Il Direttore dell’AICS, Luca Maestripieri, è in visita in Egitto dal 15 al 18 Giugno

Il Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, Luca Maestripieri, è in visita in Egitto, dal 15 al 18 Giugno. L’Egitto è il primo Paese visitato dal neo nominato Direttore AICS. La Cooperazione italiana, presente in Egitto da più di 20 anni, con un portfolio di circa 250 milioni di Euro, è uno dei partner di cooperazione più importanti e apprezzati nel Paese. Focalizzata nella lotta alla povertà, la cooperazione italiana in Egitto incentra le sue attività nel settore agricolo e dello sviluppo rurale, nel settore sociale e dei diritti umani, nel settore migrazione e nell'appoggio al settore privato.

Il 16 Giugno, il Direttore, accompagnato dal Dott. Felice Longobardi, Direttore della Sede AICS il Cairo, ha conosciuto il personale AICS e gli esperti dei diversi progetti in corso di esecuzione e i rappresentanti delle ONG italiane. Ha quindi  incontrato i funzionari della Delegazione Europea in Egitto per la presentazione dei progetti di Delegata UE e per conoscere lo stato dell’arte della programmazione congiunta e le possibili collaborazioni future AICS/UE.

Nella giornata del 17 Giugno, il Direttore Maestripieri ha visitato il Governatorato di El Fayoum dove ha incontrato il Governatore Dott. Esam Saad e ha avuto l’opportunità di visitare i seguenti progetti in corso di realizzazione:

• “Sviluppo Socio-Economico delle Donne nelle Aree Rurali del Fayoum” implementato dall’organizzazione Egiziana “Fayoum Agro Organic Development Association” (FAODA). Il progetto, finanziato nell'ambito del Programma di Conversione del Debito, ha come obiettivo quello di migliorare le condizioni socio economiche delle famiglie che vivono nelle zone rurali e promuovere il miglioramento delle condizioni delle donne attraverso lo sviluppo dell’allevamento dei polli locali di razza Bigawi e il rafforzamento delle competenze delle Community Development Associations (CDAs).

• “EU-Joint Rural Development Programme (EU-JRDP)”. Il programma, il cui modello di gestione si basa sull’approccio partecipativo, ha un valore di 22 Milioni di Euro, è finanziato dall’Unione Europea ed è realizzato dal MAECI-DGCS con il supporto tecnico dell’AICS-Cairo. La visita del direttore prevedeva il sopralluogo a due componenti afferenti al miglioramento dell’efficienza dei sistemi irrigui (Aree
Bahr Biahmou e Awlad Mohamed).

• La visita si conclude con il sopralluogo all'area protetta di Wadi el Rayan, dove il Programma Italo-Egiziano di cooperazione ambientale, realizzato da UNDP, ha effettuato dei lavori di valorizzazione turistico – ambientale. Nello specifico il programma si prefigge di rafforzare le Istituzioni egiziane nel sostenere lo sviluppo sostenibile delle comunità rurali sfruttando lo sviluppo naturale, storico, culturale e sociale dei rispettivi territori.

Nell'ultimo giorno di permanenza in Egitto (18 giugno), il Direttore AICS visiterà il progetto Robbiki, realizzato in gestione diretta AICS-Cairo. L’iniziativa mira a sostenere il Centro di formazione e servizi costruito all'interno della Robbiki Leather City - RLC nell'organizzare e avviare le proprie attività di formazione e supporto ai conciatori attraverso la fornitura di attrezzature ed equipaggiamenti e l’assistenza tecnica specialistica da parte di esperti italiani.

Infine il Direttore Maestripieri incontrerà l’Ambasciatore Bebers del Ministero della Cooperazione Internazionale e degli Investimenti, nostro partner ufficiale di Cooperazione, in modo da tracciare un bilancio dei risultati conseguiti dalle nostre iniziative in corso di esecuzione e gettare le basi per rafforzare la cooperazione futura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iraq – Apertura di una nuova sala al museo di Slemani

Il 10 giugno scorso, nel Museo di Slemani del Kurdistan iracheno è stata inaugurata una galleria dedicata all'iscrizione e al monumento commemorativo del sovrano sasanide Narsete, risalente alla fine del III secolo d.C., nel quadro di un progetto promosso dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ed eseguito dal dipartimento di Scienze dell’antichità dell’Università La Sapienza di Roma. All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il direttore della sede Aics di Amman, Michele Morana, e il governatore di Sulaymaniyah, Haval Abubakr.

L’iniziativa è frutto della sinergia tra un team di esperti italiani, diretti da Carlo Giovanni Cereti, professore ordinario di Filologia, religioni e storia dell’Iran presso il Dipartimento di Scienze dell’antichità della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza e le istituzioni curde nell'ambito di un programma di scavi sul sito di Paikuli, a metà strada tra l’odierno capoluogo della provincia di Sulaymaniyah e un’altra importante località archeologica come Qasr-e Shirin, in territorio iraniano.
Sulla torre di Paikuli, Narsete fece incidere una lunga iscrizione bilingue in medio persiano e partico in memoria della sua vittoria su Bahram III, al termine di una guerra civile che gli permise di salire al trono dell’Impero sasanide. Si tratta di un documento che oggi è di inestimabile valore per gli studi di iranistica.

Il gruppo di esperti italiani ha lavorato al restauro delle superfici calcaree dei blocchi per rimuovere gli elementi depositati nel corso di quasi due millenni. L'Iscrizione è stata infine allestita in una nuova sala appositamente edificata ricostruendo la disposizione originale nelle due lingue: il partico e il medio persiano.

 

 

 

L’impact investing e i social bond spiegati dai tecnici dell’AICS

Articolo di Cristina Petrachi di FASI.biz| 10 Giugno 2019 |  Approfondimenti |

 

Intervista a Rosario Centola, esperto di impact investing dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS), sulla natura, il funzionamento e le prospettive future degli investimenti ad impatto sociale, la nuova forma di finanza agevolata che dai paesi anglosassoni si è ormai estesa in tutto il mondo, Italia inclusa.

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Nata nel mondo anglosassone verso il 2010, l'impact investing è una forma innovativa di attività di investimento caratterizzata da tre elementi che la distinguono da altre forme di finanza: l’intenzionalità di produrre un impatto sociale, la misurabilità del risultato prodotto e la sua compatibilità con un rendimento economico.

Il suo funzionamento si basa sull’impiego di social bond che, più che essere titoli obbligazionari, hanno invece la forma e la natura di un vero e proprio contratto, spiega Rosario Centola dell'AICS, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

Che cosa sono gli investimenti ad impatto sociale?

L’impact investing è uno strumento finanziario che permette al settore pubblico di raccogliere finanziamenti privati per la realizzazione di progetti di impatto sociale, che saranno rimborsati e remunerati solo al raggiungimento, misurabile, del risultato sociale che si era stabilito.

Il meccanismo dell'impact investing può essere impiegato in tutti i settori - dalle infrastrutture alla sanità, all'educazione fino all'energia - dato che alla base del rimborso e della remunerazione del capitale investito resta sempre il conseguimento, misurato, dell’impatto sociale prodotto dall'investimento.

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Quali sono e cosa fanno i soggetti coinvolti nell'impact investing?

Gli investimenti a impatto sociale sono realizzati da una pluralità di soggetti, ognuno dei quali - in base alla propria natura - svolge un ruolo ben definito ma fortemente connesso con quello degli altri attori coinvolti.

Di base nell'impact investing si possono trovare fino a sette diversi attori:

  • il Governo, che stabilisce le priorità politiche da perseguire e i risultati da raggiungere a cui attribuisce un valore economico, senza però entrare nel merito delle modalità di conseguimento dei risultati. Così facendo stabilisce anche il beneficio di cui potranno godere gli investitori, in caso di realizzazione del progetto. Esso, inoltre, seleziona lo “special purpose vehicle”, il soggetto incaricato di gestire materialmente tutta l’operazione
  • il finanziatore/donatore, ovvero quel soggetto che, una volta concluso l’investimento, si impegna a restituire e a remunerare il capitale investito dall'investitore. Mentre nei paesi più avanzati il governo spesso è anche il finanziatore, nei paesi in via di sviluppo il finanziatore è spesso un paese estero e/o una banca per lo sviluppo
  • l’investitore, in genere un privato, che anticipa il capitale per la realizzazione del progetto e, alla sua conclusione, sarà non solo rimborsato ma anche remunerato dal finanziatore
  • lo “special purpose vehicle(SPV)che assume il ruolo di pivot del meccanismo attorno a cui ruotano tutti i soggetti coinvolti e che finalizza concretamente i contratti con gli altri attori presenti. In genere nei paesi in via di sviluppo è un organismo internazionale. Lo SPV è un vero e proprio ente di garanzia, capace di attrarre donatori e investitori ed è incaricato di stipulare i contratti con gli altri altri attori coinvolti a cominciare dall'investitore e dal finanziatore
  • il service provider, ovvero quel soggetto - selezionato su base competitiva dallo special purpose vehicle - incaricato di realizzare materialmente le attività del progetto. Nei paesi in via di sviluppo si tende, in genere, a privilegiare service provider locali, ferma restando la possibilità di servirsi anche di player internazionali laddove le attività da realizzare richiedano expertise non presenti nel paese.
  • un soggetto indipendente di audit, capace di determinare la percentuale di outcome raggiunta. La presenza di un audit indipendente non è obbligatoria. Tuttavia essa contribuisce a garantire trasparenza e imparzialità nell'analisi dei risultati, favorendo la riuscita del progetto.

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Tutti i soggetti siedono nel Consiglio di Amministrazione che ha l'obiettivo di monitorare costantemente il progetto.

Come si misura l’impatto sociale dell’investimento?

La misurabilità dell’impatto sociale prodotto dall'investimento è uno degli aspetti più complessi dell'impact investing.

In genere si utilizzano tabelle redatte sulla base delle tipologie di outcome che ci si è prefissati e che attengono al profilo della sostenibilità sociale, ambientale, finanziaria dell’operazione, come ad esempio la riduzione del tasso di mortalità infantile o il miglioramento della salute delle popolazioni nelle aree rurali grazie all’accesso all’acqua o all'energia elettrica.

Tuttavia, data la tipologia di outcome di cui si parla, spesso è molto complesso individuare criteri e indicatori capaci di mappare il raggiungimento di questi risultati - in un lasso di tempo compatibile con quello di un investimento privato - soprattutto in progetti meno business-oriented. In questi casi si fa ricorso a “stratagemmi” che valutano anche la bontà degli output impiegati, invece che i soli outcome raggiunti.

Che differenze ci sono rispetto ad altre forme di  intervento che prevedono fondi pubblici?

La principale differenza dell'impact investing rispetto ad altre forme di erogazione di fondi pubblici- che siano contributi o progetti infrastrutturali che prevedono anche gare d’appalto - risiede nell'effettivo e provato raggiungimento dell'outcome stabilito.

L'impact investing, infatti, prevede l’erogazione di fondi pubblici solo una volta raggiunto il risultato (misurato sulla base di indicatori identificati in anticipo) e non, invece, al completamento delle attività che si prevede, solamente, genereranno quello stesso risultato.

Il limite degli strumenti finora utilizzati, infatti, risiede fondamentalmente in questo. Anche nel migliore dei casi, laddove i progetti prevedono l’identificazione di outcome di natura sociale o ambientale, i fondi pubblici sono comunque erogati a conclusione delle attività e mai al raggiungimento dei risultati effettivi.

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Quali sono i vantaggi dell’investitore?

Partendo dal presupposto che un investitore che decide di investire in questo tipo di finanza lo fa con l’obiettivo ultimo di generare anche un impatto sociale, la natura  bussiness-oriented dell’investitore resta comunque intatta. Pertanto anche il meccanismo dell'impact investing deve comunque prevedere non solo il rimborso ma anche la remunerazione del capitale.

Per convincere soggetti privati ad investire in attività socialmente utili, l'impact investing prevede tre vantaggi per l'investitore:

  • una garanzia della restituzione del capitale emessa da una paese donatore e che, pertanto, ha natura sovrana. La restituzione avviene a fronte del conseguimento dell'outcome, misurato sulla base di tabelle stabilite in anticipo. In alcuni settori di intervento particolarmente rischiosi, come ad esempio quello umanitario ma non solo, le tabelle possono arrivare a garantire la quasi totale restituzione del capitale anche in caso del raggiungimento di risultati pari a “zero”
  • le percentuali di remunerazione del capitale che, pur variando in base al settore, sono comunque alte
  • il controllo passo passo dell'impiego del capitale investito da parte dell'investitore che siede nel Consiglio di Amministrazione e che pertanto, può monitorare sia le attività del service provider che, eventualmente, quelle del governo in cui si sta realizzando l’intervento. Si tratta di un livello di controllo dell'investimento molto maggiore rispetto a quello garantito da altre forme di investimenti.

Quali sono i principali vantaggi per lo stato che eroga fondi pubblici?

I vantaggi per un paese donatore, come ad esempio l’Italia, che decide di impiegare le proprie risorse nel rimborso e nella remunerazione del capitale investito da investitori privati in progetti ad impatto sociale, sono due:

  • consentire la realizzazione dell'investimento senza la necessità di anticipare fondi;
  • garantire l'erogazione dei fondi solo al raggiungimento dell'outcome stabilito e non al semplice completamento delle attività (output).

In questo modo i governi garantiscono una razionalizzazione dell'impiego di fondi pubblici, grazie al rapporto inscindibile che si instaura tra l'outcome e le risorse finanziarie pubbliche. Quindi, il finanziatore/donatore si espone gradualmente verso l'investitore perché eroga i fondi pubblici solo quando c’è un ritorno misurabile.

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Quali sono i principali limiti dell'impact investing e che futuro avrà?

Sono tre i principali limiti di questo strumento finanziario:

  • l’architettura finanziaria complessa;
  • la difficoltà di trovare attori capaci di gestire il meccanismo;
  • il problema della misurazione dei risultati, su cui a livello internazionale si sta comunque lavorando per la messa a punto di nuovi indicatori.

Nonostante ciò, un numero crescente di paesi e di enti internazionali si stanno strutturando con proprie unità interne capaci di governare questo tipo di interventi.

Che opportunità ci sono per le imprese italiane?

Le imprese italiane - ma nel caso di interventi di cooperazione allo sviluppo anche le organizzazioni della società civile - potranno partecipare a progetti di impact investing in due modi:

  • in qualità di investitore;
  • come service provider che viene identificato su base competitiva.

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Le prossime attività dell’AICS

L’Agenzia si sta orientando sempre più verso l’impiego anche di questa forma di intervento. Attualmente è in corso un progetto in collaborazione con la Croce Rossa internazionale che agisce sia da SPV che da service provider.

In futuro, tuttavia, si pensa di aumentare il numero di attività realizzate in questo modo e, a tal fine, inizierà a breve l’attività formativa presso le venti sedi AICS allestero che, una volta formate, definiranno e gestiranno per proprio conto progetti di impact investing.

 

 

Bruxelles – Gli European Development Days, il 18 e 19 Giugno 2019

L’Agenzia partecipa anche quest’anno agli European Development Days, che si terranno a Bruxelles il 18 e 19 Giugno 2019, con uno stand dal titolo Equitable Education, Partecipation and Economic Growth in Sudan e un Lab Debate dal titolo “Can Open innovation be an answer to development challeges? Opportunities and threats".

Gli EDD, che vedono la partecipazione di circa 8.000 persone, sono un’occasione unica di incontro e di dibattito a livello internazionale sulle tematiche della cooperazione allo sviluppo. L’Agenzia, che partecipa per il terzo anno consecutivo, presenterà nello stand il progetto TADMEN in Sudan, incentrato sull'inclusione sociale, i diritti delle persone svantaggiate e minori. Il Lab sarà invece un’importante occasione di dibattito e di confronto sulle tematiche dell’innovazione sociale e il suo impatto sul mondo del lavoro e vedrà la partecipazione di speakers di alto livello.

L’AICS parteciperà anche allo stand della Rete Europea dei Practitiones di cui e’ suo Membro dal 2016.

Lo stand quest’anno è dedicato al tema “Working Better Together: Good Practices in Joint ImplementationThe Practitioners Network in action: inclusive and effective cooperation between partners” (stand 43).

 In particolare nel corso delle due giornate sarà presentato lo studio finanziato dalla Rete sulla “Implementazione congiunta” e, in particolare saranno presentati due progetti il Kaafat Liljamia (TVET in Marocco realizzato da AECID e British Council)  e il progetto EurosociAL, volto a rafforzare le politiche di coesione sociale in America Latina (realizzato da FIIAPP, Expertise France, IILA, l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, e SICA).

L'evento può essere seguito live su facebook e twitter con l’hastag #thinktwice!

 

 

 

 

 

Parigi – Il Direttore dell’AICS alla 12a Assemblea Annuale del “Practitioners’ Network” – Firma del Nuovo Financial Framework Partnership Agreement (FFPA) con la Commissione Europea

Si e’ tenuta a Parigi la 12a Assemblea Annuale del “Practitioners’ Network” (PN) a cui ha partecipato una Delegazione dell’AICS e il Direttore Luca Maestripieri.

La PN a cui l’AICS ha aderito nel 2017, è una piattaforma informale che riunisce organizzazioni europee che si occupano di Cooperazione allo Sviluppo.

Il suo scopo è promuovere la conoscenza reciproca tra le organizzazioni aderenti, identificare opportunità per una maggiore collaborazione, favorire lo scambio di esperienze e promuovere un dialogo sulle politiche europee.

Al momento fanno parte della Rete 16 Membri: ADA (Austria), AECID (Spagna), AICS (Italia), AFD (Francia), British Council (Regno Unito), CAMOES (Portogallo), CPMA (Lituania), CzechAid (Repubblica Ceca), EF France(Francia),Enabel (Belgio), FIIAPP (Spagna), GIZ (Germania), LuxDev (Lussemburgo),SAIDC (Slovacchia), SNV (Olanda), SIDA (Svezia). Fanno parte della Rete anche Danida (Danimarca) e DFID (Regno Unito) con status di Associati e la Commissione Europea con status di Osservatore.

La PN dispone di un Segretariato Permanente che ha sede a Bruxelles.
I Membri aderenti alla Rete collaborano attraverso gruppi di lavoro tematici il gruppo di lavoro “Partenariato Efficace”, il gruppo di lavoro Crisi, Fragilità e Migrazione, il gruppo di lavoro Settore Privato.

Coerentemente da ciò che deriva dal Nuovo Consenso Europeo in materia di sviluppo, nel corso dell’incontro sono stati discussi in particolare i temi della “Ioint Implementation” e della “Inclusiveness”.

La Commissione Europea e i CEO delle organizzazioni presenti hanno sottoscritto il nuovo Financial Framework Partnership Agreement (FFPA) il cui scopo è quello di voler agevolare il conseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione stabilizzando le condizioni contrattuali della cooperazione tra le Parti.

 

 

 

 

 

Bolivia – Rafforzamento dell’economia comunitaria, solidale, inclusiva e sostenibile nei Comuni di Tiquipaya e Sacaba, ECO.COM

In occasione di EXCO 2019 è stato presentato dal comune di Foligno il progetto in Bolivia ECO.COM - Rafforzamento dell’economia comunitaria, solidale, inclusiva e sostenibile nei Comuni di Tiquipaya e Sacaba, finanziato dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo e avviato a seguito del Bando  per gli  Enti Territoriali del 2017. Partecipano alla realizzazione del progetto, oltre il Comune di Foligno, molteplici partner quali FELCOS Umbria, UNDP Bolivia, ANCI Umbria, Gobierno Autónomo Municipal de Sacaba, Gobierno Autónomo Municipal de Tiquipaya, Legacoop Umbria - Lega Regionale delle cooperative e mutue dell’Umbria, PIN S.c.r.l. Servizi didattici e scientifici per l’Università di Firenze – Polo Universitario Città di Prato e inoltre partner sostenitori: Comune di Bevagna, Comune di Città di Castello, Comune di Gualdo Cattaneo, Comune di Narni, Comune di Orvieto, Comune di Perugia, Comune di Spello, Comune di Terni.

 Nonostante la crescita registrata negli ultimi anni, il 43% della popolazione boliviana si ritrova in condizioni di povertà, soprattutto nelle zone rurali (dove risiede un terzo della popolazione) dove tale percentuale arriva anche al 60%. Le forti disuguaglianze sociali ed economiche colpiscono soprattutto i gruppi vulnerabili della popolazione, come giovani, donne e disabili. Il 56% delle donne in età lavorativa in realtà non percepisce alcun reddito, mentre coloro che lo percepiscono hanno degli stipendi di quasi 3 volte inferiori rispetto a quelli della popolazione maschile. La delinquenza giovanile è diffusa, soprattutto nelle aree rurali e le persone affette da disabilità trovano scarsa rappresentanza nelle istituzioni locali. A Cochabamba nello specifico, la crescita del PIL è sempre stata inferiore rispetto alla media nazionale e meno della metà della popolazione è regolarmente occupata. In risposta a tale contesto, il governo boliviano ha avviato, tra una serie di altre iniziative, una “economia plurale”, suddivisa in statale, privata, cooperativa e comunitaria – di cui quest’ultima è prioritaria nella strategia politica del paese, basandosi sui principi di solidarietà, cooperazione e reciprocità, privilegiando il lavoro e lo sviluppo umano sostenibile. I governi locali pongono sempre più attenzione al sostegno della produzione in quanto strumento di inclusione economica e sociale, in compatibilità con l’agenda nazionale e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Tuttavia, il livello della produzione resta basso, vi è una scarsa attenzione all'aspetto ambientale e il coinvolgimento di soggetti vulnerabili non è diffuso.

Il Progetto, che interessa i comuni di Tiquipaya e Sacaba mira ai seguenti obiettivi:

  •  Contribuire a migliorare lo sviluppo economico dei Comuni boliviani e le condizioni di vita della popolazione ivi residente attraverso il rafforzamento dell’economia comunitaria, inteso al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030;
  •  Rafforzare le capacità di gestione d’impresa, produzione e commercializzazione delle associazioni di produttori, migliorare il loro reddito e facilitare l’inserimento occupazionale di persone vulnerabili;
  •  migliorare le capacità dei due comuni coinvolti di sviluppare politiche e servizi per lo sviluppo dell’economia comunitaria e sociale;
  •  attivare un meccanismo per lo scambio di esperienze, competenze e buone pratiche in modo da proporzionare un arricchimento sul tema dell’economia comunitaria e sociale.

L’iniziativa, della durata di 24 mesi, prevede tre fasi di attività:

I fase: costituzione di un fondo di incentivo per le associazioni di produttori; selezione e conseguente finanziamento di progetti di sviluppo proposti dalle associazioni di produttori in corrispondenza con i valori dell’economia comunitaria; rafforzamento delle capacità produttive, di commercializzazione, di gestione d’impresa, di inclusione e sostenibilità di alcune associazioni di produttori selezionate.

II fase: miglioramento delle capacità dei comuni riguardanti i servizi offerti per lo sviluppo di un’economia comunitaria attraverso seminari con esperti e iniziative di sensibilizzazione rispetto le opportunità dell’economia comunitaria;

III fase: scambio di buone pratiche tra territori sull'economia comunitaria, inclusiva, solidale e sostenibile attraverso due forum sull'economia comunitaria.

 

 

Articolo di La Repubblica del 6 giugno 2019:

Cooperazione decentrata: quelle relazioni feconde che meriterebbero più risorse

 

 

 

Egitto – Missione congiunta tra AICS e Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (DGMC) del Ministero della Giustizia per definire una nuova iniziativa dedicata ai minori in conflitto con la legge

Una delegazione composta da due esperti del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia italiano, dalla Desk regionale e dalla Referente tematica di AICS Roma, supportata dagli esperti della Sede locale dell'AICS, ha realizzato una missione congiunta al Cairo, dal 7 al 13 maggio, per la definizione della proposta progettuale “Restorative Juvenile Justice: modelli socio-educativi di reintegrazione sociale e misure alternative alla detenzione”.

La missione fa seguito alla firma, nello scorso Ottobre, di un Protocollo di Intesa tra AICS e DGMC ed è il primo esempio di collaborazione tra i due organismi fin dalla fase di identificazione della proposta di intervento.

Il Dipartimento, infatti, è da tempo coinvolto in programmi sostenuti dalla Cooperazione italiana, a cui contribuisce fornendo assistenza tecnica. La peculiarità dell'iniziativa egiziana consiste nel fatto che il coinvolgimento del Dipartimento non avverrà solo in fase di attuazione (attraverso la formazione degli attori locali e visite di scambio in Italia), ma è già stato attivato nella fase preparatoria, al momento di negoziare con le Autorità e gli attori locali le componenti dell'intervento.

L'iniziativa intende contribuire alla tutela dei diritti di bambini, bambine e adolescenti in conflitto con la legge in Egitto, concorrendo all’applicazione della Convenzione sui diritti del Fanciullo e della Child Law Egiziana in materia di giustizia minorile, con un approccio multidimensionale: a livello dei centri di detenzione minorili, promuovere l'istituzione di programmi educativi e formativi; a livello di decisione ed esecuzione della pena, favorire l'adozione di misure alternative alla detenzione e di depenalizzazione e supportare lo scale up di un progetto pilota virtuoso in cui si sta sperimentando un approccio riparativo; a livello di policy, rafforzare il coordinamento tra le diverse istituzioni coinvolte.

L’esperienza italiana costituisce un faro, una best practice internazionalmente riconosciuta, vantando un sistema tra i più evoluti, basato sulla residualità della custodia in carcere e sulla centralità della persona. A fare dell’Italia un modello contribuiscono, tra l’altro, il dialogo, la fiducia e il coordinamento esistente tra i tribunali e i servizi sociali per i minori in conflitto con la legge; un’importante sinergia con il privato sociale,;l’adozione di un approccio riparativo che promuove la responsabilizzazione dell’autore di reato e una maggiore attenzione alla vittima; l’applicazione di misure coerenti con questo impianto, come la “messa alla prova”.

La missione ha bilanciato incontri istituzionali con i principali attori del sistema di giustizia minorile in Egitto (quali il Ministero della Solidarietà Sociale e la Procura Generale egiziana) e visite sul campo ad alcune delle strutture che ospitano i minori in conflitto con la legge, con momenti di confronto con gli operatori specializzati e i rappresentanti delle due agenzie ONU coinvolte nella realizzazione del progetto (UNODC e UNICEF).

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La prima fase della campagna di CinemArena si è conclusa con la proiezione nel villaggio di Essau in Gambia

Con la proiezione nel villaggio di Essau in Gambia si è conclusa a maggio la prima fase della grande campagna informativa del CinemArena su rischi e pericoli delle migrazioni irregolari.

Realizzata in collaborazione con l’OIM, CinemArena ha coinvolto 5 Paesi africani : Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Guinea e Gambia.

Avviata il 1 ottobre 2018 in Senegal, la carovana del CinemArena ha portato il grande cinema sul suo schermo itinerante diffondendo al tempo stesso importanti messaggi per il pubblico. Obiettivo : rendere consapevoli le popolazioni locali dei pericoli che si possono incontrare percorrendo la strada della migrazione irregolare.

Con una media di 30 serate organizzate in ogni Paese, la carovana del CinemArena ha sostato in diverse aree rurali proponendo momenti di intrattenimento e di informazione sui pericoli che si corrono migrando irregolarmente. Nel corso di ogni evento un campione di popolazione ha anche risposto a un questionario finalizzato a conoscere le ragioni profonde della migrazione. L’elaborazione dei dati raccolti costituirà la base di uno studio che sarà presentato in autunno.

Gli eventi, arricchiti da spettacoli teatrali e altre attività di svago, hanno coinvolto una media di 500 persone per serata, registrando un grande impatto sui presenti anche grazie alle vivide, e a volte crude, testimonianze dirette di alcuni migranti.

Le campagne di sensibilizzazione e informazione di CinemArena riprenderanno il prossimo autunno e toccheranno ancora altri villaggi in Senegal, Costa d’Avorio, Guinea e Gambia.

 

 

 

 

Lunedì, 20 maggio, a Uno Mattina si parla di cooperazione in Etiopia con un filmato dalla sede di Addis Abeba

Lunedì, 20 maggio, a Uno mattina su Rai 1 si parla di cooperazione in Etiopia con un filmato sulle attività dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo dalla sede estera di Addis Abeba girato dai giornalisti Laura Aprati e Marco Bova.

Da studio anche un bilancio su Exco 2019, la prima fiera della cooperazione internazionale che si è conclusa il 17 maggio scorso alla Fiera di Roma.

Ospiti della trasmissione:
Sergio Pagano, Vice Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e
Pietro Piccinetti, Amministratore Unico della Fiera di Roma

Appuntamento alle 9.30 su Rai 1

 

 

 

La Paz, firma dell’accordo a sostegno dello sviluppo del turismo culturale e naturale a Cochabamba e Potosì

Bolivia, 15 Maggio 2019 - Firmato l'accordo tra il Ministero di Pianificazione dello Sviluppo della Bolivia (MPD) e l'Ambasciata d'Italia a La Paz per la concessione di un credito d'aiuto di 12 milioni di euro per il “Programma di Sviluppo del Turismo Culturale e Naturale tra i Dipartimenti di Cochabamba e Potosì”.

I beneficiari di questo intervento sono tutti gli operatori turistici dei dipartimenti di Cochabamba e Potosí che, attraverso un miglioramento del settore della conservazione del patrimonio culturale e dell’offerta turistica, vedranno migliorati i propri redditi familiari.

La Ministra Mariana Prado Noya e l'Ambasciatore Placido Vigo hanno firmato questo importante accordo a conferma dell'impegno della Cooperazione Italiana nel paese andino, dove l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo finanzia ben 27 programmi  (di cui 5 crediti d'aiuto) per un totale di circa 110 milioni di euro. All'evento, erano presenti, oltre alle citate autorità, il Viceministro del Finanziamento Esterno della Bolivia Antonio Mullisaca Díaz e il Titolare della sede estera AICS di La Paz Dott. Angelo Benincasa, nonché alcuni funzionari del MPD e della Agenzia.

L'Ambasciatore Vigo, negli anni di presenza in Bolivia, ha firmato 22 accordi per un totale di € 76.796.140. Nel corso del suo intervento, l'Ambasciatore ha ribadito l'impegno italiano in Bolivia, altresì  confermato da due ulteriori eventi tenutosi negli ultimi giorni. Tra questi, la consegna della infrastruttura “Centro di  Appoggio Integrale alla Famiglia” il cui obiettivo è quello di contribuire a rafforzare il Ministero della Salute boliviano nella elaborazione di politiche pubbliche settoriali, in particolare nell’ambito specifico del consumo di alcool e di altre sostanze illecite, nonché la consegna di una fornitura per il miglioramento del sistema informatico penitenziario della Bolivia utilizzato per il trattamento dei dati delle Persone Private di Libertà (PPL) all'interno delle carceri.