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MOZAMBICO: a colloquio con Fabio Melloni in partenza dalla sede AICS di Maputo

Prima di concludere il mandato, abbiamo chiesto a Melloni di tracciare un bilancio dell’esperienza mozambicana e di immaginare un futuro per questo Paese


Qualche settimana fa abbiamo salutato il Direttore della nostra Sede, Fabio Melloni, che ha recentemente iniziato il nuovo incarico come titolare della Sede AICS di Nairobi, dopo il mandato in Mozambico di circa due anni e mezzo definiti appassionanti e gratificanti, nonostante le sfide e le difficoltà collegate al fatto di lavorare in uno dei paesi più poveri al mondo, che nel solo 2019 è stato colpito e devastato da due cicloni tropicali. Oltre ai disastri ambientali, Melloni e il suo staff hanno dovuto affrontare le pesanti conseguenze dello scandalo dei debiti occulti scoppiato nel 2016, che ha comportato una messa in discussione del rapporto fiduciario esistente tra partner internazionali e Mozambico e una rimodulazione delle procedure con cui vengono erogati gli aiuti, per assicurarsi meccanismi più controllati e sicuri.

 

 

Abbiamo chiesto al Direttore Melloni di raccontare la più grande soddisfazione vissuta durante il suo mandato in Mozambico.
“Ci sono stati in realtà tanti momenti in cui mi sono sentito orgoglioso di quello che stavamo facendo”, racconta, “per esempio, quando ho visto arrivare gli aiuti di emergenza a pochissimi giorni dal ciclone che ha devastato il Paese e scendere, dalla scaletta degli aerei aiuti della Cooperazione Italiana, quelli della Protezione Civile e oltre una cinquantina di persone tra medici e personale sanitario volontario della regione Piemonte, che in brevissimo tempo hanno allestito l’ospedale da campo per assistere le vittime del ciclone”.Il nostro ufficio infatti, lavorando in coordinamento con l’Ambasciata, con la sede dell’AICS a Roma e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha contribuito ad organizzare le complesse operazioni logistiche collegate all’arrivo di un volo umanitario, partito dalla base per le risposte umanitarie delle Nazioni Unite a Brindisi, e di ulteriori aerei militari che dalla capitale italiana sono volati a Beira trasportando un intero ospedale e il suo personale, per fronteggiare l’emergenza sanitaria scoppiata in seguito al passaggio di Idai. A poche ore dal ciclone la sede AICS aveva già organizzato una propria base operativa nella città di Beira devastata dal ciclone per coordinare tutta l’operazione di emergenza.

 

“E ancora”, prosegue Melloni, “mi viene da pensare alla mia visita presso le suore di Madre Teresa di Calcutta in una zona degradata della città. Qui ho visto la scuola che la Cooperazione Italiana aveva costruito oltre 15 anni fa, perfettamente funzionante e con centinaia di studenti che seguivano le lezioni. Ma sono stato soddisfatto persino quando ho visto persone dello staff dell’ufficio lasciarci perché avevano ricevuto nuove occasioni di impegno con altre strutture di cooperazione, perché questo mi faceva capire che lavoravamo bene, che i giovani che avevamo assunto e formato erano apprezzati per le loro competenze e professionalità. In sintesi ogni qual volta si dimostrava, e ce ne sono state parecchie, che la Cooperazione Italiana era capace di lavorare bene e di essere conosciuta per questo”.

 

I numeri effettivamente lo dimostrano: nel 2018 le erogazioni a dono in Mozambico sono state significativamente superiori a quelle del 2017 e circa il triplo di quelle del 2016 (circa 7 milioni nel 2016, 18,5 milioni nel 2017 e più di 25 milioni nel 2018). Più aiuti, quindi, ma anche più settori di intervento: l’AICS in Mozambico, oltre alle aree di intervento storico che rimangono comunque centrali (formazione professionale, sanità, sviluppo agricolo), ha iniziato a contemplare settori nuovi come quello ambientale, dell’energia in ambito rurale, della nutrizione. Importanti i risultati raggiunti anche sul fronte del funzionamento interno della Sede. Con un software chiamato TRACK AID, in pochi click possiamo accedere ai documenti principali relativi ad ogni programma e verificare lo stato di avanzamento amministrativo delle iniziative in corso. Uno strumento pratico e fondamentale per una Sede che ha all’attivo oltre 40 iniziative di cooperazione, tra sviluppo ed emergenza, in tre diversi paesi, e che utilizza tutte le possibili modalità di erogazione. Oltre a questo, è stato recentemente finalizzato ed è in pieno funzionamento un archivio digitale, che permette l’archiviazione e la ricerca di documenti e corrispondenze rilevanti per l’ufficio.
Per Melloni non si è trattata della prima esperienza in territorio mozambicano: infatti, dal 2001 al 2003 era già a capo della Cooperazione Italiana nel Paese, quando ancora esistevano le Unità Tecniche Locali e l’AICS era – forse – solo un’idea. Gli abbiamo chiesto quali fossero i cambiamenti principali osservati tra il primo e il secondo mandato.

 

 

“Il Paese è cambiato, tanto. Ma in maniera profondamente diseguale. La crescita economica è stata forte, e la capitale porta tutti i segni riconoscibili di questa crescita; ma il mondo rurale è rimasto molto simile a quello che avevo lasciato quindici anni fa. E gli indicatori dello sviluppo umano, i dati sulle disuguaglianze sociali sono lì a dimostrarcelo. Noi abbiamo fatto una scommessa, quella di continuare a seguire e ad intervenire nelle politiche nazionali insieme alle istituzioni locali, ma di prestare nel contempo una accresciuta attenzione alle dinamiche locali, al lavoro sul terreno con le comunità. Per questo ci aiuta la presenza di una ricca e vibrante società civile e tante istituzioni, università, enti locali italiani che condividono questo modo di lavorare”.

L’AICS di Maputo può contare su una fitta rete di partner, locali, italiani, e delle Agenzie delle Nazioni Unite. In più, di recente è stato avviato un dialogo con la sede locale dell’Unione Europea, che ci ha proposto di realizzare insieme alla cooperazione austriaca e ad una Agenzia specializzata delle Nazioni Unite un importante programma di sviluppo nelle aree più sensibili alle tensioni che hanno opposto FRELIMO e RENAMO, il partito al potere e quello d’opposizione. Si tratterebbe del primo programma di Cooperazione Delegata per la nostra Sede, con l’obiettivo di rafforzare il lungo processo di pacificazione, purtroppo ancora acerbo. Oltre a questo, quest’anno abbiamo avviato un confronto con l’italiana ENI per approfondire la possibilità di lavorare su iniziative di cooperazione congiunte, e lanciato un importante programma sul caffè insieme a UNIDO e con un partner privato prestigioso del calibro di Illy Caffè. Un anno intenso, che oltre a vederci impegnati per stringere nuove partnership con diversi attori della cooperazione allo sviluppo, e ad affrontare con fermezza le tragiche conseguenze dei due cicloni, ci ha visto coordinare i donatori che finanziano il PROSAUDE, la piattaforma multidonatori per il sostegno al settore sanitario del Mozambico.

 

 

Il Paese adesso si prepara ad affrontare degli anni cruciali per la propria traiettoria di sviluppo: la scoperta di immensi giacimenti di gas naturale nella provincia settentrionale di Cabo Delgado stanno continuando ad attirare importanti investimenti esteri; tuttavia, la stabilità e la crescita dipenderanno anche da come questi investimenti verranno gestiti dal governo e in che maniera le popolazioni locali ne beneficeranno, disinnescando i gravi rischi di disgregazione sociale che stanno emergendo nel nord del Paese dove si è già fatta sentire la minaccia terroristica.Cosa aspettarsi, quindi, per il futuro del Mozambico? Lo abbiamo chiesto al Direttore Melloni.
“Sono ottimista, lo sono di natura ma lo sono anche perché il Paese comunque cresce, si trasforma e dalla società civile e dalle comunità emerge un forte bisogno di partecipare e di contare. E questo è il volano più importante per la crescita e per lo sviluppo”.

 

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