Sudan – Acqua, igiene e salute ambientale, la cooperazione delegata rafforza la strategia in atto

Khartoum - Si sono svolti il 3 e il 10 maggio scorsi a Port Sudan, Gedaref e Kassala tre seminari tecnici nell'ambito dei due programmi di cooperazione delegata SDN11 e SDN13 avviati nel mese di luglio 2017. Le due iniziative, del valore rispettivamente di 2 e 12 milioni di euro stanziati attraverso il Trust Fund europeo per l'Africa, sono finalizzate a rendere disponibili servizi sanitari e igienici alle popolazioni delle aree coinvolte negli stati del Red Sea, Gedaref e Kassala.

L’iniziativa SDN13 vuole sostenere lo sviluppo del sistema sanitario primario rendendolo accessibile alle fasce della popolazione più fragili - in particolar modo a migranti, sfollati e comunità ospitanti - attraverso interventi infrastrutturali, la fornitura di farmaci ed equipaggiamenti e attività di formazione e supporto istituzionale.

L’iniziativa SDN11, a completamento dell'altro programma, intende migliorare l'accesso all'acqua pulita per le popolazioni di migranti e sfollati, sviluppare sistemi di energia alternativa e riabilitare servizi igienici nelle scuole e nei centri sanitari.

Entrambe le iniziative di cooperazione delegata si aggiungono a due programmi in chiusura, rafforzando l'impegno complessivo della Cooperazione italiana nei settori dell'igiene, dell'accesso all'acqua e della salute ambientale che negli ultimi anni ha visto una serie di interventi nelle scuole e nei presidi sanitari, con particolare attenzione ai temi della nutrizione e della diagnosi precoce dei tumori della donna (tumore della cervice uterina e del seno).

Le iniziative in atto rientrano in una più ampia strategia intesa a sostenere il Sudan Orientale attraverso interventi multisettoriali orientati a ridurre la povertà e migliorare la qualità di vita della popolazione locale e migrante, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 1, 2 e 3.

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Sudan – Riabilitazione di unità ospedaliere e formazione, si consolida l’impegno nel settore sanitario

Khartoum - Si è svolta il 6 maggio scorso, presso la sede dell’Ospedale Universitario di Ostetricia di Port Sudan, la cerimonia di inaugurazione delle unità di terapia semi intensiva e di nutrizione che sono state riabilitate attraverso un intervento dell'organizzazione AISPO e dell’università di Sassari, in collaborazione con il Ministero sudanese della Salute, con il finanziamento dell'Agenzia. Le azioni di riabilitazione, che hanno rafforzato le capacità operative del più grande ospedale dello stato del Red Sea, sono state effettuate nell’ambito del progetto “Sostegno al Teaching Obstetric Hospital di Port Sudan per fronteggiare la malnutrizione delle donne in stato di gravidanza, delle giovani mamme di bambini sotto i cinque anni e dei loro figli.”

L'iniziativa – della durata di 9 mesi per un ammontare di 350mila euro - ha offerto un percorso di formazione sui temi della nutrizione, del metodo KAP - Knowledge Attitude and Practice, e delle attrezzature per la terapia semi-intensiva coinvolgendo 65 operatori sanitari locali tra ginecologi, infermieri e ostetriche. L'intervento ha visto anche la riabilitazione di due spazi per il ricovero delle pazienti con problemi nutrizionali, che ha permesso un aumento dei posti letto, e il miglioramento di due locali per la terapia semi-intensiva con area filtro, stazione infermieristica di controllo, verande e fognature che garantiranno la riduzione del rischio di infezioni. Sono state inoltre rafforzate le disponibilità di farmaci e presidi terapeutici di prevenzione e cura quali ferro e acido folico, vitamine A e D, K, iodio. Nel suo complesso, il programma ha raggiunto oltre 12mila beneficiari tra donne in stato di gravidanza e neomamme e i loro bambini sotto ai 5 anni di età.

In parallelo all'inaugurazione si è svolta la cerimonia di consegna dei certificati a 20 insegnati dell'Accademia delle Scienze mediche che hanno partecipato ad un corso di formazione IT organizzato da AISPO e università di Sassari e finanziato da AICS, volto a potenziare le capacità attraverso le tecnologie informatiche.

L'intervento di Port Sudan si inserisce nel quadro del più ambio programma di emergenza di AICS 2017-2018 che punta a migliorare le condizioni di vita della popolazione degli stati dell’Est, Nord Darfur e Khartoum, con particolare attenzione a profughi e migranti. Allo stesso tempo, l’iniziativa si colloca all’interno dell' Humanitarian Response Plan di UN-OCHA che identifica il quadro generale dei bisogni e delinea le strategie operative a partire da questi elementi: 5,5 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza umanitaria; 3,8 milioni di sudanesi hanno bisogno di assistenza alimentare; 1,2 milioni di persone sono rifugiati; 3,3 milioni di persone sono sfollati interni (IDP).

Il programma AICS di emergenza si concentra sulla riduzione dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione delle donne in gravidanza e delle giovani madri attraverso l’implementazione di attività come la formazione del personale sanitario nelle tematiche della prevenzione e del trattamento della malnutrizione; la creazione all’interno delle comunità di focal point e gruppi di sostegno alle madri; la fornitura di farmaci, presidi terapeutici, materiali di laboratorio ed equipaggiamenti sanitari; il sostegno ai servizi che consentono l'accesso all'acqua potabile.

In Sudan l’Agenzia è tra i maggiori donatori nel settore sanitario: nel 2017 il 60% dei finanziamenti hanno riguardato la sanità. Gli interventi nel settore sanitario, in forma bilaterale e multilaterale, approvati e in corso, ammontano a circa 43 milioni di euro.

Guidance book - Nutrition in pregnancy, 2018

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Sudan – Accesso al lavoro e scuola inclusiva, i pilastri dell’impegno AICS nel settore disabilità

Khartoum - Nelle settimane successive al lancio del progetto europeo "Bridging the gap: politiche inclusive e servizi per garantire l’uguaglianza dei diritti delle persone con disabilità", che ha avuto luogo nella capitale sudanese il 28 febbraio scorso, sono state avviate le prime attività volte al rafforzamento delle competenze delle amministrazioni pubbliche in materia di politiche sociali inclusive e al sostegno delle organizzazioni delle persone diversamente abili. Fin dall'inizio, particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di opportunità di lavoro che possano promuovere l'autonomia economica e la realizzazione personale di chi è coinvolto nella disabilità, a partire dalle donne e dalle madri di bambini disabili.

L'iniziativa Bridging the gap - finanziata dall'Unione Europea e cofinanziata da una rete di partner, tra cui l’Agenzia, per un importo complessivo di 7 milioni di euro - intende promuove i diritti e l’inclusione delle persone diversamente abili in cinque Paesi a medio e basso reddito: Paraguay, Ecuador, Burkina Faso, Etiopia e, appunto, Sudan. Qui la sede AICS di Khartoum segue la realizzazione di attività che si concentrano sull’accesso universale al lavoro, in linea con quanto previsto dall’art. 27 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Sullo sfondo di ogni azione, lo slogan "Nothing about us without us" che punta a consolidare la dimensione della disabilità negli interventi di cooperazione internazionale. Tra i prossimi appuntamenti, un training nello Stato di Gedaref per la promozione del lavoro autonomo delle donne e uno studio per lo sviluppo di un database sull’offerta e la richiesta di lavoro che includa le persone con disabilità.

In Sudan le azioni di Bridging the gap si inseriscono in un quadro articolato che vede l’Agenzia impegnata con grande energia nel settore della disabilità. In linea con il Piano d’azione sulla disabilità della Cooperazione italiana e con le Linee Guida sulla disabilità recentemente adottate, a livello bilaterale l’Agenzia è coinvolta in altre due iniziative di rilievo: un progetto dedicato ai minori orfani disabili che prevede interventi in tre orfanotrofi di Khartoum, in partenariato con i ministeri competenti, e il progetto Tadmeen dedicato all'inclusione scolastica e occupazionale delle persone con disabilità.

Queste iniziative sono strettamente sinergiche a quelle finanziate sul canale multilaterale e a quelle realizzate dalle OSC con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’esperienza e le buone pratiche italiane negli interventi orientati alle fasce più vulnerabili della popolazione.

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foto: Laura Salvinelli

 

Sudan – Cooperazione sanitaria negli stati orientali, un seminario per fare il punto e guardare avanti

Si è svolto nella città di Kassala, nei giorni 14-15 maggio, il seminario “Strenghtening the Sudanese Health System: 2014-2017 Experience” che ha concluso le attività del primo programma di cooperazione delegata – Promoting Qualiting Health Services in Eastern Sudan - affidato all’Italia dall’Unione Europea nel 2014 per un importo di 8,6 milioni di euro.

All’incontro hanno preso parte le controparti locali, tra cui una delegazione del Ministero federale della Sanità con otto direttorati, le agenzie delle Nazioni Unite impegnate nel settore sanitario (WHO, UNICEF, UNDP, UNOPS e WFP), il Ministro della Salute dello Stato di Kassala e i direttori generali dei Ministeri statali della Salute degli stati coinvolti nell’iniziativa: Red Sea, Kassala e Gedaref. Al seminario hanno partecipato inoltre i delegati dei dipartimenti degli stessi ministeri che hanno partecipato al programma, una delegazione dell’Unione Europea in Sudan e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo.

Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di presentare successi e criticità sui tre pilastri del programma: miglioramento dell’accessibilità ai servizi sanitari, innalzamento degli standard di qualità e sviluppo delle risorse umane, tutti elementi chiave per il rafforzamento del sistema sanitario in Sudan. Il programma, disegnato a partire dall'identificazione delle priorità e dei bisogni sanitari, in stretta collaborazione con i Ministeri della salute dei tre stati del Sudan orientale, ha promosso la formazione di figure professionali sanitarie, la costruzione e riabilitazione di centri di salute e il miglioramento del sistema di distribuzione dei farmaci.

Il dialogo intrapreso con le autorità sudanesi ha favorito la creazione di un percorso comune, testimoniato dai numerosi riconoscimenti per il lavoro svolto dalla Cooperazione italiana. Le significative “lessons learned” da questa esperienza, che hanno tenuto conto delle differenze culturali e sociali negli stati target del programma, sono state discusse nell'ambito di un dialogo costruttivo che getta le basi per le iniziative del prossimo triennio, finanziate dall’Unione Europea e dalla stessa Agenzia per un importo complessivo di 28 milioni di euro. L’Italia è infatti presente negli stati nella regione orientale del Paese con iniziative di cooperazione, in larga parte sanitaria, fin dalla firma degli accordi di pace del 2006. Tali aree, ancora oggi, risultano tra le più povere e bisognose di aiuto anche in vista del crescente flusso migratorio proveniente dal Corno d’Africa, che investe direttamente gli stati orientali del Sudan.

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Sudan – Una sinergia di successo tra UE e Cooperazione italiana per il diritto alla salute

Il capo delegazione dell’Unione europea in Sudan, Jean-Michel Dumond, ha visitato i progetti di cooperazione che sostengono l’agricoltura, la pesca, il miglioramento delle condizioni di vita, l’istruzione e la salute nello stato del Mar Rosso. La visita, effettuata nei primi giorni di dicembre, ha toccato anche due progetti finanziati dall’Unione europea e guidati dalla Cooperazione italiana: “Promoting Qualitative Health Services” e “Improving the Health Status of Vulnerable Population”, entrambi realizzati nei tre stati del Sudan orientale. Con un finanziamento totale 13,1 milioni di euro, i due programmi hanno come obiettivo primario l’aumento dell’accesso al diritto universale alla salute. Questo è stato possibile ampliando i servizi sanitari di base nelle comunità rurali, sviluppando le amministrazioni sanitarie locali e sostenendo le politiche sanitarie nazionali.

Parallelamente, le due iniziative hanno costruito e riabilitato strutture sanitarie, organizzato corsi di formazione per il personale sanitario e rafforzato il sistema di distribuzione dei farmaci. A Port Sudan, Dumond ha incontrato il ministro della Salute dello stato del Mar Rosso, Hatim Mohammed Aliass, e visitato due centri di salute, “Omar Ibn Khatab” e “Ahmed Gasim”, insieme all’ospedale materno-infantile di Tagadom. Tutte le strutture sono state riabilitate ed equipaggiate con i fondi dell’Unione europea. Le strutture, ad oggi operative, forniscono servizi sanitari di qualità a circa 110 mila persone in tre differenti zone di Port Sudan, dove risiedono anche rifugiati e sfollati.

“Oltre a rendere disponibili  i servizi sanitari di cui la popolazione ha bisogno, queste due grandi iniziative sostengono l’amministrazione sanitaria sia a livello locale che federale e hanno creato modelli di successo, che dovrebbero essere replicati nello stato del Mar Rosso e in tutto il Sudan. Fondi addizionali e il sostegno a una miglior capacità di pianificazione a livello statale e federale sono vitali per assicurare alla maggior parte della popolazione possibile l’accesso ai servizi sanitari di qualità”,  ha dichiarato Dumond nel corso della visita.

Gli interventi, iniziati nel 2014 e 2015, sono oggi esempio di una collaborazione di successo tra l’Unione europea e la Cooperazione italiana. “Abbiamo lavorato per rafforzare il sistema sanitario a livello locale e federale. Una solida e forte collaborazione e integrazione con la popolazione sudanese e con le istituzioni ci ha consentito di raggiungere i nostri obiettivi” ha spiegato Paolo Giambelli, esperto sanitario della Cooperazione italiana che guida i programmi europei.

Il direttore dell’ospedale Tagadom, Ahmed Darreer, ha espresso un sentito riconoscimento all’Unione europea e alla Cooperazione italiana. “ Quando l’Unione europea e la Cooperazione italiana sono arrivati in questa località per la prima volta per lavorare con noi, ci è sembrato un sogno. Oggi possiamo dire che è una realtà che ci rende orgogliosi di fare il nostro lavoro e di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione”.

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Sudan – Tre nuovi accordi con agenzie ONU per iniziative di sviluppo nell’est del Paese

Khartoum - II governo italiano, attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha finanziato tre nuovi progetti alle agenzie delle Nazioni Unite UNESCO (300mila euro), WFP-PAM (500mila euro) e UNHCR (700mila euro). La firma degli accordi è avvenuta nei giorni scorsi a Khartoum, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Sudan Fabrizio Lobasso, del titolare della sede estera AICS Vincenzo Racalbuto, e dei rappresentanti di ciascuna agenzia ONU nel Paese: Pavel Kroupkine (UNESCO), Matthew Hollingworth (WFP-PAM) e Angela Li Rosi (UNHCR).

L’iniziativa affidata all’UNESCO riguarderà lo sviluppo e il rafforzamento delle radio comunitarie nelle zone del Sudan orientale attraverso la formazione professionale di figure specifiche, lo sviluppo di contenuti educativi e informativi che possano contribuire alla promozione dei valori civici e il miglioramento delle strutture dedicate.

Il finanziamento al PAM-WFP è invece destinato alla protezione sociale e alla realizzazione  di lavori di pubblica utilità, sempre nella regione est del Paese. Obiettivo dell’iniziativa è creare nuove opportunità di reddito attraverso la stessa partecipazione dei beneficiari alla costruzione di strutture pubbliche, principalmente sanitarie. Da un lato questo intervento permetterà di creare occasioni di lavoro retribuito, che potrà aumentare la sicurezza alimentare delle famiglie,  e dall’altro aumenterà la presenza di presidi medici sul territorio, migliorando l’accesso al diritto alla salute.

Il contributo all’UNHCR sarà indirizzato alla riabilitazione dei servizi sanitari di base e di acqua potabile dei campi rifugiati di Shagrab, nello stato di Kassala, ancora nel Sudan orientale. La sua posizione geografica, che confina con l’Eritrea, è storicamente collocata sulla rotta delle migrazioni provenienti dal Paese confinante e dall'intero Corno d’Africa. Proprio l’incontro tra nuovi e vecchi flussi migratori con le comunità ospitanti ha reso opportuno questo tipo d’intervento.

“Tutte  le iniziative guardano al tema dell’inclusione sociale – ha detto l'Ambasciatore Lobasso  - che rappresenta un aspetto fondamentale di diplomazia solidale per il lavoro della Cooperazione italiana nel Paese. Con l'avvio di questi  programmi si conferma vincente l’approccio settoriale e geografico, che ci vede in prima linea per quanto riguarda le iniziative di cooperazione nel Sudan orientale”.

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Sudan – Cooperazione italiana e IOM, accordo per fornitura di acqua, servizi sanitari e igienici

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e l’Ambasciata d’Italia a Khartoum si sono incontrate il 2 novembre scorso per firmare ufficialmente l’accordo per un nuovo progetto da 800.000 euro per il “Miglioramento dell’approvvigionamento idrico e dei servizi sanitari e igienici (WASH) a favore delle popolazioni vulnerabili dello Stato di Kassala”.

Questo progetto, della durata di un anno, vuole rispondere al bisogno di ulteriori risorse idriche e alla necessità di migliorare la gestione dei rifiuti nello Stato di Kassala, nel Sudan Orientale. La continua situazione di arretratezza della regione orientale ha contribuito ad aumentare la scarsità di acqua e delle infrastrutture correlate, ripercuotendosi severamente non solo sul sostentamento delle comunità nell’area, ma anche aumentando la pressione sulle già scarse risorse disponibili. Di conseguenza, l’obiettivo generale dell’iniziativa è quello di fornire un accesso sostenibile alle infrastrutture idriche e ai sistemi di gestione della raccolta di rifiuti nelle città di Kassala e Khashm El Girba, ma anche di offrire un’assistenza tecnica specifica a livello statale e locale per rafforzare la gestione futura di tali sistemi ed aumentare cosi’ la sostenibilita’ del progetto.

Il Sudan orientale è situato lungo la Eastern African Migratory Route (Rotta Migratoria Africana Orientale), attraverso la quale i migranti passano per raggiungere Egitto o Libia e poi attraversare il Mediterraneo, provocando un ulteriore incremento dello sfruttamento delle risorse e della mancanza di infrastrutture necessarie.

Il progetto sarà attuato in stretta collaborazione e coordinamento con l’Ufficio di Sanità Idrica e Ambientale del Governo del Sudan nello Stato di Kassala e con la Società Idrica statale, ma anche con partner locali per la sensibilizzazione delle comunità per la promozione delle attività previste.

L’Ambasciatore Italiano in Sudan, Fabrizio Lobasso, firmatario dell’accordo ha sottolineato che “l’Italia ha sempre avuto un’ottima relazione con IOM e consideriamo questo progetto un’ulteriore importante fase del lavoro che ancora ci aspetta. Siamo già presenti come Cooperazione Italiana nella regione di Khashm El Girba nello Stato di Kassala per offrire aiuto ai rifugiati, ottenendo ottimi risultati, anche grazie ad anni di collaborazione e di expertise italiano nell’area”.

Mario Lito Malanca, Capo Missione di IOM Sudan, ha espresso il suo apprezzamento per questo progetto e ha dichiarato che “l’accordo con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è un nuovo tassello negli anni di collaborazione per migliorare le vite dei migranti e delle comunità ospitanti in Sudan. IOM sta riuscendo ad affrontare la migrazione da diverse prospettive e questo specifico progetto è innovativo e risponde alle crescenti sfide che il Sudan orientale sta affrontando”.

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Sudan: Italia partecipa alla ricostruzione del villaggio di Shidiab

L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) nell’ambito di una stretta sinergia tra il programma di Emergenza e dello Sviluppo Agricolo, ha donato 100 tonnellate di cemento per la ricostruzione del villaggio di Shidiab, nello stato del Red Sea e circa 3.000 strumenti agricoli al Ministero Statale dell’ Agricoltura.

Il villaggio, circa 3.000 abitanti, è stato largamente distrutto nell’ottobre scorso a causa di una violenta inondazione: 430 le case, il 40 per cento delle abitazioni, abbattute dalla potenza dell’acqua. Anche la stessa posizione di Shidiab, che sorgeva su una depressione del terreno a rischio di allagamenti, ha contribuito alla distruzione. La donazione alla comunità locale di etnia Beja, è avvenuta alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Sudan, Fabrizio Lobasso in visita nello Stato.

“L’aiuto ai gruppi più vulnerabili è una prerogativa fondamentale dell’azione della Cooperazione italiana. Con questa iniziativa inoltre rinforziamo ancora le basi per una collaborazione sul campo: saranno gli stessi abitanti del villaggio a costruire il nuovo villaggio” ha dichiarato Lobasso al margine dell’evento.  L’Aics sosterrà il nuovo insediamento per quanto riguarda il sistema di distribuzione idrica e un’assistenza tecnica, al fine di garantire la ricostruzione, che avverrà in un’area adiacente ma sopraelevata, onde evitare il rischio di nuove inondazioni.

Tale iniziativa si configura come un unico esempio in tutto il Red Sea di “resettlement urbanistico”, secondo uno schema moderno: deciso insieme alle comunità locali.

Una serie di strumenti agricoli di diversa natura – circa 3000 set di attrezzi e accessori per lo sradicamento del Mesquite, per la potatura, per la fienagione, per la lavorazione del terreno e seminiere – sono stati donati dall’Aics, nell’ambito del programma di sviluppo agricolo - Poverty Alleviation Project - al Ministero dell’Agricoltura, dell’Allevamento e della Pesca dello Stato del Red Sea, alla presenza del Governatore dello Stato, Ali Ahmed Hamid, del Ministro dell’Agricoltura, Awadallah Ibrahim e dell’Ambasciatore Lobasso.

“Una migliore qualità di attrezzature è fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura nello Stato del Red Sea. Grazie al Governo Italiano per questo generoso contributo” ha dichiarato il Governatore dello Stato. Alla donazione seguiranno corsi sull’utilizzo degli strumenti, organizzati dall’Aics. “Strumentazione e know-how devono andare di pari passo per un graduale sviluppo del Paese” ha dichiarato, infine, l’Ambasciatore Fabrizio Lobasso.

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Sudan: Donne in dialogo per una maggiore partecipazione nei media

Khartoum - Alla presenza di circa 200 partecipanti si è tenuto a Khartoum lo scorso 5 maggio il workshop “Empowering Women in Sudanese Media”, ideato e organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Khartoum e dalla locale rappresentanza dell’UNESCO, con la collaborazione dell’Unione Nazionale Giornalisti Sudanesi e dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Scopo dell’iniziativa, che ha riscosso un grande successo, parallelamente al World Press Freedom Day dello scorso 3 maggio, era quello di focalizzare l’attenzione di istituzioni sudanesi, giornalisti, comunità internazionale, semplici partecipanti sul ruolo femminile quale volano di sviluppo per la crescita qualitativa della stampa e dei media in Sudan, nonché veicolo privilegiato per convogliare messaggi sociali importanti al Paese.

“La tematica cardine del workshop” a parere dell’Ambasciatore Fabrizio Lobasso, “ha unito funzionalmente due elementi di criticità in Sudan, parità di genere e libertà di stampa, in un’ampia discussione, permettendo argomentazioni inclusive sugli elementi citati e su quali direzioni muovere per il prossimo futuro”. E’ stato dato quindi spazio a due case study di giornaliste delle regioni orientali sudanesi di Kassala, Gedaref e Port Sudan - "Women and Media in East Sudan" e "Community Radio in East Region" – elemento che ha permesso di creare una interrelazione virtuosa con i programmi di cooperazione delegata UE a gestione italiana in quelle regioni.

A conclusione dei lavori, sono stati raggiunti alcuni importanti spunti dai quali sono scaturite raccomandazioni consegnate ufficialmente al Vice Ministro per l’Informazione sudanese, presente durante le fasi finali del dibattito:

- carriere maschili, soprattutto nel settore privato, e orari di lavoro prolungati: ostacolo impervio per la creazione, crescita e consolidamento di una carriera lavorativa femminile;

- carente protezione sociale e tutela del lavoro femminile durante i congedi parentali;

- visione della donna al di là dei ruoli di madre e moglie;

- necessità di organizzare corsi di aggiornamento, di capacity building e training continuativo per agevolare l’empowerment femminile;

- maggiore impegno di stampa e media per focalizzare attenzione su tematiche ‘calde’ quali FMG, child marriage, child nutrition e education;

- necessità di abbattere il livello di discriminazione, nepotismo;

- utilizzo non solo di nuove tecnologie nel mondo dei media, ma anche delle community radio, quale veicolo per una maggiore e plurale informazione.

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