Un laboratorio per la libertà digitale delle donne di Azzun
Ad Azzun, una cittadina della Cisgiordania nel governatorato di Qalqilya, la tecnologia ha assunto un volto nuovo: quello di Balqis Sukar, ingegnera di sistemi informatici e fondatrice di Tech Cheica, un negozio specializzato nella riparazione di telefoni cellulari e nella sicurezza digitale.
Con il suo lavoro, Balqis non si limita a riparare dispositivi: rafforza la fiducia di molte donne che, fino a poco tempo fa, esitavano affidare il proprio telefono a mani sconosciute.
Nella comunità di Azzun, la privacy digitale è infatti una questione delicata, strettamente legata alla reputazione e alla serenità delle donne. “Un piccolo errore, una fuga di dati o una foto finita nelle mani sbagliate possono distruggere la vita di una donna. Per questo, la sicurezza digitale è diventata una necessità, non un lusso”, racconta Balqis.
Prima che aprisse il suo laboratorio, molte donne evitavano di portare i loro telefoni a riparare per paura di violazioni o giudizi. Alcune preferivano persino acquistare un nuovo dispositivo, pur di non rischiare di mettere a rischio la propria privacy. “Purtroppo, non sono rari i casi di ricatti o abusi da parte di chi aveva accesso ai loro dati”, aggiunge.
Il cambiamento è arrivato grazie al progetto “FURSA” (Opportunità), implementato dall’Associazione Azzun per lo Sviluppo e la Creatività e finanziato dalla Cooperazione Italiana con fondi in loco dell’iniziativa SIGEWE – Supporto all’istituzionalizzazione del gender mainstreaming e all’empowerment femminile.
“Ho visto un annuncio su Facebook e ho deciso di iscrivermi. Il progetto mi ha offerto una formazione tecnica e mi ha aiutata a credere di più nelle mie capacità”, racconta Balqis. Dopo aver seguito un corso di specializzazione sulla riparazione dei telefoni cellulari, ha unito le sue conoscenze ingegneristiche alla passione per la sicurezza digitale, aprendo un negozio che oggi è un punto di riferimento per le donne della comunità.
Balqis ricorda un episodio in particolare: “Una signora era disperata perché non riusciva più ad accedere al suo telefono. Aveva paura di portarlo in un negozio gestito da uomini. È venuta da me e ho risolto il problema in poco tempo. La sua gratitudine mi ha fatto capire quanto fosse importante il mio lavoro.”
Da allora, il suo laboratorio è diventato uno spazio sicuro, dove le donne possono non solo riparare i propri dispositivi, ma anche imparare a proteggere i loro dati e navigare online con maggiore consapevolezza.
Oggi Belqis è una figura di fiducia per molte donne di Azzun. “Attraverso il mio lavoro, ho guadagnato fiducia in me stessa e ho visto cambiare la percezione delle donne verso la tecnologia. Oggi vengono da me non solo per riparazioni, ma per chiedere consigli, per imparare. Ho rotto la barriera della paura.”
La fiducia che le donne ripongono in lei rappresenta, per Balqis, un grande onore: “Quando una donna mi affida il suo telefono, so che mi sta affidando qualcosa di personale, di prezioso. È una grande responsabilità che mi spinge a lavorare sempre con rispetto e coscienza.”
Balqis sogna di ampliare la sua attività e di avviare corsi di sensibilizzazione sulla sicurezza digitale, rivolti in particolare alle ragazze più giovani. “Voglio che capiscano che la loro privacy è un diritto. Devono imparare a difendersi dai rischi online e a proteggere le proprie informazioni.”
Per la campagna dei 16 Giorni di attivismo contro la violenza di genere, il suo messaggio è chiaro e potente: “La tua privacy è un tuo diritto, non un lusso. Sii tu il primo muro di difesa per proteggerti. Non avere paura di imparare: la conoscenza è l’arma più forte contro la violenza digitale.”
