Aperto a Istanbul il vertice umanitario mondiale: l’Italia in prima linea con Giro e Frigenti

Istanbul, 23 maggio 2016 - Prevenzione e soluzione dei conflitti, diritti umani, sviluppo economico sostenibile e risposta alle emergenze. Su questi temi sono chiamati a confrontarsi i leader e gli esperti giunti oggi a Istanbul per il Vertice umanitario mondiale, organizzato dalle Nazioni Unite e della Turchia con l'obiettivo di ripensare le politiche umanitarie ormai divenute inadeguate a fronteggiare con efficacia le sempre più frequenti crisi globali (guerre, cambiamenti climatici, disastri naturali). Le delegazioni di 177 paesi, tra cui 65 capi di stato o di governo sono arrivati da ieri sera in Turchia assieme a oltre 5 mila rappresentanti accreditati delle agenzia Onu, delle organizzazioni non governative, del settore privato, del mondo accademico e delle istituzioni religiose.

Presenti, per l’Italia, il Vice Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Mario Giro, e il Direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (Aics), Laura Frigenti. Il nostro paese, ha sottolineato Giro nella circostanza, è “in prima linea per le politiche di assistenza umanitaria e ha aumentato i fondi destinati al settore”.  Da Mare Nostrum, l’operazione di salvataggio dei migranti attuata dalle forze italiane nel Canale di Sicilia dall’ottobre del 2013 all’ottobre del 2014, “il nostro è un impegno che viene riconosciuto e apprezzato”. L’Italia, insomma, “c’è”, è questo anche grazie all'incremento dei fondi messi a disposizione dall’Italia per le politiche umanitarie in tre anni: 120 milioni di euro nel 2016, 240 nel 2017, 360 nel 2018.

Il Vice Ministro ha sottolineato anche l'importanza del “Migration Compact”, la proposta presentata dal governo italiano all’Ue per ridisegnare le politiche europee per quanto riguarda i rapporti con i paesi terzi e in particolare con quelli africani, ricordando che l’Ue destinerà 60 milioni di euro agli interventi in Africa. “Si tratta di misure necessarie, che affrontano l'emergenza creata dalla disparità tra la rapidità dei flussi migratori e la lentezza dello sviluppo”, ha detto Giro. Il Vice Ministro ha rimarcato l'importanza cruciale dei corridoi umanitari, finanziato dalla Comunità di Sant’Egidio, che hanno già portato in Italia molti rifugiati siriani, soprattutto donne e bambini: “non è solo un progetto della Comunità di Sant'Egidio, ma è frutto di un accordo con il governo, con il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Interno che rilascia i visti; e anzi, a breve le autorità diplomatiche di Beirut, Rabat e Addis Abeba cominceranno a rilasciare visti umanitari”.

Giro si è detto convinto dell'utilità del vertice di Istanbul: “Già che si discuta di politiche umanitarie nelle massime sedi mondiali è di grande importanza”. Il Vice Ministro ha quindi espresso apprezzamento per le iniziative turche: sia per la gestione dei campi di accoglienza che ospitano circa 300 mila rifugiati siriani e iracheni, sia per il modello integrato – in Somalia, ad esempio – che agli aiuti umanitari aggiunge progetti infrastrutturali e imprenditoriali. “Anche per affrontare al meglio la crisi siriana, visto che i rifugiati vogliono tornare a casa loro dopo la fine della guerra, bisognerà pensare alla ricostruzione (lo stesso discorso vale anche per l'Iraq): e l'impegno della Turchia sarà decisivo”, ha concluso il Vice Ministro.

La giornata odierna è stata aperta da Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, vero padre del vertice. “La proposta di questo primo Vertice umanitario mondiale è scaturita dalla preoccupazione per le necessità sempre crescenti e una volontà politica che invece decresce”, ha spiegato il numero uno del Palazzo di vetro. Il diplomatico sudcoreano ha ricordato le cinque priorità della sua “Agenda per l'umanità”, sottolineando come i conflitti attualmente in corso assorbano oltre l'80 per cento dei fondi disponibili per gli aiuti. Ban ha auspicato inoltre un cambiamento sistemico, in grado di colmare il divario tra necessità e finanziamenti, fondato su una maggior condivisione degli interventi, su soluzioni di lungo termine che coinvolgano anche le politiche di sviluppo economico, la creazione di stati e società più stabili e inclusive.

Protagonista della sessione inaugurale anche il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha ricordato come il suo paese stia “facendo tutto il possibile per applicare le priorità definite dal segretario generale delle Nazioni Unite”. Erdogan ha però sottolineato come siano “necessarie riforme urgenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ad esempio limitando il ricorso al diritto di voto”. "Non chiuderemo mai le nostre porte alle persone in fuga e all'umanità", ha aggiunto Erdogan. “La Turchia ospita oltre tre milioni di rifugiati siriani e iracheni, è lo stato che ne ospita più di tutti; abbiamo oltre 140 progetti di aiuti umanitari e cooperazione allo sviluppo in 140 diversi paesi”, ha continuato il presidente turco. Erdogan ha però ricordato che "se la Turchia ha speso finora oltre 10 miliardi di dollari per i rifugiati che ospita, la comunità internazionale ha contribuito con soli 445 milioni”. Il Presidente turco ha concluso il suo breve intervento lamentando il mancato sostegno ricevuto da parte della comunità internazionale nell'affrontare l'emergenza rifugiati.

Oggi sono 125 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, tra cui 60 milioni di rifugiati; ogni anno 200 milioni di persone sono colpite da disastri naturali. La spesa complessiva per far fronte a queste esigenze ammonta a 25 miliardi di dollari, una cifra dieci volte superiore a un decennio fa: ma secondo le stime dell'Onu ne servirebbero almeno altri 15. A Istanbul non verranno adottate misure vincolanti, non verranno sollecitate promesse finanziarie; l'obiettivo piuttosto è quello di trovare formule condivise per cambiare in modo radicale le politiche umanitarie: investendo di più per la prevenzione dei rischi così da ridurre i costi delle emergenze, collegando gli interventi umanitari alle politiche di sviluppo di lungo periodo. Le conclusioni del summit, una sintesi degli impegni presi dai singoli Stati e il rapporto di Ban Ki-moon verranno poi discussi nel corso di una sessione speciale dell'Assembla generale dell'Onu, a New York, il prossimo 19 settembre.

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Istanbul, 23-24 maggio - L'Agenzia partecipa al primo World Humanitarian Summit

photo: WHS, 2016.