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Oltre l’8 marzo: responsabilità condivise e nuove narrazioni delle questioni di genere nella Cooperazione italiana

L’8 marzo non rappresenta soltanto un momento di riflessione, ma un impegno concreto e continuo per integrare la prospettiva di genere in ogni dimensione dell’azione della Cooperazione italiana – dalla progettazione degli interventi fino al modo in cui gli stessi vengono raccontati. E questo 8 marzo non celebra solo ciò che è già stato fatto: celebra ciò che continuiamo a realizzare, insieme, ogni giorno.

Nella cooperazione allo sviluppo, il modo in cui si comunica è parte integrante dell’intervento stesso. Non si tratta soltanto di diffondere informazioni, ma di assumersi la responsabilità di come si rappresentano persone, processi e trasformazioni. È attenzione, consapevolezza, cura dello sguardo. Negli anni, la Cooperazione italiana ha scelto di raccontare la propria azione non come una sequenza di interventi, ma come un insieme di relazioni, di persone e di trasformazioni condivise.

Questo orientamento riflette l’impegno della Cooperazione italiana per l’integrazione sistematica della prospettiva di genere nelle iniziative di aiuto umanitario e di cooperazione allo sviluppo, come delineato dalle Linee Guida sull’Uguaglianza di Genere e l’Empowerment di Donne, Ragazze e Bambine, dal Glossario di genere e dal Manuale per l’Analisi di Genere, che definiscono principi strategici e modalità operative dell’azione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e ne orientano concretamente l’azione. L’integrazione della prospettiva di genere non riguarda soltanto la progettazione degli interventi, ma anche il modo in cui vengono raccontati, rappresentati e restituiti al pubblico.

In questo quadro, la sede AICS di Dakar rappresenta un’esperienza significativa di applicazione concreta di tale approccio, attraverso la sperimentazione di linguaggi capaci di avvicinare senza semplificare. Da questo lavoro emerge una linea chiara: restituire la complessità, evitare formule predefinite, mantenere prossimità con le persone coinvolte.

Un nuovo sguardo sull’uguaglianza di genere, costruito nel tempo

Negli anni, la sede AICS di Dakar ha lavorato per superare stereotipi e narrazioni statiche sull’Africa: niente pietismi, niente immagini che parlano al posto delle persone. La prospettiva di genere diventa così una lente privilegiata per comprendere le dinamiche sociali, economiche e culturali, valorizzando l’autonomia e i diritti di donne, ragazze e bambine. La sede di Dakar ha scelto un immaginario più autentico, più vicino alle comunità, più attento alla dignità dei soggetti coinvolti. Da questa scelta nasce una comunicazione che mette al centro la responsabilità – individuale e collettiva – e che si esprime in un percorso coerente, fatto di iniziative che dialogano tra loro. In particolare, tre campagne raccontano questa evoluzione: Ogni parola conta; Osare, cambiare; Ma Lank (Basta!).

Ogni parola conta (2023) – La responsabilità individuale nel cambiamento collettivo

“Da dove nasce la violenza?”, è la domanda principale a cui si è cercato di rispondere, chiedendo a persone comuni di leggere frasi violente a uno sconosciuto. L’imbarazzo, il disagio, il rifiuto rivelano una verità semplice: le parole pesano. Feriscono prima ancora di essere pronunciate davvero. La campagna ha messo a disposizione uno specchio per ricordare che ognuno porta con sé la responsabilità del proprio linguaggio e che il cambiamento inizia proprio dal modo in cui scegliamo di parlare, perché nessuna parola è neutra. Ogni parola può costruire o demolire. In particolare, l’attenzione è rivolta a come il linguaggio influisce sulle relazioni di genere, sulla violenza contro le donne e sulle disuguaglianze quotidiane.

Osare, cambiare (2024) – L’autonomia economica come strumento di libertà

L’attenzione si è concentrata sulle scelte quotidiane. Se la violenza si contrasta anche con il linguaggio, è comunque imprescindibile contribuire a migliorare le condizioni di vita di ognuno. Quattro donne, quattro voci, quattro percorsi diversi raccontano come l’emancipazione economica possa diventare un motore di cambiamento personale e comunitario. Non come eroismo, ma come pratica quotidiana. La campagna parla di empowerment senza retorica: mostra possibilità reali e ricorda che il cambiamento sociale è un’azione. Attraverso il sostegno all’inserimento lavorativo, alla formazione professionale e al rafforzamento dei diritti economici delle donne, si promuove l’autonomia e la partecipazione attiva nella società.

Ma Lank – Basta! (2025) – Dal silenzio alla denuncia: numeri e strumenti per non restare sole

Il percorso si è ampliato con Ma Lank, un cortometraggio che affronta le forme più attuali di violenza digitale: deepfake, minacce online, molestie che attraversano lo schermo e si insinuano nella vita quotidiana, in un contesto in cui la violenza di genere si estende sempre di più anche agli spazi digitali. In questo lavoro lo sguardo non resta fisso sulla vittima, ma si allarga a tutto ciò che la circonda: chi assiste, chi tace, chi condivide senza pensare, chi alimenta, chi può intervenire e non lo fa.

La forza del cortometraggio sta nella sua concretezza: fornisce numeri gratuiti antiviolenza attivi sia in Italia che in Senegal, strumenti reali, immediatamente utilizzabili. Non solo per le persone che subiscono violenza, ma anche per chi ne è testimone, perché fermare la violenza è un gesto collettivo. Il messaggio è diretto e necessario: denunciare significa non lasciare nessuno solo. Nessuna vittima deve sentirsi isolata. Ognuno, nel proprio ruolo, può contribuire a spezzare il silenzio.

Un 8 marzo che guarda avanti, tra responsabilità e possibilità.

Questo 8 marzo non è quindi una celebrazione, ma un impegno. Un impegno che si inserisce dentro la cornice più ampia della Cooperazione italiana e dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che negli ultimi anni ha scelto anche di ripensare il modo in cui comunica: dare spazio ai processi, alle relazioni, alle persone. Rendere visibile ciò che spesso rischia di rimanere fuori dall’inquadratura.

In questo percorso, l’esperienza della sede AICS di Dakar rappresenta un importante valore aggiunto per l’operato di tutta l’Agenzia, più in generale per la Cooperazione italiana, proprio per la scelta di interrogarsi su come rappresentare le questioni di genere. Non solo informare, ma costruire un linguaggio che avvicina, senza semplificare né ridurre le complessità. Un linguaggio che integra la prospettiva di genere in ogni scelta comunicativa e progettuale, riconoscendo le donne e le ragazze come agenti attivi del cambiamento.

Un cambiamento che si costruisce collettivamente giorno dopo giorno, anche nella cura delle parole e delle immagini, poiché le narrazioni orientano sguardi e scelte. Avere il coraggio di proporre nuove narrazioni, di osare linguaggi più rispettosi e veritieri, di cambiare le pratiche quando non funzionano più, insieme a chi vive i territori, insieme alle comunità, insieme alle donne e agli uomini che rendono concreta la cooperazione.

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