e radioattive, monitoraggio e controllo frontaliero per persone e merci. Le autorità e i rappresentanti di WHO hanno sottolineato l’apprezzamento per il contributo dell'Agenzia in qualità di donatore e di membro del comitato per la definizione del programma nazionale in materia di International Health Regulations. Ugualmente apprezzata la continua collaborazione assicurata nella gestione delle emergenze sanitarie, in particolar modo durante la recente epidemia di colera, e per il sostegno al programma nazionale di sorveglianza sanitaria per il controllo delle infezioni che coinvolge 7 Stati sudanesi, così da garantire una trasmissione puntuale dei dati sanitari raccolti dalle strutture sentinella - complessivamente 1.565 - alle strutture statali e federali.

Il secondo evento si è svolto nei locali della sede AICS, dove è stata convocata la prima riunione di una commissione nazionale di esperti già in servizio nei ministeri di competenza e chiamati a delineare la strategia nazionale di genere nel settore agricolo per il periodo 2019-2023 - National Strategy on Gender and Agriculture, Forestry and Animal Resources 2019-2023. L’incontro, coordinato dall'AICS e dall’Unità di genere presso il ministero federale delle Risorse agricole, ha offerto l’occasione per avviare un'analisi sugli aspetti di genere nei settori della sicurezza alimentare, agricoltura, silvicoltura, pesca e zootecnia, ma anche sulle principali sfide che gli agricoltori devono affrontare a livello urbano e rurale. Obiettivo dell'analisi è quello di individuare una serie di linee di intervento da inserire nella strategia nazionale, che sarà sviluppata nell'arco dei prossimi nove mesi.

La riunione è stata organizzata nell'ambito del programma Tadmeen avviato dall’AICS lo scorso 7 maggio. Di durata triennale e finanziato con un importo di 4,1 milioni di euro, il programma ha l'obiettivo di promuovere modelli di governance inclusiva orientati alla tutela dei diritti e alla protezione sociale di gruppi vulnerabili e discriminati che appartengono a comunità migranti e ospitanti negli Stati di Khartoum e del Red Sea; promuovere lo sviluppo del capitale umano; accrescere la resilienza dei gruppi di minori a rischio (orfani, bambini di strada, bambini all’interno del sistema giudiziario e migranti non accompagnati); promuovere la tutela dei diritti delle donne in termini di salute sessuale e riproduttiva, libertà dalla violenza e autonomia socioeconomica; contribuire a ridurre la marginalità sociale e la discriminazione delle persone con disabilità promuovendo l’ inclusione scolastica, la formazione professionale e l'avviamento al lavoro.

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Sudan – Lotta alla malnutrizione, strategie e buone pratiche a partire dai primi mille giorni di vita

Khartoum - La sede AICS di Khartoum ha partecipato e contribuito, assieme a UNICEF, alla prima conferenza nazionale sul tema della nutrizione, focalizzata sui primi mille giorni di vita del bambino, che si è svolta nella capitale il 2 agosto scorso alla presenza della First Lady sudanese, signora Widad Babiker Omer, e del ministro della Salute.

In Sudan, dove si stima che oltre due milioni di bambini al di sotto dei cinque anni siano malnutriti, la lotta alla malnutrizione costituisce un ambito di intervento in cui la Cooperazione italiana sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. L’Italia è attualmente in prima linea in questo settore con interventi di emergenza e di sviluppo volti a prevenire e contrastare il grave fenomeno della malnutrizione infantile, affinché si investano maggiori risorse nel settore della nutrizione e sia sempre al centro dell’agenda politica.

In tal senso, e coerentemente al ruolo di Donor Convenor nell’ambito del movimento globale Scaling Up Nutrition (SUN), il titolare della sede ha ricordato che l’AICS e il dipartimento di Nutrizione del ministero della Salute hanno siglato un accordo, lo scorso 29 luglio, per l’avvio di un'indagine secondo la metodologia S3M (metodo del campionamento spaziale semplice) che – per la prima volta – fornirà una fotografia reale della situazione sudanese in campo nutrizionale.

La forma di malnutrizione più diffusa in Sudan è lo stunting, “ritardo nella crescita” o “malnutrizione cronica”: ne soffre il 38,2% dei bambini al di sotto dei 5 anni. Lo stunting può essere prevenuto: i primi mille giorni di vita del bambino - la cosiddetta “finestra delle opportunità” - rappresentano un periodo cruciale durante il quale alcuni semplici interventi possono risultare determinanti nella prevenzione della malnutrizione.

Nel settore della riduzione della povertà e della nutrizione la Cooperazione italiana in Sudan ha in corso iniziative per un totale di circa 12,5 milioni di euro, sia in ambito bilaterale che multilaterale, con la partecipazione attiva di WHO, UNICEF, UNIDO e UNWOMEN.

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Sudan – Equipaggiamento tecnico e ripristino di impianti idrici per migliorare l’accesso all’acqua

Khartoum - Si è tenuta lo scorso 8 luglio, presso la sede della DDR Commission, la cerimonia per la firma del contratto tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la Blue Nile Drinking Water Corporation per la fornitura di attrezzature idrauliche volta a garantire la messa in opera del sistema idrico di El Roseires, nello stato del Blue Nile. All’evento hanno partecipato Vincenzo Racalbuto, titolare della sede AICS di Khartoum, Abdulrahman Mohammed, direttore della Blue Nile Drinking Water Corporation, e Salah Altyaib Awad, commissario generale della DDR, la commissione per il disarmo e riabilitazione degli ex combattenti.

Gli interventi di riabilitazione individuati sono i seguenti:

- fornitura e installazione di 5 pompe elettriche;

- riabilitazione della cisterna cittadina;

- smantellamento e riabilitazione degli impianti idrici nel quartiere di Soba;

- fornitura e installazione di 15 valvole.

La firma del contratto fa parte dell'accordo tecnico firmato lo scorso aprile tra il ministero dei Servizi pubblici - Water and Environmental Sanitation e la DDR Commission con l'obiettivo di assicurare un approvvigionamento funzionale e affidabile di acqua sicura alle comunità di Eddamazin e El Roseries, dove la domanda di acqua è aumentata nell'ultimo anni di quasi 5.000 metri cubi al giorno.

Il commissario generale del DDR ha espresso apprezzamento nei confronti dell'eccellente competenza italiana nel settore, sottolineando che questo progetto andrà a beneficio delle comunità che soffrono di carenza idrica. Il ministro delle Finanze e il ministro delle Infrastrutture hanno ringraziato l'Italia per il suo continuo supporto e rinnovato l'invito a continuare la collaborazione per rispondere alle esigenze del Paese.

Il progetto "Migliorare le condizioni di vita della popolazione degli Stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, in particolare profughi e migranti" è finalizzato al supporto delle popolazioni rifugiate e sfollate, compresa la popolazione più povera residente che ospita un numero ingente di popolazione non residente con ricadute pesanti sulla qualità della vita e sui servizi essenziali di base. I settori principali dell'intervento sono la lotta alla malnutrizione, l'accesso all'acqua e il miglioramento delel condizioni igienico-sanitarie.

Un contributo di circa 1,4 milioni di euro è stato destinato alle attività di tre OSC - Aispo, Emergency e Oxfam Italia - che saranno volte al contenimento del colera, della malnutrizione e dell’insicurezza alimentare delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ulteriori 780mila euro saranno impiegati in attività di emergenza in gestione diretta concordate con le controparti locali e in coordinamento con le maggiori agenzie internazionali che operano nel Paese nel settore dell’aiuto umanitario.

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Sudan – Acqua, igiene e salute ambientale, la cooperazione delegata rafforza la strategia in atto

Khartoum - Si sono svolti il 3 e il 10 maggio scorsi a Port Sudan, Gedaref e Kassala tre seminari tecnici nell'ambito dei due programmi di cooperazione delegata SDN11 e SDN13 avviati nel mese di luglio 2017. Le due iniziative, del valore rispettivamente di 2 e 12 milioni di euro stanziati attraverso il Trust Fund europeo per l'Africa, sono finalizzate a rendere disponibili servizi sanitari e igienici alle popolazioni delle aree coinvolte negli stati del Red Sea, Gedaref e Kassala.

L’iniziativa SDN13 vuole sostenere lo sviluppo del sistema sanitario primario rendendolo accessibile alle fasce della popolazione più fragili - in particolar modo a migranti, sfollati e comunità ospitanti - attraverso interventi infrastrutturali, la fornitura di farmaci ed equipaggiamenti e attività di formazione e supporto istituzionale.

L’iniziativa SDN11, a completamento dell'altro programma, intende migliorare l'accesso all'acqua pulita per le popolazioni di migranti e sfollati, sviluppare sistemi di energia alternativa e riabilitare servizi igienici nelle scuole e nei centri sanitari.

Entrambe le iniziative di cooperazione delegata si aggiungono a due programmi in chiusura, rafforzando l'impegno complessivo della Cooperazione italiana nei settori dell'igiene, dell'accesso all'acqua e della salute ambientale che negli ultimi anni ha visto una serie di interventi nelle scuole e nei presidi sanitari, con particolare attenzione ai temi della nutrizione e della diagnosi precoce dei tumori della donna (tumore della cervice uterina e del seno).

Le iniziative in atto rientrano in una più ampia strategia intesa a sostenere il Sudan Orientale attraverso interventi multisettoriali orientati a ridurre la povertà e migliorare la qualità di vita della popolazione locale e migrante, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 1, 2 e 3.

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Sudan – Riabilitazione di unità ospedaliere e formazione, si consolida l’impegno nel settore sanitario

Khartoum - Si è svolta il 6 maggio scorso, presso la sede dell’Ospedale Universitario di Ostetricia di Port Sudan, la cerimonia di inaugurazione delle unità di terapia semi intensiva e di nutrizione che sono state riabilitate attraverso un intervento dell'organizzazione AISPO e dell’università di Sassari, in collaborazione con il Ministero sudanese della Salute, con il finanziamento dell'Agenzia. Le azioni di riabilitazione, che hanno rafforzato le capacità operative del più grande ospedale dello stato del Red Sea, sono state effettuate nell’ambito del progetto “Sostegno al Teaching Obstetric Hospital di Port Sudan per fronteggiare la malnutrizione delle donne in stato di gravidanza, delle giovani mamme di bambini sotto i cinque anni e dei loro figli.”

L'iniziativa – della durata di 9 mesi per un ammontare di 350mila euro - ha offerto un percorso di formazione sui temi della nutrizione, del metodo KAP - Knowledge Attitude and Practice, e delle attrezzature per la terapia semi-intensiva coinvolgendo 65 operatori sanitari locali tra ginecologi, infermieri e ostetriche. L'intervento ha visto anche la riabilitazione di due spazi per il ricovero delle pazienti con problemi nutrizionali, che ha permesso un aumento dei posti letto, e il miglioramento di due locali per la terapia semi-intensiva con area filtro, stazione infermieristica di controllo, verande e fognature che garantiranno la riduzione del rischio di infezioni. Sono state inoltre rafforzate le disponibilità di farmaci e presidi terapeutici di prevenzione e cura quali ferro e acido folico, vitamine A e D, K, iodio. Nel suo complesso, il programma ha raggiunto oltre 12mila beneficiari tra donne in stato di gravidanza e neomamme e i loro bambini sotto ai 5 anni di età.

In parallelo all'inaugurazione si è svolta la cerimonia di consegna dei certificati a 20 insegnati dell'Accademia delle Scienze mediche che hanno partecipato ad un corso di formazione IT organizzato da AISPO e università di Sassari e finanziato da AICS, volto a potenziare le capacità attraverso le tecnologie informatiche.

L'intervento di Port Sudan si inserisce nel quadro del più ambio programma di emergenza di AICS 2017-2018 che punta a migliorare le condizioni di vita della popolazione degli stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, con particolare attenzione a profughi e migranti. Allo stesso tempo, l’iniziativa si colloca all’interno dell' Humanitarian Response Plan di UN-OCHA che identifica il quadro generale dei bisogni e delinea le strategie operative a partire da questi elementi: 5,5 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza umanitaria; 3,8 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza alimentare; 1,2 milioni di persone sono rifugiati; 3,3 milioni di persone sono sfollati interni (IDP).

Il programma AICS di emergenza si concentra sulla riduzione dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione delle donne in gravidanza e delle giovani madri attraverso l’implementazione di attività come la formazione del personale sanitario nelle tematiche della prevenzione e del trattamento della malnutrizione; la creazione all’interno delle comunità di focal point e gruppi di sostegno alle madri; la fornitura di farmaci, presidi terapeutici, materiali di laboratorio ed equipaggiamenti sanitari; il sostegno ai servizi che consentono l'accesso all'acqua potabile.

In Sudan l’Agenzia è tra i maggiori donatori nel settore sanitario: nel 2017 il 60% dei finanziamenti hanno riguardato la sanità. Gli interventi nel settore sanitario, in forma bilaterale e multilaterale, approvati e in corso, ammontano a circa 43 milioni di euro.

Guidance book - Nutrition in pregnancy, 2018

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Sudan – Accesso al lavoro e scuola inclusiva, i pilastri dell’impegno AICS nel settore disabilità

Khartoum - Nelle settimane successive al lancio del progetto europeo "Bridging the gap: politiche inclusive e servizi per garantire l’uguaglianza dei diritti delle persone con disabilità", che ha avuto luogo nella capitale sudanese il 28 febbraio scorso, sono state avviate le prime attività volte al rafforzamento delle competenze delle amministrazioni pubbliche in materia di politiche sociali inclusive e al sostegno delle organizzazioni delle persone diversamente abili. Fin dall'inizio, particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di opportunità di lavoro che possano promuovere l'autonomia economica e la realizzazione personale di chi è coinvolto nella disabilità, a partire dalle donne e dalle madri di bambini disabili.

L'iniziativa Bridging the gap - finanziata dall'Unione Europea e cofinanziata da una rete di partner, tra cui l’Agenzia, per un importo complessivo di 7 milioni di euro - intende promuove i diritti e l’inclusione delle persone diversamente abili in cinque Paesi a medio e basso reddito: Paraguay, Ecuador, Burkina Faso, Etiopia e, appunto, Sudan. Qui la sede AICS di Khartoum segue la realizzazione di attività che si concentrano sull’accesso universale al lavoro, in linea con quanto previsto dall’art. 27 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Sullo sfondo di ogni azione, lo slogan "Nothing about us without us" che punta a consolidare la dimensione della disabilità negli interventi di cooperazione internazionale. Tra i prossimi appuntamenti, un training nello Stato di Gedaref per la promozione del lavoro autonomo delle donne e uno studio per lo sviluppo di un database sull’offerta e la richiesta di lavoro che includa le persone con disabilità.

In Sudan le azioni di Bridging the gap si inseriscono in un quadro articolato che vede l’Agenzia impegnata con grande energia nel settore della disabilità. In linea con il Piano d’azione sulla disabilità della Cooperazione italiana e con le Linee Guida sulla disabilità recentemente adottate, a livello bilaterale l’Agenzia è coinvolta in altre due iniziative di rilievo: un progetto dedicato ai minori orfani disabili che prevede interventi in tre orfanotrofi di Khartoum, in partenariato con i ministeri competenti, e il progetto Tadmeen dedicato all'inclusione scolastica e occupazionale delle persone con disabilità.

Queste iniziative sono strettamente sinergiche a quelle finanziate sul canale multilaterale e a quelle realizzate dalle OSC con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’esperienza e le buone pratiche italiane negli interventi orientati alle fasce più vulnerabili della popolazione.

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foto: Laura Salvinelli

 

Sudan – Cooperazione sanitaria negli stati orientali, un seminario per fare il punto e guardare avanti

Si è svolto nella città di Kassala, nei giorni 14-15 maggio, il seminario “Strenghtening the Sudanese Health System: 2014-2017 Experience” che ha concluso le attività del primo programma di cooperazione delegata – Promoting Qualiting Health Services in Eastern Sudan - affidato all’Italia dall’Unione Europea nel 2014 per un importo di 8,6 milioni di euro.

All’incontro hanno preso parte le controparti locali, tra cui una delegazione del Ministero federale della Sanità con otto direttorati, le agenzie delle Nazioni Unite impegnate nel settore sanitario (WHO, UNICEF, UNDP, UNOPS e WFP), il Ministro della Salute dello Stato di Kassala e i direttori generali dei Ministeri statali della Salute degli stati coinvolti nell’iniziativa: Red Sea, Kassala e Gedaref. Al seminario hanno partecipato inoltre i delegati dei dipartimenti degli stessi ministeri che hanno partecipato al programma, una delegazione dell’Unione Europea in Sudan e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo.

Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di presentare successi e criticità sui tre pilastri del programma: miglioramento dell’accessibilità ai servizi sanitari, innalzamento degli standard di qualità e sviluppo delle risorse umane, tutti elementi chiave per il rafforzamento del sistema sanitario in Sudan. Il programma, disegnato a partire dall'identificazione delle priorità e dei bisogni sanitari, in stretta collaborazione con i Ministeri della salute dei tre stati del Sudan orientale, ha promosso la formazione di figure professionali sanitarie, la costruzione e riabilitazione di centri di salute e il miglioramento del sistema di distribuzione dei farmaci.

Il dialogo intrapreso con le autorità sudanesi ha favorito la creazione di un percorso comune, testimoniato dai numerosi riconoscimenti per il lavoro svolto dalla Cooperazione italiana. Le significative “lessons learned” da questa esperienza, che hanno tenuto conto delle differenze culturali e sociali negli stati target del programma, sono state discusse nell'ambito di un dialogo costruttivo che getta le basi per le iniziative del prossimo triennio, finanziate dall’Unione Europea e dalla stessa Agenzia per un importo complessivo di 28 milioni di euro. L’Italia è infatti presente negli stati nella regione orientale del Paese con iniziative di cooperazione, in larga parte sanitaria, fin dalla firma degli accordi di pace del 2006. Tali aree, ancora oggi, risultano tra le più povere e bisognose di aiuto anche in vista del crescente flusso migratorio proveniente dal Corno d’Africa, che investe direttamente gli stati orientali del Sudan.

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Sudan – Una sinergia di successo tra UE e Cooperazione italiana per il diritto alla salute

Il capo delegazione dell’Unione europea in Sudan, Jean-Michel Dumond, ha visitato i progetti di cooperazione che sostengono l’agricoltura, la pesca, il miglioramento delle condizioni di vita, l’istruzione e la salute nello stato del Mar Rosso. La visita, effettuata nei primi giorni di dicembre, ha toccato anche due progetti finanziati dall’Unione europea e guidati dalla Cooperazione italiana: “Promoting Qualitative Health Services” e “Improving the Health Status of Vulnerable Population”, entrambi realizzati nei tre stati del Sudan orientale. Con un finanziamento totale 13,1 milioni di euro, i due programmi hanno come obiettivo primario l’aumento dell’accesso al diritto universale alla salute. Questo è stato possibile ampliando i servizi sanitari di base nelle comunità rurali, sviluppando le amministrazioni sanitarie locali e sostenendo le politiche sanitarie nazionali.

Parallelamente, le due iniziative hanno costruito e riabilitato strutture sanitarie, organizzato corsi di formazione per il personale sanitario e rafforzato il sistema di distribuzione dei farmaci. A Port Sudan, Dumond ha incontrato il ministro della Salute dello stato del Mar Rosso, Hatim Mohammed Aliass, e visitato due centri di salute, “Omar Ibn Khatab” e “Ahmed Gasim”, insieme all’ospedale materno-infantile di Tagadom. Tutte le strutture sono state riabilitate ed equipaggiate con i fondi dell’Unione europea. Le strutture, ad oggi operative, forniscono servizi sanitari di qualità a circa 110 mila persone in tre differenti zone di Port Sudan, dove risiedono anche rifugiati e sfollati.

“Oltre a rendere disponibili  i servizi sanitari di cui la popolazione ha bisogno, queste due grandi iniziative sostengono l’amministrazione sanitaria sia a livello locale che federale e hanno creato modelli di successo, che dovrebbero essere replicati nello stato del Mar Rosso e in tutto il Sudan. Fondi addizionali e il sostegno a una miglior capacità di pianificazione a livello statale e federale sono vitali per assicurare alla maggior parte della popolazione possibile l’accesso ai servizi sanitari di qualità”,  ha dichiarato Dumond nel corso della visita.

Gli interventi, iniziati nel 2014 e 2015, sono oggi esempio di una collaborazione di successo tra l’Unione europea e la Cooperazione italiana. “Abbiamo lavorato per rafforzare il sistema sanitario a livello locale e federale. Una solida e forte collaborazione e integrazione con la popolazione sudanese e con le istituzioni ci ha consentito di raggiungere i nostri obiettivi” ha spiegato Paolo Giambelli, esperto sanitario della Cooperazione italiana che guida i programmi europei.

Il direttore dell’ospedale Tagadom, Ahmed Darreer, ha espresso un sentito riconoscimento all’Unione europea e alla Cooperazione italiana. “ Quando l’Unione europea e la Cooperazione italiana sono arrivati in questa località per la prima volta per lavorare con noi, ci è sembrato un sogno. Oggi possiamo dire che è una realtà che ci rende orgogliosi di fare il nostro lavoro e di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione”.

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Sudan – Tre nuovi accordi con agenzie ONU per iniziative di sviluppo nell’est del Paese

Khartoum - II governo italiano, attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha finanziato tre nuovi progetti alle agenzie delle Nazioni Unite UNESCO (300mila euro), WFP-PAM (500mila euro) e UNHCR (700mila euro). La firma degli accordi è avvenuta nei giorni scorsi a Khartoum, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Sudan Fabrizio Lobasso, del titolare della sede estera AICS Vincenzo Racalbuto, e dei rappresentanti di ciascuna agenzia ONU nel Paese: Pavel Kroupkine (UNESCO), Matthew Hollingworth (WFP-PAM) e Angela Li Rosi (UNHCR).

L’iniziativa affidata all’UNESCO riguarderà lo sviluppo e il rafforzamento delle radio comunitarie nelle zone del Sudan orientale attraverso la formazione professionale di figure specifiche, lo sviluppo di contenuti educativi e informativi che possano contribuire alla promozione dei valori civici e il miglioramento delle strutture dedicate.

Il finanziamento al PAM-WFP è invece destinato alla protezione sociale e alla realizzazione  di lavori di pubblica utilità, sempre nella regione est del Paese. Obiettivo dell’iniziativa è creare nuove opportunità di reddito attraverso la stessa partecipazione dei beneficiari alla costruzione di strutture pubbliche, principalmente sanitarie. Da un lato questo intervento permetterà di creare occasioni di lavoro retribuito, che potrà aumentare la sicurezza alimentare delle famiglie,  e dall’altro aumenterà la presenza di presidi medici sul territorio, migliorando l’accesso al diritto alla salute.

Il contributo all’UNHCR sarà indirizzato alla riabilitazione dei servizi sanitari di base e di acqua potabile dei campi rifugiati di Shagrab, nello stato di Kassala, ancora nel Sudan orientale. La sua posizione geografica, che confina con l’Eritrea, è storicamente collocata sulla rotta delle migrazioni provenienti dal Paese confinante e dall'intero Corno d’Africa. Proprio l’incontro tra nuovi e vecchi flussi migratori con le comunità ospitanti ha reso opportuno questo tipo d’intervento.

“Tutte  le iniziative guardano al tema dell’inclusione sociale – ha detto l'Ambasciatore Lobasso  - che rappresenta un aspetto fondamentale di diplomazia solidale per il lavoro della Cooperazione italiana nel Paese. Con l'avvio di questi  programmi si conferma vincente l’approccio settoriale e geografico, che ci vede in prima linea per quanto riguarda le iniziative di cooperazione nel Sudan orientale”.

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