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Bolivia, la sostenibilità nel turismo: sfide e proposte per l’Agenda 2030

Il termine ‘sostenibile’, largamente utilizzato in ambito internazionale, è stato talmente abusato, negli ultimi decenni, da essere ormai privo e distante dal suo significato originario. Associato a discipline e campi del sapere tra loro molto diversi, lo si usa oggi addirittura per evidenziare la fattibilità economica di programmi o progetti, quando sin dalla sua prima accezione declinata nel Rapporto Brundtland e dal successivo sviluppo durante la Conferenza di Rio, il concetto di sostenibilità voleva precisamente porre riparo all’incapacità dello sviluppo economico di assumere e fare proprie le esternalità ambientali, sociali e culturali che da esso derivano.

Così, uno sviluppo turistico sostenibile è quello che, in linea con la definizione di Brundtland, favorisce lo scambio culturale e l’interazione tra residenti e visitanti, mantenendo un ambiente e un tessuto sociale e culturale sani, in grado di continuare a fornire i propri servizi alle generazioni future, sia di turisti che di residenti. Non si tratta dunque di una specifica tipologia di turismo, come può essere l’ecoturismo, bensì dell’inclusione della sostenibilità nel cuore del processo amministrativo e operativo delle destinazioni turistiche.

 

 

A tal punto da poter affermare che il turismo sostenibile non esiste. Esistono, invece, le destinazioni turistiche sostenibili, in cui tutte le attività collegate e indotte dallo sviluppo del turismo si realizzano secondo i canoni della sostenibilità ambientale, sociale e culturale, nell’ambito di un processo rivolto alla valorizzazione del territorio, al benessere delle comunità e alla promozione di un maggior dinamismo delle economie locali.

Sono queste le basi che, nel 2007, portano alla creazione del Consiglio Globale per il Turismo Sostenibile (GSTC) e, un anno dopo, alla formulazione della prima versione dei Criteri Globali per il Turismo Sostenibile. I ‘criteri’, tuttora in profonda evoluzione, fissano standard minimi e rappresentano il principale punto di riferimento a livello mondiale per parlare di sostenibilità del turismo. Si tratta di un set di criteri e indicatori suddivisi in quattro sezioni, ai quali vanno poi aggiunti i criteri specifici per ogni territorio o situazione, che sono costantemente rivisti, aggiornati, perfezionati e testati a livello internazionale.

Si tratta di un importante sforzo della comunità internazionale, promosso nel tentativo di uniformare il concetto di sostenibilità del turismo e fornire indirizzi per l’armonizzazione della miriade di certificazioni e riconoscimenti esistenti su scala globale, al quale partecipano entità governative e organizzazioni della società civile, imprese e privati, mondo accademico e istituzioni internazionali.

 

 

Vengono così analizzati più di 4.500 criteri e consultati oltre 80.000 esperti, allo scopo di stilare un set di indicatori che, dopo la bozza iniziale, trova compiutezza nella versione presentata nel 2013, la prima a essere testata da diverse località turistiche in tutto il mondo e che continua a evolversi. Il quadro di riferimento, al quale in pochi anni hanno aderito centinaia di attori, diretti e indiretti, del turismo internazionale, prevede oggi un set di criteri per le destinazioni turistiche (GSTC-D) e uno per l’industria del settore (GSTC-I).

L’evoluzione del concetto non si ferma qui. Con l’aumento esponenziale del numero di turisti registratosi negli ultimi anni e il susseguirsi di episodi che evidenziano la crescente insofferenza dei residenti delle località più gettonate, la sostenibilità del turismo assume sempre più una valenza socio-culturale, che va interpretata in maniera integrale e che, pertanto, deve necessariamente prendere in considerazione fattori centrali per l’analisi e la programmazione settoriale, quali la pressione esercitata sulle risorse e sulle modalità di produzione e consumo di beni e servizi.

Con l’apparizione, nel 2015, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) e dell’Agenda 2030, “ambiziosa e trasformatrice” come la definisce la stessa Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si apre il dibattito sulla ridefinizione dell’idea di sostenibilità, intesa non più come processo o performance, bensì come valore centrale della nuova agenda globale, trasversale a tutti gli obiettivi e fondamentale per il raggiungimento dei 17 goal. E il turismo, in questo rinnovato scenario, è chiamato a fare la sua parte.

Si riadattano gli schemi di certificazione, a partire dalla Biosphere Responsible Tourism, che promuove la redazione della Carta Mondiale per il Turismo Sostenibile 2015 e assume i precetti della COP 21 sui cambiamenti climatici. Anche L’europea Tourism 2030 di Ecotrans e la Dichiarazione di Berlino per la concettualizzazione dell’apporto del turismo al raggiungimento dei 17 OSS rivedono i propri modelli, al pari del Consiglio Globale, che avvia una nuova fase di revisione – orientata presumibilmente nella stessa direzione – e dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, che proprio nei giorni scorsi ha lanciato Tourism4SDGs, la nuova piattaforma virtuale concepita per rafforzare l’impegno istituzionale e migliorare il contributo del turismo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo.

Insomma, considerata l’importanza del comparto turistico nell’economia mondiale e l’elevata pressione che esercita sui sistemi socio-ecologici e culturali sui quali si afferma, il turismo sostenibile non può più essere relegato a un ruolo marginale, di secondo piano, a una ristretta nicchia di mercato.

Occorre, però, fare un passo in avanti e puntare con maggior decisione sul turismo, che deve diventare un elemento importante del processo di trasformazione globale, un attore capace di ritagliarsi uno spazio centrale nell’ambito dell’agenda di sviluppo e di spingersi verso quegli obiettivi che, oggi, appaiono ancora molto distanti.
Il processo è stato avviato, la rotta tracciata, ma la strada da fare è ancora lunga e le difficoltà, certo, non mancano. Vanno affrontati i problemi e le fragilità di un sistema complesso, nel quale convivono molteplici attori, interessi e linee di pensiero. Si deve lavorare, in questo senso, per trovare un approccio condiviso su taluni principi fondamentali, per una posizione comune sul loro significato e trattamento. A tutte le latitudini, persistono forti difficoltà nell’interpretazione del concetto di sostenibilità, oltre a un’eccessiva confusione riguardo alla dimensione ‘operativa’ del termine. Fattori, questi, attorno ai quali si creano zone d’ombra e ambiguità istituzionali che, in linea con quanto si osserva in ambito internazionale, sono state riscontrate anche in Bolivia e, in particolare, nel caso delle aree naturali protette del Paese.

E proprio dalla Bolivia arriva un importante contributo nel campo della governance turistica e, nello specifico, delle politiche per la gestione e sviluppo del turismo sostenibile nelle aree naturali protette. Un lavoro realizzato su iniziativa della cooperazione italiana, che, nell’ambito del Programma di Assistenza Tecnica al Ministero di Cultura e Turismo, ha concepito uno strumento di pianificazione di notevole interesse, focalizzato sull’adeguamento del quadro di riferimento per lo sviluppo del turismo nelle aree protette ai Criteri Globali per il Turismo Sostenibile.

 

 

È nato così il Marco Referencial para el Desarrollo del Turismo Sostenible en Áreas Protegidas, documento presentato nel maggio 2018 e che si basa sul set di criteri globali per le destinazioni turistiche, declinati al caso specifico delle aree naturali protette, in generale, e a quelle boliviane in particolare. L’adattamento dei GSTC-D alla specificità delle aree protette è stato costruito attraverso una disamina della letteratura specializzata e dei principali studi sulla materia, ivi considerando gli orientamenti dei più autorevoli istituti del circuito internazionale di riferimento. Da tale analisi, si evince la necessità di rendere operative almeno tre linee guida: i) riportare la protezione e conservazione delle aree protette tra gli obiettivi prioritari; ii) adottare l’approccio eco sistemico; iii) orientare lo sviluppo del turismo verso la dimensione educativa.

Tale documento, assieme al Manual de gestión ambiental para empresas de alojamiento que operan en áreas naturales protegidas, è stato ufficialmente adottato, in Bolivia, sia dal Ministero di Cultura sia dal Servizio Nazionale per le Aree Protette (SERNAP), a riprova dell’alto livello di ownership raggiunto dall’iniziativa della cooperazione italiana che, in questo modo, ha inoltre prodotto un contributo di assoluto rilievo al processo mondiale di sostenibilità del turismo. La sfida più importante, ora, è far sì che il segmento turistico possa offrire un apporto effettivo e sostanziale al miglioramento delle condizioni delle comunità locali, del loro sviluppo e benessere, in Bolivia e nel resto del mondo. Ma questo è solo l’inizio, molto c’è ancora molto da fare.

 

Informazioni sull'autore

Giuseppe Nerilli - Esperto in Turismo Sostenibile e Aree Protette, AICS; Paolo Gallizioli - Communication Officer, AICS La Paz

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