Sudan, azioni e testimonianze contro le violenze di genere

Violenza di genere in Sudan, come in molti altri Paesi africani, significa violenza domestica, violenza sessuale, violenza psicologica, mutilazioni genitali femminili, matrimonio precoce.

Con le sue parole, Rehab, giovane donna di Gedaref ultima di quattro sorelle, ci parla della sua difficile infanzia: “You bring the shame on our family” ("Hai portato la vergogna nella nostra famiglia") è l’accusa che la nonna le ha rivolto quando a 8 anni Rehab - con il supporto della mamma - non fu “tahara (purificata)” come si usa dire in Sudan. Rehab oggi lavora per una Organizzazione della società civile (Osc) internazionale ed è venuta a Khartoum per seguire un corso organizzato da Aics Khartoum, nell’ambito del programma Werise! finanziato dall’ Unione Europea. “Cerco di fare capire alle donne, mie coetanee, che mutilare le bambine è una violenza contro l’anima, contro l’infanzia, una tortura”.

“Accadde quando avevo 8 anni. Allora mi trovavo in Arabia Saudita e prima di tornare in Sudan per le vacanze sono stata purificata (tahira in arabo). Non c’era altra possibilità. Le mie tre sorelle, mia madre, mia nonna lo avevano giaà fatto. Io non volevo essere diversa. Oggi non lo farei alle mie figlie”, ci confessa Awadia, quasi nascondendosi dietro la tazza di caffè che stringe tra le mani.

Secondo lo studio svolto da Unfpa nel 2020, in Sudan le percentuali di mutilazioni genitali femminili (Fgm) e di matrimoni precoci sono allarmanti: l’87% delle donne sopra i 14 anni e il 17% al di sotto degli 8 anni sono state mutilate, con una maggiore incidenza nel Nord Kordofan (97.7%), East e Nord Darfur (97.3%). Nella capitale Khartoum circa l’87.5% della popolazione femminile è mutilata. “Avevo 11 anni. È arrivato un uomo nel villaggio e aveva con sé un coltello con una lama che luccicava come un pezzo di specchio. Mi presero da parte e tolto una parte di me. Ero la più grande e non potevo piangere perché avrei gettato la vergogna sulla mia famiglia”, con queste parole ci racconta la sua storia Fatima.

Queste le storie raccolte nei momenti liberi del workshop rivolto a 13 organizzazioni della societa civile sudanese impegnate nella “Campagna dei 16 giorni contro le violenze di genere” (Gbv, Gender Based Violence), con la partecipazione di ostetriche, ginecologi, pediatri, medici di famiglia, chirurghi.

Gli argomenti trattati sono stati molti e i partecipanti, all’inizio esitanti nel portare alla luce le loro proprie esperienze, hanno quindi iniziato a interagire in maniera attiva. “La violenza di genere è un problema diffuso in molte società. Sinergia unione d’intenti e coordinamento tra comunità internazionale e locale sono elementi chiave per il successo nella prevenzione e nella lotta contro le Gbv” afferma Costanza Matafù, esperta gender presso la sede Aics di Khartoum. Nello svolgimento del corso abbiamo introdotto il glossario di genere e spiegato il vocabolario, cercando di andare oltre la vergogna associata a determinate parole cariche di significati negativi, ha sottolineato l’esperta.

Come per le mutilazioni genitali femminili anche i matrimoni precoci sono percepiti come una delle principali forme di violenza di genere. Il 38% delle donne in Sudan viene fatta sposare in età giovanissima, spesso ancora bambine: “Senza un uomo, la donna non ha un’opinione, sposarsi ti dà la libertà e non vieni trattata come baira (termine dispregiativo per la donna non sposata). Sposarsi significa anche non dover più essere un peso economico per la tua famiglia di origine, essere protette, cosi si esprime una giovane donna del Blue Nile”.

“E poi? Il Sudan ha vietato le mutilazioni genitali femminili con una pena punibile fino a tre anni di carcere, oltre al pagamento di una multa: l’approvazione dell’emendamento al codice penale risale allo scorso 2 maggio 2020 ed è frutto di un lungo ma inarrestabile processo sociale e politico, oltre che del lavoro incessante delle organizzazioni internazionali e dei Governi per l’affermazione dei diritti delle donne”, afferma Akram Abdel Gayoum, esperto sudanese di in Gender Based Violence della sede Aics di Khartoum.

Il titolare di sede Michele Morana ha quindi concluso le giornate formative con un saluto rivolto ai partecipanti. Il messaggio che ha voluto trasmettere è stato di apprezzamento per l’impegno profuso e la partecipazione mostrata nel rendere il workshop vivo ed intenso, e di incoraggiamento per tutte quelle donne – madri, insegnanti, studentesse, professioniste, esperte nel lavoro sociale – che ogni giorno vivono sulla loro pelle discriminazioni e talvolta violenze, con un auspicio che la  causa della lotta contro violenza di genere diventi sempre più patrimonio universale.

Sudan – Al via un master biennale per 300 medici di famiglia che andranno a potenziare il sistema sanitario di base in quattro stati

Khartoum – Nel quadro della collaborazione tra l’Agenzia e il ministero sudanese della Salute si è svolta in la cerimonia di firma dell’accordo tecnico per l’avvio di un master biennale in Medicina di Famiglia che coinvolgerà 300 neolaureati in medicina provenienti dagli Stati di Kassala, Gedaref, Red Sea e Khartoum.

Il Master verrà realizzato del Public Health Institute, ente nazionale del Ministero sudanese della Salute, in quanto istituzione preposta alla formazione specialistica dei medici. Obiettivo del Master sarà quello di fornire a un consistente numero di medici una specifica formazione nella specialità della medicina di famiglia con l’obiettivo di integrare questa figura professionale presso i centri di salute presenti nei quattro stati dove si realizza il programma DICTORNA. Tale programma intende contribuire al miglioramento della salute della popolazione attraverso il miglioramento delle capacità funzionali e operative del sistema sanitario di base, con focus sulla medicina di famiglia sul sistema dell’assicurazione nazionale sanitaria “National Health Insurance”. Questi due ambiti sono chiamati a giocare un ruolo fondamentale nel programma governativo di espansione della copertura sanitaria a tutta la popolazione sudanese, in linea con l’Obiettivo Sostenibile # 3 “Garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.”
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Salute mentale di comunità: verso un percorso condiviso in Sudan, Camerun, Ciad e Repubblica Centrafricana

Il convegno “Salute mentale di comunità: verso un percorso condiviso in Sudan, Camerun, Ciad e Repubblica Centrafricana”, organizzato da Aics Khartoum (Sudan), in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), ha riunito il 14 e 15 dicembre a Trieste esperti dei diversi Paesi coinvolti per una condivisione di esperienze che ha messo al centro il concetto di salute mentale nelle sue diverse sfaccettature e determinanti, in un quadro di cooperazione internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata alle esperienze sul campo, per condividere le pratiche più promettenti e contribuire a sostenere il benessere delle comunità e il rispetto dei diritti umani per tutti. Al contempo, una nuova piattaforma di dialogo ha potuto agevolare la costruzione di partenariati e la promozione di sinergie tra i diversi stakeholder.

La scelta di organizzare l’evento a Trieste è stata fortemente voluta dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), in quanto luogo simbolo e realtà operativa vitale riconosciuta a livello internazionale come esperienza avanzata in salute mentale, che realizza quotidianamente percorsi di inclusione comunitaria per le persone in contatto con i Centri di salute mentale. Gli stili operativi, le culture e l’organizzazione, che si sostanziano in un sistema di servizi open door e no restraint, si avvalgono costantemente dell’apporto di altri enti pubblici e del terzo settore, agenzie, associazioni, organizzazioni non governative, cooperative sociali, cittadini, per la costruzione di percorsi di concreta tutela dei diritti e di accesso alle opportunità del territorio di chi vive, insieme alle proprie famiglie, una condizione di disagio e marginalità.

La salute mentale è indissolubilmente legata alla saluteha detto Luca Maestripieri, direttore generale di Aics – Il dolore che non tocchiamo, il dolore che non vediamo, è anche il più difficile da guarire. La salute mentale tocca la vita di tutti e, in tal senso, rappresenta una responsabilità collettiva. Nonostante ciò, a livello globale, la quantità di assistenza allo sviluppo dedicata alla salute mentale rimane esigua. Gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno evidenziato l'urgente necessità di aumentare gli investimenti per la salute mentale e il cronico sottofinanziamento in questo settore è stato esacerbato dalla pandemia di Covid-19, che ha provocato una crescente domanda di servizi di salute mentale". Maestripieri ha poi sottolineato che “L'Aics è fermamente impegnata a investire in cure per la salute mentale di qualità e a prezzi accessibili per tutti come parte della copertura sanitaria universale”.

L’evento si colloca nel solco dell’azione della Cooperazione Italiana nel settore sociosanitario, volta a favorire la riabilitazione psicosociale, l’empowerment e l’inclusione sociale delle persone con disturbi mentali sostenendo processi di deistituzionalizzazione, di integrazione tra cure primarie e salute mentale e iniziative di contrasto allo stigma e alla discriminazione. Aics, che da anni opera in Sudan e nei paesi protagonisti di questa Conferenza, attraverso un’azione sinergica e multisettoriale, intende promuovere e rafforzare i servizi di salute mentale comunitari in Sudan, Camerun, Ciad, e Rca, offrendo opportunità di scambio e rafforzamento delle reti collaborative e operative sul campo.

Si sono alternate, nelle diverse sessioni, le presentazioni di chi opera sul campo per lo sviluppo di interventi integrati e di organizzazione di servizi di salute mentale comunitari e per la diffusione di approcci inclusivi e rispettosi della centralità delle persone e dei loro diritti. Sono state presentate le esperienze dei servizi di salute mentale di Asugi, i progetti di collaborazione avviati con altri Paesi, come il Burkina Faso e l’attività di Centro Collaboratore Oms per la formazione e lo sviluppo di processi di deistituzionalizzazione.

Fra i relatori: Mariagrazia Giannichedda, sociologa e presidente della Fondazione Basaglia, Roberto Beneduce e Simona Taliani dell’Università di Torino (Dipartimento di Culture, Politica e Società) Marco Bertoli, Direttore del Dipartimento di Salute mentale di Asu Fc, con pluriennale esperienza di collaborazioni in altri Paesi africani, Michele Morana, direttore Aics Khartoum. A conclusione delle due giornate, la delegazione di Aics e dei Paesi africani, ha fatto visita ai Centri di salute mentale di Asugi, per un confronto operativo rispetto alle attività e agli interventi.

Sudan – Buone pratiche di salute alimentare al centro di una campagna nutrizionale per le famiglie

Khartoum - Si è conclusa il 6 dicembre scorso la campagna nutrizionale organizzata dall'Agenzia nell'ambito della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo – evento organizzato dal Ministero Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Si tratta di un'iniziativa che in genere punta alla promozione di prodotti alimentari di eccellenza, ma quest'anno la scelta condivisa dall'Ambasciata d'Italia in Sudan e dalla sede AICS è stata di effettuare attività di educazione alimentare dedicate alle fasce più vulnerabili della popolazione nelle località rurali di Dar El Mustakbal, Mayo e Dar El Salam.

Le comunità di questi luoghi sono state coinvolte in tre giorni di corsi di cucina, all’insegna dello slogan Cook Safely, Eat Healthy!, che hanno visto la partecipazione di di centinaia di mamme nella preparazione di biscotti con farina di sorgo e pasta di arachidi ad alto valore nutrizionale, da impiegare nella fase dello svezzamento.

Al termine delle cooking classes è stato distribuito – in collaborazione coi giovani disabili con i quali lavora l'organizzazione della società civile OVCI - un piatto classico della tradizione "povera" locale, il Kushery, un insieme di pasta, riso e lenticchie. OXFAM Italia ha infine arricchito il programma con delle brevi presentazioni sull’igiene nella preparazione degli alimenti.

I corsi di cucina e, più in generale, la promozione di una corretta alimentazione hanno valorizzato ancora una volta l’impegno della Cooperazione italiana quale Donor Convenor del programma onusiano Scaling Up Nutrition che è indirizzato verso il terzo Obiettivo di sviluppo sostenibile volto a migliorare lo stato nutrizionale, la crescita, lo sviluppo e la salute delle persone.

Tra i materiali prodotti per la campagna, una serie di pannelli che illustrano con semplicità e immediatezza alcune buone pratiche per la corretta alimentazione dei neonati e delle gestanti.

Baby Food - Rollup
Baby Food - Banner
Nutrition - Rollup

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Sudan – Un concerto dedicato ai rifugiati, simbolo del nexus tra sviluppo e assistenza umanitaria

Khartoum - Nella suggestiva cornice dei giardini del Museo Nazionale di Khartoum la delegazione dell'Unione Europea in Sudan, l'ambasciata d'Italia in Sudan e l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo hanno lanciato due programmi dedicati al sostegno dei rifugiati e delle comunità ospitanti nelle regioni orientali del Paese: Strengthening resilience for refugees, IDPs and host communities in Eastern Sudan e Improving access to safe water and sanitation for migrants and host communities in Eastern Sudan. Il 15 novembre scorso l'evento di apertura ha proposto un concerto che ha richiamato il pubblico negli straordinari spazi del Museo Nazionale sudanese, già oggetto di interventi della Cooperazione italiana.

I due programmi di cooperazione delegata UE, denominati SDN 11 e SDN 13, sono rivolti alle popolazioni più vulnerabili e marginalizzate in tre stati - Kassala, Gedaref e Red Sea - dove la Cooperazione italiana è impegnata da anni con un ruolo di leadership nel campo della sanità e dell'acceso all'acqua potabile. Promuovere la salute primaria e riproduttiva, la nutrizione di qualità e l'accesso all’acqua potabile sono i cardini delle due iniziative, per un finanziamento totale di 14 milioni di euro. In particolare, l’iniziativa SDN 13 vuole sostenere lo sviluppo del sistema primario sanitario rendendolo accessibile alle fasce della popolazione più marginalizzata, in particolar modo i migranti, attraverso interventi infrastrutturali, forniture di farmaci ed equipaggiamenti e attività di formazione e supporto istituzionale. L’iniziativa SDN11, complementare all'altra, punta a migliorare l'accesso all'acqua per le popolazioni di migranti e sfollati, a sviluppare sistemi di energia alternativa e a riabilitare servizi igienici in scuole e centri sanitari.

Entrambe le iniziative si concentrano sul rafforzamento delle capacità locali e sulla sensibilizzazione delle comunità sui rischi e sui comportamenti appropriati in ambito sanitario. Le attività progettuali saranno svolte in partnership con il ministero della Salute, il ministero dell’Irrigazione e quello dell'Educazione, sia a livello federale che degli stati interessati.

"L'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari nei tre stati è estremamente limitato, inoltre le regioni orientali sono interessate da un importante flusso migratorio che contribuisce a ridurre la capacità delle comunità locali di far fronte ai bisogni della popolazione" ha affermato l’ambasciatore italiano Fabrizio Lobasso. "Il nostro obiettivo principale – ha continuato - è garantire l'efficienza e l'efficacia dei nostri interventi.  Il popolo sudanese potrà contare sul sostegno dell’Italia: lavoreremo insieme alle nostre controparti al fine di assicurare un consistente aiuto nel settore igienico-sanitario, soprattutto in favore delle popolazioni più vulnerabili."

Le iniziative – in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile # 3 e 6 - saranno realizzate secondo modelli d'intervento replicabili in tutto il Paese.

Il capo della Delegazione europea in Sudan, ambasciatore Jean Michel Dumond, ha sottolineato che l'Unione Europea continua a essere il maggior donatore di assistenza umanitaria in Sudan. L'Unione Europea e i suoi stati membri concordano con il governo sudanese sulla necessità di perseguire una cooperazione allo sviluppo a più lungo termine, in linea con la strategia Humanitarian - Development Nexus che punta ad affermare un approccio di continuità tra l'intervento umanitario e lo sviluppo. A questo riguardo, il Sudan rappresenta un Paese pilota. Dumond ha aggiunto che sono in fase di identificazione nuove iniziative nel contesto del Nexus e che si attende di finalizzare un nuovo programma nel settore salute, con la Cooperazione italiana, entro il prossimo anno.

Sudan - Brochure programmi SDN 11 e SDN 13

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Sudan – Lotta alla malnutrizione, l’Italia invita i partner del movimento ‘SUN’ al confronto

Khartoum - Il 28 ottobre scorso l’ambasciata d’Italia in Sudan, di concerto con la sede AICS di Khartoum, ha ospitato un incontro di coordinamento dei donatori del movimento SUN - Scaling Up Nutrition nato per affrontare le cause primarie della malnutrizione attraverso l’attività congiunta di organizzazioni della società civile, agenzie delle Nazioni Unite, donatori governativi, settore privato e settore accademico. All’appuntamento hanno preso parte circa 50 invitati, tra capi missione diplomatica e rappresentanti di organismi internazionali in Sudan.

L’emergenza malnutrizione nel Paese africano - 2,5 di milioni di bambini malnutriti e 3,5 milioni a rischio di malnutrizione - è un fenomeno trasversale che richiede una risposta multisettoriale su più livelli. Secondo stime del WFP, circa il 38% dei bambini di età inferiore ai cinque anni soffre di denutrizione o di cattiva nutrizione, mentre la percentuale della popolazione vulnerabile è in aumento, anche a causa della crisi economica nel Paese. Mai come in questo settore si avverte la necessità di creare un legame sostanziale tra aiuto umanitario e sviluppo sostenibile - un nexus - sino a stabilire una piena complementarietà tra i due momenti.

In definitiva, la chiave strategica del futuro che è stata ribadita dalle autorità italiane a Khartoum risiede nella migliore efficacia dell'opera di prevenzione sociale e culturale per incidere a monte sulle cause profonde della malnutrizione, oltre che nell'attuazione degli urgenti interventi già previsti.

La presenza all'incontro del ministro sudanese della Salute Ahmed Abu Zeid ha ulteriorimente avvalorato il significato dell’evento. Il ministro, in un accorato intervento, ha ribadito non solo l’impegno del governo nell'affrontare con maggiore efficacia il fenomeno della malnutrizione, ma anche il suo personale coinvolgimento per concentrare più risorse verso l’eradicazione di questa piaga sociale, facendo della lotta alla malnutrizione la principale missione del suo dicastero.

Come sottolineato dall'ambasciatore italiano a Khartoum, Fabrizio Lobasso, "l’impegno delle istituzioni italiane in Sudan è globale, in considerazione della trasversalità del tema della malnutrizione che, inevitabilmente, tende a invadere tutti i settori della vita sociale, minando il cammino evolutivo e lo sviluppo della comunità sul territorio."

Il movimento SUN è nato nel 2010 per dare impulso alla lotta globale contro la malnutrizone e ispirare i governi, la società civile, le Nazioni Unite, i donatori, il settore privato e il mondo accademico a trovare insieme nuove soluzioni al problema, in linea con in linea con l’obiettivo ZeroHunger 2030. I temi ripresi dal SUN sono il ruolo della buona nutrizione come motore dello sviluppo umano e della crescita economica inclusiva, l’eliminazione della fame e il raggiungimento della sicurezza alimentare. In parallelo, i partner del movimento dedicano attenzione ai problemi del sovrappeso e dell’obesità che, al pari della denutrizione, vanno affrontati con urgenza anche nei Paesi amedio e basso reddito. In Sudan L’Italia svolge il ruolo di SUN Donor Convenor, in piena sintonia con la particolare attenzione dell’Italia verso il tema della sicurezza alimentare.

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Sudan – Alta formazione per impreditori sociali, al via un MBA tra Khartoum e Milano

Khartoum - Il 29 settembre scorso, presso l’Università sudanese per le scienze mediche e tecnologiche USMT, si è svolta la cerimonia di apertura del primo MBA italo-sudanese in Global Entrepreneurship volto a formare giovani imprenditori africani nell’amministrazione e gestione di impresa, con particolare vocazione allo sviluppo sociale e alla solidarietà.

Accanto all’università sudanese UMST l’iniziativa può contare sul sostegno dell'AICS e della fondazione E4Impact dell’Università Cattolica di Milano ed è cofinanziato da imprese italiane come VueTel, Ascot, Leonardo-Selex, e sudanesi come Capital Radio 91.6.

Relatore principale dell'evento è stato il viceministro sudanese dell’Industria e del Commercio, Abdelrahman Youssif, che ha espresso la sua gratitudine alle istituzioni italiane per una iniziativa unica nel suo genere, mai realizzata in Sudan prima d’ora.

L’obiettivo principale del MBA - che durerà un anno e si svolgerà tra Khartoum e Milano - è sostenere una cultura dell’imprenditorialità in grado di portare sviluppo attraverso un'alleanza mirata a sviluppare servizi di formazione, incubazione d’impresa e coaching per una nuova generazione di imprenditori a forte valenza sociale.

“Cuore delle attività – secondo il direttore del programma Fabio Petroni - è quello di fornire agli studenti sudanesi una educazione che sia orientata ai risultati in tre diverse capacità: trasformare un’idea in business plan, sviluppare le competenze necessarie per gestire una nuova impresa e creare solide partnerships con investitori e comunità locali."

"E’ emozionante – ha detto Fabrizio Lobasso, ambasciatore italiano in Sudan – costatare come, con questa iniziativa, i giovani sudanesi potranno contribuire da protagonisti a un futuro migliore per il proprio Paese, sviluppando idee nuove, promuovendo sviluppo e inclusione sociale delle fasce più vulnerabili.”

Infine, il titolare della sede AICS di Khartoum Vincenzo Racalbuto ha sottolineato la particolare attenzione allo sviluppo dell’imprenditoria femminile sudanese attraverso l’assegnazione di sei borse di studio nel quadro del programma di cooperazione "Tadmeen" che è dedicato alla promozione e l’inclusione sociale delle donne e dei gruppi vulnerabili.

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Sudan – Strategie e governance inclusiva, chiavi essenziali per lo sviluppo in campo sanitario e rurale

Khartoum - Un giorno intenso, il 14 agosto scorso, per la sede AICS della capitale sudanese che ha preso parte a due importanti iniziative in tema di sanità e di sviluppo rurale. La prima ha visto la partecipazione al congresso organizzato dal ministero della Sanità per l’approvazione del primo piano nazionale per la sicurezza sanitaria globale, elaborato sulla base delle indicazioni di un team di valutazione di WHO–EMRO, l'ufficio regionale per il Mediterraneo orientale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il piano nazionale incorpora i principi di sicurezza della salute globale per rispondere puntualmente ai rischi di salute pubblica, indipendentemente dalla loro natura e origine, e ha grande rilevanza per il Sudan, crocevia di flussi migratori provenienti da tutto il Corno d’Africa.

Al congresso, presieduto dal sottosegretario del ministero della Sanità, Isameldin Abdalla, hanno partecipato, oltre ai delegati di WHO, i rappresentanti di tutti i dipartimenti del ministero della Sanità e delle istituzioni preposte ad assicurare standard di sicurezza in diversi ambiti: rischi ambientali, epidemie, gestione di sostanze chimiche e radioattive, monitoraggio e controllo frontaliero per persone e merci. Le autorità e i rappresentanti di WHO hanno sottolineato l’apprezzamento per il contributo dell'Agenzia in qualità di donatore e di membro del comitato per la definizione del programma nazionale in materia di International Health Regulations. Ugualmente apprezzata la continua collaborazione assicurata nella gestione delle emergenze sanitarie, in particolar modo durante la recente epidemia di colera, e per il sostegno al programma nazionale di sorveglianza sanitaria per il controllo delle infezioni che coinvolge 7 Stati sudanesi, così da garantire una trasmissione puntuale dei dati sanitari raccolti dalle strutture sentinella - complessivamente 1.565 - alle strutture statali e federali.

Il secondo evento si è svolto nei locali della sede AICS, dove è stata convocata la prima riunione di una commissione nazionale di esperti già in servizio nei ministeri di competenza e chiamati a delineare la strategia nazionale di genere nel settore agricolo per il periodo 2019-2023 - National Strategy on Gender and Agriculture, Forestry and Animal Resources 2019-2023. L’incontro, coordinato dall'AICS e dall’Unità di genere presso il ministero federale delle Risorse agricole, ha offerto l’occasione per avviare un'analisi sugli aspetti di genere nei settori della sicurezza alimentare, agricoltura, silvicoltura, pesca e zootecnia, ma anche sulle principali sfide che gli agricoltori devono affrontare a livello urbano e rurale. Obiettivo dell'analisi è quello di individuare una serie di linee di intervento da inserire nella strategia nazionale, che sarà sviluppata nell'arco dei prossimi nove mesi.

La riunione è stata organizzata nell'ambito del programma Tadmeen avviato dall’AICS lo scorso 7 maggio. Di durata triennale e finanziato con un importo di 4,1 milioni di euro, il programma ha l'obiettivo di promuovere modelli di governance inclusiva orientati alla tutela dei diritti e alla protezione sociale di gruppi vulnerabili e discriminati che appartengono a comunità migranti e ospitanti negli Stati di Khartoum e del Red Sea; promuovere lo sviluppo del capitale umano; accrescere la resilienza dei gruppi di minori a rischio (orfani, bambini di strada, bambini all’interno del sistema giudiziario e migranti non accompagnati); promuovere la tutela dei diritti delle donne in termini di salute sessuale e riproduttiva, libertà dalla violenza e autonomia socioeconomica; contribuire a ridurre la marginalità sociale e la discriminazione delle persone con disabilità promuovendo l’ inclusione scolastica, la formazione professionale e l'avviamento al lavoro.

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Sudan – Lotta alla malnutrizione, strategie e buone pratiche a partire dai primi mille giorni di vita

Khartoum - La sede AICS di Khartoum ha partecipato e contribuito, assieme a UNICEF, alla prima conferenza nazionale sul tema della nutrizione, focalizzata sui primi mille giorni di vita del bambino, che si è svolta nella capitale il 2 agosto scorso alla presenza della First Lady sudanese, signora Widad Babiker Omer, e del ministro della Salute.

In Sudan, dove si stima che oltre due milioni di bambini al di sotto dei cinque anni siano malnutriti, la lotta alla malnutrizione costituisce un ambito di intervento in cui la Cooperazione italiana sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. L’Italia è attualmente in prima linea in questo settore con interventi di emergenza e di sviluppo volti a prevenire e contrastare il grave fenomeno della malnutrizione infantile, affinché si investano maggiori risorse nel settore della nutrizione e sia sempre al centro dell’agenda politica.

In tal senso, e coerentemente al ruolo di Donor Convenor nell’ambito del movimento globale Scaling Up Nutrition (SUN), il titolare della sede ha ricordato che l’AICS e il dipartimento di Nutrizione del ministero della Salute hanno siglato un accordo, lo scorso 29 luglio, per l’avvio di un'indagine secondo la metodologia S3M (metodo del campionamento spaziale semplice) che – per la prima volta – fornirà una fotografia reale della situazione sudanese in campo nutrizionale.

La forma di malnutrizione più diffusa in Sudan è lo stunting, “ritardo nella crescita” o “malnutrizione cronica”: ne soffre il 38,2% dei bambini al di sotto dei 5 anni. Lo stunting può essere prevenuto: i primi mille giorni di vita del bambino - la cosiddetta “finestra delle opportunità” - rappresentano un periodo cruciale durante il quale alcuni semplici interventi possono risultare determinanti nella prevenzione della malnutrizione.

Nel settore della riduzione della povertà e della nutrizione la Cooperazione italiana in Sudan ha in corso iniziative per un totale di circa 12,5 milioni di euro, sia in ambito bilaterale che multilaterale, con la partecipazione attiva di WHO, UNICEF, UNIDO e UNWOMEN.

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Sudan – Equipaggiamento tecnico e ripristino di impianti idrici per migliorare l’accesso all’acqua

Khartoum - Si è tenuta lo scorso 8 luglio, presso la sede della DDR Commission, la cerimonia per la firma del contratto tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la Blue Nile Drinking Water Corporation per la fornitura di attrezzature idrauliche volta a garantire la messa in opera del sistema idrico di El Roseires, nello stato del Blue Nile. All’evento hanno partecipato Vincenzo Racalbuto, titolare della sede AICS di Khartoum, Abdulrahman Mohammed, direttore della Blue Nile Drinking Water Corporation, e Salah Altyaib Awad, commissario generale della DDR, la commissione per il disarmo e riabilitazione degli ex combattenti.

Gli interventi di riabilitazione individuati sono i seguenti:

- fornitura e installazione di 5 pompe elettriche;

- riabilitazione della cisterna cittadina;

- smantellamento e riabilitazione degli impianti idrici nel quartiere di Soba;

- fornitura e installazione di 15 valvole.

La firma del contratto fa parte dell'accordo tecnico firmato lo scorso aprile tra il ministero dei Servizi pubblici - Water and Environmental Sanitation e la DDR Commission con l'obiettivo di assicurare un approvvigionamento funzionale e affidabile di acqua sicura alle comunità di Eddamazin e El Roseries, dove la domanda di acqua è aumentata nell'ultimo anni di quasi 5.000 metri cubi al giorno.

Il commissario generale del DDR ha espresso apprezzamento nei confronti dell'eccellente competenza italiana nel settore, sottolineando che questo progetto andrà a beneficio delle comunità che soffrono di carenza idrica. Il ministro delle Finanze e il ministro delle Infrastrutture hanno ringraziato l'Italia per il suo continuo supporto e rinnovato l'invito a continuare la collaborazione per rispondere alle esigenze del Paese.

Il progetto "Migliorare le condizioni di vita della popolazione degli Stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, in particolare profughi e migranti" è finalizzato al supporto delle popolazioni rifugiate e sfollate, compresa la popolazione più povera residente che ospita un numero ingente di popolazione non residente con ricadute pesanti sulla qualità della vita e sui servizi essenziali di base. I settori principali dell'intervento sono la lotta alla malnutrizione, l'accesso all'acqua e il miglioramento delel condizioni igienico-sanitarie.

Un contributo di circa 1,4 milioni di euro è stato destinato alle attività di tre OSC - Aispo, Emergency e Oxfam Italia - che saranno volte al contenimento del colera, della malnutrizione e dell’insicurezza alimentare delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ulteriori 780mila euro saranno impiegati in attività di emergenza in gestione diretta concordate con le controparti locali e in coordinamento con le maggiori agenzie internazionali che operano nel Paese nel settore dell’aiuto umanitario.

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